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Full text of "Dispareri in materia d'architettura e prospettiva"

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Research  Library,  The  Getty  Research  Institute 


http://www.archive.org/details/dispareriinmaterOObass 


DISPARERI 

IN  MATERIA  D'ARCHITETTURA  ,  E  PROSPETTIVA 

DI  MARTINO  BASSI 

ARCHITETTO  MILANES* 

Coli'  Aggiunta  degli  Scritti  del  medefima 

Sntomso  ah*  Ikssc»e  Tempio  j>ì  S.  Lqasw©  uAQCt$a£ 

5>J  Milano 

A#/  /«  luce  con  alcune  fue  Anmtazhnr 

DA  FRANCESCO  BERNARDINO  FERRARI 

Ingegnere  ,  ed  Architetto  Collegiate 
della  fleto  Città. 


IN   MILANO.   MDCCLXXL 
AyPHii5v>  Giuseppe  Gausazzi  R.sgio  StAìWàTORE  » 

PO.V  LICENZA  DP  SUTERIOXI, 


A   SUA  ECCELLENZA 

CARLO 

CONTE ,  E  SIGNORE  DI  FIRMIAN 

DI  CRONMETZ,  MEGGEL,  E  LEOPOLDSCRON, 

CAVALIERE  DELL'INSIGNE  ORDINE  DEL  TOSON  D'ORO, 

GENTILUOMO  DI  CAMERA , 

E  CONSIGLIERE  INTIMO  ATTUALE  DI  STATO 

DELLE   LL.  MM.  IL  RR.  E  A. 

GENERALE  SOVRAINTENDENTE 

DELLE  REGIE  POSTE  D'ITALIA, 

LUOGOTENENTE, 

E  VICE-GOVERNATORE 

DE' DUCATI   DI   MANTOVA,  SABBIONETA, 

E  PRINCIPATO  DI  BOZOLO, 

E  MINISTRO  PLENIPOTENZIARIO 

DI  S.  M.  I.  R.  A.  PRESSO  IL  GOVERNO  GENERALE 

DELLA   LOMBARDIA  AUSTRIACA  ec.  ec.  ec 


ECCELLENZA 


L    defiderlo    di    rinnovare    quella 

fama    ben   dovuta  a  Martino   Baflì   Architetto 

Milanefe  ,  la  quale   fèmbrava ,  che  andafle  di 

giorno  in  giorno   fcemandofi ,   e   rinnovarla   in 

modo,  che  perpetuamente  fi  convervafle,   mi 

de- 


determinò  a  fare  una  nuova  pubblicazione  della 
fua   bella    Operetta   intitolata   Dtfparen    ec.y 
di  aggiugnere  a  quella  altri  fuoi  ferirti  con  al- 
cune mie  brevi  annotazioni,  e  di  premettervi 
la  vita  dello  fletto  .    Ma   ben   conofeo  ,   chea 
ciò  ottenere  la  tenue   opera   mia   non  è  lum- 
ciente,  e  che  neceffario  è  di  trovare  una  pro- 
iezione, la  quale  e  al  Baffi,  e  agli  fcrittifuoi 
un  lulìro  apporti  incomparabilmente  maggiore; 
Pia    poffente,   e   ragguardevole   Protezione    io 
non   veggo  di  quella  di  V.  E. ,  la  quale  e  io- 
lira  ,  come  vero    Mecenate    di    riguardare  ,    ed 
accogliere    con   benignità  fomma  le  faenze ,  e 
le  belle  arti  ,   ed  i  ProfelTori   di  effe .    Quella 
Protezione  dunque  umilmente  io  imploro  dall 
E.V.,  applicandola   nel  tempo  lìeffo  che  vo- 
glia degnarli  di  eftenderla  anche  fopra  di  me. 
E  col  più  profondo  offequio  mi  do  1  onore  di 
proteflarmi 

Di  Voiìra  Eccellenza 


■ 

'--■-- 


Um'ìiifs»  Divotifr't  «*  Obbììgattfs.  Seruìdm 
Francefco  Bernardino  Ferrari». 


PREF  AZIONE. 


L  pregio ,  in  cui  fempre  fu  tenuta  la  picco?  Opera  di  Martino 
Bajft  Architetto  milanefe  intitolata  :  Difpareri  in  materia 
d'Architettura,  e  Perfpettiva  ec ,  per  il  quale  cotanto 
rara  è  divenuta  ,  e  ricercata  ,  mi  eccitò  il  dejiderio  di 
rivolgere  tutti  que'  fuoi  manufcritti  rima/li  ,  e  che  appreffo  di 
me    ritrovanji  per   vedere  fé   mai  in   e/fi    qualche   altro   Opufcolo 

'  vi  fojfe  degno  da  porjì  alla  luce ,  col  quale  potejfi ,  quanto  per  m? 
fojfe  po/fibile  ,  rendere  più  celebre  il  nome  di  un  tale  Architetto  > 
anche  a  gloria  della  Patria  mia  ,  che  lo  produjfe  .  Trovai  dunque 

'  un  fuo  parere  fopra  la  Chiefa  di  S.  Gaudenzio  di  Novara  ,  che 
*  fuoi  tempi  ft  /lava  fabbricando ,  una  breve  lettera  di  ringrazia- 
mento al  Capitolo  della  Ven.  Fabbrica  del  no/Ir  o  Duomo  quando  ftt 
eletto  in  fuo  Architetto  ,  e  varj  fritti  contenenti  un'  altra  que- 
■filone  da  effo  lui  avuta  intorno  al  famofo  Tempio  di  S.  Lorenzo 
Maggiore  di  quefa  Città  .  La  pubblicazione  de'  quali  fritti ,  quan- 
tunque in  pafte  mancanti  ,  /limai  poter  tornare  ad  onore  dell'  Au- 
tore ,  ed  a  genio  del  Pubblico .  Imperocché  quanto  al  Pubblico ,  oltre 
gli  ammae/lramentt ,  che  ciafcuno  da  ep  può  ricavarne  ,  V  accen. 
nato  parere  potrà  fervire  d' efempio  nel  giudicare  fopra  le  altrui 
opere  a  chi  ne  fojfe  rìchie/ìo  ;  e  gli  altri  di  S.  Lorenzo  ferviramio 
a.  rendere  manije/la  un'  ora  ignota  que/ìione ,  benché  allora  agitata 
con  tanto  impegno  delle  parti  intorno  ad  un  Tempio  de'  più  rino- 
mati della  ne/ira  Città  ;  anzi  a  dimo/ìrare  in  parte  con  varie  ra- 
gioni teoriche ,  e  pratiche  le  bene  intefe  corrifpondenze ,  e  bellezze 
di  un  tal  Tempio  ;  oltre  al  fervire  e/Jì  per  confegnenza  di  di/in- 
ganno a  molti  3  i  quali  credano,  che  il  difegno  della  Chiefa  di  S.  Lo- 

A  renzo 


2 

remo  non  fi  altrimenti  opera  del  Baffi ,  ma  di  Pellegrino  Pelle- 
grini .  Ciò  che  non  dubitarono  anche  dì  forre  alle  /lampe  i  dite  ef- 
pofttori  della  Città  dì  Milano  Torri  ,  e  Lattuada  ,  offerendo  ,  che 
il  Baffi  abbia  avuto  filo  la  direzione  alla  partenza  del 'Pellegrini  , 
anzi  di  più  r  ardimento  di  accorciare ,  e  mutare  V  invenzione ,  ed 
il  difegno  del  Pellegrini  Jlcffo  :  quantunque  il  Lattuada  accenni  queflo 
come  a  lode  del  Baffi  ;  laddove  il  Torri  non  teme  dì  a/ferirlo  come 
a  hìafimo  (¥)  :  guanto. poi  a  tornare  in  onore,  dell'  Autore ,  oltre  il 
dimoftrdrlo  vero  inventore  di  cosi  celebre  Tempio  ,  cìafcuno  potrà 
rimanerne  perfuafi  nel  leggere  qite/ìi  accennati  fritti  ;  poiché  ivi 
troveranjt  varj  tratti  ,  e  finti  menti  di  erudizione  ,  e  di  fondo  d' Ar- 
chitettura ,  /  quali  dimojhano  ,  che  il  fuo  Autore  era  eccellente 
teorico  ,  come  pratico  . 

Con  tutto  ciò  però  fimbravami  ejfere  per  riufeìre  V  affunto 
mancante  qualora  alla  pubblicazione  di  tali  fritti  non  fojfe  pre- 
me/fa una  ri/lampa  dell'  accennata  Operetta  de'  Difpareri  ,  come 
quella  ,  che  al  fuo  Autore  acqui/lo  fama  ,  e  nome  ,  e  che  per  la 
fua  rarità  a  pochi  è  nota  .  Anzi  tanto  più  fimbravami  necejfaria 
una  tale  ri/lampa  ,  quanto  che  in  quejla  contenendojì  àìfiorf  quaft 
puramente  teorici ,  laddove  negli  altri  fritti  fi  contiene  più  dì  pra- 
tica ,  fi  veniva  in  tal  modo  a  dimojìrare  ,   che  nel  Baffi  verifea- 

vanfì 

(*)  Molti  fono  gli  sbagl;  ,  che  s' incontrano  in  tali  Autori  ,  e  nella  roce 
popolare  circa  gli  Architetti  di  tante  Fabbriche  di  Milano  .  Così  per  efetn- 
pio  fi  vuole  ,  che  la  Porta  Romana  fia  difegno  del  Balli  ,  il  eh'  è  fallo  , 
mentre  fu  edificata  molto  tempo  dopo  la  mone  fua.  Così  pure  tante  altre 

.  belle  Fabbriche  fi  attribuirono  al  Pellegrini ,  dov'  egli  punto  non  vi  ebbe 
mano  \  come  farebbe  la  gran  Fabbrica  del  Seminario,  la  quale  fu  difegnata 
da  Giufeppe  Meda  celebre  Architetto,  e  Pittore  Milanefe .  E  quella  delle 
Regie  Carceri  dilegnata  da  Ettore  Barca  ,  dove  il  Baffi  fu  mediatore 
di  qualche  differenza  .  Onde  in  ciò  farà  cofa  da  prudente  l' ulare  cautela 
avanti  preitar  fede. 


3 

vanfi  le  qualità  volute  da  Vìtruvìo  in  un  vero  Architetto ,  cioè  et 

dire  le  faenze  pratiche  ,  e  teoriche  infieme  . 

Egli  è  vero  ,  che  in.  quefìi  fcritti  non  vi  fi  troverà  quello 
fcrivcre  ,  e  quello  filile  tifato  dal  BaJJì  nella  prima  fua  Opera  .  Ma 
non  per  quejlo  voglio  credere  ,  che  effer  vi  pojfa  alcuno  ,  il  quale 
voglia  diminuire  il  fua  concetto  all'  Autore  per  avere  così  ferino  > 
e  dare  rimprovera  a  me  per  averne  fatta  la  pubblicazione  .  Imper- 
ciocché ciafeuna  fa  quale  Jìa  la  diverfità  della  diligenza ,  che  fi  ufo. 
ne'  fcritti  allora  quando  fi  hanno  a  fare  pubblici ,  e  quando,  fi  fanno 
allorachè  neppur  per  ombra  fi  penfa  di  pubblicarli  ,  e  fi  crede  , 
che  vi/li  una  volta  per  fempre  abbiano  a  re/lare  all'  ofeuro  .  Co- 
munque però  fa ,  egli  è  fempre  vero ,  che  in  tali  Opere  la  bellezza 
dello  Jìile ,  e  la  pulitezza  dello  fcrivere  è  ornamento  filo  ;  onde 
qualora  vi  fia  buona  fojìanza  non  dovrà  l'Opera  perdere  nulla  del 
fuo  pregio  .  Vedendofi  anche  di  più ,  che  ove  fi  trattava  di  fcritti 
pubblici  fapeva  porvi  anche  il  Baffi  il  fuo  ornamento  ~ 

In  tal  modo  credetti  di  poter  arrivare  a  rendere  più  celebre 
il  nome  dì  un  eccellente  Architetta  milanefe  ,  ed  infieme  accre- 
feere  qualche  gloria  alla  Patria  mia .  Anzi  per  potere  operare  tutta 
ciò  j  che  dal  canta  mio  fafe  pojfibile  ,  filmai  opportuno  produrre  tutte 
quelle  notizie  ,  che  potei  raccogliere  intorno  alla  vita  di  lui  ;  le 
quali  quantunque  fieno  di  molte  principali  cofe  mancanti  :  ciò  non 
ofiante  mi  da  a,  credere  ,  che  riuf c'iranno  gradite  ,  come  riefeono- 
gradite  tutte  le  minime  particolarità  ,  che  fi  fcuoprono  intorna  a' 
uomini  grandi .  Il  male  fi  è  ,  che  oltre  il  non  ejfere  fiati  gli  uo- 
mini in  que'  tempi  tanta  diligenti  'nel  confervare  i  proprj  manuferi- 
ti  »  hanno  dovuta  quelli  del  Baffi  p affare  tanti  tempi  calamitcfi ,  e 
cattive  vicende  ;  altrimenti  fono  /ìcuro ,  che  avrei  avuto  molte  altre 
belle  cofe  3  con  che  renderlo  ancora  più  celebre  » 

A  z.  Fi- 


4 

Finalmente  ho  procurato  di  rifchiarare  ,    ed  ìllu/lrare   alcw.j 

paffi  ,  ove  il  credetti  opportuno  con  qualche  annot anione  fatta  con 
quella  brevità  ,  e  chiarezza ,  che  fecondo  la  materia  mi  dettavano 
i  miei  limitati  talenti .  Certamente  io  non  adoperai  né  fottigliezze  , 
ne  calcoli  ajìratti ,  come  forfè  alcuno  di  tanti  moderni  feguaci ,  ed 
amatori  di  ejjì ,  potrebbe  defìderare  ;  ma  ciò  non  fenza  ragione  . 
Imperocché  prima  non  fembravami  materia  del  tutto  adattata  ;  e 
poi  dev'  effer  vero ,  che  chi  prende  ad  ìllu/lrare  qualche  Opera  al- 
trui ,  deve  quanto  può  feguitare  il  metodo  ,  e  lo  /li/e  dell'  autore  •' 
a  meno  ,  che  qualche  caufa  particolare  non  lo  sforzi  a  fare  altri- 
menti .  Onde  ,  e  fendo  gli  fritti  del  Bajft  privi  dì  tali  cofe  ,  ancora 
io  /limai  del  dovere  il  tralafciarlc ,  riferbandomi  filo  V  arbitrio  di 
qualche  calcolo  de'  più  facili  per  dimo/ìrare  ,  che  quantunque  ne* 
fé  coli  f  affati  non  fi  u fa/fero  le  fottigliezze  ,  e  i  calcoli ,  che  fi  ado- 
perano a  giorni  no/ìri  ;  pure  fi  operava  tanto  bene ,  e  forfè  più  d* 
quello  ,  che  ora  fi  faccia  . 

Se  con  que/lo  mio  lavoro  Jìa  a  me  rìufcito  di  apportare  qual- 
tht  cofa  di  buono  ,  e  qualche  utile  al  Pubblico  ,  ed  agli  fludiofi 
principalmente  d'  Architettura  lo  voglio  fp erare  quantunque  molti 
forfè  diranno  di  no .  Mi  convien  però  credere ,  che  a  tutti  riufeirà 
gradevole  /'  avere  fatta  la  pubblicazione  de'  fopr  accennati  fritti  del 
Ba/ft  intorno  alla  Fabbrica  del  celebre  noflro  Tempio  di  S.  Loren- 
zo ,  e  di  avergli  preme/fa  la  ri/lampa  della  tanto  rara  ,  e  ricer- 
cata fua  Operetta  de'  Difpareri  ,  e  l' avere  così  illu/lrata  la  me- 
moria quafi  perduta  dì  un  celebre  Architetto  della  no/ira  Città  . 
Alla  qual  fiducia  appoggiato  non  ebbi  ro/fore  di  comparire  la  prima 
volta  al  Pubblico  :  ciocché  forfè  non  farebbe  avvenuto  qualora  Jì  f off  e 
trattato  dì  uri  Opera  di  tutto  mio  lavoro . 

VITA 


VITA  DI  MARTINO  BASSI 

ARCHITETTO    MILANESE. 

'Olendo  io  efporre  la  vita  di  Martino  Baffi  parmi 
convenevol  cofa  premettere ,  che  alcun  Leggitore 
non  debba  afpettadi  di  vedere  cofa ,  la"  quale 
in  tutte  le  fue  parti  compiuta  fìa  .  Il  lungo  fpa- 
zio  di  due  fecoli  tra  le  operazioni  del  Baìii ,  ed 
il  prefente  tempo ,  ed  il  difetto  di  Scrittori ,  che  di  lui  par- 
lino devono  neceiTariamente  avere  molte  opere  anche  degne 
di  memoria,  e  molte  circoftanze  di  luogo,  e  di  tempo  in 
obblivione  polio  .  Per  tanto  quelle  fole  notizie  io  ho  potuto 
produrre,  che  fparfe  qua,  e  là  ritrovai  e  nella  picciol' Opera 
dall'Autor  medefìmo  pubblicata,  e  negli  Scritti  fuoi ,  alcuni 
de' quali  or  per  la  prima  volta  efeono  alla  luce.  Quefìe  per 
quanto  mi  fu  poffibile  proccurai  di  distinguere,  e  circofkm- 
ziare  in  modo  ,  che  fé  non  con  Comma  chiarezza ,  almeno 
fenza  confusione  dovettero  innanzi  al  pubblico  comparire. 

Martino  Baili  dunque  nacque  in  Seregno  luogo  del  Du- 
cato di  Milano  non  molto  difeofto  dalla  Città  l'anno  1542. 
incirca,  e  forti  dalla  natura  tant' abilità,  e  vaghezza  alla 
civile  Architettura ,  che  ad  effa  fin  da'  fuoi  primi  anni  ri- 
volfe  più  che  ad  ogni  altra  feienza  con  iiìudiofa  follecitudi- 
ne  le  forze  tutte  del  raro  fuo  ingegno  ,  ed  a  tant'  altezza 
falì  poi,  che  quantunque  l'età  fua  lia  fiata  fecondiffima  di 
grandi  Architetti ,  nondimeno  pochi  egli  ebbe  a  fé  eguali , 
e  forfè  niuno  fuperiore .  Nello  fludio  ai  effa  gettò  per  fer- 
mo ,  e  ftabile  fondamento  quefto  principio  :  niuno  potere , 
come  in  quafi  tutte  le  altre  feienze ,  ed  arti,  così  nell'Ar- 
chitettura a  qualche  mediocre  fama  pervenire  fé  la  Pratica, 
e  la  Teorica  non  ha  in  fé  congiunte.  La  Teorica  apprefe 
non  folo  da'  più  celebri  Scrittori,  che  di  già  elidevano  fino 
a'  fuoi  tempi;  ma  ancora  da'  fonti  di  molte  altre  feienze. 
La  Pratica  acquino  per  lo  frequente  converfare  con  altri 
Architetti,  ed  Artefici,  e  coli' attentamente  offervare  le  opere 

al- 


6 
altrui,  e  gli  accidenti  df  effe:  e  ciò  principalmente  nel  fa 
gran  Fabbrica  del  noftro  Duomo,  nella  quale  egli  rterto  potè 
aflerire  di  eiTere  rtato  allevato.  Con  tale  metodo  regolando 
gli  frudj  fuoi  potè  fin  dalla  Tua  prima  gioventù  avere  in  fé 
fidanza  di  fortenere  gravi/fimi  pefì  importili ,  e  dove  il  pub- 
blico decoro  lo  richiederle,  pronunciare  il  fuo  parere  nelle 
opere  de' più  valenti  Architetti  de' fuoi  tempi.  Imperciocché 
aggregato  nel  1567.  al  Catalogo  degl'Ingegneri  della  nortra 
Città  gli  vennero  tolto  affidate  grandi  incumbenze  nel  già 
incominciato  Tempio  di  S.  Vittore  ,  eh'  è  uno  de'  più  con- 
fpicui  della  Città  nortra ,  la  quale  porta  ne'  fagri  edifìcj  il 
vanto  fovra  la  maggior  parte  delle  altre  d'Italia;  e  dopo 
qualche  anno  ebbe  contefa  con  Pellegrino  Pellegrini  uomo, 
il  quale  per  i  grandi ,  ed  eccelli  monumenti  d'  Architettura 
lafciatici  non  farà  mai  abbaflanza  dalla  pofterità  celebrato, 
e  a  lui  lì  oppofe  per  certi  difegni  fpettanti  al  Duomo,  di 
cui  querti  n'era  l'Architetto. 

Voleva  il  fuddetto  Pellegrini,  che  in  un  marmo,  nel 
quale  l'Architetto  fuo  anteceffore  aveva  fatto  fcolpire  la 
B.  V.  Annunciata  dall'Angiolo  colle  regole  ordinarie  della 
profpettiva  li  aggiugnerte  un  altro  piano  con  un  altro  punto 
di  viffa ,  e  cosi  la  rterta  opera  avertè  due  punti  di  veduta .. 
Che  fi  fabbricane  il  Battirterio  in  figura  quadrata  per  tal 
modo,  che  le  colonne  porte  fu  piedeflalli  fortenellèro  in  eia- 
fcun  angolo  l'ornato  fuperiore,  e  I  afe  i  afferò  l'intercolunnio 
maggiore  di  fei  groffezze  .  Poi  difegnato  avea  il  Coretto, 
offia  Tempietto  fotterraneo  ,  eh'  è  circolare  con  loggie  all' 
intorno  sì  varte  ,  che  la  platea  dì  mezzo,  era  delle  loggie 
iteffe  più  riftretta;  ed  in  tal  modo  veniva  divifa.  con  lefene 
il  muro  d'intorno,  che.  gì' intercolunni  di  effe  non  folo  non 
facevano  li  metri  a  con  quelli  della  circonferenza  interiore, 
ma  erano  difuguali  ancora  tra  di  "loro,  confandofene  per 
fino  di  quattro  forti.  Finalmente  voleva,  che  il  Coro  fupe- 
riore  il  faceffe  in  varj  piani  pendenti  a  guifa  di  palchi  tea- 
trali interrotti  da  gradini.  Ma  il  nortro  Balli,  tenendo  per 
knno ,  e  iucontraiiabile  non  elfere  tutte  quelle  cofe  confor- 
mi 


7 

mi  ne  a  quella   immutabile,  e  dolce  armonia,  e  bellezza, 

che  all'Architettura  efler  deve  indivifa  compagna,  né  a?li 
altri  maraviglio!!  parti  dell'Autore  di  effe  ,  (timo  cofa  con- 
veniente renderne  avvifato  il  Capitolo  della  Ven.  Fabbrica 
con  una  fua  lettera  latina  ,  letta  la  quale  in  varj  partiti  lì 
divifero  i  pareri  de'  Deputati .  Finalmente  dopo  diverfe  de- 
liberazioni fu  conchiufo,  che  la  queftione  dallo  Preffo  Badi, 
e  dal  Pellegrini  fi  dovette  agitare  alla  prefenza  di  tutto  il 
Capitolo,  e  di  altri  Periti  nell'arte  a  tal' effetto  chiamati. 
Giunto  il  giorno  a  ciò  riabilito  ,  e  ratinato  il  Capitolo  co' 
fopraccennati  Periti  il  noftro  Baffi  le  proprie  ragioni  efpo- 
fe  :  alle  quali  cercò  poi  di  rifpondere  il  Pellegrini,  il  quale, 
quantunque  non  fcioglieffe  le  fatteli  oppoiìzioni ,  pure  forte- 
nuto  da  quella  grande  autorità,  che  già  fi  aveva  acquiftata, 
traffe  molti  a  fé  ;  ma  il  Capitolo  fenza  veruna  decitione  lì 
difciolfe .  Per  la  qual  cofa  il  Pellegrini  non  vedendoli  im- 
ped  to  da  verun  decreto  contrario  proffeguì  ciò,  che  dise- 
gnato aveva . 

Tutta  la  queftione  accefa  tra  quefti  due  gran  lumi  d'Ar- 
chitettura parea  ,  che  cosi  fpenta  affatto  lì  forte  ;  e  in  fatti 
fpenta  era  del  tutto  tra'  fuoi  Autori  .  Ma  quante  volte 
o  a  disinganno  di  gente  poco  intelligenti  ,  o  a  difefa  dell' 
onor  proprio  fiamo  sforzati  ad  appigliarci  a  certi  mezzi ,  a' 
quali  non  avevamo  per  avventura  porto  da  prima  alcun  pen- 
derò .'  Vedendo  il  Baffi  d' avere  operato  quanto  a  fé  tutto 
ciò  ,  che  (limava  poter  tornare  in  decoro  -alla  famofa  Fab- 
brica del  noftro  Duomo  ,  ed  ertergli  tolta  ogni  fperanza  di 
rimedio  pensò  di  non  farne  più  oltre  alcun  cenno  :  folo  per 
fuo  privato  contento  volle  fu  di  un  tal' affare  fentire  il  giu- 
dizio di  alcuni  de'  migliori  Architetti  ,  che  allora  vive- 
vano .  Efporto  per  tanto  tutto  lo  (iato  della  queftione  fpe- 
dillo  al  Palladio  ,  al  Vignola  ,  al  Vaflari  ,  ed  al  Bertani , 
da'  quali  tutti  ne  ottenne  una  intera  approvazione  ,  ed  una 
gran  lode  .  Intanto  il  rumore  di  tal  queftione  fi  era  fparfo 
per  la  Città,  e  pattando  la  cofa  da  uno  all'  altro,  e  per  la 
divertita  de'  partiti,  e  forfè  per  malizia  di  alcuni  fucceffiva- 

mente 


s 

mente  variandoli  ,  molte  cofe  fi  raccontavano  lontaniffime 
dalla  verità.  Stimò  dunque  efpediente  il  Baffi  per  giuftifìca- 
zione  della  caufa  ,  e  per  difefa  della  propria  eftimazione  ef- 
porre  al  pubblico  tutta  la  queftione  ;  e  ciò  fec'  egli  col  dare 
alla  luce  la  belliììima  Operetta  de'  Dìfpareri ,  la  quale  al  Ca- 
pitolo ftefio  della  Fabbrica  dedicò.  In  tal  maniera  non  folo 
rifarci  quella  fama  ,  che  innanzi  di  una  tal  queftione  corre- 
va di  lui;  ma  di  gran  lunga  l'accrebbe  ancora  (a). 

Quindi  maraviglia  non  è  fé  ogni  più  nobile  ceto  di 
perfone  cercafl'e  di  prevalerli  dell'  opera  fua  ,  e  fé  in  molti 
edifici  pubblici ,  e  privati  non  folo  nella  Città  noftra  ,  ma 
in  altre  ancora  fia  fiato  adoperato  .  In  quella  Città  di  cofe 
pubbliche  operò  molto  il  Baffi  nella  Chiefa  della  Rofa  dov'è 
opera  fua  il  Coro,  e  Presbiterio  (b)  ,  nella  Chiefa  di  Santa 
Maria  predò  S.  Celfo  ,  ove  oltre  all'  effere  egli  fiato  diret- 
tole della  Fabbrica  fono  di  fuo  difegno  il  ricco  ,  e  bello 
Altare  della  B.  V.  ed  il  vaghifilmo  fuolo  della  Chiefa  ,  e 
varj  altri  pezzi  ;  ebbe  mano  nella  Chiefa  della  Paffione  de* 
Canonici  Regolari  Lateranelì  ;  in  quella  di  S.  Stefano  mag- 
giore,  ed  in  quella  di  S.  Agnefe,  della  quale  può  dirli  Au- 
tore eftèndoft  giufta  il  fuo  difegno ,  e  la  fua  direzione  rino- 
vata  ,  oltre  molte  altre  confiderabili  operazioni  ,  delle  quali 
accaderà  parlare  dilìintamente.  Fuori  della  Patria  operò  molta 
nella  Certofa  di  Pavia  ,  e  nel  Collegio  Ghislerio  della  rae- 
defima  Città  ;  in  Lodi  pure  ,  ove  tra  le  altre  fue  opere  è 
di  fuo  difegno  la  rimafia   vecchia  porzione  del   Vefcovado  , 

ed  ' 


(a)  Il  Malvalla  nella  fua  opera  intitolata  Felfina  Phtrìse  nella  vita  cri  Pel- 
legrino Tibaldi  narra  tutta  quella  queffione ,  ma  eoa  un  afpetto  così  igno- 
miniofo  al  Balli,  che  ben  fi  feorge,  che  folo  una  (regolata  paffione  lo  fa- 
ceva parlare.  Per  quefto  èr  che  io  non  m'accingo  a  confutarne  i  luoi  fen- 
timenti,  e  perchè  chiunque  in  leggendoli  vi  conciterà  le  allerzioni  arbitra- 
rie, e  l'ignoranza  della  caufa. 

(fi)  Teffimonio  di  avere  il  Baffi  operato  nella  Chiefa  della  B.  V.  del  Rofa- 
rio,  detta  comunemente  della  Rofa  fi  è  anche  un'  ifcrizione  in  marma 
bianco  r  la  quale  fi  ritrova  nella  Sagreflia  della  ilella  Chiefa  ,  dove  di  lui 
fi  fa.  lodevole  menzione  ♦ 


9 

ed  il  Moniftero  di  S.  Vincenzo  ,  del  quale  però  una  parte 

fu  atterrata  nel  dilatamento  fatto  non  è  gran  tempo .  Dalla 
Città  di  Novara  fu  pure  egli  adoperato  ,  non  volendo  ella 
profeguire  il  difegno  fatto  dal  Pellegrini  della  celebre  fua 
Chiefa  di  S.  Gaudenzio  fé  prima  approvato  da  lui  non  fotte  . 
Intorno  a  che  trapattar  non  fi  deve  fotto  filenzio  eflèrlì  il 
Baffi  diportato  in  tal  modo  ,  che  ,  interamente  approvando 
tutto  il  buono ,  eh'  era  affai ,  e  modeftamente  rifiutando  quel 
poco,  che  tale  non  credeva,  diede  apertamente  a  conofee- 
re ,  ch'egli  non  ferbava  in  cuore  contro  dell' Autore  di  quel 
magnifico  Tempio  ombr' alcuna  d'invidia,  o  di  nemiftà . 

Ma  febbene  fìa  manifefto  averci  il  Baffi  lafciati  molti 
monumenti  di  civile  Architettura ,  pure  molto  più  ce  n« 
avrebbe  lafciati  fé  in  quefta  foltanto  fi  foffe  adoperata  l'ope- 
ra fua .  Egli  però  per  faiire  a  quel  grado  di  eccellenza ,  che 
prefìtto  fi  era  non  fi  accontentò  di  apprendere  quel  folo , 
che  alla  civile  Architettura  proffimamente  ci  conduce;  ma 
la  fua  mente  fopra  diverfi  fìudj  eftefe.  E  in  quella  guifa, 
che  le  api  feendendo  fopra  diverfi  generi  di  rugiadofi  fiori 
raccolgono  il  compofto  del  loro  dolce  liquore ,  così  egli  da 
diverfi  principi  ancora  quelle  bellezze  raccoglier  volle  ,  e 
quelle  grazie  ,  onde  l'Architettura  genera  ne'  riguardanti 
tanta  fatisfazione  congiunta  con  un'  occulta  maraviglia ,  eh' 
eglino  non  fanno  fenza  fatica  rivolgerne  altrove  gli  occhi. 
Quindi  1'  animo  fuo  a  varj  ftudj  avendo  rivolto  ,  fu  ancora 
in  diverfi  affari  adoperato  ,  ed  in  quelli  maffimamente  ,  che 
rifguardano  l'Architettura  militare,  e  la  feienza  delle  acque. 
Imperciocché  eflèndo  egli  fiata  in  circa  all'anno  1572.  eletto 
Ingegnere  della  Regia  Ducal  Camera  ,  da  quefta  gli  furono 
incaricate  varie  incumbenze  dipendenti  da  talifcienze.  Eflendo 
dunque  l'anno  1585.  fopravvenuta  una  veementiffima  piena 
nel  fiume  Telino  feceli  una  vaftiffima  rotta  nella  chiufa ,  offia 
fperone,  che  rivolge  l'acqua  del  fiume  nel  Naviglio  Grande; 
per  la  quale  rimafe  quefto  privo  delle  fue  acque  ,  defrau- 
dando anche  ad  immenfa  quantità  di  terreni  quell'inaffia- 
mento  j  che  li  rende  fecondi .   Fu  perciò  fpedito  il  Baffi  fui 

£  luo- 


IO 

luogo  della  rovina  infieme  a  Giufeppe  Meda  altro  celebre 
Architetto  milanefe,  ed  Ingegnere  della  Meda  Regia  Ducal 
Camera,  dal  quale  nelle  mafliine  non  mai  era  difunito:  e 
condii  tandò  intorno  alle  provvidenze  necedarie  didefero  il 
loro  progetto,  che  confideva  nel  ridorare  la  rotta  chiuda, 
e  fortificare  le  rive  del  fiume  con  ripari  di  palafitte,  falci- 
le ,  e  fcarpe  di  fadi  .  Fu  quedo  merlò  immantinente  ad 
efecuzione  con  sì  felice  evento,  predandovi  l'adidenza  fui 
luogo  il  folo  Badi ,  che  ad  ambidue  gli  Autori  fu  incaricata 
tantodo  un'  altra  non  meno  fcabrofa,  ed  utile  operazione 
da  loro  medefìmi  propofta  ,  cioè  di  armare  lo  fperone,  e  la 
punta  di  varj  pennelli  di  groflì  farli,  -e  di  quadroni  di  pie- 
tra ,  e  fare  nello  Aedo  tempo  con  fimili  materiali  una  forte 
traverfa  nella  cosi  detta  Bocca  di  Pavia,  che  fervide  ad  effa 
come  di  foglia ,  e  al  fiume  come  di  regola ,  perchè  con  dan- 
no del  Naviglio  non  potede  fcavare  in  quella  parte  il  fon- 
do .  La  quale  traverfa  ,  pochi  anni  fono  fcopertaii  edèndo 
per  la  grande  fcarfezza  d'acque  nel  fiume,  io  fredò  rico- 
nobbi ancora  di  forte  confidenza.  Per  le  quali  operazioni 
edendolì  aumentata  l' acqua  nel  Naviglio  ,  colicchè  preffo 
la  Gfctà ,  dedottene  le  folite  eftrazioni ,  una  conlìderabile 
quantità  ne  avanzava  badante  per  un  nuovo  Naviglio ,  per 
dare  anche  a  queda  un  utile  efito  formò  egli ,  giuda  l'ordi- 
ne datogliene,  infieme  allo  dedò  Meda,  ed  a  Bernardino 
Lonati  altro  Ingegnere  un  progetto  di  navigazione  propo- 
nendo, che  al  termine  del  Naviglio  Grande  un  altro  canal 
navigabile  cominciade  ,  il  quale  profeguiffe  per  lo  cavo  det- 
to del  Refiduo  verfo  la  Terra  di  Opera,  indi  sboccade  nel 
Lambro  Meridionale,  poi  nel  Condotto  Bolognini  a  S.  An- 
giolo ,  e  finalmente  parlando  pel  Lambro  Vivo ,  odia  Setten- 
trionale fi  unide  col  Fiume  Pò.  Anche  nella  Città  d'Aledan- 
dria  fece  il  Badi  varie  operazioni  ;  ma  la  principale  fu  quan- 
do riparò  il  fuo  fobborgo  dalle  fiere  rovine  del  Tanaro. 
Per  le  quali  operazioni  tutte  ,  e  per  molt'  altre ,  che  per 
amore  della  brevità  lafcio  di  riferire,  egli  ben  chiaramente 
tìirnodrò  avere  faputo  ritrarre  tanto  frutto  da  quelle  fcarfe, 

ed 


II 

ed  imperfètte  cognizioni ,  che  a  que'  tempi  in  materia  d'acque 
eran  note,  quanto  con  lungo  ftudio  ritrarre  fé  ne  faprebbe 
da  molti  a'  noflri  tempi  ,  in  cui  la  fcienza  delle  acque  per 
opera,  e  diligenza  dell'immortale  Galilei,  del  Cartelli,  del 
Gugliclmini ,  del  Grandi,  e  di  tanti  altri  Scrittori  celebri 
ad  una  fublime  chiarezza ,  e  perfezione  è  pervenuta . 

Ma  non  folo  fu  il  Baffi  oltre  all'Architettura  verfato 
nella  fcienza  delle  acque  ,  ma  in  altre  ancora.  Fu  egli 
molto  intelligente  di  pittura  ;  e  fono  di  parere ,  che  non 
andrebbe  lontano  dal  vero,  chi  voleffe  aflèrire,  lui  efferfì 
in  tal  arte  efercitato,  come  fi  efercitavano  tanti  altri  cele- 
bri Architetti  di  quel  tempo  ;  fi  dilettava  anche  de'  Poeti , 
e  degli  Oratori,  e  ne  guftava  quelle  intrinfeche  avvertenze,, 
le  quali  più,  che  in  qualunque  altro  negli  antichi  s'incon- 
trano .  Era  altresì  verfatiffimo  nella  Filofofìa ,  coltivandola 
come  maeflra ,  e  guida  d' ogni  fua  operazione  :.  per  lo  che 
•  fece  uno  fludio  particolare  fopra  le  opere  d' Ariflotele . 

Ma  ritornando  alla  civile  Architettura:  non  erano  an- 
cora le  accennate  opere  del  Telino  ridotte  alla  perfezione , 
che  partito  il  Pellegrini  dalla  noflra  Città  per  lfpagna ,  ove 
al  grande  Efcuriale  fu  applicato  ,  lafciò  di  Architetto  la 
Fabbrica  del  nofìro  Duomo  fprovifta .  Egli  è  noto ,  che  di 
quefto  non  avvi  in  genere  di  Architettura  chiamata  comu- 
nemente Gotica  né  più  bello,  ne  più  ricco  edilizio.  A  que- 
fto gran  Tempio  fu  dato  principio  nell'anno  1387.  dal  Duca 
Gian.  Galeazzo  Vifconti .  Sterminata  è  la  fua  mole  ,  e  for- 
prendente,  tutta  dentro,  e  fuori  di  bianco  marmo  contefta, 
e  vagamente  d'un  grandiflìmo  numero  di  flatue ,  e  d'altri 
innumerabili  richi  fregi  ornata;  e  come  che  ogni  anno  gran- 
de fomma  d' oro  vi  fi  confumi ,  e  da  che  fi  principiò  vi  ab- 
bian  continuamente  fudato  intorno  gran  quantità  d'artefici., 
ed  operaj  :  nondimeno  anche  a' dì  noftri  fiamo  dal  fuo  com- 
pimento affai  lontani .  Ad  opera  per  tanto  si  grande  furono 
fempre  i  migliori  Architetti  della  Città  trafcelti  ;  onde  aL 
partirli  del  Pellegrini  molti  furono  i  ProfefTori ,  i  quali  con- 
corfero  per  effere  ad  una  tal  carica  affunti .  Ma  il  Capitolo 

B  a  della 


12 

della  Ven.  Fabbrica  ebbe  Tempre,  a  preferenza  di  chiunque 
altro  in  vifta  il  Baffi  (il  quale  però  da  molti  altri  onorevoli 
incarichi  diftratto  niuna  iftanza  ne  faceva),  e  dimando  non 
effervi^chi  con  maggiore  decoro  di  lui  poteffe  il  luogo  di 
un  tale  anteceffore  occupare ,  lui  per  fuo  Architetto  eleffe . 
Cosi,  effendogli  affidata  in  quell'età  di  eccellenti  Architetti 
feconda  la  fopr' intendenza  ad  un  sì  grande  edificio,  venne 
ad  avere  ancora  un  certiffimo  argomento ,  che  fé  il  Capitolo 
non  aveva  da  prima  fecondato  i  fuoi  pareri  nelle  fuccennate 
queftioni  col  Pellegrini  non  fia  ciò  proceduto  da  poca  ftima 
del  fuo  fapere  ;  ma  folo  per  non  recare  difgufto  al  Pelle- 
grini ,  i  di  cui  meriti  erano  moltiffimi . 

Nel  medefimo  tempo  fugli  ancora  affidata  la  direzione 
delle  già  incominciate  maeftofe  Fabbriche  della  Chiefa  della 
B.  V.  di  R.Ò,  ove  anche  è  di  fuo  difegno  l'Aitar  maggiore, 
e  di  quella  di  S.  Fedele  de'  PP.  della  Compagnia  di  Gesù, 
ed  è  cofa  verofimile,  che  a  ciò  fiafi  venuto  per  configlio , 
o  almeno  non  fenza  confentimento  del  Pellegrini  fteffo  inven- 
tore di  quelle  opere .  Quello  poi ,  che  in  S.  Fedele  fu  efe- 
guito  colla  direzione  del  Baffi  fi  è  la  parte  comprefa  dal 
Presbiterio  o  Tribuna ,  e  Coro  della  Chiefa  medefima .  Della 
Cafa  Profeffa  poi ,  che  di  eccellente  invenzione  da  tutti  gì' 
intelligenti  viene  riputata  non  faprei  con  certezza  determi- 
nare s'egli  fia  fiato  folo  direttore,  ed  autore  ancora.  Que- 
fto  folo  afferirò,  che  tra  i  molti  difegni  fuoi  alcuno  di 
quella  ne  ritrovai  con  annotazioni  di  fua  mano. 

Ma  avvegnaché  per  le  opere  fin  qui  dal  Baffi  con  forn- 
irlo fapere,  e  felicità  efeguite ,  e  per  quell'alta  ftima,  onde 
nel  concetto  degli  uomini  intendenti  dell'arte  era  falito,  e 
per  quegli  orrevoli  incarichi ,  i  quali  decorofamente  fofìene- 
va  certa  cofa  pareffe ,  che  niuno  ofafie  di  alzare  apertamen- 
te contro  di  lui  la  fronte ,  nondimeno  fu  egli  dopo  tutto 
ciò  coftretto  a  foftnre  dagli  emuli  fuoi  duri,  ed  acerbi  con- 
trarli, e  foffrirlj  nel  parto  fuo  più  pregevole,  cioè  in  quello, 
che  viva  ferbogli  per  due  fecoli  ornai  la  fama  fua,  e  che 
intino  a  tanto  che  gli  uomini  dall'idea  di  vera  bellezza  pren- 

.   J  de- 


*3 

deranno  diletto,  terrà  il  nome  fuo  dalle  folte  tenebre  deli' 

obblivione  lontano . 

Rovinò  dal  tempo  diftrutto  l'antico  Tempio  di  S.  Lo- 
renzo Maggiore  della  noftra  Città,  e  trovatori,  che  i  fonda- 
menti fuoi  atti  erano  a  foftenere  qualunque  iìaiì  mole ,  trat- 
tottì,  iftando  fervorofamente  all'opera   S.  Carlo  allora  Arci- 
vefcovo  noftro  di  gloriofa  rimembranza ,  di   ergere  un  altro 
Tempio  fu  que'  fondamenti  medesimi ,  ma  con  maggiore  fplen- 
didezza ,  e  venuftà .  Si  diede  pertanto  di  ciò  la  cura  a  Gio- 
vanni Cucco  milanefe   Architetto  ;   ma   forfè   perchè   le    fue 
forze  foffero  ad  una  tant' opera  difuguali  in  luogo  fuo  fofti- 
tuifTi  il  Baffi,   il  quale  perciò  due  difegni  al  Capitolo  della 
Fabbrica  efpofe .    Uno  di  etti  confifteva    nel    formare  i  femi- 
circoli  in  tre  campi  foli  co' fuoi  archi,  e  colle  fue  lefcne ,  a 
fare  la  cupola  in  ottagono  imperfetto   limile   alla  pianta,   e 
a  collocare  un  vefiibolo  di  colonnati  avanti  la  porta.  L'al- 
tro è  quello,   eh'  efeguito  fi  vede,   toltane   però  la  cornice 
fopra  i  pilaflroni,  e  le  fineftre  della  Cupola,  che  in  feguito 
furono  aggiunte .    La  fabbrica  incominciotti   tofto ,   e  in  pic- 
col  giro  d'anni    pervenne  fino    al    gran    cornicione    lotto  la 
cupola  .  Allora  fu  quando  gli  emuli  fuoi  cominciarono  a  muo- 
vere contratti,  e  fuffurrare  contro  di  lui,  e  follevare  per  la 
Città  varj   rumori .    Qual   diceva   enere   nel   difegno  da   lui 
fatto  molte  cofe  contro  la  venuftà,  quale  molta  incomodità 
vi  rilevava ,   e  quale  di  più    vi  temeva   un'  ampia  rovina  fé 
la  cupola  da  lui  ideata  fopraimpofta  R  foffe .    Uno  di  quefti 
fu  un  certo  Tolomeo   Architetto,   al   quale   riufeì    anche  di 
fubornare  Guido  Magenta ,  offia  Mazenta ,   che  Prefetto  era 
della  Fabbrica  fletta ,  e  tanto  fece  contro  le  vie  del  Baffi  im- 
preffione,  che  finalmente   ad   ogni   lavoro   chiufe  la  ftrada, 
e  per  tal  modo  la  chiufe ,  che  poffibile   non   fu  riaprirla  fé 
non  dopo  due  anni  interi;  e  ciò  fu  nell'anno  1589.  Martino 
Baffi  da  principio  con  piani ,  e  dolci  modi  proccurò  di  mu- 
nirli contro  la  tempefta,  che  dagli  emuli  fuoi  vedeva  contro 
di  fé  eccitarli,  giuftifìcò  apprettò  il  Capitolo  della  Fabbrica 
la  fua  condotta,  e  varie  ragioni  in  fua  difefa  produffe.  Fu- 
rono 


14 

rono  perciò  fcefti  tre  Architetti ,  i  quali  attentamente  ete- 
rni naflèro ,  e  fecondo  quello,  che  la  propria  perizia  loro  fug- 
geriva  defièro  il  voto .  Due  di  quelli  cioè  Ambrogio  Alzia- 
ti ,  e  Vincenzo  Seregni  (a)  approvarono  le  operazioni  del 
Baffi;  il  terzo,  che  mi  è  ignoto,  difcordò.  Ma  il  Capitolo 
nulla  perciò  volle  a  favore  del  fuo  Architetto  innovare.  Per 
la  qual  cofa  temendo  il  Baffi  ,  non  veniffe  in  tal  modo  a 
porli  a  cimento  la  Mima  già  per  V  addietro  acquetata  fentì 
grande  dolor  d'animo;  anzi  vedendo,  che  il  Capitolo  molte 
cofe  intorno  alla  fabbrica  agitava,  e  decretava  fenza  ch'egli 
ne  aveffe  alcun  avvilo  ,  o.  folle  del  fuo  parere  interrogato , 
difgufloffi  per  modo,  che  pensò,  di  volere  alla  metà  del  fua 
corfo  dimettere  una  tale  imprefa  .. 

Avvenne  in  quello  mezzo ,  che  alcuni  riferirono  al  Balli 
avere  il  Mazenta  nell1  Arcivefcovado  fpacciato  di  volere  piut- 
tofto  a  proprie  fpefe  terminare  tutta  la  fabbrica ,  che  la- 
fciarla  fecondo  il  già  fatto  difegno  profeguire  .  Pensò  per- 
tanto il  Baffi  ellère  quello  un  mezzo  air  intenzione  fua  affai 
opportuno  ;  onde  tolìo  fpedi  una  lettera  al  Mazenta ,  nella: 
quale  della  rifoluzione  da  lui  fatta  il  loda  ,  V  afficura  ,  che 
non,  porrà  impedimento  alcuno,  e  che  anzi  farà,  che  felice- 
mente al  fuo.  intendimento-  pervenga.  Poi  al  tempo  Hello  un. 
memoriale  preferita  al  Capitolo  della  Fabbrica,  ed  un'  altro* 
all'  Arcivefcovo  Gafpare  Vifconti  (  era  già  paffuto  al  pofle- 
dimento  della  celelle  gloria  I'anteceflor  fuo  S.  Carlo),,  ov' 
egli  efpolla  la  propoiizione  del  Mazenta  li  prega  ,  che  per 
verun  conto  non  gli.  vogliali  contraddire,  che  anzi  lo  aiuti- 
no, e  lo  folle ngano ,  e  confeguentemente  concedano  a  lui  di 
ritirarli  dalla  direzione  della  Fabbrica. 

Vero  iìa,  o  no,  che  il  Mazenta  fiali  nei!'  Arcivefcova- 
do lafciaro  cader  di  bocca  la  fòpraccennata  propoiizione  » 
certo  è,  ch'egli  refcrivendo  ai  Balli  negollo,  e  temendo  per 
avventura  di  averlo  troppo  forte  avverfirio  ,  proccuiò  an- 
cora di  fcufare  appo,  lui  le  fidlò ,  e  di  dilloglicrlo  dalla  IL- 

cen> 

((?);  Vedi,  anrr..  13.  alL'  Opera,  de  Dì/pascti  *. 


cenza,  che  bramava.  Alle  quali  efprefTioni  poco,  o  nulla  di 
fede  predando  il  Baffi  un'altra  lettera  gli  replicò,  ove  con 
riferititi  motti,  e  frizzanti  gli  rifpofe  ;  della  qual  lettera  una 
fomigliante  rifporta  riportò  egli  dal  Mazenta.  Ma  come  al 
teflè  nominato  Arcivescovo ,  ed  al  Capitolo  della  Fabbrica 
nuovo,  ed  inalpettato  comparve  il  memoriale  del  Baffi,  così 
non  (limando  elfi  convenevole  in  affare  di  tanta  importanza 
privarli  di  un  sì  valente  Architetto  ,  penfarono  torto  al  di- 
fimpegno  di  richiedergli  in  ifcritto  le  fue  ragioni .  Non  ri- 
fiutò -egli  di  ubbidire  a  tai  comandi ,  e  prefentò  al  Capitolo 
un  fuo  difeorfo  contenente  varie  fue  ragioni ,  ed  una  breve 
rifoluzione  de'  fufeitati  dubbj .  E  ciò  fu  fui  principio  dell' 
anno  1590.  Ma  già -dopo  quert' ultimo  difeorfo  eran  parlati 
otto  meli ,  né  -ad  alcuno  ftabilimento  s'  era  pur  anche  ve- 
nuto. Quando  il  noftro  Baffi  per  ifradicare  dal  cuore  del 
Capitolo  ogni  timore ,  che  la  nuova  fabbrica  potertè  foggia- 
cere  a  rovina,  giacché  non  gli  fi  permetteva  la  richieda  li- 
cenza, uno  fcritto  prefìttogli,  in  cui  fi  offeriva  a  fofrenere 
co' primi  Architetti  tutte  quelle  proporzioni  teoriche,  e  pra- 
tiche, le  quali  poteffero  afficurare  gli  animi  dubbioli  della 
fermezza:  prometteva  di  trovare  perfone  idonee  alla  efecu- 
zione  della  gran  cupola,  le  quali  ad  arbitrio  del  Capitolo 
avrebbero  data  ficurtà  del  proprio  operare  :  prometteva  in 
oltre  con  ficurtà  di  uno  de'  principali  Cavalieri  della  Città 
noftra  di  dare  compita  la  fabbrica  in  due  o  tre  anni .  Sopra 
tali  offèrte  radunatoti  più  volte  il  Capitolo ,  e  participato  il 
tutto  all'Arcivefcovo  ,  finalmente  a  perfualione  dello  rteffo 
Arcivefcovo  a' 22.  di  Marzo  dell'anno  furtèguente  fi  venne 
ad  una  decifiva  deliberazione ,  la  quale  al  Baffi  fu  fomma- 
rnente  onorevole.  In  erta  dichiararti  il  Capitolo  pienamente 
foddisfatto  di  tutto  il  fabbricato  fino  a  quel  tempo,  lodava 
la  perizia,  ed  il  giudizio  dell'Architetto,  e  (ebbene  per  le 
ragioni  da  lui  adotte  ,  e  promeffe  fatte  fi  poteffe  fenza  ti-t 
more  profeguire  in  tutto  fecondo  il  fuo  difegno,  nondimeno 
per  levare  ogni  fcrupolo  dalle  menti  altrui ,  davafi  a  lui 
medeiimo  l'incarico  di  efaminare  di  nuovo  il  tutto,  e  di 

aggiu- 


ì6 

aggiugnere,  e  di  levare  ciò,  che  avrebbe  trovato  efpediente, 
Avuto  il  Baffi  un  tale  decreto  fu  molto  lieto,  e  con- 
tento ;  e  ponendo  torto  a  rigorofa  difamina  ciò  ,  che  dife- 
gnato  avea  ,  e  da  altri  valenti  Architetti  conlìglio  prendendo 
riferì  il  proprio  fentimento  .  Il  quale  approvato  ,  non  più. 
gli  avverfarj  fuoi  ardirono  di  muovere  cos'  alcuna  contro 
di  lui  ;  ed  egli ,  premerle  le  dovute  difpofiziom  ,  a  profeguir 
la  fabbrica  appreftoffi  .  Ma  oh  grande  inffabilità  delle  umane 
vicende.'  Mentr' egli  ufcito  da  sì  acerba  tempefia  giunto  pa- 
reva in  un  porto  ficuro  ,  intorno  ,  a  cui  tacer  doveffe  ogni 
onda  avverfa ,  eccotelo  Tanno  fteflò  1591.  percofTo  da  mor- 
tai morbo  corretto  a  rendere  l'anima  fua  a  quel  Creatore 
d'ond'  era  ufcita  .  Il  perchè  ebbe  ben  egli  il  contento  di  ve- 
dere intraprefa  la  grandiofa  cupola  da  lui  ideata;  non  però 
di  vederla  a  tal  termine  ridotta ,  che  dubitar  ne  potefle  non 
v'  avefie  per  irrigazione  degli  emuli  fuoi  a  variare  .  Sebbene 
la  fortuna  ,  che  in  ciò  ,  mentr'  egli  viffe ,  diedegli  grandif- 
fima  noja  fu  poi  al  cener  fuo  propizia  ;  imperocché  a  ter- 
minar la  Fabbrica  fu  fcelto  un  Architetto  ,  il  quale  tutto 
il  principale  volle  ,  che  giufta  il  difegno  già  fatto  a  compi- 
mento fi  recaffe  (a) .  Non  così  però  avvenne  di  un  altro  di- 
fegno,  eh'  egli  fece  ,  cioè  della  Univeriità  ,  e  Collegio  di 
Brera ,  il  quale  avvegnacchè  fecondo  alcuni  fi  a  meglio  inte- 
fo  di  quello,  che  fu  poi  fatto,  ed  in  gran  parte  efeguito 
dal  celebre  Architetto  Francefco  Maria  RJchini  noftro  citta- 
dino con  molto  fuo  onore,  e  molta  fatisfazione  del  pubbli- 
co, nondimeno  aver  non  potè  il  vanto  di  ottenere  in  alcu- 
na fua  parte  il  fuo  effetto  .  Fu  Martino  Baifi  di  ftatura  pic- 
colo ,  fnello  di  corpo ,  e  di  naturai  focofo  .  DI- 


(j)  Da  ciò,  che  fi  vede  efeguito  a  quello,  che  trovati  net  difegno  vi  è  di 
diverfo  il  Colo  citeriore  della  cupola ,  «/Tendo  ora  il  tamburo  formato  con 
lefene,  e  controlefene  d'ordine  .Tonico  unite  al  muro,  e  quello  all'importa 
della  gran  cupola  riefee  più  regolare,  e  più  grolle».  Ma  una  tale  mutazio- 
ne io  fono  di  parere ,  che  farà  (tata  {labilità  dal  Balli ,  poiché  fecondo  la 
fua  prima  idea  non  effendovi  fineltre  nella  volta ,  quantunque  più  fottile  al 
fuo  piede  farebbe  riufeita  baftant?mente  iìcura,  non  cosi  poi  coli' aprimento 
delle  finertre ,  per  le  quali  accertarla  era  maggior  grortezza  ,  e  regolarità 
nella  volta  al  fuo  piede. 


DISPARERI      '7 

Tra    Martino   Bajp ,   e  Pellegrino    Pellegrini  [opra  alcune  opere 

nel  Duomo  di  Milano ,  coi  pareri  di  eccellenti  , 

e  famoji  Architetti  che  li  rijolvono . 


DEDICATORIA  DI  MARTINO  BASSI. 

.Agi'  Illuftri ,  e  Molto  Magnifici  Signori ,  i  Signori  Deputati 
della  Fabbrica  del  Duomo  di  Milano . 

^^  E'  pattati  meli  ,  moffò  da  quel  zelo  ,  che  in  me  farà 
^  l'empie  ardentiffimo  di  vedere ,  che  le  opere  di  quefta 
gran  Mole  del  noflro  Duomo  procedano  con  quell' 
"ordine,  "e  con  quella  felicità,  che  ogni  CrifUano  dee  deride- 
'rare  :  e  maggiormente  io ,  che  fono  Milanefe ,  e  tra  effe  opere 
infin  dagli  anni  miei  teneri  allevato  ,  e  crefciuto ,  mi  parve 
di  dimoftrare  a'  Signori  Deputati  di  quel  tempo  ,  come  al- 
cune cofe  innovate  fopra  opere  già  fatte ,  ed  alcune ,  che  di 
nuovo  s'incominciavano  erano  poco  corrifpondenti  alla  fìrut- 
tura  ,  ed  all'  edificio  di  sì  grande  ,  e  famofo  Tempio  ,  e 
Città .  E  quantunque  alla  prefenza  del  Capitolo  la  cofa  non 
reiìaffè  al  tutto  ben  chiara  ,  e  definita  :  pure  ,  come  fuol 
fare  chi  le  fue  azioni  incammina  a  diritto  fine  con  buona 
intenzione  ,  e  con  fondamenti  reali  ,  che  ,  febbene  poi  vede 
feguirne  effètto  contrario,  fi  confola  nondimeno  colla  fua  co- 
fcienza  ,  così  andava  io  perfuadendo  me  ftefTo  confapevole 
della  buona  intenzion  mia .  Quando  per  lettere ,  e  per  avvili 
di  qualche  mio  Amico ,  e  Signore  io  fentii ,  che  quello ,.  eh' 
era  feguito  li  narrava  differente  affai;  laonde,  giovane  effendo 
ancora,  e  coli' affaticarmi  di  continuo  negli  ftudj  dell'arte,  e 
profelfion  mia,  non  potei  lafciar  di  penfare  al  modo,  come  io 
facilmente  poteffi  far  capace  ogn' uno  di  quel  tanto,  ch'era 
feguito .  Così  mi  diedi  a  raccontare  in  ifcritto  la  cofa  coni' 
ella  veramente  pafsò,  e  le  ragioni  da  me  prodotte,  il  tutto 
dimoftrando  non  folamente  col  detto  mio  ;  ma  colle  autorità 

C  degli 


i8 
degli  Scrittori,  e  co!  giudizio  degli  Architetti,  e  Peifpettivì 
ftimati  de'  più  eccellenti,  e  famoli  di  quefla  età;  delle  quali 
fcienZe  è  materia ,  e  fuggetto  proprio  il  fuggetto ,  e  la  ma- 
teria di  queflo  Libretto ,  nel  quale  chiunque  ,  a  cui  piacerà 
di   leggerlo  ,    troverà    la   vera   narrazione   delle  cofe   da  me 
efpofte  fepra  l'opera  innovata  nel  pezzo  di  marmo,   che  va 
collocato  fu  la  porta  fettentrionale  del  noftro  Duomo  {Ann.  i.), 
e  nell'  edificio  del  nuovo  Battiflerio  ,   e  nel    nuovo   Tempio 
fotterraneo  detto  lo  Scurolo,  e  nel  Coro ,  ed  altrove  ;  vi  tro- 
verà le  ragioni  ,   che  io  adduffi  per  dimoflrazione  delle  mie 
opinioni  ;  vi  troverà  la  fentenza ,  che  d'  alcuni  fu  data  ,   le 
decifìoni  degli  Autori ,  e  degli  uomini ,  come  ho  detto  ,  fil- 
mati tra'  più  famofi  di  quello  fecolo ,  a' quali ,   e  per  l'età 
e  poca  efperiénza  mia  ,  e  per  la  fama  ,  e   grandezza  delle 
opere  loro,  dopo  I'eilere  flato  da  un  di  loro  richiedo,  ebbi 
ricorfo  ;  e  finalmente  vi  troverà  tutte  le  opinioni ,  e  ragioni 
loro  corrifpondenti   alle  opinioni  ,   e  ragioni  mie  co'  difegni 
delle  opere,  e  de'  luoghi  tutti  ,  de'  quali  io  intendo  di  ra- 
gionare .  E  d'Architettura,  e  di  Perfpettiva  parlando,  e  di 
cofe  al  Duomo  ,  ed  alla  Patria  noflra  appartenenti  ,   a  chi 
doveva  io  dedicare  quefla  poca  Scrittura ,  fé  non  a  que'  Si- 
gnori ,  a'  quali  la  cura  dell'  Architettura  ,   e  Perfpettiva  di 
effo  Duomo  principalmente  appartiene  ,   e  fono  della  Patria 
ove  io  fon   nato   meritamente   principali  ?   Oltre  che  per  la 
cura  ,   e  per  l'ufficio  ,  che  hanno  debbono  efiere  più  vicini 
a  poter  conofcere  (i  nuovi  modi  d'operare,  de' quali  io  par- 
lo, non  credendogli  a  me,  ma  alle  ragioni,  ed  alle  autorità. 
di  cotanti  ,  e  fi  eccellenti  uomini  di  fopra  detti  ,  e  che  fi> 
diranno.  Alle  SS.  VV.  adunque,  e  per  le  ragioni  dette,   e 
per  la  grandiffima  fìima,  che  io  fo  della  buona  opinione,  e 
grazia   loro   principalmente   indirizzo   io  quefto   delle   fopra- 
dette  cofe  breve  compendio  ,    applicandole  ,   che  fi  degnino 
di  leggerlo  sì  per  aver  luce  di  ciò  ,   sì  per   conofcere  qual 
fia  V  animo  d'  un  fervidore  affezionato  ,   e  lor  devoto  ,  che 
quanto  può  onora,  ed  innalza  l'ordine  maravigliofo  di  que- 
llo degniflìmo  Capitolo  della  Fabbrica,  e  va  predicando  come 

fotto 


19 

fotto  il  prudentiflìmo ,  ed  accuratiflimo  governo  delle  S.  V. 
vive  ,  e  fi  foftenta  ,  e  moltiplica  grande  fchiera  di  artefici 
virtuofi ,  i  quali  quivi  come  in  ifcuola  ordinatiflìma  col  tem- 
po fono  divenuti  eccellenti  ,  e  famofi  a  beneficio  ,  ed  orna- 
mento non  pure  della  Città  noftra,  ma  d'Italia,  e  del  Mon- 
do ;  onde  farebbe  certo  di  grandiflìma  importanza  ,  fé  da 
qui  innanzi  s' interrompefle  il  corfo  di  fi  onorata ,  lodevole , 
e  neceflaria  utilità  .  Alle  S.  V.  baciò  le  mani  raccomandan- 
domi nella  lor  buona  grazia . 

Di  Milano  il  dì  xx.  Marzo  MDLXXI. 

Del  Magnifico  Sìg.  'Alfonfo  N. 

A  Ms.  Martino  Baffi  . 

MI  è  pervenuto  agli  orecchi  per  avvifo  di  un  amico  ,  il 
quale  credeva  ,  eh'  io  lo  fapeffi  minutamente  ,  di  non 
fo  che  virtuofi  ragionamenti  avuti  da  voi  fopra  l'opere  d'Ar- 
chitettura ,  e  di'Perfpettiva  ,  che  fi  fanno  nel  Duomo  di 
Milano  col  confenfo  di  M.  Pellegrino  Pellegrini  nuovo  Ar- 
chitetto di  effo  Duomo  ,  e  d'una  orazione  ,  che  fopra  ciò 
facefte  ,  ed  apprefentafle  al  Capitolo  della  Fabbrica  ;  delle 
quali  cofe  io  mi  credeva ,  per  effere  flato  fempre  amico  vo- 
fìro  ,  ed  aver  ,  dove  mi  fi  è  porta  V  occafione ,  fatto  fegno 
di  amare  la  voftra  virtù  ,  dover  avere  particolar  avvifo  da 
voi  ,  e  fono  fiato  buona  pezza  con  quefta  credenza  .  Ora 
eh'  io  veggo  ,  eh'  è  vana  mi  doglio ,  e  mi  maraviglio  infie- 
me  come  iia  pofiibile ,  che  fiate  fiato  col  tacermi  quefio  fatto 
così  mal  amorevole  verfo  di  me  :  perchè  non  avendone  io 
veruna  notizia  con  chi  me  ne  ha  parlato  fon  paruto  men 
confidente  vofiro  di  quello  ,  che  io  era  riputato  ;  onde  per 
difingannare  altri  fono  aftretto  a  defiderare  quel  conto ,  che 
già  mi  doveva  efier  dato  da  voi ,  acciocché  io  fapeffi  rifpon- 
dere  a  quelli  ì  che  di  ciò  fentiva  ragionare .  Or  vedete  quanto 
ftringono  me  i  nodi  dell'  amicizia  ,  da'  quali  pare  ,  che  voi 
vi  teniate  così  fciolto ,  Sarà  dunque  bene ,  che  mi  diate  conto 

C  z  come 


20 


come  pafsò  allora  quel  fatto  ,  e  che  fucceffo  egli  ha  avuto 
a  fine ,  che  io  ne  lìa  (ì  bene  inftrutto ,  che  ne  potta  parlare 
•fondatamente ,  e  far  tede  del  valor  voftro  appretto  a  chi  non 
vi  conofce ,  o  non  ne  fofle  bene  informato  ;  perciocché  aven- 
dov'  io  fempre  tenuto  ,  e  nominato  per  perito  ,  e  per  inge- 
gnofo  fi  polla  veder  chiaro  ,  che  ragionevolmente  vi  liete 
modo  .  State  fano  . 

Al  Molto  Magnifico  Sig.  Alfonfo  N. 
Martino  Baili . 

LA  Lettera  di  VS.  del  primo  d' Aprile  pattato  ,  mi  ha 
dato  piacer  grande,  e  maggiore  farebbe  (iato  s'ella  non 
fi  aveffe  prefo  tanto  a  petto  il  mio  tacere  caufato  piuttotto 
da  modefiia ,  che  da  trafcuraggine ,  e  per  non  volere ,  come 
fi  ufa  di  fare,  per  ogni  poco  di  cofa  Hordir  le  orecchie  agli 
Amici ,  e  Signori ,  come  mi  è  ,  e  farà  fempre  V.  S.  E  certa- 
mente ,  che  fé  altri ,  eh'  effa  mi  ricercatte ,  io  non  mi  cure- 
rei di  rifpondere  avendo  io  quali  deliberato  fra  me  di  non 
voler  ragionare  né  di  ciò,  che  V.  S.  mi  fcrive  ,  né  d'altra 
cofa  appartenente  a  quefta  virtù  :  non  perchè  io  non  la  ili- 
mi  ,  o  non  ne  faccia  pregio  ;  ma  per  volere  ,  che  gli  miei 
{ìudj  fiano  da  qui  innanzi  per  diletto  mio  folamente  proprio, 
e  particolare;  pofeiacchè  per  tanti  antichi,  e  moderni  efempj 
fi  prova  ,  che  niuno  per  valorofo  ,  eh'  egli  divenga  è  mai 
accetto  nella  fua  Patria  .  Ma  a  V.  S.  non  potto,  né  voglio 
mancare  d'ubbidire,  perché  ne  fon  debitore  a'  molti,  e  grandi 
meriti  fuoi  ,  ed  all'  amor  ,  che  mi  porta  .  Narrerò  dunque 
molto  minutamente  le  cofe  fucceffe  con  M.  Pellegrino  (che 
così  ha  nome  il  nuovo  Architetto  di  queflo  noftro  Duomo), 
ma  forfè  più  lungamente  ,  eh'  ella  non  vorrebbe  ,  non  po- 
tendo io  con  poche  parole  foddisfare  al  fuo  deiìderio ,  ed  a 
ciò,  che  conviene.  E  primieramente,  Euclide  imitando  (poi- 
ché d'Architettura  ,  e  di  Profpettiva  s'ha  da  trattare),  il 
quale  innanzi  ,  che  venga  alle  fue  dimoftrazioni  dice  ,  coni' 
ella  fa  molto  meglio  di  me  :  dimandali  ,   che  li  conceda  di 

tirare 


21 

tirare  una  retta  linea  dall'  un  punto  all'  altro,  ed  allungarla 
quanto  ci  piace  ,  e  così  va  feguendo  ,  dico  ,  che  ,  dovendo 
io  poco  atto  ,  e  poco  efefcitato  fcrittore  diflintarnenté  nar- 
rare il  fatto  come  fta  ,  e  per  i  termini  di  Perfpettiva  ,  e 
d'Architettura  ,  bi fogna  ,  che  mi  fi  conceda  ,  che  io  fono 
nato  a  Milano  ,  e  non  in  Tofcana  :  che  io  iìa  giovane  ,  e 
non  vecchio  :  che  io  fi  a  piuttofto  timido  ,  che  ardito  .  Con 
queiìe  condizioni  narrerò  il  fatto  fecondo  la  verità  ,  e  poi 
mi  rimetterò  al  maturo  giudicio  diV.S. ,  e  degli  altri  famoli , 
che  più  fanno  di  me .  Effendo  io ,  come  ho  detto  Milanefe , 
ed  allevato  nelle  opere  della  Fabbrica  del  Duomo  ,  tanto 
che  da  certi  anni  addietro  paffarono  per  le  mie  mani,  come 
V.  S.  fa ,  quafi  tutte  le  opere  ,  che  giornalmente  vi  fi  faceva- 
no; e  difcuoprendo ,  al  creder  mio,  molti  errori,  che  fi  fa- 
cevano in  quefto  veramente  raro  ,  e  degniflìmo  Tempio  :  né 
io  vedendogli  notare,  falvo  che  da  uomini  periti,  mi  elleiTi 
per  zelo  di  carità  ,  e  per  debito  mio  di  manifeflare  ai  Si- 
gnori Protettori  di  detta  Fabbrica  ,  che.  le  fpefe ,  che  fi  fa- 
cevano erano  grandi  ,  né  però  molto  lodevoli  ,  anzi  contra 
quello,  che  tutti  gli  antichi,  e  moderni  migliori,  e  più  Ri- 
mati nelP  arte  ufarono  di  fare  nelle  opere  ìoro  ,  e  che  mi 
pareva  effer  cofa  di  poca  coniiderazione  il  non  avvertire  a 
ciò;  poiché  il  rimanente  del  Tempio  quanto  alla  pianta,  ed 
alla  difpolizione  è  bel  li  Aimo  ,  e  degno  veramente  di  que' 
grand'  uomini ,  che  l'inventarono  febbene  l'opera  poi  in  qual- 
che parte  diverfa  è  dalle  antiche;  ma  fi  veggono  le  tante  , 
e  fi  belle,  e  bene  intefe  corrifpondenze ,  che  Vi  S.  medelima 
ha  più  volte  commendato;  (onde  io  ho  prefo  ardimento  di 
volere  un  dì  trattare  con  la  penna  dell'  origine  ,  principio  , 
ed  accrefcimento  di  effe  ,  e  fotto  la  cura  di  quali  Architet- 
ti) che  mi  pareva  efièr  obbligato  di  cofcienza  a  palefar  loro 
ciò ,  che  mi  credeva  ,  che  tornarle  in  danno  e  del  Tempio  , 
e  de' Signori  Deputati  fopra  l'opere  di  efib  ,  e  finalmente 
della  mia  Città  nativa.  Così  porli  a' detti  Signori  Depurati 
col  parere,  e  conlìglio  d'uomini  degni  una  "pillola  da  me 
fatta  fopra  ciò  ,  e  fu  quefta . 

'     lllu- 


22 

Illuftribus,  &  HonefKs  Viris  Templi  majoris  Mediolani  Praefecìis 
'     Martinus  Baffius  S. 

MIramini  forfan  Viri  Ornatiffimi  quid  fit ,  quod  ego ,  qui 
antea  nunquam  in  hunc  locum  venire  firn  folitus ,  nunc 
in  confpectum  veftrum  prodire  non  dubitarim .  Verum  cum 
caufam  ipfam  ,  qua  commotus  huc  introire  aufus  fum  co- 
gnoveritis ,  fpero  fore  ut ,  qui  nunc  me  fortaffis  taciti  re- 
praehendetis ,  meum  in  vos  animum ,  atque  obfervantiam , 
pietatem  in  Patriam ,  religionem  in  Divos ,  in  quorum  ho- 
norem Templum  hoc  auguftiffìmum  extruitur,  cui  «edificando 
vos  propter  fingularem  bonitatem  veftram  eftis  prasfeéK ,  col- 
laudetis .  Habent  in  manibus  fabri  marmor  in  quod  hiftoria 
illa  inciditur ,  qua:  nuntium  Divae  Virgini  Maria;  de  ejus 
conceptione  ab  Angelo  allatum  continet .  Jam  in  hoc  mar- 
more  conftitutum  erat  pavimentum;  fed  Architecìus  alterum 
in  eo  conftituit ,  quod  hujus  fcientias  periti  non  prò  pavi- 
mento fed  prò  pariete  habent  :  ita  tandem  camini  locus  hu- 
jus noftri  operis  in  tabulato  conftituitur .  Quod  tamen  erra- 
tum  cum  anno  fuperiore  a  me  fuiflèt  depraehenfum ,  nonnul- 
lifque  hujus  loci  Prasfecìis  demonftratum  ;  tamen ,  quod  eo- 
rum  prxfecluras ,  &  muneris  finis  jam  aderat,  nihil  ea  de  re 
confeclum  eft .  Id  itaque  mihi  nunc  vobis  omnibus  indican- 
dum  efTe  judicavi ,  ut  &  quantum  in  me  eft  Templi  ipfius 
decori  confulatur,  &  culpa,  quae  ,  niiì  hoc  prazftitiflèm , 
apud  Deum ,  ac  noftros  homines  contrahi  potuiflèt  me  exol- 
vam  ;  eoque  magis  id  mihi  faciendum  effe  putavi ,  quod  hu- 
jus operis  caufa  in  altera  lapidis  parte,  quam  fabri  jam  fcul- 
pendam  in  manus  fumpferunt,  ita  etiam  peccatum  eft ,  ut 
nifi  abfurditas  illa  tollatur  &  Urbi,  &  Tempio  turpitudi- 
nem  fit  allatura .  Erant  vero  jam  expolita ,  atque  omnia 
preparata  marmora,  eaque  non  contennendi  prartii ,  quibus 
ikrneretur  pavimentum  ubi  vas  illud  erat  collocandum  ,  in 
quo  qui  Chrifto  nomen  dant  de  more  folent  ablui,  cum 
ipfe  ftylobatas  feciffet  in  illud  incidine  incomodum  mihi  vi- 
detur ,  ut  fumptus  ,    atque  opificum  fortaffe  labor  ipfì  effet 

per- 


perdendus .  Ac  quanta  in  eo  opere  faciendo  fit  pecunia  im- 
penfa  tum  in  cedendis,  &  fecandis ,  tum  in  friandis,  ac  po- 
liendis  marmoribus  melius  vos',  quam  ego  cognitum  ha  bere 
potefHs,  fi  ea  marmora  expolita,  &  ab  ipfo  demum  rejecla 
conliderare  volueritis .  In  quo  opere  ,  ut  proportiones ,  & 
fymetrias  omittam  (dequibus  tamen  non  panca  dici  pofient) , 
ac  tantum  de  ejus  firmitate,  ac  riabilitate  loquar ,  dico  co- 
lumnas  e  fragili  petra  confeciffe ,  quibus  tam  grave  onus  fit 
imponendum  ;  valdeque  miror  ab  eo  magna  fundamenta  jada 
effe,  quibus  tam  debilis  pars  imponeretur.  In  fupercilio  quo- 
que porta:  firmando ,  atque  corroborando  id  aufim  affirmare 
arbitror  via  multo  faciliore  ,  atque  artificio  id  potuiffè  fatis 
fuperque  fuftineri ,  neque  opus  fuiiTe  tanto  fumptu  in  ferra- 
mentis  comparandis .  Praeterea  hatebant  montani  homines, 
qui  marmora  vefira  olim  folebant  excindere  quofdam  filices, 
quibus  viginti  hifce  annis  proximis  emptorem  nullum  repe- 
rire potuerant .  Hos  Architeétus  quidem  veder  ut  montanos 
iftos  merce  inutili  exoneraret  omnes  anno  fuperiore  coemit . 
Hic  ego  lubens  ex  ipfo  quefierim ,  quem  in  ufum  ,  quem  ad 
finem  iilices  hos  fit  mercatus  ;  an  ne  ut  fundamenta  templi 
jaciantur  ?  at  jacta  funt  ;  ut  muri  incruftentur  ?  at  omnia  ha?c 
opera  ,  in  quibus  aliquis  filicum  ufus  effe  poterat  aitate  jam, 
confecla  funt .  Ipfe  tamen  viderit ,  quem  ad  finem  eos  mer- 
catus fit.  De  Crypta  quoque  (quem  fcurolum  appellant)  ta- 
cere conffitui  ne  ferre  judicium  in  hoc  opere  velie  videar, 
de  quo  tamen  ipfo,  ut  &  casteris ,  quid  fèntiam,  il  opus 
erit,  multo  commodius  demonftrabo  .  Hxc  Viri  humanifii- 
mi ,  dolor  jufHffimus ,  quem  ex  praepofiera  Templi  hujus  a:di- 
ficatione  capio  me  vobifcum  communicare  coegit  ,  ac  per 
Deum ,  ejufque  Genitricem  vos  obteftari ,  ut  tot  incommoda,* 
quse  huic  Tempio  importantur  prò  ea,  quam  Virgini  Matri. 
debetis  ,  in  cujus  honorem  hécc  omnia  fiunt ,  pietate  tolIa-< 
tis  ,  preterita  emendetis ,  atque  ne  in  pofterum  importentur  • 
provideatis .  Ita  futurum  eft,  ut  Deum  Optimum  Maximum,») 
ejufque  Matrem  Sanétiffimam  femper  propitios  habeatis,  ref- : 
que  veitra;  cum  publicse ,  tum  privata:  ex  fententia  vobis 
fuccedan* .  Letta 


*4 

Letta  nella  Congregazione  l' epifilla  fopraddetta  ,  e  da 
tutt'  i  Signori  Deputati  con  lilenzio  udita  ,    tutti  concorde- 
volmente  deliberarono,  ch'ella  fi  dette  a  tre    di  loro:  cioè 
al  Molto  Illuirre  Sig.  Conte  Sforza  fratello  dell' III ufiriffimo 
Cardinal   Morone  ,    al  Sig.  Fabrizio  Ferrari    Gentiluomo  del 
Serenittimo  Gran  Duca  di  Tofcana ,  ed  al  M.  Rev.  Monfig. 
Rozza  degli  Ordinarj  del  Duomo  affine  ,  che  colla  loro  di- 
ligenza (i  efeguitte  quello,  che  tra  tutti  avevano  deliberato. 
E  la  deliberazione  fu  quella ,   eh'  effi  tre  Signori  elletti  fof- 
fero  col    Sig.  Aleflandro   Caimo  Gentiluomo   di  quella  Città 
onoratiflìmo  ,  integerrimo,  e  nelle  cofe  d'Architettura  inten- 
dentilììmo,  e  moftratali  la  Scrittura,  e  narratoli  il  fuccettò, 
e  la  determinazion  loro  li  facettèro  iftanza ,  che  il  tutto  per 
benefìcio  del  luogo,   e   per   ornamento  della  Città   matura- 
mente confiderato ,  diceflè  loro  liberamente  il  parer  fuo ,  ac- 
ciocché elfi  poteilèro  riferirlo  al  Capitolo .  Il  Sig.  Àleffandro 
letta  la  cofa ,   ed  il  tutto  ben    confiderato  fi  rifolfe  ,   s'effo 
avelie  potuto  con  poca  moda  farlo ,  di  riparar  a  quelle  pro- 
porte  ,  e  pregò  quei  Signori ,  che  non  voleffero  in  tutto  feo- 
prire  al  Capitolo  il  fuo  parere,  accennando  (come  V. S.  può 
vedere,  che  lì  appagava  dell' epiftola  mia,  e  de'  miei  argo- 
menti, e  ricordi  ;  ma  faceffero  sì,   che  l'Architetto,   ed  io 
andattimo  a  lui ,   e  che  in   prefenza  loro  gli  diceffimo  noi  i 
nottri  concetti,   eh'  efìò  non  avrebbe  mancato  di  dire  fopra 
di  effi  il  parer  fuo,  dichiarando  quello,   di  che  elfi  tre  Si- 
gnori fodero  fiati  in  dubbio ,   o  non  a  pieno  capaci  .    Rife- 
rito tutto  quefio  nel  Capitolo  per  univerfal  parere    fu  ordi- 
nato, che  l'Architetto  andarle  prima  egli  folo  ad  allegar  le 
fue  ragioni   al  Sig.  Caimo  ,  e    s'effo  Sig.  Caimo    avelie  poi 
perfeverato  nel  fuo  primo  detto,   cioè   che  ambidue  ci  tro- 
vaffimo  da  lui  alla  prefenza  loro  fé  gli  farebbe  dato  nuovo 
avvifo  ;  fé  non  eh'  elfi  avrebbero  fenz' altro  troncate  le  cofe 
più  brevemente.    Egli   andò  ficcome   gli  fu  ordinato,  e  per 
quanto  s' intefe   poi   il   Sig.  Caimo   per   averlo   udito  ,   non 
però  fi  mutò  di  quello,  ch'egli  aveva  prima  dotto:  anzi  di 
nuovo  ditte  ad  etti  tre  Signori  Elletti  etter  neceifario ,  che 

ambi- 


2> 

ambidue  noi  andafiìmo  da  fui  alla  prefenza  loro.  Laonde 
di  nuovo  riferito  quefto  nel  Capitolo  quivi  fu  ftabilito ,  die 
Je  cofe  propofre  s' averterò  a  decidere  alla  prefenza  di  tutto 
efìb  Capitolo,  e  fu  detto  il  giorno;  ma  non  ebbe  effetto 
perchè  all'Architetto  non  era  acconcio  ,  uè  fi  fa  qual  foffe 
la  cagione.  Batta  fi  fa,  che  fu  differita  la  cofa  ad  un  altro 
dì ,  ed  in  quel  mezzo  furono  dati  per  compagni  al  Sig.  Cal- 
mo gì'  Illuftri  Signori  Pietro  Antonio  Lonati ,  e  Barone  Sfon- 
drato  come  Cavalieri  nella  noftra  Città  molto  intendenti, 
e  Ms.  Barnaba  Matematico  pubblico,  ed  eccellente.  In  oltre 
furono  propofti  da'  particolari  di  effo  Capitolo  due  Pittori 
l'uno  di  Crema  ,  e  l'altro  di  Valfolda  ;  e  di  più  ebbe  la 
libertà  di  menar  feco  M.  Giacomo  Soldati  uno  degl' Inge- 
gneri di  quefta  Città  perfona  di  molto  fpirito,  e  valore.  E 
perchè  o  la  cofa  parerle  diffìcile,  oppure  perchè  avefTero  de- 
siderio d'intender  più  opinioni,  e  di  quelle,  che  più  fi  iti- 
mano  e  qui,  e  fuori  di  qui,  furono  da  alcuni  di  quei  Si- 
gnori propofti  per  intervenire  a  cosi  fatti  ragionamenti  de* 
gli  altri  ancora ,  i  quali  non  ricorderò  per  brevità.  Sola- 
mente non  tacerò  dei  Cavalier  Lione  Aretino  ,  la  cui  virtù 
fi  è  manifeffata  in  tante,  e  sì  grandi  opere,  che  non  ha  bi- 
fogno,  che  io  altro  ne  dica.  Ma  perchè  pochi  mefì  avanti 
'ricercato  dal  Capitolo  della  fua  opinione  fopra  diverfe  cofe 
'pertinenti  pure  al  Duomo  diffe  alcuni  fuoi  bei  pareri  ,  i 
quali  tanto  piacquero  a  quei  Signori ,  che  fecero  ordinazio- 
ne in  ifcritto ,  che  non  iì  poteilè  fare  alcuna  cofa  intorno 
allo  Scurolo,  e  Coro,  de'  quali  fi  parlerà  più  di  fotto, 
fenza  il  fuo  intervenimento ,  e  faldo  parere  :  onde  avendo 
poi  l' Architetto  ,  di  che  io-  ragiono  ,  fatto  fare  le  dette 
opere  fenza  faputa  del  detto  Cavaliere,  (che  piaceffe  pur 
a  Dio,  che  vi  foffe  intervenuto,  che  non  fé  ne  udirebbòno 
tanti  inconvenienti  come  V.  Si  intenderà)  e  contro  l'ordine 
del  Capitolo,  egli  non  v'intervenne.  Ora  giunto  il  gior- 
no determinato  ,  e  tutti  infieme  ragunati  i  Signori  del 
Capitolo  fui  dimandato  dentro  :  e  non  facendo  io>  per 
creanza  moto   alcuno   fui   dal    Sig.    Conte  Sforza   Morone 

L>  in-    i 


-ì.6 
invitato  a  dire  ;  onde  io  con  quel  miglior  modo  5  che  feppì 
così  dirli  : 

Credo  ego  Vos ,  Viri  ornatiffimì ,  non  mediocri  admi- 
ratione  affici ,  quod  unus  ex  omnibus  reque  astate ,  neque 
parta  jam  exiflimatione  cum  altis  hujus  urbis  Architecìis 
conferendus  huc  aceefferim  demonftraturus  ,  quae  in  hujus 
Templi  conftruòtionem  incxpta  minus  probem .  Sed  tamen 
cogitandum  vobis  ed:  non  mediocribus  caufis  me  ad  id  im- 
pulfum  effe.  Nani,  cum  jam  inde  a  pueritia  in  hoc  fan&if- 
Jimo  loco  non  folum  educatus ,  fed  jam  inftitutus  firn  ,  me- 
que ,  fi  quid  fum  ,  primum  Deo  Opt.  Max.  omnium  ho- 
norum authori  ,  deinde  huic  ipfi  loco  id  totum  acceptum 
feram  ,  tanti  benefìcii  immemor  mihi  quidem  viderer  ,  nifi 
&  ejus  dignitati  prater  caiteros  confultum  vellem  ;  &  fi 
quando  contra  eam  aut  errore  ,  aut  alia  de  caufa  admif- 
fum  eflè  intelligo  eos  non  commonefacerem ,  ad  quos  ha:c 
cura  pertinet.  Cujufmodi  nonnulla,  cum  mihi  hoc  tempore 
deprchendiffe  viderer,  veftramque ,  Clariffimi,  &  Honeftifìi- 
mi  Viri ,  pietatem ,  juftitiamque  mecum  reputarem  ,  animus 
mihi  magis  addebatur,  ut  id  efficerem,  quod  &  pietas  erga 
Deum  a  me  exigebat,  &  vobis  gratiflimum  fore  cognofce- 
bam  .  Novi  enim  veftros  conatus ,  veftramque  in  iis ,  qua:  ad 
hujus  Templi  ornamentum  pertineant  diligentiam  .  Scio  vos 
riib.il  aliud  dies ,  noòìefque  cogitare ,  quam  ut  huic  fabrica; 
maximam  elegantiam ,  &  pulchritudinem  comparetis.  Ad  fum 
igitur  a  vobis  hunc  in  locum  vocatus ,  ut  id  quod  jam  pol- 
licitus  fum  re  ipfa  prseMem  ,  hoc  eft  ut  qua;  in  hoc  peccata 
effe  pudico  ea  vobis  ita  effe  rationibus ,  <&  argumentis  pla- 
num  faciam  .  Vos  vero  Optimi ,  &  DocYiffimi  Viri ,  quorum 
judicio  hzc  commifTa  eft  <lifceptatio  noi  lite  per  Deos  aut 
gratia,  aut  odio  rem  dijudicare ,  fed  animo  omni  perturba- 
tione  vacuo  rationum  momenta  diligenter  attendite  ;  iicque 
jufle,  £c  religiofe  Deum  vobis  unum  ante  oculos  pra:ponen- 
tss  fententiam  ferte  .  Quod  lì  feceritis  non  folum  Dei  Opt. 
Max.  magnam  gratiam  inibitis  ,  fed  edam  hujus  augufth'iimi 
Templi  dignitati,  ed  eleganti»  confuletis.  Ciò 


27 
Ciò  finito  prefì  a  trattare  il   primo  capo  efpoffo  nell' 

epiftola  da  me  prima  data  ,  il  quale  è  intorno  alla  Profpet- 
tiva  da  Ms.  Pellegrino  alla  fua  voluntà  ridotta  come  di  pre- 
lènte li  vede  nel  pezzo  di  marmo  in  lunghezza  di  otto,  in 
altezza  di  quattro  braccia,  ed  in  grofièzza  di  diciotto  once, 
che  come  ognun  fa  è  grandiffima  difficolta  a  poter  avere  un 
tanto  marmo  in  quallìvoglia  cava ,  e  condotto  dove  va  in 
opera  .  Tale  nondimeno  ii  difegna  di  porlo  in  opera  fopra 
]'  architrave ,  o  fopraciglio  della  porta  fettentrionale  del  no- 
ftro  Duomo  alto  da  terra  diciafette  braccia  ,  e  mezzo  ,  nel 
quale  (acciò  V.  S.  minutamente,  convella  mi  richiede,  porla 
intendere  il  tutto)  l'Architetto  anteceflòre  a  quello  fece  già 
d'ordine  de'  Signori  del  Capitolo  fcolpire  l'Annunciazione, 
dico  la  Madonna,  e  l'Angelo,  di  molto  rillfevo ,  avendo 
tneffo  l'orizzonte  ,  ovvero  punto  della  veduta  in  uno  dei  lati 
di  elio  marmo,  forfè  per  dar  maggior  veduta  a  certi  fuoi 
"  partimenti  ,  e  fantasie ,  o  per  qualche  altro  fuo  penfiero ,  e. 
meffa  circa  a  fedici  braccia  la  diftanza,  aveva  con  la  ragioa 
loro  digradato  il  piano,  fopra  al  quale  pofano  le  dette  figu- 
re ,  in  guifa  che  dimolìrava  in  dentro  otto  braccia  ,  acciò 
rapprefentaffe  certa  ftanza  quadrata  d'otto  braccia  in  cia- 
(  fcun  lato ,  come  il  tutto  fi  difcernerà  per  il  primo  difegno 
in  fine  ..  Ora  fopra  quello  marmo  il  nuovo  Architetto  vi 
ha  lafciato,  come  fi  vede,  tutto  quello,  che  fece  il  fuo  an- 
tecedere ,  e  di  nuovo  vi  ha  formato  (  né  poffo  penfare  a 
che  fine)  un  altro  orizzonte,  come  fi  vede  per  il  fecondo 
difegno,  fervendoli,  di  circa  a  quattro  braccia  di  diftanza. 
Cofa,  come  V.  S.  fa,  non  conveniente  in  tant'  altezza  .  Aggiunfe 
anche  di  nuovo  un  certo  piano ,  o  firmilo ,  che  fi  fia ,  che 
viene  a  formar  angolo  col  piano  già  fatto ,  cofa  non  più  per 
innanzi  ufata  ,  e  nondimeno ,  compiacendoli  di  quella  fua 
opinione,  par  che  dimoftri  credere  ,  che  detti  piani  fiano 
continui  in  fuperficie  l'uno  dell'altro,  tutto  che  gli  fi  fac- 
cia conofeere  l' angolo ,  che  confine  nel  loro  congiungimen- 
to .  Oltre  a  ciò  ha  fopra  di  eflo  fmuffo  levat*  una  parete 
con  un  ufeia  in  ifeorcio,  che  pare  fatto  piuttofto  dall' acci-- 

D  2  dente , 


a* 

dente,  che  dall'arte  con  un  cammino  quadrato,  ed  un  pes- 
£0  di  cortinaggio;  e  tutte  quelle  fue  cofe  aggiunte  ubbidi- 
scono al  fuo  fecondo  orizzonte,  ed  alla  fua  feconda  diftan- 
za. ,  rimanendo  l'altr'  opera  del  primo  Architetto  digradata 
al  fuo  primo  orizzonte  ,  e  primiera  diltanza ,  come  il  tutto 
fi  vede  anche  per  il  primo,  e  fecondo  difegno  co'  fuoi  pro- 
fili, ed  annotazioni  polle  in  fine.  Sicché  notate  Signore  fe 
quelle  vi  pajono  difcordanze,  o  no.  Perciò  meffomi  a  par- 
lare con  eflò  Architetto  dilli  :  chiara  cofa  è,  che  tutta  vol- 
ta, che  s'abbia  da  confiituire  in  perfpettiva  qualunque  ope- 
ra fi  iia  egli  è  di  ragione,  che  lì  operi  per  uno  di  quelli 
due  modi,  -cioè  o  per  la  via  del  perfetto  di  quello  s'ha 
a  digradare  ,  o  per  la  linea  piana  di  ella  opera  ,  che 
s'intende  di  fare  (  Ann.  x.  ),  tal  che  pollo  l'orizzonte, 
e  la  diilanza  al  luogo  loro,  fi  polla  terminare  per  l'interfe- 
cazioni  delle  linee  orizzontali,  ovvero  dello  fquadro  nella  li- 
nea della  diltanza  il  digradato  ,  ovvero  oggetto  in  perfpet- 
tiva dal  fuo  perfetto  al  men  perfetto .  E  ciò  facendo ,  eh'  è 
con  ragione  ,  polfiamo  ancora  con  la  ragione  delle  propor- 
zioni aggiungere  ,  e  feemare  -da  tali  digradati  ,  ovvero  og- 
getti in  perfpettiva  ciò  ,  che  ne  torna  a  propolìto  :  mentre 
però  non  fi  atteniamo  ,  come  avete  fatto  voi  ,  a  più  d'un 
orizzonte,  e  d'una  diltanza  ;  perciocché  giammai  in  una  fola 
opera  di  perfpettiva  non  ho  io  udito  ,  che  il  trovane  più 
d'  un'  orizzonte,  e  d'una  diltanza.  Ma  fé  quello  mio  parlare 
non  vi  pare  a  propolito  notate  in  Euclide,  e  Vitell ione  ciò, 
ch'elfi  dicono  nelle  loro  dimoltrazioni  ,  cioè  ponatur  ocuìus , 
e  non  mai  ponantur  oculi  ,  e  camini  effe  figurar»  ,  qiu  babet 
vertìcem  in  oxulo  ,  e  non  in  oculis  ,  e  ponatur  radios  ab  ocuìo 
emijfos  in  r-eBam  lineam  ferri  ,  e  non  ab  oculis  ;  talché  fé  di 
due  orizzonti  avellerò  voluto  quelli  grand'  uomini  parlare 
non  gli  avrebbero  ,  come  lì  vede  ,  con  femplice  numero  ef- 
prelfi  ,  e  dichiarati  .  Né  altrimenti  fi  vede  uella  pratica  del 
Durerò  ,  del  Serlio  ,  e  del  nobilillìmo  ,  ed  in  te  nden  tifiamo 
Patriarca  d'  Asquilea  .  Eflèndo  dunque  così  com'  è  veramen- 
te ,  io  non  veggo  con  qu al  ragione  fi  polla  fare  ,  che  due 

piani 


20 

plani  interrotti  in  queft'  opera  po/Tano  ,   o  debbano  (lare  in 
quello  famofo  Duomo  di  Milano  .  Perciocché  oltre  le  auto- 
rità di  que' grand'  uomini  addotte,  dalle  quali  non  mi  par- 
tirò mai   fé  altra  viva  ragione   non  ori   lì  moftra  ,  vi  fono 
anche  le  belle  opere  de'  nofln  eccellenti  moderni ,  che  fiffàtte 
fconvenevolezze  hanno  fugito  ,   come  fono  Giulio  Romano  , 
il    Genga  ,   Baldaflàr   Petrucci  ,   il   gran    Mantegna  ,    Rafael 
d'Urbino,  che  io  doveva  dir  prima  ,  e  tanti  altri,  che  tac- 
cio per  brevità,  nell'opere  de' quali  giammai  non  fi  ritrovò 
più  d'un  orizzonte,  e  d'una  difianza  ;  e  pur  due,  e  due  fé 
ne  veggono  in  quefio  marmo  .   Oltre  a  ciò  dico  ,  che   niun 
oggetto  di   qualfivoglia   forte  ,  o  forma  non  potrà  mai  con 
ragione  di  perfettiva  effere  digradato,   fé  coli' uno  de' due 
propofii  modi  del  perfetto ,  o  linea  pjana  non  fi  redola  .   E 
fé  così  è  per  qual  ragione  ,   e  regola  fi  è  potuto  digradare 
quefto  fmufio  fegnato  DGEF?  Lontano  ,  e  difeofio  è  cer- 
tamente dalle   buone  regole  dell'  operare  ,   facendoli   per   fé 
fteffo  conofeere  di  non  eflèr  fatto  con  le  ragioni  dell'. arte. 
L'una  propoiìzione  è  nota  per  quello  ,  che  già  vi  ho  detto 
di  fopra  parlando  dei  due  modi  ,  che  fono  pure  del  Dure- 
rò ,  del  Serlk)  ,  e  del  Barbaro  ;  l'altra  per  fé  frefTa  così  fi 
prova  .   Il  voflro  anteceflòre  già  con  la  ragione  del   perfetto 
aveva  digradato  il  primo  piano  D  C  A  H ,  come  fi  vede  per 
il  difegno  ,  e  per  l'opera  .   Era  di   dovere  a  volere  operar 
con  ragione  ,  che  l'accrefcimento  ,  fé  pur  foflè  fiato  necef fi- 
tato  a  farlo  ,   foflè  continuo  con  quello   in  fuperficie  ,   e   iì 
regeflè  dal  primo  orizzonte,  e  dalla  prima  difianza  fua .  Ora 
fé  fi  vede  ,  ch'egli  e  retto   d'altro  nuovo  punto  ,   e  nuova 
difianza   non  è  egli  fuori  dell'  arte  fé  quel  fmufib  aggiunto 
ripugna  non  folo  al  primo  piano,   ma  eziandio  alla   natura 
delle  cofe  ?  Ma  acciocché  meglio  io  fia  intefo  dico,  che  due, 
o  vero  più  piani  digradati,  e  continui  in  fuperficie  fono  quel- 
li ,  nel  congiungimento  de'  quali  non  fi  vede  alcun  angolo  'é 
e   che  fono  retti  dallo  (ìefìò  orizzonte  ,   e  non   da  diverfa 
difianza  ;  ma  tra  quefii  fi  difeerne  angolo  nel  marmo  per  la 
diveriìtà  degli  orizzonti  ,  e  delle- diftanze  :  dunque  ,.  a.  mia 


3c 


giuGicio  ,  non  farà  quella  regola  admeiTa  dagli  uomini  peri- 
ti,  ed  inrendenti.  Diraffi  forfè ,  che  fiano  difgiunti  ?  Rjfpon- 
deralfi  ,  che  i  piani  difgiunti  hanno  tra  di  loro  alcuna  rifa- 
Jita  di  uno,  o  più  gradi  ,  ma  tra  quelli  non  vi  il  vede  tir 
l'alita  alcuna.  All'  incontro  (i  vede,  e  per  gli  Autori,  e  per 
Ja  ragione  li  prova  ,  eh'  eflb  non  di  piano  ,  ma  piuttofto  di 
parete  fa  ufficio;  perciocché  per -l'ottava  definizione  del  pri- 
mo di  Euclide  lì  fa,  che  una  fola  retta  linea  non  può  for- 
mare alcun  angolo  ,  e  per  la  prima  proporzione  dell'  unde- 
cirao,  che  la  fieffa  retta  linea  non  può  efler  parte  in  piano». 
e  parte  levata  in  alto  .  Oltre  a  ciò  effèndo  le  forme  degli 
oggetti  in  quel  modo  ordinate  ,  e  difpofte  nella  fuperficie 
dell'  occhio,  e  nelT  anima  ricevute,  col  quale  fono  ordina- 
te ,  e  difpofte  nella  fuperfkie  degli  oggetti  o  bene  ,  o  male 
che  ci  diano  ,  fi  conchiude  ,  eh'  egli  è  neceffario  di  correg- 
gere queir'  Opera,  acciò  per  l'avvenire  non  abbia  più.  a  tra- 
vagliare l' occhio  malamente  tali  forme  apprendendo ,  poiché 
in 'grazia  fua  fi  fanno  quali  tutte  le  cofe  dell'  arte.  Il  qual 
corrèggimelo ,  a  mio  parere  farà  quando  Ci  opererà  per  uno 
dei  due  feguenti  modi  ,  il  primo  de' quali  è,  che  dato  ,  e 
non  però  per  ragione  conceno  ,  che  lì  poteflero  dimoftrare 
i  piani  delle  opere  fuperiori  agli  occhi  noftri  ,  che  Ci  tiraffe 
una  linea  dal  primo  orizzonte  A  al  mezzo  del  marmo  equi- 
diflante,  e  paralella  alfa  linea  piana,  lafciandone  dal  veltro 
orizzonte  B  cadere  un'altra  a  piombo,  e  nell'  interfecazione 
loro  nel  punto  G  formarvi  l'orizzonte  per  tutta  l'opera-,  e. 
con  quefto  ,  e  con  la  primiera  diftanza  dell'  anteceilore  vo- 
flro  ,  la  quale  è  a  livello  al  punto  di  tal  orizzonte  accon- 
ciare ,  ed  il  tutto  accomodare  con  facilità  allungando  il  pri- 
mo, piano  fino  all'  incontro  del  fondo  di  tutta  la  ftoria,  le- 
vando via  il  detta  fmuffo,  l'ufcio,  il  camino-,  ed  ogni  altra 
cofa  come  iì  vede  per  quefto  mio  terzo  difegno  .  Ciò  facen- 
doli non  verrebbe  l'opera  ad  avere  due  orizzonti,  due  piani 
interrotti,  e  due  diflanze ,  ma  del  tutto  un  foio  comparendo 
ogni  cofa  con  ragion  di  perfpettiva ,  fuori  che  il  piano  delL' 
©pera.,  il  quale  pur  li  vedrebbe  contro  la  ragione  di  perfpettiva 

per 


3i 

per  eflère  il  fuo  luogo  in  tanta  altezza  .   L'altro  modo  per 

acconciare  queft'  opera  con  i  veri  termini  di  perfpettiva  fa- 
rebbe ,  che  non  fi  metterle  l'orizzonte  come  avete  fatto  voi 
nel  marmo  ,  ma  giù  bailo  a  livello  cieli'  occhio  de'  riguar- 
danti ,  come  per  tanti  efempj  de'  valentuomini  fopradettì 
fi  vede  e  fiere  fiato  oiìervato  ;  perciocché  nelle  opere  loro 
polle  in  luogo  fuperiore  all'  occhio  noffro  non  fi  difcerne 
alcun  piano  ,  fuorché  in  alcuni  quadri  di  pittura  finti  con 
chiodi  appiccati ,  e  ritratti  in  alto  :  la  qual  finzione  è  pro- 
pria della  pittura,  ma  non  della  fcultura  ;  tuttoché  ciò  non 
fi  vegga  ne  anche  in  pittura  in  tant'  alte/za  in  quanta  an- 
derà  quello  marmo  .  E  febbene  alcuni  antichi  ,  o  moderni 
s'avellerò  in  ciò  prefa  licenza,  voi  come  valentuomo  vi  do- 
vevate attenere  ai  migliori;  perciocché,  oltre  le  propofìzioni 
io.  ii.  12.  dell' Optica  di  Euclide,  e  le  36.  37.,  e  38.  del 
quarto  di  Vitellione,  dalle  quali  i\  comprendono  per  dimo- 
firazioni  gli  effètti ,  che  fanno  i  piani  ,  e  le  fupertìcie  retti- 
linee fuperiori  ,  inferiori  ,  e  laterali  alla  veduta  noftra  ,  iì 
vede  pure  ancor  chiaro  nelle  cofe  naturali  ,  perché  noi  ri- 
fguardiamo  dal  difotto  in  fu  qualfivoglia  cofa  ,  che  abbia 
fporto ,  o  projettura  ,  e  ila  più  alta  della  veduta  noflra  ,  non 
vi  pofiiam  vedere  alcun  piano  fuperiore  .  Per  il  che  in  e  fio 
l'orizzonte,  come  ho  detto  a  livello  dell'  occhio  de'  riguar- 
danti ,  e  prefa  una  debita ,  e  proporzionata  diflanza  a  quella 
fua  altezza,  fi  dovrebbe  levar  via  dal  detto  marmo  non  folo 
lo  fmuflb  ,  e  le  altre  cofe  ,  che  non  bene  s'accordano  iniie- 
me  ;  ma  eziandio  il  primo  piano  per  ridurli  il  tutto  lotto 
la  cornfpondenza  d'un  folo  orizzonte  ,  e  d'una  fola  diflan- 
za, come  fi  vede  per  quello  mio  quarto,  ed  ultimo  dife- 
gno  di  quella  Perfpettiva  .  Né  fi  può  rifpondere  ,  che  tal 
errore  fi  fia  fatto  per  correggere  il  principio  dell'  anteceilor 
vofìro  ;  perciocché  per  tutte  le  fuddette  ragioni  fi  è  dimo- 
ffrato ,  ch'egli  aveva  in  tutto  con  ragion  di  perfpettiva  ope- 
rato, fuorkhè  nel  lafciar  apparire  il  luddetto  piano,  il  che' 
fu  forfè  anche  da  neceifità  affretto  .  E  qui  parendomi  aver 
detto  abbaffanza  feci   fine  ,  compiacendo  grandemente  ,   per 

quel- 


3: 

quello  j  che -mi  parve  ,  ad  alcuni  de' Tuoi  amorevoli  ,  che 
fin  da  principio  s'affrettavano  molto  ,  né  fo  a  quel  fine,  di 
volermi  rifpondere  .  Alle  quali  cofe  M.  Pellegrino,  dicendo 
a  quei  Signori,  ed  a  me,  cos'i  rifpofe  . 

Io  con  grande  ftudio,  e  pensamento  meffi  1'  orizzonte  a 
livello  dell'  occhio  dell'  angelo,  perciocché  torna  a  livello 
dell'altro  orizzonte  dell'  ilìoria  di  fuori  incominciata  (vole- 
va egli  dire  dall'altra  parte  del  fallo),  {Ann.  3.).  Né  per 
me  vi  Ceppi  trovare  luogo  più  comodo  di  quello ,  tuttoché 
da  principio  ci  penfafìi  molto ,  come  del  tutto  ne  refla  in- 
formatiffimo'  il  Sig.  Barone  qui  prefente;  talché  con  quello 
mio  orizzonte  mi  pare  avere  racconciata  queir'  opera  ,  che 
prima  mi  pareva  guaita ,  perchè  l' Angelo  non  aveva  orizr- 
zonte  a  livello  dell'occhio  fuo  ,  dal  quale  ii  regelìe,  come 
fa  ora  da  quello  mio  con  tanta  bella  movenza,  come  lì  vede: 
e  inoltrando  una  figura  ignuda  in  forma  d'angelo,  la  quale 
non  aveva  fotto  alcun  piano,  de'  quali  fi  trattava,  né  fopra 
al  quale  avelie  a  pofare  ,  come  vidde  ognuno,  dilfe  a  me. 
rivolto:  Voi,  che  d'orizzonte  parlate  qua!' è  l'orizzonte 
della  figura?  E  perchè-  non  vi  volli  altro  rifpondere,  pa- 
rendomi avere  pur  troppo  parlato,  foggiunfe  egli-,  non  è  egli 
a  livello  dell'occhio  fuo,  come  ho  fatto  io  in  quello  inaia- 
mo, il  quale  avendolo'  io  con  quello  orizzonte  acconcio  non 
mi  occorre  dirvi  altro  fopra. 

Or  vegga  V.  S.  Sig.  Alfonfo  h  rifpofta  ,  che  mi  diede 
quello  valentuomo  intorno  a  cofa  di  tanta  importanza ,  e- 
degna  di  non  piccola  con  federazione  ,  e  fopra  la  quale  io 
aveva  sì  lungamente  difcorfo.  Diceva  folo  aver  bene  opera- 
to ,  e  perfeverando  nelr  parer  fuo,  che  l'orizzonte  fìa  a  li- 
vello dell'  occhio  delle  figure  ,  e  norr  de'  riguardanti ,  quali 
che- gli  oggetti  r  come  fono  quelle  figure,  s'abbiano  a  ri- 
guardare- da  fé  flelfe ,  e  non  dagli  uomini .  Né  queflo  pa- 
rendogli baftevoFe  replicò-,  che  le-  figure  di  tanto  allievo., 
come  fono  quefle ,  fi  reggono  da  orizzonte  :  non  avvertendo., 
che  le  figure  di  rilievo  da  fé  lo  pigliano  fecondo  il  luogs» 
ève  fono  polle  ;  oltre  che  l'angelo  come  fi:  vede  nel  fecot> 

do> 


do  difegno,  effendo  fopra  il  piano  del  primo  Architetto,  ed 
avendo  innanzi  la  parete  Y  non  fi  potrebbe  mai ,  quando  ciò 
folle  vero ,  reggere  da  tal  orizzonte  non  effendo  fopra  lo 
fmuffo  digradato  dal  detto  fecondo  orizzonte .  Anzi  il  detto 
angelo  già  innanzi  era  fatto,  ch'egli  mettefle  mano  a  que- 
fio  marmo:  tal  che  fi  potrebbe  dire,  feguendo  la  fua  opinio- 
ne ,  ed  avendo  riguardo  alla  precedenza  del  tempo  ,  che  il 
fuo  orizzonte  fi  reggerle  dall'angelo,  e  l'angelo  dall'oriz- 
zonte .  Non  voglio  tacere  di  quel  certo  pittore  di  Crema  di 
fopra  detto,  il  quale,  mentre  che  l'Architetto  moflrava 
quella  fua  figura  ignuda  ,  intromettendoli  ,  ed  a  me  impe- 
riofamente  rivoltoli ,  ancorché  a  lui  non  convenirle ,  con  una 
cotal  voce  mi  dirle  :  fatte  or  voi  una  figura  come  quefla . 
Io  riti,  e  fletti  per  dir  a  lui  quello,  che  già  dille  un  Poeta 
all'Albicante,  il  quale  per  fare  anch'elio  il  poeta,  e  trovare 
una  rima ,  che  li  bifognava  aveva  detto ,  che  i  gatti  erano 
limulardi  ;  ma  non  ebbi  tempo  ,  e  fui  prevenuto  dal  Sig.  Conte 
Sforza  Morone  ,  che  udendo  quella  sì  bene  proporzionata 
parlatura,  né  potendola  tollerare  Ibridandolo  li  diffe  :  or 
ìaffa  feguitar  loro,  e  fé  fei  pittore  falla  tu;  quafì  diceffè, 
che  cofa  hanno  a  fare  i  granchj  colla  luna .  Tornando  ove 
Jafciai ,  dico  ,  che  volendo  io  di  nuovo  rifpondere  ,  che  queft' 
opera  flava  molto  bene  prima  ,  fuorichè  del  piano  fuperiore 
agli  occhi  noflri ,  ecco ,  che  ci  mandarono  ambidue  in  difparte 
per  ragionare  fra  di  loro  fìccome  è  il  folito.  Fu  detto  poi, 
che  fra  i  tre  elletti ,  ed  i  Signori  del  Capitolo  furono  alcu- 
ne varie  opinioni ,  come  in  fimili  cofe  fuol  avvenire  ;  per- 
ciocché il  Sig.  Aleffandro  Caimo,  e  M.  Barnaba  Matematico 
diflèro ,  che  quanto  alla  ragione  la  Perfpettiva  di  M.  Pelle- 
grino non  poteva  flare  in  alcun  modo  ;  e  gli  ^altri  per  la 
pratica  fatta  col  Soldati  Ingegnere  di  fopra  detto  dicevano, 
eh'  era  buona  nel  modo  ,  al  quale  egli  l' aveva  ridotta . 
Bada  che  non  badarono  punto  a  quello,  che  fi  dicano  né 
Euclide,  né  gli  altri  Autori.  Solo  fi  compiacquero  di  dire, 
che  i  loro  Pittori  facevano  le  illorie  nell'altezza,  che  a  loro 
piaceva  con  i  piani  apparenti ,  perché  così  era  in  ufo  :  non 

E  mi- 


34 
mirando ,  che  non  di  pittura  fi  trattava ,  ma  si  bene  di  fcul- 

tura  di  gran  rilievo,  e  che  andava  polla  in  grande  altezza. 
De'  due  orizzonti ,  né  delle  due  diftanze  ,  né  de'  piani  in- 
terrotti detti  tante  volte  per  neceflìtà  non  vi  fu  pur  una  pa- 
rola ,  perchè  forfè  il  trattarne  non  faceva  al  propofito  per 
la  falvezza  delle  loro  opinioni . 

Dalle  cofe  in  fin  qui  dette  V.  S.  faccia  ora  giudicio 
con  qual  animo  dovevano  rimanerli  alcuni  di  quei  Signori 
del  Capitolo ,  i  quali  per  le  contrarietà  nofrre  recarono  con- 
fufi ,  e  dubbj;  tra  i  quali  non  vi  furon  già  il  detto  Sig.  Conte 
Sforza  Morone  Cavaliere  giudicioliflimo  in  ogni  facoltà  ,  né 
il  Sig.  Antonio  Maggi,  ed  altri  Signori  allora  deputati,  i 
quali  molto  bene  feppero  in  tal  cafo  difeernere  il  vero  della 
cofa .  Cosi  recarono  appunto  le  dimoftrazioni ,  e  rifoluzioni 
no(lre  di  queflo  primo  capo  dinanzi  a'  Signori  del  detto 
Capitolo  .  Vi  fu  anche  un  certo  chiamato  il  Pacchioto  ,  il 
quale  non  mancò  con  un  certo  fuo  modo  ardito  di  dire, 
che  vi  erano  flati  degli  altri  maeflri  ,  i  quali  non  avevano 
guardato  a  cotali  fottigliezze  ,  perchè  e  di  fcultura  ,  e  di 
pittura  avevano  fatto  ciò,  che  loro  era  tornato  bene:  quali 
che  per  le  opere  loro  non  fi  vegga  ,  che  ci  fono  flati  di 
poco  efperti  affai,  e  che  fé  ciò,  ch'egli  dille  foffe  pur  vero, 
Baldaflare  tra  gli  altri  non  avrebbe  finto  in  pittura  il  qua- 
dro di  fopra  detto  nella  Pace  a  Roma  appiccato  con  i  chio- 
di fé  fi  poteffe  fare  ciò,  che  torna  bene.  Ma  V.  S.  conofee 
il  Pacchioto  così  bene  come  io ,  e  fa  quel ,  che  fa  dire ,  e 
quel  che  fa  fare . 

Effendo  noi  di  nuovo  richiamati  alla  prefenza  d'elfi 
Signori  fopra  l'opera  del  Battiflerio,  del  quale  pur  nell'epi- 
flola  mia  fu  fatta  menzione,  di  forma  quadrata  con  quattro 
colonne  di  pietra  mifthia  atta  molto  ad  aprirli  più  di  qua- 
lunque di  altra  cava  ,  com'  è  di  comun  parere ,  rivolto  ad 
elfo  Architetto  dilli  :  io  ho  fempre  udito  dire,  e  letto,  che 
chi  non  conofee  quali  lìano  le  parti  d'un  proporzionato,  e 
ben  formato  corpo  non  può  ancor  fapere  quale,  e  quanto 
fìa  il  valore,  e  la  forza  fua  .  Perchè  le  li  noteranno  le  ben 

fon- 


35 

fondate  parole  di  Vitruvio  nel  fecondo  capo  del  primo  libro, 

ov'  egli  dice:  difpo/itio  efl  apta  rerum  collocano ,  e  quel  che  fe- 
gue ,  non  li  potrà  mancare  di  dire,  che  le  colonne  di  que- 
fro  Battifrerio  rifpetto  agli  architravi  di  vivo  non  fiano  fuori 
de!  loro  debito  luogo ,  e  (ito  ;  né  perciò  vi  può  edere  atta 
collocazione  con  qualità  non  eflendo  mefie  al  luogo,  che  in 
tal  edificio  fi  richiedeva .  E  che  fia  vero  fi  può  vedere  Vi- 
truvio al  fecondo  capo  del  terzo  libro,  ov'egli  dice:  Dìafìylì 
autem  hicc  erit  compofuìo  ,  cum  tiium  calumnarum  crajjttudinem 
vitercolummo  interponere  pojfumus  ,  ut  cft  Apollinìs  ,  &  Diane 
adis .  Hxc  dìfpofnio  banc  babct  difficultatem ,  quod  epijlylia  prop- 
ter  intervallo-rum  magnitudìncm  franguntur  .  Ma  per  lafciarmi 
meglio  intendere,  vuol  dire  Vitruvio  in  nofira  lingua:  La 
compofizione  del  Diaftilo  è  quando  polliamo  noi  frapporre 
nell'intercolunnio  la  grofiezza  di  tre  colonne.  Quella  difpo- 
fìzione  ha  quella  difficoltà ,  che  gli  architravi  per  la  gran- 
dezza degli  fpazj  fi  fpezzano .  Il  medefimo  afferma  Leon 
Battifta  nel  fettimo  capo  del  quinto  libro  -  Talché  fi.  vede 
per  quello  pericolo  eflére  fiato  ufata  da*  buoni  Antichi,  e 
Moderni  tali  fpazj  con  minori  intervalli  di  tre  grofièzze  : 
come  nel  veftibolo  del  Tempio  di  Marcello,  gl'intercolunnj 
del  quale  fono  di  due  grofiezze  di  colonna,  e  quel  di  mez- 
zo non  pafia  i  tre  ;  e  i  tre  tempietti,  ch'erano  a  canto  ove 
ora  è  la  Chiefa  di  S.  Niccolò  avevano  gì'  intercolunnj  di 
una  grofiezza  e  mezza;  né  altrimenti  erano  difianti  quelle 
del  Tempio  di  Vulcano,  e  quelle  del  Tempio,  eh,'  edificò 
Trajano  in  nome  di  Nerva  erano  difianti  una  grofiezza ,  e 
due  terzi  di  colonna  ,  oltre  a  molti  altri ,  per  le  vefiigia 
de'  quali  ancor  fi  vede,  che  non  parlarono  mai  la  bella  di- 
fpofizione  degli  epifiilj ,  che  ci  dà  Vitruvio .  Quanto  mag- 
giormente adunque  per  le  dette  ragioni  fi  dovranno  fpezzare 
gli  architravi  di  vivo,  che  fi  metteranno  in  opera  fopra  alle 
dette  colonne,  fé  gl'intercolunnj  loro  paiFano  di  fei  grof- 
fezze  di  colonna,  che  fono  per  più.  di  altrettanto  di  quelli» 
eh'  elfi  grandi  uomini  dicono  efiere  pericolo!] .  E  come  li  po- 
trà egli  dire  ,  che  in  un  edificio  tale  vi  fia  atta  collocazio- 

E  a.  ne* 


36 

ne?  Oltre  che  Vitruvio  ,  e  Leon  Battala  ,  e  le  autorità 
dette  fono  intorno  alle  colonne ,  che  hanno  appoggio  con  le 
pareti  delle  celle  de'  tempi,  e  ibpra  non  vi  li  poneva  falvo 
che  i  frontefpizj  fopra  le  cornici  ;  ma  le  quattro  colonne 
d'etto  Battiflerio  oltre  gli  fpazj ,  od  intercolunnj  fproporzio- 
nati  non  hanno  appoggio  con  alcun' altra  cofa,  e  fopra  pare, 
che  diciate  di  volervi  porre  oltre  agli  architravi  ,  fregi ,  e 
cornici  que'  frontifpicj  ftabiliti,  e  nelle  cantonate  i  piede- 
flalli con  fopra  le  piramidi,  e  nel  mezzo  delle  cornici  le  fta- 
tue,  e  fopra  la  volta  (Ann.<\.).  Onde  per  tutte  le  ragioni 
dette  vi  li  dimoftra ,  che  quello  edificio  s'allontana  dal  ficu- 
10 ,  e  che  corre  non  poco  pericolo  ;  né  tali  architravi ,  an- 
corché fopra  non  vi  Ci  mettefie  altra  cofa  ,  quanto  alla  ra- 
gione pò  ffo  no  e  fiere  eterni .  Vi  foprafia  anche  la  poca  fer- 
mezza delle  colonne ,  le  quali  fono  di  pietra  mifia  creata 
dalla  natura  di  molti  pezzami ,  che  fecondo  Plinio ,  e  Leon 
Battifia  fono  più  delle  altre  incollanti  ,  ed  alle  ingiurie  de' 
pefi  più  fottopofie  .  Oltre  di  quello  i  piedeflalli  le  rendono 
mal  fìcure  ,  né  perciò  vi  convenivano .  Poiché  facendoli  le  co- 
lonne di  maggior  grofièzza ,  e  con  le  bali  fopra  il  pavi- 
mento ,  non  folo  fi  levava  gran  parte  del  pericolo  ;  ma  fi  fa- 
rebbe anche  data  maggiore  grandezza,  e  maeftà  all'edificio 
rafibmigliandolo  al  rimanente  del  Duomo  :  dove  non  par- 
rebbe,  che  un  bello,  e  ben  comporto  padre  avefié  generato 
un  figliuolo  da  fé  difforme,  perciocché  le  fue  colonne  hanno 
le  bali  fopra  il  pavimento  ;  ed  infieme  fi  farebbero  feguiti  i 
vefligj  de'  buoni ,  che  non  mai ,  o  almeno  rarillìme  volte , 
e  da  necefiità  coftretti  ufarono  i  piedeflalli ,  fuorichè  negli 
archi  de'  trionfi  :  e  quefio  forfè  per  alzarli  dalle  inegualità 
delle  flrade  (  Jan.  5.);  ma  tale  necefiità  non  C\  vede  in  un 
Duomo  di  Milano.  E  fé  per  avventura  lo  fpazio ,  e  l'area 
d' abbailo  vi  foffe  paruta  poca,  non  mancavano  le  forme  po- 
ligone, o  vogliam  dire  di  più  faccie ,  ed  angoli,  le  quali 
tutte  tornano  beniilimo,  quando  che  in  ette  fi  oflervano  le 
firnmetrìe  ,  e  le  regole  dare  ,  ed  ufate  da'  buoni  :  non  vi 
efiéndo ,  come  fi  vede ,  necefiità ,  che  vi  afiringefie  ad  appi- 
gliarvi 


Il 
gliarvi  più  ad  una,  che  ad  un'altra  forma.    E  fé  fi  voleflè 

addurre,  che  il  principio  dell'Architetto  pattato  v'aveflè 
a  ciò  fare  affretto,  fi  rifponderebbe ,  ch'egli  aveva  gittato 
i  fuoi  fondamenti  congiunti  colla  facciata  del  Tempio  per 
maggior  fodezza  dell'edificio,  che  fotto  alle  fue  colonne  non 
vi  faceva  piedeflallo ,  né  fopra  vi  voleva  mettere  architravi 
di  vivo;  e  che,  eflendofi  eftirpati  i  fuoi  fondamenti  ,  e  quelli 
rifatti  più  difcofli  dalla  facciata,  ed  eflendofi  aggiunti  fotto 
le  colonne  i  piedeftalli  ,  e  fopra  gli  architravi ,  ed  altri  la- 
vori, non  fi  potrà  mai  dire,  che  dal  fuo  principio  fia  tal 
neceflìtà  tratta  eflendofi  levato  quanto  vi  era  di  fuo  fino 
alle  fondamenta  .  Alle  quali  cofe  tutte  così  mi  rifpofe 
M.  Pellegrino. 

E'  vero,  che  quelli  intercolunni  fono  oltre  le  regole  fpro- 
porzionati  ;   ma  fé  io  avefli  (parlando  con  faccia  allegra,   e 
tutto  baldanzofo)  il  rimedio  pronto  ed  all'una  ,  ed  all'  al- 
tra cofa,  non  farebbe  quello  bello?  Veggiamo,  difs'io,  quanto 
prima  quello  nuovo  ritrovato  ;  perciocché  io  fui  fempre  deli- 
derofo  d'imparare.  Ed  egli  moftrando  il  difegno  d'eflò  Bat- 
tiflerio  fece  vedere  il  modo  ad  ogni  uomo,  col  quale  inten- 
deva rimediare  a  tali  inconvenienti  :  e  fu  quello  di  mettere 
certi   pezzi   di  pietre   cuneate  ne'  fregi   da   tutte   quattro   le 
faccie  con  quattro  flanghe  di   ferro   imperniate  ne'  capitelli , 
e  cacciate  nelli  membri  fuperiori  con  una  chiave  di  ferro  tra 
le  dette   flanghe  a  ciafcuno  de'  fregi  ,   che  padano  dall'  una 
all'  altra  delle  quattro  colonne  dette  ,   come  V.  S.  vede  per 
il  fello  difegno  fegnato  A  .    E  ciò  fatto  pareva  ,  che  ii  glo- 
riaflè   del  fuo  difegno  ,   e  della   fua   pronta   invenzione  con 
quei  Signori.  Quand' io  foggiunii:  a  me  Illuflri  Signori  do- 
vrebbe badare  ,  eh'  egli  di  bocca   propria   abbia   confefl'ato  , 
che  conofee  l'errore  ,  e    s'appaghi  de'  miei  ricordi  volendo 
con  nuovi  modi ,  e  nuovi  incatenamene  ,  ed  infoliti  foflenere 
quello,  che  non  fi  deve,  e  eh'  è  quali  impoflìbile  .  Non  però 
voglio  mancare  di  ricordare  ,   che  i  fregi  fono  finiti  ,   come 
ii  vede  da  ognuno  ;  né  in  elfi  è  fpazio  per  tali  incatenamen- 
ti ,  fé  di  nuovo  fpezzandoli  ,   non  ve  lo  farà  ;  e  quando  an- 
che 


3* 

che  (ì  polla  fare  ciò,  ch'egli  ora  difegna  sì  facile,  non  però 

fi  afficurerà  queft' opera  di  maniera,  che  non  reffi  ancora  al 
creder  di  molti  più  pericolofa  .  Né  lì  debbon  fare  le  fabbri- 
che a  cafo  ,  per  dire  poi  io  vi  rimedierò;  che  da  principio, 
c'infegna  Marco  Polione ,  con  diligenza,  sì  per  l'onore, 
come  per  il  danno,  che  feguir  ne  polla,  dobbiamo  ad  ogni 
minima  cofa  aver  riguardo  . 

Ciò  finito  di  dire  ci  fu  detto,  che,  fecondo  il  folito, 
ambidue  ci  ritirammo  da  parte;  ove  non  molto  dimorati, 
perchè  non  ebber  troppo  che  dire ,  avendo  egli ,  ciò  ,  che 
dilli  di  fua  bocca  confeflato  ,  fummo  richiamati  dentro .  E 
per  effer  già  l'ora  tarda  per  i  lunghi  difcoriì  fatti  mi  fu 
detto,  che  io  diceffi  ciò,  ch'io  fentiva  del  Tempietto  fot- 
terraneo  chiamato  dal  volgo  qui  a  Milano  lo  Scurolo ,  eh'  è 
fotto  il  Coro  del  Duomo.  Le  mende  manifede  del  quale, 
acciocché  meglio  follerò  inrefe  divifi  in  due  capi;  e  nel  pri- 
mo d'elfi  io  diffi  ,  che  farei  conofeere  le  differenze  delle 
proporzioni ,  e  corrifpondenze  ,  eh'  erano  tra  il  maggiore  x 
e  minor  Tempio ,  il  quale  tuttavia  li  andava  fottoterra  la- 
vorando,  e  gli  antichi  Tempi  circolari  fatti  con  ragioni  di 
proporzione;  per  l'altro  capo  dimoflrerei  quanti  inconvenienti 
cauferebbero  nel  Coro  fuperiore  quelle  corruzioni .  Piglian- 
do adunque  il  primo  capo,  diffi:  La  flrutturadi  qualiivoglia 
edificio  dentro  di  un  altro  già  fatto  deve  affomigliarfì  ,  ed 
accollarli  più  che  fia  polfibile  a  quella  prima  forma;  perciò 
effendo  la  pianta  di  quello  maggior  Tempio  ,  dentro  del 
quale  fi  va  fabbricando,  divifa  colla  bella,  e  ben  in tef  a  ma- 
niera ,  o  regola  de'  triangoli ,  i  lati  de'  quali  padano  per  i 
centri  delle  colonne  di  mezzo  della  fua  cella  deiignandovi 
non  iolo  il  proprio  luogo  ,  e  fito  loro;  ma  eziandio  gì' in- 
tercolunni, e  le  loggie,  che  reflano  dalla  parete  fua  ulti- 
*na  ,  cioè  dalla  feorza  di  fuori  alle  dette  colonne  con  gran 
proporzioni,  e  corrifpondenze  (  Ann,  6.},  non  altrimenti  al 
mio  parere  fi  doveva  compartire  tutta  l'area,  o  fpazio  d'elfo. 
Tempietto,  come  fi  vede  per  quefta  mia  pianta,  (e  moftrai 
quella ^  eh' è  polla  tra  i  difegni  al  nono  luogo),  nella  quale 

fi  vede 


19 

fi  vede   la  corrìfpondenza ,  e   fimilitudine  delle   colonne,  e 

degli  fpazj  del  maggior  Tempio  a  quelle  del  minore  l'  una 
all'incontro  dell'altra,  e  l'uno  fpazio  Ornile,  e  proporzio- 
nato all'altro,  e  gl'intercolunnj  di  mezzo  d'elfo  Tempietto 
fono  uguali  agli  fpazj  di  circonferenza,  e  nella  proporzione, 
eh'  è  il  tutto  della  maggiore  circonferenza  d'elio  Tempietto 
alla  minore  ,  ove  fono  le  colonne  ,  fono  ogni  due  fpazj  di 
circonferenza  ad  uno  intercolunnio  di  mezzo  ,  come  ci  am- 
maenda la  prima,  e  duodecima  propofizione  del  quinto  libro 
di  Euclide  .  In  oltre  lo  fpazio  inchiufo  dalle  dette  colonne 
viene  anch'elfo  in  proporzione  dupla  colle  fue  Ioggie,  com* 
è  dovere-,  ed  il  tutto  è  proporzionato  con  fomiglianza  delle 
larghezze  alle  altezze,  come  li  vede  per  il  profilo.  Né  altri- 
menti li  veggono  efiere  compartiti  i  belli ,  e  bene  intefi  Tempj 
circolari  di  Bacco,  di  S.  Stefano  in  Roma,  ed  il  Periptero 
a  Tivoli,  oltre  molti  altri  antichi  Tempj;  né  altrimenti  è 
divifo  il  bel  Tempietto  di  Bramante  a  S.  Pietro  in  Molito- 
rio. Né  vi  fgomenti ,  che  tal  regola  fia  data  da  Vitruvio 
per  la  conformazione  del  teatro  ;  poiché  non  è  plinto  da 
quello  lontano  il  bel  Periptero  fuo  nel  quarto  libro,  febbe- 
ne  la  regola  ce  la  dà  con  altre  mifure .  E  fé  d'altra  autorità 
non  vi  compiacente,  almeno  quella  del  medelimo  Duomo  do- 
veva effer  bafkvole  a  darvi  luce  della  bella,  e  maeftrevol 
via ,  che  fi  dee  tenere  per  non  incorrere  in  certe  fpropor- 
zioni ,  che  dopo  fanno  apparire  le  opere  a  guifa  di  un  cor- 
po ,  che  abbia  le  fue  membra  fparfe  ,  e  feminate .  Perciocché 
effendoli  avvicinate  le  colonne  più  del  dovere  al  centro  ,  le 
Ioggie  vengono  a  non  avere  alcuna  proporzion  di  ragione 
collo  fpazio  di  mezzo,  e  reffano  più  larghe  ,  che  alte;  il 
che  molto  fi  abborrifee ,  e  con  molta  ragione,  e  gli  fpazj 
della  circonferenza  non  folo  fono  difuguali  con  gl'interco- 
lunnj di  mezzo  ;  ma  eziandio  fono  tra  fé  itefìi  di  mifure  di- 
verfe.  Altri  (comparati  dico  tra  di  loro)  fono  di  proporzio- 
ne fefqu  i  terza  ,  altri  fefquiquarta  decima,  ed  altri  fopra  tri- 
pai  ziente  fettima.  Perdonatemi  però,  fé  per  forte  vi  parefle, 
che  io  parlali!  fofeo,  non  li  potendo  altri  vocaboli  tifare  per 

que- 


4° 

quelle  proporzioni.    Ed   in  quefio   modo    l'opera  dello  Scu- 

rolo  non  può  aver  giuda  corrifpondenza  né  in  larghezze, 
né  in  altezze,  come  manifeflamente  fi  vede:  e  dove?  Nel 
gran  Duomo  di  Milano.  Ma  di  grazia  perché  digradar  le 
bafi  ,  e  curvarle  veri©  il  centro  ?  cofa  non  più  ufata,  che 
fi  oda,  o  fi  legga,  o  lì  vegga;  che  pure  fi  potrebbe  com- 
portare fé  almeno  avellerò  corrifpondenza  in  circonferenza 
con  tal  digradazione:  cofa,  che  non  è,  come  vedete  per 
quella  pianta  prefa  fui  dolio  dell'opera  voftra  .  Non  iftarp 
ora  a  dirvi  quello,  che  hanno  notato  molti  ,  cioè  che  non 
abbiate  fatto  le  colonne  d'ordine  Jonico  ,  effendo  quelle  di 
fopra  del  Tempio  maggiore ,  di  che  lì  ragiona  di  ordine 
Compolito  :  ma  avrò  ben  caro  d' intendere  fopra  ciò  qualche 
voftra  bella  ragione.  Quefio  difs'  io  fopra  il  primo  capo  del 
Tempietto  fotterraneo ,  come  V.  S.  vedrà  per  le  piante,  e 
profili  dal  fettimo  al  decimo  luogo  de'difegni.  Poi  foggiunfi: 
Intorno  all'  altro  capo  appartenente  al  Coro  fopra  d'efiò 
Tempietto  dicovi ,  che  per  quello ,  che  fi  vede  già  fatto  non 
fi  potrà  far  di  meno ,  che  non  fi  alzi  fopra  il  piano  del  Duo- 
mo circa  quattro  braccia;  iìcchè  col  pavimento  d'efiò  Coro 
oltre  a' fedili  ,  e  fpalle  fi  farà  molto  più  alto  dell'occhio, 
e  veduta  noffra  ;  cofa  non  conveniente ,  avendo  avuto  cam- 
po di  poterli  abballare  coi  capitelli  delle  colonne  d'efìb 
Tempietto  più  in  giù  ,  e  non  ilare  come  li  è  fatto  un  brac- 
cio più  alto  del  fuolo  del  Duomo  col  principio  delle  impo- 
fie  .  A  quello  modo,  oltreché  lì  farebbe  refa  la  volta  più 
ficura ,  non  li  farebbe  dato  in  tante  difficoltà  nella  più  nobil 
parte  d'efiò  Coro.  Né  v'è  bifogno  rifpondere ,  che  ciò  fi  ila 
fatto  per  rendere  il  luogo  più  fano;  perchè  vi  iì  dirà,  che 
il  piano  d'elio  Duomo  li  ritrova  più  alto  del  fuolo  della 
fi-rada  fettentrionale  tre  braccia  ,  e  da  indi  in  qua  vi  fono 
k  flanze  dei  circonvicini  più  fotto  cinque,  e  fei  braccia; 
delle  quali  non  ricorderò  falvo  quelle  del  bel  palazzo  del 
Marino,  nelle  quali  i\  alberga  il  giorno  e  la  notte  ,  e  fono 
nondimeno  più  baile  del  piano  d'elfo  Tempietto  due  braccia. 
Or  vedali  fé  per  uno ,   o  due   braccia  di  più ,   che  li  folle 

ab- 


4* 

abbaffato  era  queflo  il  luogo  men  lano  ;  tanto  più,  che  nel 

Duomo,  e  nel  detto  Tempietto  particolarmente  non  li  ha  a 
dimorare,  fé  non  a  certe  ore  del  giorno,  e  non  continua- 
mente come  in  altre  fabbriche  affai  in  Milano  avviene  ,  che 
io  non  racconto;  oltreché  per  il  molto  fpazio ,  per  la  molt' 
aria,  e  molta  luce  non  vi  doveva  dar  noja  l'abbaffarfi ,  fé 
pur  vi  fi  voglion  fare  le  doppie  fodere ,  e  le  efalazioni . 
Or  non  effendo,  come  ho  dimostrato,  affretti  da  neceffità, 
non  fi  doveva  cosi  di  leggieri  levare  tanta  maeftà ,  e  decoro 
al  Tempio  Maggiore  di  così  nobile ,  e  grande  ,  e  famofa 
Città .  E  fé  lì  rifponderà  ,  che  per  tale  altezza  non  fi  vo- 
gliano mettere  alcuni  fedili  in  fronte  del  Coro,  vi  repliche- 
rò ,  che  faremo  affretti ,  ed  isforzati  a  dare  in  un  altro  in- 
conveniente ,  il  quale  farà,  che  a  viva  forza  converrà  met- 
tere le  fedie  fino  alle  colonne  della  tribuna  ,  ed  occupare 
contro  ogni  ragione  quell'  intercolunnio  di  più  ,  perchè  né 
f  la  pianta  d'effo  Tempio  lo  comporta,  né  le  colonne  della 
tribuna  debbono  giammai  avere  alcun  impedimento  di  fuori 
per  qualiivoglia  cofa ,  per  importante  che  fia  ;  altrimenti  né 
il  popolo  di  quefì a  Città  ,  né  gì'  intelligenti  di  fuori  ,  fé 
non  in  un  tempo,  almeno  in  un  altro,  al  creder  mio  ve  lo» 
comporteranno»  Oltre  a  ciò  facendofi  dico  al  primo  modo 
il  leverà  quafi  tutta  la  veduta  in  faccia  ad  effo  Coro;  e  fa- 
cendofi come  fi  è  incominciato  fi  leverà  gran  parte  di  cor- 
rifpondenza  al  Tempio  ;  il  che  tutto  procederà  dalla  poca 
confiderazione  avuta  ne  II'  ordine  del  Tempietto ,  o  Scurolo  . 
Ed  ancorché  fi  lafft  libero  in  faccia ,  non  però  per  1'  altezza 
delle  fpalle,  e  muri  d'effo  Coro  fi  farà,  che  veder  fi  poffa 
l'Aitar  Maggiore  all'entrare  delle  porte  laterali,  come  pri- 
ma fi  vedeva,  e  come  per  quefta  mia  pianta  d'effo  Tempio 7 
e  per  i  raggi  tirati  in  effa  potete  vedere  voi  ancora  (e  mo- 
ftrai  la  pianta  all'  undecimo-  luogo).  Ma  per  conchiuderla 
al  parer  mio,  detto  Coro,  ed  Altare,  poiché  fi  hanno  a 
movere  {farebbero  molto  meglio  ,  ed  avrebbero  il  fìto ,  e 
luogo  loro  proprio  fotto  alla  tribuna,  che  cosi  fu  la  inten- 
zione de' primi  Architetti,  lafciando  libero  elfo  Tempio  in 

F  ogni 


41 

ogni  altra  parte ,  come  da  cosi  grandi  uomini  fu  ordinato . 
Alle  quali  cofe  tutte  rifpofe  M.  Pellegrino  dicendo: 

Circa  la  pianta  dello  Scurolo  io  ne  feci  di  molte  for- 
me, e  tra  tutte  quelle  (volgendoli  a  que'  Signori)  facefte 
elezione  voi  di  quefta  circolare  ;  né  per  quefto  occorre ,  che 
dirvi  fopra ,  poiché  voftra  fu  l'elezione.  Quali ,  Signor  mio, 
che  io  avelli  detto,  che  la  forma  circolare  non  folle  a  pro- 
pofìto,  fé  di  già  io  l'aveva  commendata  per  la  bocca  di 
tanti  Autori ,  purché  folle  fatta  corri fpondente  al  refto  ;  op- 
pure voleffe  egli  dire,  che  avevano  errato  effi  avendo  elet- 
to, e  non  corretto  il  fuo  difegno,  fé  di  loro  era  fiata  l'ele- 
zione .  Circa  le  cofe  di  fopra  nel  Coro  non  voglio ,  difs' 
egli ,  altro  dirne  ;  perciocché  altre  volte  ho  dimoftrato  alle 
S.  V.  come  ha  da  eflére  il  tutto.  E  finito  il  fuo  ragiona- 
mento fummo  mandati  un'  altra  volta  in  difparte  ;  ed  i  Si- 
gnori (come  poi  da  certi  mi  fu  detto)  fi  fletterò  ragionan- 
do tra  loro  fopra  di  un  difegno  da  lui  lafciato  dentro  kn^ 
za  mia  faputa  ,  acciocché  io  non  vedeifi  una  fua  certa  in- 
venzione di  un  piano  digradato ,  ed  a  pendio  in  un  Coro 
di  un  Tempio  di  cosi  gran  nome,  e  Città  com'è  la  noftra: 
opera  piuttofto  da  profane  dimoftrazioni  ,  e  commedie ,  che 
da  celebrarvi  i  facri ,  e  divini  officj .  Sopra  il  qual  difegno 
avendo  elfi  Signori  molto  ragionato,  ed  a  chi  piacque,  e  a 
chi  no,  fummo  di  nuovo  richiamati  alla  prefenza  loro,  che 
ancora  facevano  gran  bisbiglio,  parlandoli  l'un  l'altro  delle 
noRre  proporle,  e  rifoluzioni .  Finalmente  dopo  molte  cofe 
divifate  da  chi  in  una  guifa ,  e  da  chi  in  un'  altra  ,  le  quali 
per  non  efler  troppo'  proliffo  per  ora  taccio ,  fu  detto ,  che 
M.  Pellegrino  operava,  ed  aveva  operato  per  pratica,  e  che 
io  per  la  feienza  aveva  dimoftrato  con  ragione  quanto  era- 
vamo divedi  di  parere;  quali  voleffero  dire,  che  la  feienza 
non  aveffè  che  fare  colla  pratica .  E  con  quefto  ogni  uomo 
il  parti  per  allora  irrefoluto . 

Si  è  di  poi  lavorato  intorno  ad  effo  Scurolo ,  e  Coro 
tutto  quello,  che  V.  S.  vedrà  per  la  mezza  pianta  e  fuo 
profilo  merli  nel  fettimo,  ed  ottavo  luogo,  per  i  quali  co- 
no- 


43 

nofcerà ,  ch'elfo  Architetto  ha  fatto  i!  piano  pendente  molto, 
con  raolt' interrumpimenti  di  gradini,  i  quali  pure  fono  a 
foggia  de' piani  delle  fcene ,  cadendo  innanzi  a  gara  le  fedie, 
e  fpalle  d'etto  Coro,  come  V.  S.  vedrà  per  i  difegni ,  an- 
corché fìano  piccioli,  e  non  molto  politi,  perchè  non  alla 
politezza  ho  io  attefo  ;  ma  bensì  al  foggetto  della  cofa . 

Non  voglio  tacere  a  V.  S.  un  altro  fatto  feguito  per  in- 
nanzi,  del  quale  V.  S.  ne  farà  poi  quel  giudizio,  che  a  lei 
parerà.  E  fu,  che  data,  che  io  ebbi  l'epiftola  al  Capitolo, 
pregai  l'Uluftre  Sig.  Conte  Sforza,  che  fi  facefle  dare  un  di- 
leguo dello  Scurolo  di  mano  d'effo  Architetto,  acciocché 
non  fi  tramutaffe  l'opera  incominciata,  e  che  ancora  no» 
era  molto  innanzi,  il  qual  Signore  l'ebbe,  ma  divertimmo 
dell'opera;  ed  è  l'ultima  pianta  porta  ne'  difegni,  vicina 
alle  regole,  e  divifìoni  del  circolo  da  me  dette  di  fopra;  e 
l'originale  è  ancora  appreffo  d'effo  Illuftre  Signore.  Nondi- 
meno egli  continuava  l'opera  diverfamente  nel  modo,  che 
io  ho  dimoftrato  per  non  abbacarli  ai  buoni  Autori ,  e  buo- 
ni ricordi.  Per  il  che  dubitai  più  d'una  volta,  ch'egli  non 
lo  tramutaffe  in  un  iftante  per  raffomigliare  l'opera  al  di- 
fegno  dato  ad  eflb  Sig.  Conte ,  perchè  vi  fi  faceva  lavorare 
buona  parte  della  notte.  Nondimeno  veduta  l'opera  a  taL 
fegno  ridotta ,  che  non  fi  poteva  per  la  gran  fpefa  rimove- 
re ;  ed  eflèndo  venuto  il  giorno ,  nel  quale  avevamo  ad  efiè- 
re inh'eme ,  diffi  ad  effo  Sig.  Conte  fé  farebbe  bene ,  che  ciò 
fi  fcoprihe  nel  Capitolo ,  affine ,  che  fi  conofceife  con  qual 
fondamento  io  mi  era  moflò  a  parlare  ;  ed  eflb  Signore  per 
modeftia  non  volle ,  che  io  per  allora  rilevaffi  quella  -cofa  : 
Ma  ella  è  poi  venuta  in  luce,  come  molti  fanno. 

Refta ,  che  io  dica  (non  per  V.  S. ,  che  lo  fa  molto 
meglio  di  me)  in  quali,  e  quanti  modi  fiano  congiunte ,  e  di- 
fgiunte  la  pratica,  e  la  fcienza:  acciocché  fé  quefti  miei 
fcritti  (  poiché  V.  S.  mi  ha  dato  occalione  di  farli ,  di  che 
fommamente  la  ringrazio)  faranno  pur  letti  da  altri,  pofla 
chiunque  li  leggerà  conofcere ,  che  la  pratica  con  ragione 
non  può  effere  fenza  la  cognizione  dell'arte,  eh' è  un  abito, 

F  2  che 


44 
che  con  fcienza  produce  la  fua  operazione;  eflèndo  la  caufa 
principale ,  come  dice  non  pur  Vitruvio  noftro  maeftro ,  ma 
Arinotele,  il  fine,  il  quale  move  all'operare,  ed  in  effo  è 
ripofla  la  forma  di  tutta  l'opera;  talché  ogni  artefice,  che 
ragionevolmente  opera  avanti  ch'egli  dia  principio  all'opera 
con  atto  efteriore  delibera  nella  fua  mente  ciò  ,  eh'  egli  ha 
da  operare;  né  far  fi  può  tal  deliberazione,  fé  prima  non 
fi  riguarda  il  fine.  Ma  con  quefio  riguardo  fi  parte  dalla 
fcienza,  e  cammina  all'atto  dell'operare,  cioè  alla  pratica: 
così  ogni  artefice,  che  operi  con  ragione  fi  parte  dalla  fcien- 
za, e  cammina  alla  pratica.  Ma  fé  l'operare  farà  lenza  ra- 
gione, quefio  farà  o  a  cafo5  o  ad  imitazione .  E  perchè  tan- 
to le  buone  opere ,  quanto  le  falfe ,  e  tanto  le  fatte  con  ra- 
gione, quanto  le  fproporzionate  pofibno  efière  imitate  da  co- 
lui,  che  non  ha  in  fé  la  ragione,  per  mezzo  della  quale 
egli  poffa  difeernere  le  buone  opere  dalle  viziofe ,  di  qui  na- 
fee,  che  l'imitazione  può  facilmente  errare  fenza  la  guida 
dell'arte  {Ann.-].).  Per  il  che  fi  vede  quanto  fia  più  eccel- 
lente ,  e  più  degna  l'arte  dell' efperienza  ;  poiché  l'arte  è 
più  vicina  al  fapere  intendendo  ella  le  caufe ,  e  le  ragioni 
delle  cofe  {Ann.  S.).  Ma  perchè  fi  vegga,  che  l'arte,  e  la 
pratica  difgkmte  ,  e  da  fé  poco  vagliono,  non  ricorderò  fai- 
vo,  che  Vitruvio,  poiché  fi  parla  d'Architettura,  il  quale 
come  fa  V.  S.  dice  così  :  Arcbiteflura  cfl  [ci  enti  a  pìuribus  di- 
Jiipìinis ,  ■&  variis  eruditionibus  ornata ,  cujus  judicio  probantur 
omnia ,  qux  a  cateris  arti  bus  perficiuntur  opera ,  cioè  che  l'Ar- 
chitettura è  una  fcienza  di  molte  dottrine ,  e  di  divertì  am- 
maefìramenti  ornata,  dal  cui  giudizio  fi  approvano  tutte  le 
opere ,  che  dalle  altre  arti  perfèttamente  fi  fanno .  E  il  dot- 
tiffimo,  e  non  mai  abbaftanza  lodato  Patriarca  d'Aquileja 
nelle  fue  efpolizioni  (delle  quali  porrò  quel  tanto,  che  fa 
a  propofito  ,  acciocché  il  tefio  di  Vitruvio  refti  ad  ogni 
uomo  chiaro  )  dice  così  :  „  La  dottrina  comincia  nel  concet- 
5,  to  di  colui,  clic  infegna,  e  s'eftende  alle  parole;  ma  la 
,  difciplina  comincia  nell'udito  di  colui,  che  impara,  e 
3,  termina  nella  mente  ;  ma  bilia  cofa ,  ed  utile  è  il  fupporre 

„  per 


4? 
„  per  ragione ,  e  dimoftrare  per  pratica  :  in  quello  è  la  dot- 

„  trina ,  in  queflo  la  erudizione ,  cioè  lo  fgroffamento  (Ann.g.)  " . 
Vitruvio  :   Ea  nafiitur  ex  jabrica ,  &  ratiocinatione  ;  ma  perchè 
quefia  confeguenza  non  fi  può  fapere  fé  prima  non  fi  fa  ma- 
rrifello  che  cofa  è  fabbrica  ,  e  che  cofa  è  difcorfo ,  foggiu^ne  : 
Fabrica  e/I  continuata ,  ac  trita  ufits  meditatio ,  qme  manibus  per- 
fìciatur  e  materia  cujufcumque  generis   opus  e/i  ad  propofnum  de> 
formationis .    Ratiocinatio  autcm   e/ì ,    qtue    res  fabricatas  folertia , 
ac  rati-one  proportionis  demon/ìrare ,  atque    esplicare  potejì .    Fab- 
brica è  continuo,  ed  efercitato  penfamento  dell'ufo,  che  di 
qualunque  materia,  che  per  dar  forma  all'opera  propofla  fi 
richiede  colle  mani  fi  compie.  Difcorfo  è  quello,  che  le  cofe 
fabbricate  prontamente ,  e   con  ragionevole  proporzione  può 
dimoflrando  manileftare.  II  Patriarca:  „  Ogni  artifìciofo  coni- 
„  ponimento  ha  l'effer  fuo  dalla  notizia  del    fine  .    Volendo 
3,  dunque  fabbricare   fa  di   meftieri    avere   conofcimento   del 
„  fine.  Fine  intendo  io  quello,  a  cui  s'indirizza  l'operazio- 
„  ne;  ed  in  quello  l'intelletto  confiderà,  che  cofa  è  princi- 
pi, pio,  e  che  cofa  è  mezzo,  e  trova,  che  il  principio  iì  con- 
„  fiderà  in  modo  di  prefidenza  ,   e   nel    principiare  il  fine  è 
,,  prima,  che  l'agente,  perchè  il  fine  è  quello,  che  Io  mo- 
„  ve  all'opera,  l'agente  è  prima,   che  la  forma,  e  la  for- 
„  ma  è  prima  ,    che   la  materia;  imperocché  la  materia  noti 
„  è  morta ,  fé  la  forma  non  è  prima  nella  mente  di  colui, 
„  che  opera  .  Volendo  adunque  fabbricare  bifogna  conofcere 
„  il  fine,  come  quello,   che  al  mezzo  impone  forza,   e   ne- 
„  ceffità  ;  ma  per  la  cognizione  del  fine  è  neceflàrio   lo  fiu- 
dio,  ed  il  penfamento.    E  ficcome  il  faettatore  non  indi- 
rizzarebbe  la  fua  faetta  alla  brocca,  s'egli  non  renelle  fer- 
ma la  mira:  così  l'artefice  non  toccherebbe  il  fine,  fé  ad 
altro  fi  rivolgeffe  " .    Ma    torniamo  a   Vitruvio ,   il   quale 
dice:    Jtaque  Archiceli ,    qui  fine  ìiteris  contendemmo    ut  mani- 
bus  effent  exercitati ,  non  potuernnt  ejficere ,  ut  haberent  prò  labot- 
ribus  autboritatem  ;  qui   autem  ratiocinatìonibus ,   é?   litttris   folis 
conf./ì  fuerant  umbram  non  rem  per  fi  cuti  vi  dentar .  At  qui  utrum- 
fM€  perdidicerunt  3  wtì  omnibus  armis  ornati ,    citius  cum  authori- 

tatc 


53 
33 
53 

33 


46 

tate  qitod  ft/it  prcfofitum  flint  affeatti .  Dalle  cofe  dette  ,  dice 
adunque  Vitruvio ,  ne  fegue ,  che  quegli  Architetti ,  che  fen- 
za  lettere  hanno  tentato  di  affaticarli  colle  mani  non  hanno 
potuto  fare,  che  s'abbiano  per  le  fatiche  loro  acquiffato  ri- 
putazione alcuna;  e  quei,  che  ne'  difcorfi,  e  nella  cognizio- 
ne delle  lettere  folamente  fidati  fi  fono  l'ombra  ,  non  la 
cofa  pare  ch'abbiano  feguitato .  Ma  quei,  che  l'ima,  e  l'al- 
tra bene  apparato  hanno  come  uomini  di  tutte  le  armi  co- 
perti ,  ed  ornati  con  credito ,  e  riputazione  hanno  il  loro 
intento  lacilmente  confeguito.  Segue  il  Patriarca:  „ Siccome 
„  alla  naturai  generazione  fi  richiede  il  Padre,  e  la  Madre, 
e  fen?a  uno  di  loro  niente  fi  genera:   cosi  ad  efiere   Ar-' 


,  chitetto  ,  eh'  è  un'  artificiofa  generazione,  fi  ricerca  il  di- 


„  feorfo,  e  la  fabbrica  unitamente.  E  fé  alcuno  fi  perfua- 
„  defle  efiere  Architetto  con  la  fola  fabbrica  ,  ovvero  col 
„  folo  difeorfo  egli  s' ingannerebbe  ,  e  farebbe  ftimato  cofa 
„  imperfetta ,  anzi  moftruofa .  E  di  grazia  ,  fé  uno  aveflè  il 
3>  fapere  folamente,  ed  ufurpar  fi  voleffe  il  nome  d'Archi- 
„  tetto  non  farebb'  egli  fottopoflo  alle  oflèfe  degli  efperti  ? 
„  non  potrebbe  ogni  manuale  rimproverarlo  ,  e  dirli ,  che 
„  fai  tu  i  dall'altra  parte  fé  per  avere  un  lieve  efercizio  , 
,5  ed  alquanto  di  pratica  di  gran  nome  fi  credeffe  eflèr  de- 
95  gno ,  non  potrebbe  un  intendente  chiuderli  la  bocca  do- 
5)  mandandoli  conto ,  e  ragione  delle  cofe  fatte  ?  Perchè 
„  adunque  i  pratici  non  hanno  acquiftato  credito?  perchè 
„  l'Architettura  nafee  dal  difeorfo.  Perchè  non  i  letterati? 
„  perchè  nafee  dall'arte  del  fabbricare.  Ma  in  quefio  luogo 
3,  potrebbe  alcuno  dubitare,  e  dire:  Se  veramente  l'arte  è 
„  nell'intelletto,  perchè  cagione  dice  Vitruvio,  che  quegli, 
„  i  quali  nel  faper  folamente  lì  fono  fidati  l'ombra,  e  non 
,,  la  cofa  par,  che  abbiano  feguitato?  Rifpondo,  che  le  cofe 
„  dell'intelletto  alla  più  parte  ombre  pajono ,  ed  il  volgo 
„  ftima  le  cofe  in  quanto  <he  a'  fenfi ,  ed  agii  -occhi  fono 
„  fottopofle  ,  e  non  in  quanto  non  appaiono  ;  e  quefio  av- 
„  viene  per  la  confuetudine ,  perchè  non  fono  le  genti  av- 
„  vezze  -a  «difoorrere .;  e  però  J' accorto  Vitruvio  non  aflèr- 

„  ma, 


47 

„  ma,  che  i  Letterati  abbiano  feguito  l'ombre,  ma  parere 

„  quefto  .  Che  dinota  il  giudicio  degl'  imperiti  effer  fatta 
„  dalle  cofe  apparenti  "  .  Or  conchiudendola  dico,  che  l'arte 
fenza  il  fuo  non  è  d'alcun  giovamento,  e  l'ufo  fenza  l'arte 
non  farà  mai  cofa  ,  che  degna  Ila  di  lode  .  Ma  torniamo  a 
Vitruvio .  Cum  in  omnibus  rebus  tum  maxime  in  Artbiteclur* 
becc  duo  infunt  :  quod  fignìficatur ,  &  quod  Jìgnifìcat  .  Sigm fìcatur 
propojìta  res ,  de  qua  dicitur  ;  hanc  autem  Jìgnifìcat  demonfìratit, 
rationibus  doclrinarum  explicata  .  Cioè:  Perchè  così  in  ogni  al- 
tra cofa  ,  come  fpecialmente  nelP  Architettura  queffe  due 
parti  li  trovano,  cioè  la  cofa  fignificata,  e  quella,  che  li- 
gnifica. La  cofa  fignificata  è  l'opera  propofta  della  quale 
fi  ragiona;  quella,  che  fìgnifica  è  la  prova,  ed  il  perchè  di 
efia  con  ammaefìrevole  ragione  efpreffo  ,  e  dichiarato .  li 
Patriarca:  „  Tutti  gli  effetti  adunque,  e  tutte  le  opere,  o 
„  lavori  delle  arti  ,  tutte  le  conclufìoni  di  tutte  le  feienze 
„  fono  le  cofe  lignificate  ;  ma  le  ragioni ,  le  prove  ,  le  caufe 
„  di  quelle  fono  le  lignificanti  :  e  quello  è  perchè  il  fegno 
„  fi  riferifee  alla  cofa  fignificata,  l'effètto  alla  caufa ,  la 
„  conduzione  alla  prova.  Ma  per  dichiarazione  dico  ,  che  iìgni- 
„  ficaie  è  per  fegni  dimoflrare ,  e  fegnare  è  imprimere  il 
„  fegno  :  laddove  in  ogni  opera  da  ragione  dirizzata ,  e  cori 
„  difegno  finita  è  impreflb  il  fegno  dell'artefice,  cioè  la 
„  qualità,  e  la  forma,  eh'  era  nella  mente  di  quello;  per- 
„  ciocché  l'artefice  opera  prima  nell'intelletto,  e  concepi- 
„  fcc  nella  mente,  e  poi  fegna  la  materia  efteriore  dell' abi- 
„  to  interiore.  Segue  Vitruvio:  Quare  videtur  utraque  parte 
exerdtatum  e  fé  debere ,  qui  fé  Arcbiteclum  profitetur  .  Ónde  av- 
viene, che  chi  fa  profeffìone  d'Architetto  pare  ,  che  nelP 
una,  e  nell'altra  parte  effer  debba  efercitato  :  cioè  nella 
cofa  fignificata,  la  qual  nafee  dalla  fabbrica,  e  nella  ligni- 
ficante, la  qual  viene  dal  difeorfo  ;  talché  per  l'una  la  pra- 
tica, e  per  l'altra  la  feienza  fi  viene  ad  abbracciare,  e  con- 
giugnere in  modo,  che  feparar  non  fi  poffono  l'una  dall' 
altra.  Perciò  deve  l'Architetto  effère  e  nell'una,  e  nell'al- 
tra efercitato  (Ann.  io.). 

Ora 


48 
Ora  io  credo,  Signor  mio,  che  dalle  ragioni  di  Vitrt*- 

vio,  e  fuo  efpoiìtore  (in  qui  dette  fi  vegga  chiaro,  che  l'arte 
lenza  Tufo,  offia  pratica,  e  la  pratica  fenza  l'arte  non  può 
(lare  per  modo  alcuno.  Ma  fé  tuttavia  qualcuno  non  vo- 
Jeffe  acquietarli  !'  animo  a  cosi  fatte  determinazioni ,  rimettia- 
molo ornai  a  Virruvio  ,  il  quale  con  quello  ,  che  fegue 
formando  l'Architetto  Io  farà  chiaro,  fé  non  fia  oftinato, 
e  di  perduta  fperanza .  E  di  qui  lì  potrà  finalmente  cono- 
fcere  fé  uno  per  la  pratica,  e  l'altro  per  la  fcienza  pollano 
ambidue  aver  ragione  a  un  tratto  intorno  all'  ideilo  fogget- 
to;  perchè  tirata  quefta  fentenza  fotto  il  giudizio,  e  la  cen- 
fura  degli  Autori ,  e  degli  uomini  grandi ,  che  fcrivono  dì 
quefìa  profeffione  lì  moftra  quanto  ella  fia  a  propofito .  A 
V.  S.  con  tutti  gli  affetti  baccio  le  mani,  e  la  fupplico, 
che  avendo  io  sì  lungamente  rifpofto  alla  cortefiilima  lettera 
fua  mi  iaccia  grazia,  che  io  intenda  fé  refta  appagato  il  fuo 
defiderio,  e  fé  mi  ha  renduto  il  mio  folito  luogo  nella  opi- 
nione fua  :  perchè  mi  dorrebbe  pur  affai  d'averle  data  la  fatica 
di  leggere  tanti  foglj  fenz'  aver  foddisfatto  all'  intento  ,  e 
voler  fuo ,  che  io  avrò  fempre  per  dolciffima  legge . 
Di  Milano  il  io.  Maggio  1570. 

Del  Magnifico  Sig.  Alfonfo  JbL 

A  M.  Mattino  Baffi . 

/^X)n  granciiffima  foddisfazione  ,  e  contento  leffi  i  belli 
V-*  fcritti  voftri  ,  e  viddi  i  difegni  da  voi  fatti  fopra  le 
opere  del  Duomo,  ne' quali  ritrovai  quello  appunto,  che  io 
dal  canto  vofiro  giudicava  efiere  in  fatti ,  e  che  con  ogni 
affètto  defiderai.  E  quantunque  mirando  alla  fatica,  ed  alla 
lunga,  e  copiofa  fcrittura  mi  rincresca  d'avervi  dato  tanto 
travaglio:  però  volgendomi  dall'altra  parte  a  quello,  che 
ve  ae  potrebbe  feguire  di  buono,  non  vorrei  per  bene  affai 
effer  reffato  di  darvi  sì  lodevole ,  ed  onorata  moleftia  ,  la 
quale  forfè  potrebbe  un  giorno  far  coaofcere  più,  chiare  le 

ve- 


49 
voftre  propofte;  poiché  la  virtù  è  dì  natura,  che  più  coni- 
battuta,  e  depreffa,  più  finalmente  riforge ,  e  più  illuftre  ap- 
parifce ,  maflìme  in  fcienze  come  fon  quelle  di  Architettura, 
e  d'i  Perfpettiva ,  le  quali  hanno  i  fuoi  termini ,  e  fonda- 
menti veriffìmi  con  necefTarie  dimoftrazioni.  Oltre  alle  auto- 
rità di  si  eccellenti,  e  famofi  uomini  citati  da  voi,  a' quali 
come  ad  oracoli  di  quelle  arti  lì  dee  predar  indubitata  fede, 
per  dirvi  ancor  io  quel,  che  ne  fento ,  quanto  più  ho  con- 
iiderato  gli  fcritti  voftri ,  tanto  più  fono  entrato  in  parere , 
che  poco  più  fi  polla  dir  di  quello,  che  voi  v'avete  fcritto 
fopra .  E  quantunque  le  opere  tutte ,  fopra  le  quali  avete 
difcorfo  con  le  loro  dimoftrazioni  fiano  mendofe ,  e  meritin 
correzione  ',  nondimeno  al  parer  mio  la  Perfpettiva  veduta 
per  il  voftro  fecondo  difegno  con  due  orizzonti  piani  inter- 
rotti,  ed  altre  circoftanze,  ed  il  piano  pendente  a  foggia 
di  fcena  fatto  nel  Coro  con  quelle  fedie,  gradi,  e  fpalle, 
che  tutte  cadono  innanzi ,  mi  pajono  moftruofe ,  e  da  non 
poterli  per  modo  alcuno  accomodare  mai  al  gufto  degP  In- 
tendenti .  Io  farò  vedere  a  quanti  virtuofi  mi  capiteranno 
in  quella  Città  gli  fcritti  voftri ,  e  fono  ficuro,  che  trove- 
ranno lode,  e  commendazione  appreflò  d' ogn' Intendente . 
Voi  frattanto  perfeverate  negli  ftudj  voftri,  che  a  così  belli 
principi,  come  avete,  vi  convien  fare,  che  fegua  un  perfet- 
to fine  :  ed  effendo  nel  fior  degli  anni  potete ,  avendo  vita , 
fperarlo  al  ficuro  non  mancando  per  voi .  E  perdonatemi  fé 
fpronato  dall'  amor ,  che  vi  porto ,  e  che  voi  portate  a  me 
vo  trapaffando  i  termini  con  quefti  ricordi .  Né  reftandomi 
altro  ,  che  pregarvi  a  darmi  fpeffo  notizia  di  voi  ,  e  di 
qualche  altra  cofa ,  fuccedendone ,  intorno  a  dette  opere ,  ed 
ora  della  ricevuta  di  quefta,  mi  vi  offero  3  e  raccomando 
di  continuo  .    Dio  vi  guardi . 

Di  Verona  il  dì  15.  Giugno  1570, 

Avuta  la  pallata  rifpofta  io  mi  eleffi  di  veder  d' avere 

degli  altri  pareri  per  acquetarmi  poi  totalmente  alla  lor  giu- 

•ftilfima  fentenza,  e  tenerla  per  legge  irrefragabile  da  qui  in 

G  poi. 


5° 
poi  -    Però  la   feguentc  è  la  narrazione  de'  capi  delle   cofe 

proporle,  e  la  lettera,  che  leva  innanzi,  mutatis  mutandis, 
e  quella  con  che  fi  è  mandata  efTa  narrazione  a'  famofì  Ar- 
chitetti infrafcritti ,  come  dalle  rilpofte  loro ,  che  apprettò 
Seguiteranno  fi  può  vedere . 

Molto  Magnifico  Signor  mio  ofiervandiffimo . 

IO  non  avrei  ardire  di  dar  molelHa  a  V.  S.  con  mie  lette- 
re, fé  la  bontà  dell'animo,  eh'  io  odo  efièr  in  lei  pari 
al  valore  non  m' atficu rafie ,  ch'ella  non  folo  mi  riceverà, 
ed  ascolterà  volontieri  ;  ma  col  venirmene  a  lei  pofitivamen- 
te  mi  farà  dono  della  fua  grazia  ,  la  quale  per  la  buona 
fama  fua  gran  tempo  è,  che  derìderò .  Onde  da  lontano 
l'onoro,  e  la  riveriico  con  ogni  affetto:  e  merito  che  V.  S. 
mi  tenga  per  fuo  divotiflimo,  ed  afFezionatifilmo  fervi-tore  ; 
e  così  la  prego  caramente  ,  che  faccia  da  oggi  innanzi  co- 
mandandomi fempre  alcuna  cofa ,  in  che  io  poffa  mofirarle 
l'amore,  e  la  riverenza,  che  le  porto.  Appretto  la  fuppli- 
co,  che  non  le  gravi  di  leggere,  e  confiderare  maturamente 
i  pareri ,  che  le  mando  alligati ,  e  darmene  il  fuo  fondatif- 
fimo  giudicio  :  riprendendomi ,  o  facendomi  favore  alla  libera 
in  quel  tanto,  che  le  parrà  ch'io  meriti  l'uno  ,  o  l'altro, 
che  di  tutto  rimarrò  appagato,  ed  obbligati filmo  verfo  la 
fua  cortesia .  E  qui  mi  refto  baciandole  la  mano . 
Di  Milano . 

Due  Architetti  in  diverfì  tempi  hanno  ghiribizzato  fo- 
pra  un  pezzo  di  marmo ,  il  quale  dovrà  fervire  ad  un  Tem- 
pio di  Milano.  Di  quefH  loro  capricci,  ed  opinioni  fanno 
indicio  i  difegni ,  che  lì  mandano  alligati ,  portovi  i  carate- 
ri ,  e  le  linee  evidenti ,  ed  occulte  al  meglio ,  che  fi  è  po- 
tuto per  farli  più  chiari,  ed  intelligibili.  L'uno  di  efiì  Ar- 
chitetti fece  già  fcolpire  nel  fuddetto  marmo  l'Annunciazio- 
ne del  Verbo  di  Dio,  cioè  l'Angelo,  e  la  Madonna  di  gran 
rilievo,  e  quali  dal  faflò  fpiccate  per  porlo  poi  alto  da  terra 

al 


5» 

al  fuo  luogo,  come  più  baffo  s'intenderà  ,  ponendo  l'oriz- 
zonte in  uno  de'  lati  in  un  punto  A  per  dar  più  veduta  a 
certi  fuoi  partimenti  fatti  in  uno  d'effi  lati  ,  come  iì  vede 
nel  primo  difegno  fervendoli  di  braccia  fedici  di  diftanza, 
la  linea  delle  quali  è  fegnata  B,  che  per  la  Grettezza  della 
carta  non  s"  è  potuto  efprimer  meglio,  avendo  egli  digrada- 
to il  piano  D  C  G  H  ;  che  dimoftra  di  sfugita  otto  braccia , 
e  quello  acciò  rapprefentaffe  una  ftanza  quadrata  con  le  pa- 
reti attorno,  fopra  la  quale  giacciono  le  dette  figure,  come 
per  il  detto  primo  difegno,  e  fue  note  facilmente  fi  può  co- 
nofcere.  L'altro  Architetto,  lafciando  in  effo  marmo,  come 
:Qggi  lì  vede,  tutto  quello,  che  prima  vi  era  ordinato  dal 
fuo  antecefìore ,  vi  ha  formato  un  nuovo  orizzonte  in  mezzo 
dell'  iftoria ,  come  dimoftra  il  fecondo  difegno  nel  punto  B 
più  alto  del  primo  quindici  once  prefa  una  nuova,  e  bre- 
viflìma  diftanza,  che  non  giugne  a  quattro  braccia,  ancor- 
ché l'opera  fia  per  andar  alta  da  terra  braccia  diecifette  , 
e  mezzo  ;  dietro  al  quale  nuovo  orizzonte ,  e  nuova  diftan- 
za ha  fatto  fcolpire  un  pezzo  di  fmuffo  fegnato  DGEF, 
che  forma  angolo  col  primo  piano,  come  fi  vede  per  il  fe- 
condo profilo  nel  punto  I .  Nondimeno  detto  Architetto  tie- 
ne ,  che  fia  col  primo  continuo  in  fuperficie .  Oltre  a  ciò  vi 
•  ha  innalzato  una  parete  con  un  ufcio  in  ifcorcio ,  un  cam- 
min  quadro,  ed  un  pezzo  di  cortinaggio.  Tutte  le  quali 
cofe  aggiunte  ubbidifcono  al  fuo  nuovo  orizzonte,  e  nuova 
diftanza ,  ubbidendo  quelle ,  che  prima  v'  erano ,  e  vi  fono 
ancora  al  primo  orizzonte ,  ed  alla  prima  diftanza .  Or  eflèn- 
do  io  da  chi  mi  può  comandare  richiefto  del  parer  mio  fo- 
pra cofe  cosi  diverfe  ,  ho  deliberato  prima  ,  che  rilblvermi 
a  darlo  di  avere  il  voto  di  tant'uomo  com'è  V.  S. ,  e  per- 
ciò ho  prefo  lungo  tempo  per  afpettarlo ,  Ma  con  V.  S.  non 
mi  par  di  tacerlo ,  fottoponendolo  al  fuo  più  maturo ,  e  più 
favio  giudicio .  Il  parer  mio  farebbe  uno  di  due ,  come  V.  S. 
per  il  terzo  ,  e  quarto  difegno  potrà  vedere  .  E  parlando 
prima  del  terzo,  dico,  che,  dato,  e  non  però  conceflò,  che 
"fi  poteflèro  dimoftrare  i  piani  delle  opere,  che  hanno  il  luogo 

G  z  loro 


52 
loro  fuperiore  agli   occhj  noftri ,   io,  poiché  molti  s' hanno 

in  ciò  prefa  licenza,  per  incorrere  in  minor  errore,  tirerei 
una  linea  dal  primo  orizzonte  A  al  mezzo  dell'opera  equi- 
cìiftafìte  alla  linea  piana  ,  e  dal  fecondo  orizzonte  B  ne  la- 
icerei  cadere  un'  altra  a  piombo,  e  nell'interfecazione  d'effe 
due  linee  nel  punto  C  nel  mezzo  del  marmo  conftituirei  un 
fol  orizzonte  per  tutta  l'opera  levando  via  gli  altri  due ,  e 
con  quello ,  e  con  la  prima  diftanza  di  braccia  Tedici  m' in- 
tenderei di  rafièttare,  o  rimediare  almeno  il  tutto,  allun- 
gando il  primo  piano ,  fino  che  incontraffe  la  linea  del  fon- 
do del  marmo  ;  talché  effo  piano  farebbe  col  primo  conti- 
nuo in  fuperfìcie ,  e  moflrerebbe  digradato  addentro  braccia 
fedici ,  e  leverei  via  lo  fmuffo ,  e  l' ufeio  in  ifeorcio ,  raftre- 
mando  la  panchetta,  ed  il  -cortinaggio,  e  tutto  quello,  eh' 
è  fegnato  di  punti  nel  terzo  difegno .  Ciò  facendoli  quefl.' 
opera  non  verrebbe  ad  avere  due  orizzonti,  ma  un  folo  nel 
punto  C ,  luogo  più  alla  verità  vicino  ;  non  due  diftanze , 
come  conviene,  ma  una  fola  in  luogo  accomodato;  non  un 
piano ,  ed  uno  fmuffo  ,  che  fono  interrotti ,  e  forman  ango- 
lo, ma  un  fol  piano  rettilineo;  né  finalmente  una  parte  di 
dett' opera  farebbe  retta  da  un  orrizzonte ,  e  l'altra  da  un 
altro,  ma  il  tutto  da  un  folo  cOm'  è  dovere,  e  come  l'arte 
comanda,  facendovi  poi  ornamenti  convenienti,  come  varia- 
tamente vi  fi  poflòn  fare,  che  per  brevità  gli  ho  infieme  colle 
figure  in  quello  terzo  difegno  tralafciate  .  Non  intendo  però, 
che  le  due  figure  fiano  alterate,  poiché  fi  trovano  finite  nel 
detto  marmo,  come  iì  vede  per  il  fecondo  difegno.  L'altro 
mio  parere  di  racconciar  quello  marmo  farebbe ,  che  pollo 
l'orizzonte  a  livello  dell'occhio  noflro  nel  congiungimento 
delle  due  linee  AC,  e  BD  del  quarto  diiegno,  e  prefa  de- 
bita diftanza  a  livello  di  elfo,  con  la  ragion  loro  tirerei  via 
del  tutto  il  primo  piano ,  e  lo  fmuffo  del  fecondo  Archi- 
tetto,  facendo  un  srado  fotto  la  panchetta  di  Noflra  Donna, 
a-cciò  s'appoggiarle  fopra  il  piano  digradato  all' ingiù,  e  fli- 
vando  il  tutto  d'ella  camera  come  V.  S.  può  vedere  per  il 
quarto,  ed  ultimo  difegno  di  Perfpettiva .  E  quello  mio  ul- 
timo 


53 

timo  parere  di  non  rilafciare  il  piano  è  perchè  anderà  alto 
da  terra  diecifette  braccia  e  mezzo  luogo  alla  veduta  noftra 
di  gran  lunga  fuperiore  ,  e  fondato  fopra  i  grandi  Autori, 
e  fopra  le  opere  de'  moderni  ,  come  Bramante,  Baldaffare  , 
lo  fiudiofo  Mategna,  e  molti  altri,  i  quali,  come  V".  S.  fa 
meglio  di  me,  collo  ftivar  de'cafamenti ,  e  delle  figure  nelle 
opere  di  perfpettiva  turano  la  bocca  a  ciafcuno ,  che  fi  vo- 
glia allontanare  dalle  buone  regole  si  della  vera  teorica, 
come  della  buona,  e  ben  fondata  pratica:  non  avendo  elfi 
in  tali  opere  fuperiori  agli  occhi  noftri  dimostrato  mai  al- 
cun piano . 

Sopra  d'un' altra  cofa ,  poiché  con  V.  S.  fono  entrato 
a  ragionare ,  e  ad  obbligarmeli ,  la  prego  mi  faccia  grazia 
del  parer  fuo .  Si  fabbrica  un  edifizio  per  ufo  di  battiflerio 
con  quattro  colonne  di  mifchio ,  e  fotto  i  piedestalli ,  e  fo- 
pra gli  architravi  di  vivo,  fregi,  cornici,  front i fpizj ,  pira- 
midi ,  Statue ,  e  volta ,  come  appare  per  il  difegno  legnato  A . 
Ed  effendo  quefto  edifìcio  ifolato  da  tutte  le  parti  con  gì' 
intercolunnj  ,uche  paffano  di  fei  groffezze  di  colonne  fi  dice, 
che  detti  architravi  di  vivo  non  avranno  fermezza ,  e  che 
in  breve  fi  Spezzeranno  dovendoli  credere  a  Vitruvio  nel  fe- 
condo capo  del  terzo  libro,  ed  all'Alberti  nel  Settimo  del 
quinto,  i  quali  dicono,  che  gli  architravi  di  vivo  fopra  vani 
di  tre  groffezze  fi  fpaccano  :  che  dovendo  q-uefli  eflère  fopra 
a  vani  di  più  di  fei  groffezze  molto  maggiormente  faranno  a 
tal  pericolo  fottopofii .  E'  vero,  che  avvifato  l'Architetto 
eli  ciò,  né  fapendo  in  qual  altro  modo i  fa  Iva  r  fi  ,  dice  di  vo- 
ler afficurare  l'opera  col  mettervi  certi  pezzami  di  pietra 
cuneati  ne'  fregi  con  quattro  Stanghe ,  e  chiavi  di  ferro  nel 
modo,  che  dimoftra  il  detto  difegno  :  né  veggendo  tali  in- 
catenamenti  effer  fuperflui ,  poiché  detti  architravi ,  quanto 
alla  ragione,  ancorché  non  vi  iì  foprapponeffe  altra  cofa  per 
caufa  degli  fproporzlonati  intervalli ,  od  intercolunnj  per  fé 
fletti  fi  fpaccherebbero.  Il  rimedio  al  mio  parere  farebbe  di 
far  le  colonne  di  maggior  groflézza ,  acciò  gP  intercolunni- 
veniffero  ad  eflère  fecondo  le  regole ,  e  proporzioni  ufate  dai 

buo- 


54 

buoni  .  E  fé  ìo  fpazio  da  baffo  foiTe  poco  capace  per  tal  ufo 
non  di  forma  quadrata,  ma  di  più  faccie ,  ed  angoli  vorrei, 
che  foffe ,  come  V.  S.  fa ,  che  variatamente  iì  polfono  fare  : 
tra  le  quali  io  ne  ho  niello  una  piantina  d' otto  colonne ,  la 
quale  fervirebbe  benilfimo  ,  né  lotto  alle  colonne  vi  vorrei 
piedestalli ,  acciocché  oltre  alla  fortezza  maggiore,  che  li 
darebbe  all'edifìcio  egli  folle  Umile  al  maggior  Tempio,  den- 
tro del  quale  fi  pone  in  opera  quello  Battifterio,  le  cui  co- 
lonne hanno  le  bali  fopra  il  pavimento,  e  Io  rendono  eoa 
maggior  gagliardezza ,  e  maeltà ,  che  fé  folfero  le  colonne 
con  i  piedeftalli . 

Di  più  iì  fabbrica  un  Tempietto  fotterraneo  fotto  il 
Coro  pur  del  detto  Tempio,  il  quale  è,  come  V.  S.  vedrà 
per  la  fettima  pianta,  di  forma  circolare,  e  di  diametro  brao 
eia  ventifei  con  otto  colonne  dentro  molto  vicine  al  centro, 
con  lo  fpazio  dalle  colonne  alla  circonferenza  più  largo,  che 
alto,  e  gli  fpazj  della  circonferenza  non  hanno  corrifpon- 
denza ,  ne  proporzione  con  gì' intercolunnj  di  mezzo,  ne  an- 
che tra  di  loro  :  anzi  fono  divedi  di  mifure  come  lì  cono- 
feerà  per  detta  pianta  ;  e  le  bali  delle  colonne  fono  tirate 
al  centro ,  ed  ifeavate  in  tondo  :  né  perciò  hanno  anch'  elle 
corrifpondenza  dal  detto  centro  alla  circonferenza .  Di  qui 
nafeono  molti  difordini  nell'  elevato  fuo ,  e  nel  Coro  del 
Tempio  maggiore  a  quello  foprappolto  :  l'uno  de'  quali  è  che 
per  elTer  i  capitelli  più  alti  del  piano  d'elio  Tempio  per  un 
braccio,  la  volta  del  Tempietto  verrà  fopra  il  piano  per  brac- 
cia quattro;  talché  il  piano,  che  fi  farebbe  per  il  detto  Coro 
verrebbe  ad  elfere  fuperiore  alla  veduta  noltra  .  Di  che  elTen- 
do  avvifato  l'Architetto,  e  villo,  che  ciò  non  converrebbe, 
egli  ordina  di  fare  il  piano  d'elTo  Coro  a  foggia  de'  piani, 
che  li  ufano  di  fare  nelle  feene  ,  cioè  pendente ,  interrum- 
pendolo  molto  con  gradi;  dal  che  ne  naice,  che  tutte  le  fé- 
4ie ,  e  le  fpalle  con  ogni  altra  cofa  a  gara  cadranno  innan- 
zi, e  quelli,  che  fopra  vi  Tederanno  daranno  con  una  fpalla 
^levata ,  e  l'altra  china  biftorti,  e  feomod illimi ,  come  mo- 
ftra  il  fuo  profilo  all'  ottavo  luogo .  Interrumpimenti ,  e  bru- 

tezze 


55 
tezze  poco  convenevoli  a' Tempj   facri ,  e  famofì  ,  qual' è 

quello ,  di  che  fi  tratta .  Io  per  quello  vorrei ,  (  rimettendo- 
mi però  a  miglior   giudicio)   che    il    detto   Tempietto  fi  fa- 
cefle  in  tutto  corrifpondente   al   maggior    Tempio,    la   celia 
del    quale  è  fatta    con    la    bella,    e    ben    intefa    ragione   de* 
triangoli,  i  lati  de' quali  padano  per  i  centri  delle  colonne 
mediane,   come  fi  vede   nella   pianta  porta  nel  nono  luogo; 
aflègnando  il  proprio  fito   loro    con   intercolunnj   proporzio- 
nati ,   e  con  logge  attorno    ragionevoli .    Né  altrimenti  dico 
dovrebbe   elfer  divifo   il    detto  Tempietto  ;    perciocché  oltre 
la  bella  corrifpondenza  delle  colonne,  e  degli  fpazj  del  mag- 
gior al  minor  Tempio,  l'una  all'incontro  dell'altra ,  e  l'uno 
intercolunnio  limile  all'altro,    ne  feguirebbe  ancora  ordine, 
e  divisone  bellilfima  nel  detto  Tempietto,  efiendo  gli  fpazj 
della  circonferenza  tra  loro  uguali,  ed  uguali  anche  con  gì' 
intercolunnj  di  mezzo,   e  nella  proporzione   del    tutto  della 
maggior  circonferenza   alla   minore,    nell'iflella  le  parti  alle 
parti ,   come  fi  vede  per  la  pianta   già   detta  ,   e   per  il  fuo 
profilo  ridotto  a  maggior  forma  per  più,  chiarezza  del  fatto. 
Né  quelle  oppoiizioni  cavo  io  di  mio  capo;  ma  dalle  belle, 
e  ben  intefe  ragioni ,  colle  quali  fono  formati  il  Tempio  di 
Bacco,  e  di  San  Stefano,   col    Periptero  a  Tivoli,   e   molti 
altri  antichi  Tempj  circolari,  come  fa  meglio  V.  S.  di  me: 
oltreché  il  Tempio  fleffo  me  lo   d  imo  lira ,   come   ho  detto, 
con  la  bella,  e  maeilrevol  via.  Le  bali,  fé  pur  s'avellerò  a 
tirar  al  centro,  vorrei,  che  avellerò  corrifpondimento  in  cir- 
conferenza .  Quanto  alla  volta  la  terrei  più  balla  cacciando  i 
capitelli  fotterra  per  un  braccio  ,    e  la  volta   di   mezzo  in 
maggior  altezza;   poiché  l'Altare   di   fopra  ce   ne  dà  la  co- 
modità .    Né  il  piano  di  fopra  nel  Coro  mi  par  convenevo- 
le, che  fia  interrotto  con  gradi,   né  manco  ilia  a  pendio  a 
guifa  de'  piani  delle  fcene,  i  quali  ii  fanno  per  far  apparire 
quello,  che  non  è  agli  occhi  de'  riguardanti.  Finalmente  io 
vorrei ,  che  i  federi  con  le  loro  fpalle,  e  con  ogni  altra  cola, 
che  il  detto  fecondo  Architetto  dilegna  di  far  a  pendio  fof- - 
fero  a  livello,  e  paralelli  al  pavimento  d'elfo  maggior  Tem- 
pio, 


56 

pio,  come  fi  è  tifato  per  l' addietro  in  ogni  Tempio  faerc» 
fili  a  quefti  dì  noftri ,  e  come  per  il  detto  profilo  fi  mofira . 
Non  lafcerò  anche  di  dire  a  V.  S.  per  averne  il  fuo  fa- 
vio  parere,  che  per  la  grande  altezza  delle  fpalle,  e  de' muri 
attorno  ad  eflo  Coro,  e  per  l'occupazione  d'uno  intercolun- 
nio di  più  nel  maggior  Tempio  accanto  alla  tribuna  ,  il 
quale  per  T  addietro  fempre  fu  libero,  perchè  egli  ha  corri- 
fpondenza  intorno  al  Coro ,  che  il  detto  Architetto  ha  de- 
liberato di  fare  ,  fi  leva  gran  parte  di  veduta  all'  intrar  delie- 
porte  laterali  d'efib  Tempio  sì,  che  non  fì,  vedrà  piti  l'Ai- 
tar maggiore  nell'entrare,  come  prima:  cofa  a  mio  giudi- 
zio difdicevole  a  così  gran  Tempio.  Perciò  mando  a  V.  S. 
una  piantina  del  detto  Tempio  nel  modo,  eh'  egli  ha  da 
edere  poiché  farà  finito;  colle  annotazioni  della  quale  ella 
vedrà  le  ftorpiature,  che  io  dico  sì  del  vedere  come  dell' 
intercolunnio  impedito  oltre  il  dovere.  Per  lo  che  avendoli 
a  muover  l'Altare,  ed  il  Coro  io  vorrei  trasportare  ogni 
cofa  fotto  alla  tribuna,  come  ricerca  la  difpofizione  d'elio-, 
Tempio,  e  lafciare -al  tutto  libera  l'altra  parte,  traendomi 
fuori  delle  difficoltà  dette  di  fopra  ;  il  che  farebbe  a  mag- 
gior decoro,  e  maeftà  del  Tempio,  e  della  Città;  poiché 
lì  vedrebbero ,  e  fi  udirebbero  i  divini  ufficj  egualmente  da 
tutte  le  parti  à'  elio  Tempio  con  comodo ,  e  contento  gran*- 
de  de'  riguardanti  ; 

Del  Sig.  Andrea.  Palladio  . 

MAgnifico  M.  Martino  .  Ho  ad  avere  obbligo-  grandifiìmo 
al  noilro  comune  amico  per  edere  fiato  mezzo  di  far- 
mi con  lettere  pigliare  l'amicizia  voftra,  la  quale,  per  quel- 
lo, ch'egli  mi  feri  ve ,  ma  molto  più  per  quello,  che  i  voftri 
difeorfi  dimofirano,  è  da  efler  tenuta  cariffima  da  ciafeuno, 
che  derìderà  aver  amicizia  di  quelli  ,  che  in  effètto  ,  e  noa 
in  nome  folamente  fono  intendentimmi  della  profeffione,  eh' 
elfi  fanno.  Voglio  adunque  pregarvi,  che,  come  avete  co- 
minciato, così  per  l'avvenire  con  tutta  quella  ficurtà ,   che 

fi.  può- 


57 
fi  può  avere  con  un  fuo  afTèzionatiflìmo  voi  vi   ferviate  di 

me  in  tutto  quello  mi  conofcerete  buono .  R.efto  poi  anche 
obbligati  (fimo  a  voi  dell' onor  che  mi  fatte  in  farmi  come 
giudice  de'  voflri  molto  ben  inteli  pareri,  circa  i  quali,  poi- 
ché cosi  mi  ricercate,  dirò  liberamente  quel,  che  io  ne 
fento .  E  per  rifpondervi  con  quell'ordine,  che  voi  mi  feri- 
vete ,  dico ,  che  non  è  dubbio  alcuno ,  che  la  prima  opinio- 
ne circa  il  pezzo  di  marmo ,  del  qual  fi  tratta  non  fia  di- 
fettiva ponendo  l'orizzonte  in  uno  de' lati  del  marmo;  il 
qual  orizzonte  per  ogni  regola  di  perfpettiva  deve  efler  po- 
fto  nel  mezzo.  Conciofiachè  per  dar  maggior  grandezza,  e 
-  maggior  maeftà  a  quelle  cofe ,  che  agli  occhi  noftri  fi  rap- 
prefentano  devono  rapprefentarfi  in  modo,  che  dagli  efìxemi 
al  punto  dell'orizzonte  fiano  le  linee  uguali. 

Non  può  anche  efler  dubbio  appreflo  di  me,  che  la 
feconda  opinione ,  la  quale  vuole ,  che  fi  facciano  due  oriz- 
zonti non  fia  da  efler  lafciata  ,  si  per  le  ragioni  dottiflìma- 
mente  dette  da  voi  ,  sì  anche  perchè ,  come  ho  detto  ,  il 
proprio  di  tali  opere  è  il  porre  l' orizzonte  nel  mezzo  :  e 
così  fi  vede  efler  oflèrvato  da  tutt'  i  più  eccellenti  uomini, 
dall'autorità  de'  quali  non  mi  partirei  mai  nelle  mie  opere, 
fé  una  viva  ragione  non  mi  moflrafle  ,  che  il  partircene  fofle 

'meglio. 

Per  le  cofe  fin  qui  dette  potete  già  comprendere ,  che 

,  la  terza  opinione,  la  qual  pone  un  fol  orizzonte  mi  foddi- 
sferebbe  più  delle  due  paflate ,  fé  in  efla  non  vi  fbfle  il  pia- 
no digradato ,  fopra  il  quale  fi  pongono  le  figure .  Percioc- 
ché ripugnatila  ragione,  ed  alla  natura  delle  cofe,  che 
itando  in  terra  in  un'  altezza  di  xvn.  braccia  fi  pofla  ve- 
dere tal  piano;  onde  né  anche  nelle  pitture  in  tanta,  ed  in 
«ninor  altezza  fi  vede  eflère  flato  fatto:  tuttoché  in  effe  (i 
pofla  concedere  alquanto  più  diligenza ,  che  nelle  opere  di 
marmo,  maflìmamente  dove  vi  vanno  figure  di  tanto  rilievo ► 
Per  la  qual  cofa  il  quarto,  ed  ultimo  difegno,  cioè  l'ulti- 
ma voflra  opinione  mi   piace  infinitamente ,  concioliachè  in 

•lei  fi  fervino  i  precetti  della  perfpettiva,  e  non  vi  partiate 

H  da 


58 
da  quello,  che  la  natura  c'infegna,  la  quale  dev'  effere  da 

noi  feguita ,  fé  defideriamo  di  far  le  opere  noftre  ,  che  ftia- 

no  bene,  e  fiano  lodevoli. 

Quanto  al  Battifterio  io  non  veggio  come  l'opinione  di 
quel  Architetto,  che  lo  vuol  far  quadro  con  cosi  larghi 
fpazj  tra  le  colonne ,  porta  fiare  a  modo  alcuno .  Perciocché 
ancorché  gli  architravi  fi  faceffero  di  pietra  forte,  e  falda, 
e  non  averterò  altro  pefo  fopra ,  verrebbero  nondimeno  per 
la  molta  lunghezza  loro  a  fpezzarfi .  Però  mi  piace  fomma- 
mente  1'  opinione  di  farlo  di  otto  faccie;  e  quando  fi  facefTe 
ritondo  ancora  mi  piacerebbe ,  e  che  le  colonne  foriero  fen- 
za  piedestallo,  e  foffero  d'ordine  Jonico,  acciocché  gli  fpazj 
non  veniffero  troppo  larghi  avendo  rifguardo  alla  debolezza 
della  pietra;  e  loderei,  che  alle  bali  non  fi  facefTe  l'orlo, 
ma  l'ultimo  de'  gradi  fervifle  in  luogo  di  quello  come  fe- 
cero gli  Antichi  nel  Tempio  rotondo  a  Tivoli ,  ed  in  quel- 
lo ,  eh'  è  in  Roma ,  e  fi  dimanda  San  Stefano  Rotondo . 

Quanto  alle  invenzioni  del  Coro ,  e  fotto-Coro  mi  piace 
infinitamente  l'opinion  vofira;  sì  perchè  fi  confa  con  l'altra 
parte  del  Tempio ,  che  è  fornita ,  si  perchè  facendofi  la  parte 
di  mezzo  il  doppio  maggiore  delle  loggie ,  che  vi  fono  in- 
torno ,  ed  anche  più  alta  fi  ferva  quel ,  che  vuole  la  ragio- 
ne ,  €  s' imitano  i  detti  antichi  Tempj ,  i  quali  noi  veggia- 
rao  per  efperienza,  che  foddisfanno  a  chi  li  rifguarda  come 
quelli,  che  hanno  in  fé  belliffime  proporzioni  ,  e  fono  for- 
tiffimi ,  e  per  dover  durare  ancora  le  centinaia  d'anni .  Oltre 
a  ciò  mi  piace  ,  che  il  tutto  fia  a  livello,  e  vi  configlio  a 
non  partirvi  da  tale  opinione  ;  perciocché  altrimenti  facen- 
doli ne  nafeerebbe  grandiffìma  incomodità  nel  federe,  e  brut- 
tiffima  vifta ,  come  beniffimo  da  voi  è  fiato  coniiderato  . 

Non  laudo  ,  che  il  Coro  fi  allunghi  fino  alle  colonne 
della  Tribuna;  ma  mi  piacerebbe,  che  Je  logge  refiaffero  li- 
bere, ed  il  Coro  non  pattarle  il  diritto  de' muri  d'efiò  Tem- 
pio :  ovvero  il  faceffb  detto  Coro,  come  voi  ultimamente  dite, 
fotto  la  Tribuna;  perciocché  cosi  i  divini  ufficj  iì  potrebbero 
beniffimo  intendere  ugualmente  per   tutta  la  Chiefa  ,  ed  il 

Coro 


50 

Coro  come  parte  unica  ,  e  principale  farebbe  nel  mezzo . 
Onde  fon  di  parere,  che  facendoli  o  all'un  modo,  o  all' 
altro,  e  facendoli  bene  (come  fon  ficuro,  che  da  voi  fi  fa- 
rebbe) riulcirebbe  beniilimo .  Quello  è  quel  tanto,  che  circa 
Je  vollre  ingegnofe,  e  belle  invenzioni  perora  vi  polio  dire. 
E  perchè  mi  fon  parute  degne  di  effer  vifìe  da  uomini  in- 
tendenti 3  le  ho  fatte  vedere  anche  a  M.  Giufeppe  Salviati 
Pittore,  e  Perfpettivo  eccellentifììmo  {Ann.  il),  ed  a  M.  Sil- 
vio de  Belli  Vicentino  Geometra  il  più  eccellente  di  quelle 
noftre  parti ,  i  quali  unanimi  le  hanno  fommamente  commen- 
date ,  e  fono  reltati  affezionatiffimi  al  voftro  valore .  Il  che 
ho  voluto  fcrivervi  per  maggior  voftra  confolazione  .  E  molto 
mi  ofièro ,  e  raccomando  . 

Di  Venezia  il  3.  Luglio  1570. 
Voftro  affezionatiffimo 


Andrea  Palladio, 


Del  Sig.  Giacomo  Barozzì  Pignola* 

MOlto  Magnifico  M.  Martino.  Di  Cafa  dell' II Imo  ,  e 
Revrao  Cardinal  Morone  per  le  mani  del  Sig.  Pier 
Luigi  Fedeli  molto  mio  padrone  mi  è  flato  inviato  un  plico 
con  ordine  ,  che  io  li  delti  rifpofta  ,  nel  quale  ho  trovato 
una  lettera  di  V.  S.  con  altre  Scritture,  e  Difegni  a  fine, 
che  io  le  dica  il  parer  mio .  Ed  io  per  quel  poco ,  che  me 
n'  intendo  non  mancherò  per  quefta  di  fare  il  debito  mio . 
E  prima  fopra  il  faffo  dell'Annunciazione  fatto  in  perfetti- 
va dico,  che  il  primo  Architetto  avrebbe  fatto  meglio  aven- 
do melTo  il  punto  della  veduta  in  mezzo  :  fé  già  non  era 
neceffitato  per  qualche  fuo  effètto  fare  in  contrario.  Del  pa- 
rere del  fecondo  Architetto,  che  vuol  fare  due  orizzonti,  a 
me  par  tempo  perduto  a  parlarne,  perchè  egli  moftra  non 
aver  termine  alcuno  di  Perfpettiva .  E  per  dire  quello ,  che 

H  z  mi 


6o 
mi  pare  di  detta  opera ,  mi  piace  più  il  parer  di  V.  S.  del 
quarto  difegno  volendo  offervar  la  vera  regola  di  Perfpetti- 
va ,  cioè  metter  l' orizzonte  al  luogo  fuo ,  o  almeno  tanto 
baffo ,  che  non  fi  vegga  il  piano  ,  e  non  piglj  tale  licenza 
di  far  vedere  il  piano  in  tant'  altezza  :  cofa  falfiflima  come- 
che  molti  l'abbiano  ufata;  ma  in  pittura  fi  può  meglio  te- 
iera re  ,  che  in  fcoltura.  E  la  ragione  è,  che  altri  (i  può 
coprire  con  dire  fìngere  tal  pittura  efier  un  quadro  dipinto 
attaccato  al  muro,  come  fece  l'intendente  Baldaffar  Petruzzi 
Senefe  nel  Tempio  della  Pace  in  Roma  ,  il  qual  fmfe  un 
telajo  di  legname  eflèr  attaccato  a'  gangheri  di  ferro  alla 
muraglia  :  talché  chi  non  fa ,  che  fia  dipinto  nel  muro  lo 
giudica  fatto  in  tela .  Pertanto  non  fi  può  in  fcoltura  fare 
tale  effètto;  ma  a  mio  parere  vorrei  mettere  l'orizzonte  non 
tanto  baffo  ,  come  per  ragion  vorrebbe  ftare  ;  ma  alquanto 
più  alto,  affine,  che  V opera  non  declinarle  tanto,  riportan- 
domi alla  fua  diferezione ,  e  buon  giudizio. 

Quanto  al  Tempietto,  ovver  Battifterio  fecondo  il  di- 
fegno mandato  da  V.  S. ,  il  qual  vorrebbe  fare  quell'  Archi- 
tetto con  quattro  colonne  fopra  piedefralli,  ed  in  tal  lar- 
ghezza de'  vani,  io  Io  reputo  per  mio  parere  deboliffimo, 
e  non  mi  piacciono  que'  fuoi.  pezzi  di  pietre  meffe  nel  fre- 
gio ,  né  accetto  per  buono  il  mettervi  le  chiavi  di  ferro  ; 
perciocché  le  fabbriche  bene  intefe  vogliono  reggerli  per  fé 
Itene ,  e  non  ftare  attaccate  con  le  Aringhe ,  e  mafiime  dove 
lì  ha  libera  elezione  di  poterli  appigliar  al  meglio .  Pertanto 
al  mio  parere  non  vi  vorrei  per  modo  alcuno  piedestalli  ; 
ma  farei  le  colonne  di  tal  groffezza ,  e  larghezza  con  le  lor 
debite  diftribuzioni ,  come  comporta  la  buona ,  e  ben  intefa 
Architettura ,  o  voglianfì  far  quadre  ,  o  tonde ,  o  a  faccie 
come  più  viene  a  propolito  :  riportandomi  fempre  al  parer' 
de'  più  periti . 

Circa  il  Tempio  fotterraneo,  e  Coro,  ed  Aitar  maggio- 
re ,  per  effer  cofe ,  che  mi  bifognerebbe  eiTere  in  fui  luogo , 
non  poffo  darne  il  mio  intero  parere.  E  perchè  V.  S. ,  per 
quanto  comprendo  per  i  fuoi  difegni,  e  fcritti,  mi  par  ne 

fia 


fia  capaciffima,  e  conofeo,  che  va  di  buona  motta,  mi  ripor- 
terei al  fuo  buon  giudicio .  Quefto  ben  dico,  che  il  fare  i 
pavimenti  a  pendio  mi  pare  una  cofa  moftruofa  ,  e  fuor  di 
ogni  ragione;  il  che  è  quanto  le  fo  dire. 

Rettami  a  ringraziarla  della  buona  opinione  ,  che  tiene 
di  me  forfè  di  gran  lunga  maggiore ,  che  non  fono  i  meriti 
miei,  ed  anche  dell'  amorevole  confidenza,  di  che  per  l'una, 
e  per  l'altra  gliene  refto  obbligato  .  E  con  quefto  per  quei 
poco ,  che  io  vaglia  me  le  orlerò ,  e  raccomando . 

Da  Capriola  alli  28.  d'Agofto  (Ann.  12.). 
Di  V.  S. 


Jacomo  Barozzi 
detto  il  Vignola. 


Del  Sig.  Giorgio  Vafari . 

HO  veduto  quanto  C\  chiede  per  i  voftri  difegni ,  e  fcrit- 
ti  ,  ed  in  fomma  le  dico  ,  che  tutte  le  cofe  dell'  arte 
noftra  ,  che  di  loro  natura  hanno  difgrazia  all'  occhio  ,  per 
il  quale  fi  fanno  tutte  le  cofe  per  compiacerlo  ,  ancoraché 
s' abbia  la  mifura  in  mano  ,  e  fia  approvata  da  più.  periti , 
e  fatta  con  regola ,  e  ragione ,  tutte  le  volte  ,  che  farà  ot- 
fefa  la  vifta  fua ,  e  che  non  porti  contento  non  s' approverà 
mai ,  che  fia  fatta  per  fuo  fervizio ,  e  che  fia  né  di  bontà , 
ne  di  perfezione  dotata  .  Tanto  l'approverà  meno  quando 
farà  fuor  di  regola,  e  di  mifura  .  Onde  diceva  il  gran  Mi- 
chel Angelo,  che  bifognava  aver  le  fefte  negli  occhi,  e  non 
in  mano  ,  cioè  il  giudicio  ;  e  per  quella  cagione  egli  ufava 
talvolta  le  figure  fue  di  dodeci ,  e  di  tredeci  tene  fecondo- 
chè  le  faceva  raccolte,  o  a  federe,  o  ritte,  o  fecondo  l'at- 
titudine ;  e  così  ufava  alle  colonne ,  ed  altri  membri ,  ed  a, 
componimenti  di  andar  più  fempre  dietro  alla  grazia  ,  che'. 
alla  mifura.  Però  a  me  fecondo  la  mifura,  e  la  grazia  nony 

mi 


02 

mi  dispiaceva  dell'  Annunziata  il  primo  difegno  fatto  con 
un  orizzonte  folo  ,  ove  non  fi  efce  di  regola  .  H  fecondo 
fatto  con  due  orizzonti  non  s'è  approvato  giammai  ,  e  la 
veduta  non  lo  comporta  .  Il  terzo  fta  meglio  ,  perchè  rac- 
concia il  fecondo  per  l'orizzonte  folo  ;  ma  non  l'arricchifce 
di  maniera,  che  pam"  di  molto  il  primo.  Il  quarto  non  mi 
difpiace  per  la  fua  varietà  ;  ma  avendoli  a  far  di  nuovo 
quella  veduta  s\  baffa,  rovina  tanto,  che  a  coloro,  che  non 
fono  dell'  arte  darà  faftidio  alla  vifta  :  che  febbene  può  ffare 
gli  toglie  affai  di  grazia.  Crederei,  che  chi  volelfè  durar 
fatica  a  trovar  qualche  bel  cafamento  ,  .come  fece  M.  An- 
drea Sanfovino  a  Loreto  nella  facciata  dinanzi  la  Cappella 
della  Madonna  in  quella  fua  Nunciata ,  dov'è  un  cafamento 
di  colonne  in  piedeftalli  ,  gittando  archi  fa  un  isfugimento 
di  traffori  molto  bello  ,  ricco,  e  vario;  oltreché  quell'  An- 
gelo, eh'  è  accompagnato  d'altri,  che  volano,  ed  a  pie  con 
effo ,  ed  in  aria  quella  nuvola  piena  di  fanciulli ,  che  fa  un 
veder  miracolofo  con  quello  Spirito  Santo.  Perlocchè  mi  pare, 
che  quelle  due  figure  si  povere ,  e  fole  fiano  due  tocchi  d'an- 
guille in  un  tegame.  Però  con  l'ingegno  voftro  ,  liccome 
avete  faputo  rivelare  altrui  quello,  che  non  vi  piaceva ,  po- 
trete ancora  far  di  più  ,  che  non  dico,  e  deiidererei  ;  poi- 
eh'  è  opera  di  tanta  importanza ,  ed  in  cos'i  celebre  Tempio 
come  odo  .  Se  io  non  lapeffi  il  valor  voftro  quale  fìa  ,  an7 
corchè  io  fia  occupatiffimo  nell'  opere  di  Sua  Santità ,  avrei 
anch'io  in  quefto  voftro  garbuglio  fopra  ciò  alcuna  cofa  fat- 
to ;  ma  bafta ,  che  mi  piace  il  modo  di  racconciar  il  fecondo 
col  terzo  voftro  ,  ed  il  capriccio  del  quarto  non  mi  difpia- 
ce ,  purché  fi  fuga  il  travagliar  l'occhio,  il  qual  offefo  » 
eh'  è ,  fa  che  il  cuore  non  dà  ajuto  alla  lingua ,  che  ragioni 
di  modo,  che  fi  refti  contento.. 

Della  pianta  del  Tempietto,  ed  altro,  che  voi  dite  non  è 
-dubbio  ,  eh'  è  meglio  l'ordine  ,  e  difegni  voftri  ,  e  credo  , 
che  altri  di  valore  v'abbiano  detto  fopra  abbaftanza  ;  perciò 
mi  rimetto  al  giudicio  di  elfi  ,  e  di  coloro  ,  i  quali  tutti. 
Credo  3  che'ne  fappiano  all'ai  più  di  me  .   R.eftami  a  dirvi  , 

che 


6i 
che  le  occupazioni  per  conto  della  grand'  opera  del  Papa  mi 
han  fatto  parer  tardo  nel  rifpondervi  ,  e  nel  ragionar  co^ì 
fobrio  fopra  le  voftre  dimande,  però  vi  dovrà  bafiare  quanto 
vi  fcriverà  l'Accademia  .  Mi  partirò  l'ultimo  di  Settembre 
per  iflare  quella  vernata  con  Sua  Santità  in  Roma  .  E  con 
quefto  faccio  fine  dicendovi ,  che  qua ,  e  là  farò  Tempre  vo- 
ftro.  Or  udite  quefto  noftro  valente  Accademico. 

Magnifico  M.  Giorgio . 

POichè  a1  bocca  diffi  a  V.  S.  abbaffanza  nel  ragionamento , 
che  aveffimo  per  conto  de'  difegni  ,  che  da  Milano  vi 
furono  mandati  di  Perfpettiva ,  ed  Architettura  non  occorre 
dirle  altro  ,  falvo  che  non  mi  rammento  bene  s'io  diffi  , 
che  quello  ,  che  aveva  fatto  quel  fecondo  Architetto  nella 
perfpettiva  non  poteva  ftare  ;  perciocché  due  orizzonti  non 
poffono  convenire  in  una  fol  opera  di  perfpettiva ,  e  fé  flafle 
a  me  la  ritirerei  come  fece  il  primo ,  ovvero  la  raffetterei 
come  dal  terzo  è  fiata  difegnata  :  facendo  detta  Perfpettiva 
più  ornata  ,  e  con  maggior  forza  con  qualche  beli'  ordine 
di  pilafiri ,  over  colonnati  ,  acciò  sfugiffero  più  da  lontano . 
Del  rimanente  degli  intercolunnj  dico ,  eh'  è  vero  ,  che  Vi- 
truvio  ci  dà  le  regole  come  ci  viene  fcritto  da  Milano  . 
Però  fé  fi  poteffe  trovar  forma  di  tener  fu  gli  architravi 
cosi  dittanti,  e  che  non  rovinaffero,  non  mi  fpiacerebbe. 

Del  Sig.  Gìamhattìfta,  Ben  arti  » 

HO  ricevuto  un  Lettera  di  V.  S.  degli  6.  Dicembre  del 
70.  ,  per  la  quale  ho  mandato  i  fuoi  difegni  com'  ella 
m' impofe  a  M.  Pompeo ,  e  mi  doglio  molto  a  non  avere  più 
per  tempo  potuto  dare  foddisfazione  a  V.  S. ,  e  ciò  è  cau- 
fato  per  la  lunga  ,  e  difperata  infirmità  mia  ,  per  la  quale 
al  prefente  mi  ritrovo  anche  poco  atto  a  fcrivervi  flando 
nel  letto ,  e  con  mio  grandiffimo  incomodo .  Pur  mi  sforzerò 
con  brevità  dirvi  una  particella  del  mio  parere  ;  poiché  vo- 
lendo 


6* 

lendo  dar  rifpofla  a  tutt'  ì  capi ,  fopra  i  quali  fono  ricerco 
non  me  lo  concedono  l'intollerabili  doglie,  ch'or  fento . 
Batta ,  che  io  vi  rifolvo  laudando ,  ed  approvando  per  buoni 
tutt' i  vottri  pareri  ,  e  ben  intefì  avvertimenti ,  eccettuando 
però  i  pareri  del  piano  di  marmo  ,  ov'  è  fcolpita  V  imma- 
gine dell'  Annunciazione  metta  in  profpettiva  in  varj  modi. 
Non  nego ,  che  le  voftre  regole  di  perfpettiva  non  fiano  ot- 
time,  e  meglio  intefe  di  quelle  de' due  primi  Architetti,  i 
quali  hanno  diverfamente  operato  nel  fuddetto  marmo  ;  ma 
ben  vi  dico  ,  che  quando  io  ho  operato  in  figure  quali  di 
tutto  tondo  ho  cercato  d'imitare  i  buoni  antichi  ,  la  ma-* 
riera  de'  quali  tengo  fi  a  buona  ,  vera  ,  ed  infallibile  sì  de' 
piani ,  quanto  del  rimanente  ,  come  fi  può  vedere  nell'  arco 
di  Luccio  Settimio  appretto  al  campidoglio,  e  nell'  arco  di 
Vefpalìano  ,  e  Tito .  Non  tacerò  del  beli'  Arco  di  Trajano 
apprefìò  al  Colifeo  ,  ove  fono  alcune  figure  quafì  di  tutto 
tondo,  e  buona  parte  fpiccate  dalla  parete  dell'  iftettò  mar-, 
mo  .  Vi  è  poi  nel  giardino  del  Sig.  Corfatalio  pofto  nell* 
alta  fommità  di  Monte  Cavallo  la  ftatua  di  Meleagro  col 
porco  di  Calidonia,  e  molte  altre  figure  con  dardi,  archi, 
e  lance,  le  quali  tutte  ittorie,  e  favole  hanno  le  lor  figure, 
che  pofano  fopra  i  fuoi  piani  naturali  ,  e  non  fopra  i  piani 
jn  perfpettiva  .  La  onde  tengo  per  fermo  ,  che  detti  antichi 
fugiflero  di  far  1  piani  in  perfpettiva  ,  conofcendo  etti  ,  che 
le  figure  di  rilievo  non  vi  potevaa  pofar  fopra  fé  non  falfa- 
mente  .  Perlocchò  a  me  parimente  non  piace  la  bugia  accom- 
pagnata colla  verità,  fé  non  in  cafo  di  qualche  tugurio,  o 
cafupola  ,  od  altre  cofe  limili  fatte  fopra  i  fondi  dell' itto- 
rie. Tengo  io  la  verità  eilèr  il  rilievo  naturale  ,  e  la  Per- 
fpettiva etter  la  bugia  ,  e  finzione ,  come  fo  ,  che  V.  S.  fa 
meglio  di  me  .  Ben  è  vero,  che  Donatello,  e  Geccotto  ni- 
pote del  vecchio  Bonzino  ,  ambidue  ufarono  di  fare  i  piani 
in  perfpettiva  ,  facendovi  fopra  le  figure  di  non  più.  rilevo 
d'un  mezzo  dito  in  groflezza,  e  di  altezza  le  dette  figure 
d'un  braccio  ,  come  ii  vede  in  un  quadro  di  fua  mano  in 
caia  de'  Frangipani  pur  a  Monte  Cavallo  fcolpite  con  tant* 

arte* 


6* 

arte ,  magiftero ,  e  fcienza  di  perfpettiva  ,  che  fanno  ftupire 
tutt'  i  valentuomini ,  ed  intendenti  di  tal  arte ,  che  gli  veg^ 
gono  .  Ho  anche  in  mente  molte  altre  anticaglie  ,  che  tutte 
iarebbero  a  nortro  proposito  parlando  de'  piani  ;  delle  quali 
mi  perdonerete  fé  altro  non  ne  dico  ,  perciocché  il  mal  mi 
preme  ,  né  più  poflo  fcrivere  .  Della  confidenza  ,  e  buona 
opinione ,  che  avete  moftrato  avere  in  me ,  molto  vi  ringra- 
zio ,  e  pregovi  a  non  mancar  di  ciò  fare  per  V  avvenire  io 
'  ogni  voRra  occorrenza ,  e  mi  vi  offero ,  e  raccomando . 
Di  Mantova  il  13.  Dicembre  1570. 

Al  Magnifico  Sig.  Aìfonfo  K. 

IO  m'allegrai  infinitamente  quando  M.  Lattanzio  fuo  mi 
mofrrò  l'inrtruzione  delle  cofe ,  ch'egli  aveva  a  fare  a 
Milano  per  conto  di  V.  S.  Onde  mi  tenni  bene  avventura- 
to ,  quando  viddi ,  che  un  par  di  V.  S.  tanto  intelligente 
fi  fida  del  mio  debole  giudizio .  Nondimeno  non  refterò  di 
dire,  poiché  mi  comanda  di  dirle  liberamente  il  mio  parere 
fopra  quello,  ch'ella  mi  richiede  della  cafetta  aggiunta  alla 
,cafa  di  villa  ,  che  tuttavia  fi  va  fabbricando  per  alloggia- 
mento de'  foreftieri.  Voglio  però,  poiché  avrò  detto  alcuna 
cofa ,  che  fempre  con  fopportazione ,  ed  al  fuo  faldo  giudi- 
zio fia  rimeria.  E  quanto  alla  pianta,  come  altra  volta  le 
diffi ,  non  potrebbe  frar  meglio,  effendo  in  modo  congiunta 
col  redo  della  cafa,  che  non  può  fare,  che  non  partecipi 
anch' effa  di  tutte  quelle  comodità,  che  per  fua  natura  ci 
rende  il  fito  sì  della  falubrità  dell'aere,  che  del  fchifare 
gli  ardenti  foli  ertivi,  come  dell' elTer  alquanto  rilevato,  ed 
in  mezzo  della  fua  poffeffione  con  tanta  bella  veduta  ,  ed 
adornamento  di  que'  colli  circonvicini,  che  v'invitano  ognu- 
no, che  li  vede  a  farvi  fpeffo  ritorno.  E  poiché  vi  è  co- 
modità di  dare  maggior  luce  alle  fcale  da  mezzo  giorno ,  mi 
parrebbe  ben  fatto  a  darglielo ,  e  così  par  anche  a  M.  Vin- 
cenzio noftro  {Ann.  13.).  Perciò  oltre  all'ampiezza,  e  co- 
modità del  false  3  che  V.S.  difegna  di  dar  loro3  avranno  an- 

1  cora 


66 
cora  le  altre  buone  qualità,  che  vi  fi  ricercano;   cioè  dell', 
edere  aerofe,  e   mede   in   luogo  comodo  di   poter  effer  da 
ognuno  facilmente  ritrovate:  e  di  più  fenzachè  apportino  al- 
cuna forte  d'impedimento  al    refto  delPedifìzio.    Mi  piace 
ancora,  che  fiano,  com'ella  dice,  libere  nel  mezzo  per  mag- 
gior contento,  e  leggiadria  di  quelli  ,  che  ftando  al  fommo 
della  fcala  vedranno  tutti  coloro,  che  faliranno,  ovver,  che 
incominceranno  a  falire ,  e  fimilmente  faranno  da  quelli  ve- 
duti.   Alla  fala,  che  V.  S.  dice  effer  di  lunghezza  ottanta 
palmi,  e  quarantotto  larga,  ancoraché  fia  di  maggior  gran- 
dezza delle  altre  ftanze  non  mi  piace  però,  che  le  fue  fìne- 
ftre  fiano  maggiori  ;  ma  le  vorrei   tutte  uguali  in  ordine , 
pigliandoli   le  lor  mifure  dalla  detta  fala  per  effer  più  pro- 
porzionata :   cioè  divifa  la  fua  larghezza  in  quattro  parti  e 
mezza  di   una  farne  la  larghezza  della  luce  d'effe  fineftre, 
e  di  due ,  ed  un  fefto  l' altezza ,  e  fecondo  la  grandezza  di 
quefte  far  poi   tutte  quelle  dell'altre  ftanze  :  come  in   fatti 
io  ho  provato,  che  riefee  beniffimo  .   Se  io  diceffi  ,  che  gli 
archi    fopra    le   porte    per  la   falvezza   degli   architravi  ,    o 
fopra  limitari  di  vivo  non  mi  piaceffero ,  oltre  che  io  direi 
la  bugia  ,  farebbe  anche  contro  quello ,   che  di  già  diffi  fo- 
pra gli  architravi  di  vivo  del  Battifterio,  che  fi  va  facendo 
nel  noftro  Duomo  ;   onde  io  ne  farei  (e  con  ragione)  ripu- 
tato per  poco  giudiziofo ,  fapendofi ,  che  tali  archi  fono  di 
molta  utilità  alla  fodezza ,  e  perpetuità  delle  fabbriche.  Ma 
a  chi  parlo  io  con  tante  ragioni?  Perdonatemi  vi  prego  Si- 
gnore ,   poiché  V  amore  piuttofto  ,   che  '1   fapere  a  ciò  dire 
m' invita  .    Quanto   alla   fagoma  delle   colonne   io   la   laudo 
affai ,  comechè  io  fia  picciolo ,  e  fvelto  ;  ma  M.  Vincenzio  , 
eh'  è  più  membruto ,  e  fodo  la  vorrebbe  pari  a  lui  ,    tanto 
più  eh'  egli  dice  ,  che  per  il  corridore  di  fopra   porteranno 
più   onefto  carico  .    Il    che   è   quanto   le  fo  dire  intorno   al 
primo  capo  della  fua  Lettera,  che  mi  moftrò  M.  Lattanzio. 
Quanto  all'  altro  capo,  che  V.  S.  mi  chiede  ,   ch'io  gli  dia 
qualche    particolar    avvifo    di   quanto   è    dopo  ,   che    io    gli 
fcrilli  feguito   nel  noiho  Duomo.:   non  volendo  mancare  di 

quanto 


6? 
quanto  mi  comanda ,  ancorché  io  poco  ne  fappia  le  dirò  in 
poche  parole  ciò  ,  che  mi  è  venuto  agli  orecchj  ,  e  non  è 
molto.  Saprà  dunque  V.  S. ,  che  tanto  andò  innanzi  l'operi 
dello  Scurolo  ,  che  fi  venne  a  dare  la  volta  a  lavorare  di 
giucchi  ,  ed  oro  :  da  che  ne  fono  nate  infinite  contefe  ,  e 
garbugli  in  tanto  ,  che  oggidì  la  lite  è  in  Senato  .  La  riu- 
scita de'  quali  ,  ed  il  perchè  non  mi  fono  più  curato  d'in- 
tendere ,  parendomi ,  per  quanto  mi  detta  il  mio  poco  giu- 
dizio ,  avere  con  quella  maggior  modeftia ,  che  io  feppi  fco- 
perto  abbastanza  al  Capitolo  ,  ed  a  M.  Pellegrino  ,  che  per 
le  fproporzioni  ,  ed  altri  evidenti  difetti  ,  che  caufava  la 
'pianta  dello  Scurolo  pollo  in  opera  da  lui  s'apparecchiavano 
mille  inconvenienti:  dalla  quale  abbiamo  ancora  da  penfare, 
e  credere  ,  che  ne  fiano  nate  quelle  loro  contefe  ,  e  diffe- 
renze.  Perciocché  per  quanta  diligenza,  ed  arte  fi  poffa  ufare 
non  crederò ,  che  fi  poffano  mai  quelli  inconvenienti  nafcon- 
dere ,  avendogli  feco  portato  la  fuddetta  pianta.  Ma  perchè 
per  ora  non  gliene  fo  più  altro  dire,  la  prego  ad  avermi  per 
ifcufato  fin  a  tanto ,  che  faranno  finiti  i  detti  ftucchi  ,  che 
gli  prometto  per  foddisfare  a  quella  fua  voluntà  di  dargli 
non  folo  di  quello  ,  ma  anche  dell'  opera  ,  che  di  prefente 
fi  fa  per  il  Coro  ,  ed  è  quali  a  fine  compiuto  ragguaglio . 
Dico  degli  fedili ,  e  rimanente  :  opera  di  gran  rilievo  ,  per- 
ciocché vi  vanno  a  migliaia  di  feudi,  nella  quale  mi  flupi- 
'  feo  come  farà  poffibile  ad  accordare  due  inconvenienti ,  che 
vi  nafeono ,  l' uno  de'  quali  fi  è ,  che  il  maeltro  dell'  opera 
perfevera  nel  fuo  primo  accordo  fatto  con  i  Signori  di  far 
le  fedie  nel  modo  ,  che  fé  fi  aveffero  a  porre  in  opera  non 
fopra  il  piano  pendio  ,  ma  fopra  d'un  piano  molto  bene  a 
livello  ;  e  l'altro  fi  è  ,  che  l'Architetto  perfevera  nel  fuo 
piano ,  e  gradi  pendenti  ,  fopra  il  quale  anderanno  polle  le 
dette  fedie  ;  perciocché  egli  non  fi  può  alzare  per  quello  , 
che  io  dilli  nelle  Lettere  pallate  ,  né  anche  fi  può  abballare 
per  molti  inconvenienti ,  che  ne  feguirebbero  .  Onde  io  per 
imparare  qualche  novità  flarò  a  vedere  come  faranno  ad 
accordare  quelle  difeordanze  .  Che  fé  le  fedie  faranno  pur 

I  a  meue 


68 
mette  fopra  il  piano  pendente  non  fi  potrà  di  manco  ,  che 
non  rovini,  e  cafchi  innanzi  tutta  l'opera,  ed  ornamenti; 
onde  Pitagora  ne  refterà  con  la  fquadra  da  fua  pofta  .  E 
quefto  effendo  per  compimento  di  quanto  per  ora  le  poflò 
dire,  faccio  fine,  e  le  baccio  la  mano. 
Di  Milano  il  dì  20.  Settembre  1570. 


AN^ 


ANNOTAZIONI. 

Annot.   i. 

NEI  luogo  dove  ora  vi  fono  nel  noftro  Duomo  le  Cappelle  della  B.  V. , 
e  di  S.  Giovanni  Bono  prima  eranvi  due  porte  ,  le  quali  furono  fatte 
levare  dal  glorioib  noltro  S.  Carlo  per  togliere  molti  inconvenienti ,  che  In- 
cedevano.  Sopra  quella  dunque  verlò  fettentrione  ,  ove  ora  evvi  la  Cappella 
della  B.  V.  fi  doveva  porre  quel  marmo ,  di  cui  fi  parla .  Quello  marmo  ,  fu 
di  cui  era  fcolpito  quaf!  a  tutto  rilievo  l'Annunciazione  della  B.  V.  è  quello 
fieno  ,  che  ora  ritrovali  all'  Aitar  maggiore  della  Chiefa  di  Santa  Maria  di 
Campo  Santo  in  nuli'  altro  variato  ,  che  nel  contomo  ,  e  aelf  aggiunta  di 
qualche  gloria. 

Annot.  2. 

Siccome  tal  denominazione  de'  due  metodi  indicati  per  ridurre  una  cofa 
in  prolpettiva  ,  cioè  del  Perfetto,  e  della  Linea  piana  ora  è  fuori  d'ufo,  fa- 
rebbe altresì  del  dovere,  che  io  additaffi  quali  follerò  .  Ma  fembrandomi  ciò 
cofa  difadatta  ,  dirò  folo  ,  che  il  metodo  del  Perfetto  lì  può  vedere  nel  trat- 
tato di  profpettiva  di  Daniel  Barbaro  ,  e  l'altro  in  quello  del  Serlio  ;  e  che 
tanto  1'  uno ,  quanto  1'  altro  derivano  da'  medeiimi  principi ,  che  ancora  fi  ado- 
perano, e  fempre  fi  adopreranno. 

Annot.  3. 

Secondo  quelle  parole  bifogna  dire  ,  che  il  marmo  ,  di  cui  lì  tratta  do- 
vette elfer  porto  fopra  la  porta  alla  parte  di  dentro ,  ed  alla  parte  di  fuori  ve 
ne  folle  un  altro  ,  nel  quale  foffe  fcolpita  la  iìoria,  che  intende  il  Pellegrini. 

Annot.  4. 

Quelle  piramidi  ,  ftatue  ,  e  volta  ora  non  vi  fono  ,  e  forfè  per  eflerfene 
conofciuta  l' infulfiUenza  non  vi  furono  mai  ,  perchè  vedo  ,  che  ora  i  fronti- 
fpizj  fono  interi  ,  diverfi  da  quelli ,  che  adduce  il  Baffi  nel  fuo  difegno  ;  fé 
pure  non  fono  ilari  mutati  allora  che  il  Battilierio  fu  trafportato  dal  Iuo°o 
dove  allora  fu  edificato  al  prefentaneo  :  il  che  non  credo .  Però  in  vece  loro 
fi  fono  polle  altre  llatue  fedute  fu  i  lati  de'  frontifpizj  ,  e  quattro  fcherzi  a 
foglie ,  e  cartocci ,  che  da'  quattro  angoli  afcendono  ad  unirfi  nel  mezzo  a  fo- 
fienere  due  angioletti  con  una  croce. 


'a' 


Annot.  5. 

Circa  l'ufo  de'  piedeftalli ,  anche  il  Serlio  è  del  medefìmo  fentimento  de! 
Baffi  ,  come  fi  pub  vedere  in  varj  luoghi  del  fuo  quarto  libro  d'  Architettu- 
ra. Io  però,  quantunque  non  difapprovi  il  loro  parere,  non  farei  così  fchivo 
di  farne  ufo  qualche  volta  anche  in  altri  edifici ,  ed  in  altre  occafìoni  diverfe 
da  quelle ,  nelle  quali  fole  quelli  Autori  gli  vorrebbero ,  vedendo ,  che  in  al- 
cune bene  intefe  fabbriche,  e  di  buoni  Architetti  non  vi  ila  male',  come  tra 
le  altre  nel  nofìro  Tempio  di  Santa  Maria  preffo  S.  Cello,  difegno  comune-» 
mente  detto  del  celebre  Bramante  uno  de'  primi  rilloratori  della  buona  Ar- 
chita- 


7o 
ehitettura  ;  e  nel  quale  anche  il  Baffi  operò  molto.    E'  bensì  vero,   che  per" 
operar  bene  non  farà  cola  fempre  arbitraria  ;  ma  da  ufarfi  con  buon  giudizio, 
e  difcernimento  . 

Annot.  6. 

Chi  avrà  letto  Vitruvio  al  cap.  6.  del  lib.  5.  in  viltà  del  difcgno  facil- 
mente intenderà  il  fentimento  dell'Autore.  Solo  è  da  faperfi ,  che  rilpetto  al 
Tempio  maggiore  fi  deve  intendere ,  che  colla  regola  de'  triangoli  fi  fiano 
collocate  le  Iole  colonne,  che  formano  la  femicirconferenza  del  Coro,  come 
chiaramente  fi  vede . 

Annot.  7. 

Il  Wolfio  al  §.  338.  De  Jìudio  Mathefeos  rette  inftituendo  prova  aneli* 
«gli  fimile  affunto  del  Baffi.  Non  farà  affatto  inutile  il  riportare  le  fue 
fìeffe  parole.  Dice  dunque  così:  Qui  prax't  archi  teflonicte  [e  fé  dedunt ,  iis> 
in  primis  opus  ejì  Jcientifìca  ArchiteBur.e  cognitione  :  ArchiteBus  enim  in 
prompttt  kabere  àebet  rationes ,  quas  reddat  qusrentibus  ,  cut  hoc  ,  vel  illuà 
ha  fecerit .  Obtinebit  prxterea  ne  ceca  fìt  aliorum  imi  tatto  ;  qv.am  haiià  rara 
effe  fallacem  ,  m  opus  probetur  intel  li  genti  um  judicio,  experientia  loquitur. 
Non  defunt  exempla  ,  quibus  qitod  di  Bum  ejì  confirmari  poterai  ;  /ed  nojlrum 
non  ejì  pertingere  ea  ,  quat  ab  aliis  minus  reHe  facla  funt  ec.  Piaceffe  a  Dio, 
che  tali  ricordi,  o  per  meglio  dire  precetti  fodero  offervati  ,  che  non  fi  ve- 
drebbe l'Architettura  diventare  peggior  della  gotica. 

Ma  parrà  forfè  ftrano ,  ed  ofeuro  ad  alcuno  quello  parlare  del  Baffi  ; 
conciofiachè  da  molti  fi  prenda  il  nome  di  Arte  per  l'atto  pratico,  offia  efer- 
cizio  di  operare.  Ma  nel  fuo  vero  fenfo  per  tale  non  fi  afiume  da'  fìlofofi. 
Per  dilucidare,  e  comprovare  meglio  la  cofa,  e  più  brevemente,  che  fia  pot- 
abile, utile  farà  il  riportare  la  dottrina  fleffa  di  Ariftotele  efpofta  in  compen- 
dio dal  celebre  Filofofo  de'  noìlri  tempi  Sig.  Francefco  Maria  Zanotti ,  il 
quale  al  cap.  7.  della  parte  4.  cosi  parla  :  „  Dico  dunque ,  che  l' arte  è  un 
„  abito  di  conofeere,  e  diltingucre  rettamente  tutto  ciò,  che  fi  ricerca  a 
„  render  bella  ,  e  perfetta  l'opera,  che  fi  fa;  ed  è  abito  di  conofeere,  non 
„  di  fare;  eflendo  pollo  nell'intelletto,  di  cui  proprio  è  il  conofeere;  il  far 
„  poi  appartiene  alle  altre  facoltà. 

„  Né  io  credo,  che  in  altra  maniera  debba  fpiegarfì  Ariftotele,  là  dove 
dice  elfer  l'arte  /£/»!«w»t«»'»ì  le  quali  parole  benché  s'interpretino  da  al- 
cuni: habitttm  faciendi  ;  meglio  però,  fecondo  ch'io  giudico,  fi  fpieg?n  da 
altri  dicendo:  babitum  ad  faciendum  tdóneunì  ;  cioè  abito  acconcio  al  fare; 
perchè  di  vero  niuna  cola  è  più  acconcia  a  far  bene  il  lavoro,  che  il  co- 
nofeere tutto  ciò,  che  alla  perfetta  forma  di  effo  fi  appartiene. 

„  Né  mi  fi  dica ,  che  artefici  fi  chiamano  quelli  ,  che  fanno ,  e  non 
quelli,  che  conofeono.  Perchè  io  rilponderò,  che  quelli,  che  conofeono 
hanno  benillìmo  la  virtù,  che  noi  ora  diciamo  Arte,  benché  non  la  efer- 
citino ,  e  però  il  popolo  non  li  chiami  artefici ,  elìendofi  importo  quello 
nome  a  quelli ,  che  infieme  hanno  la  virtù ,  e  1'  adoperano .  E  quindi  è , 
che  uno  può  aver  l'arte,  e  tuttavia  non  efiere  artefice,  potendo  mancargli 
l'efercizio,  quantunque  non  gli  manchi  la  cognizione.  Così  al  Danzatote, 
cui  fia  offefa  una  gamba ,  manca  l'efercizio  del  danzare,  non  manca  Parte; 

„  e  il 


7i 

„  e  il  pittore,  a  cui  è  (lato  tolto  il  pennello,  fi  dirà  aver  perduto  il  pco- 
„  nello,  non  l'arte. 

Da  quelli  fentimenti  dunque  fi  conofce  altro  non  doverli  intendere  per 
Arte,  fé  non  quella  cognizione,  che  lia  l'uomo  in  fé  di  una  qualche  faen- 
za, o  meiliere  ,  la  quale  prefa  in  aftratto  altro  non  è,  te  non  ciò,  che  li 
chiama  Teorica . 

Annot.  8. 

Il  Baffi  oltreché  dimoflra ,   che   poco   vagliono  fé  congiunte   non   vanno 
la  Pratica ,  e  l' Arte ,   itima  fuperiore  quella  a  quella  ;   né    io  faprei  contrad- 
dirgli dovendo  eflere  più  nobili  le  operazioni  dell'intelletto  di  quelle  dell'ufo. 
Ciò  non  oftante  la  Pratica   non  è  meno   necefTaria   della   Teorica  ,   di  modo 
tale,  che  chi  vuol  effere  Architetto   non   acquifta   anche  la  Pratica   mai  non 
arrivi  a   quella   perfezione,  che   gli  è  neceffaria.    Imperocché,   come   dice  il 
Belidor  (  Arch.  Hydr.  part.  I.  §.  1405.)    Quand  on  paffe  de  la  the'orie  à  U 
pra&ique ,  ce  n  eft  jamais  fans  rencontrer  des  accidens ,    qui    ne  peuvent  ètre 
reclifies,  que  par  la  praElique  tnème  ;  e  nella  prefazione  della  parte  feconda: 
Tout  le  monde  convient ,  que  pour  bien  conduir  les  travaux  de  consèquence  il 
faut  une  certame  capaci  té,    qui  ne    s  acquiert ,    que    par  une  lonque  experien- 
ce  &c.   Così  alla  pratica   appartiene  a  conofcere  la  qualità   de'  materiali ,   de' 
mattoni,  della  calce,  della  labbia,  de'  legnami  ec.  ;    alla   pratica  tocca  a  co- 
nofcere le  proprietà  de'  marmi ,   quali    fiano  i  più   duri ,   quali  i  più    gracili , 
quali  i  capaci  di  reggere  peli ,  di  formare  fporti ,   e  quali    di    formare  lavori , 
ed  intagli  di  fcoltura,  e  quali  meglio  fi  adattino  all'umido,  o   al  fetterrtrio- 
ne,  0  altrove.    Alla  pratica   appartiene  il  conofcere  le  malizie   quali    infinite 
degli  operaj,  principalmente  fé  le  fabbriche  fono  in  appalto.  La  ileffa  è  quel- 
la ,  che  deve  conofcere  le  qualità  de1  terreni ,    fu  cui  fi  deve  fabbricare ,  dove 
tutt'  i  precetti  poco ,   o  nulla  valgono  ;   la  medefima  pure  infegna  la  diflribu- 
zione  nelle  fabbriche  delle  neceffarie  comodità  fecondo  il  fine.  E  finalmente, 
oltre  tante  altre  cole ,   che   per   brevità  fi  ommettono  ,  ofo  dire ,  che  l' efpe- 
rienza  ferve  anche  in  molta  parte  ad  inftillare  il  buon  gufto,   ed  a  far  cono- 
fcere,  che  una  fabbrica  piena   di  capricciofe  bizzan'e,   e   fproporzionati  orna- 
menti,  anche  al  volgo  piace   finché  vi  è  la  novità,   e  poi  perde   appo  lui  la 
fua  bellezza,  e  viene  chiamata  Fabbrica  all'antica,  come  fi  chiama  un  abbi- 
gliamento di  danza ,  od  un  abito  fatto  al  tempo   de'  nollri  bifavi  ;  e  che  all' 
oppoflo  le  fabbriche  ben  intefe ,  e  di  buona  ,  e  foda  Architettura  quantunque 
fatte  fino  ne'  più  rimoti  fecoli  fono  fempre  piaciute ,    e  fempre  piaceranno ,  e 
perciò  fono  fempre  alla  moda.    Le  quali   cole   tutte   fono  neceffarie  a  faperfi 
da  un  vero  Architetto.  La  Teorica,  dirò  col  Lomazzi  nel  fuo  Trattato  della 
Pittura  lib.  1.  cap.  2.  La  Teorica  dà  precetti  generali,  che  deve  offervare  cia- 
fcuno ,  che  "vuole  divenire  eccellente,   e  famofo  iti  queff  arte.    La  Pratica  dà 
regole  di  prudenza ,   e  giudizio   infegnando  come  fi   ha   da   mettere   in   opere 
quello,  che  fi  è  detto ,  ed  immaginato  generalmente.. 

Annot.  9. 

Alcune  parole  di  quello  redo  di  Daniele  Barbaro  nella  vecchia  (laro^S 
fi  trovano  mancanti;  ma  ficxome  fono  neceffarie  al  fentimenio  del  mcdeiìmo, 
perciò  fi  fono  polle  :  conofcendofi  chiaramente  eflere  Hate  ommeffe  per  isbaglio. 

Annot 


i  72 

Annot.  io. 

Tutto  quefto  difcorfo  devefì  applicare ,  non  Colo  per  1'  Architettura  civi- 
le ;  ma  anche  a  molte  altre  fcienze,  come  farebbe  la  Militare,  l'Idraulica» 
1'  Agronomia  ec. ,  che  fi  pongono  all'  atto  pratico  ,  valendo  le  fteffe  ragioni 
tanto  per  l'una,  che  per  l'altra.  In  fatti  il  Baffi  afferendo  ciò  coli*  autorità 
del  Barbaro,  e  quello  efponendo  Vitruvio,  tanto  l'uno,  che  l'altro  approve- 
ranno i  fentimenti  di  Vitruvio;  perciò  dobbiamo  credere,  che  foffero  di  un 
tale  parere.  Imperocché  dicendo  Vitruvio,  che  l'Architettura  è  una  fcienza 
ornata  di  più  dottrine  :  Architettura  ejì  fcientia  plurìbus  difciplinis ,  &  va- 
rili erudi tioni bus  ornata,  dovraffi  dire,  che  l'Architetto  debba  effere  eferci- 
tato ,  ed  ammaeftrato  anche  in  quelle ,  richiedendoli  alla  fua  perfezione  non 
folo  la  foltanza ,  ma  ancora  V  ornamento .  Tanto  più  dunque  di  tali  fcienze 
dovrà  avere  la  Pratica,  e  la  Teorica,  chi  fa  di  effe  vera  profeffione.  L'efpe-S 
rienza  anch'  effa  di  ciò  è  incontraftabile  teftimonio . 

Annot.  il. 

Giufeppe  Porta  Pittore  Veneto  ,  detto  Salviati  ,  per  effere  fiato  fcolare, 
ed  imitatore  del  famofo  Pittore  Francefco  Salviati .  Dell'  eccellenza  di  un  tal 
uomo  ,  e   del    fuo   fapere  ne  parla  il  Ridolfi  nel  fuo  libro  delie  Maraviglie' 
àelC  Arte  ,  offia  delle  Vite  de  Pittori  Veneti . 

Annot.   12. 

Forfè  ha  da  dire  Caprarola  Villa  del  celebre  Cardinale  Aleffandro  Far- 
nefe  nella  Contea  di  Ronciglione  con  un  fontuofo  palazzo  difegnato  dal  Vi- 
gnola .  Vedi  le  ann.  alle  lettere  273. ,  e  370.  di  Annibale  Caro  fcritte  a 
nome  del  fuddetto  Cardinale  ultimamente  pubblicate  in  Padova  dal  Comini. 

Annot.   13. 

Egli  ha  da  effere  Vincenzo  Seregno  Architetto  ,  e  Scultore  Milanefe 
eccellente  ne'  luoi  tempi ,  quantunque  non  ci  abbia  lafciati  gran  monumenti 
del  fuo  fapere:  molto  caro  al  Papa  Pio  IV.,  dal  quale  fu  incaricato  di  fare 
la  fabbrica  del  Collegio  de'  Nobili  Dottori ,  e  luoghi  anneffi  alla  Piazza  de' 
Mercanti  di  quella  nollra  Città  ;  ed  indi  lo  chiamò  a  Roma  per  travagliare 
nel  gran  Tempio  Vaticano  ,  dove  però  ricusò  di  portarli  ,  trattenuto  dall' 
amore  della  Patria,  e  della  quiete,  e  da  una  felice  contentezza  del  proprio 
flato. 


r*- 


7? 
Parere  di  Martino  Bajjt  fopra  il  Tempio  dì   S.  Gaudenzio 

in  Novara  . 

Molto  Magnifici  Signori  Prefetti  alla  nuova  Fabbrica 
di  S.  Gaudenzio  Signori   miei  offervandiffimi . 

Conforme  alla  richieda ,  che  mi  vien  fatta  per  le  SS.  VV. 
intorno  alla  nuova  Fabbrica  della  Chiefa  di  S.  Gauden- 
zio di  quefta  Città  di  Novara ,  che  fi  va  fabbricando ,  per 
non  mancare  del  debito  mio  dirò  loro ,  dall'  infpezione  del  luo- 
go, e  da'  difegni  fopra  ciò  ftabiliti,  quel  tanto,  che  io  ne 
.Tento  sì  intorno  alla  pianta,  come  alla  facciata,  ed  all'al- 
zato dentro ,  e  fuori ,  che  fono  le  tre  parti  da  Vitruvio  chia- 
mate latinamente  Icnografia  ,  Scenografia  ,  ed  Ortografia  . 

Sopra  alla  prima  parte,  cioè  fopra  alla  pianta,  per  effe- 
re  di  già  incamminata  in  maniera ,  che  non  fi  può,  né  fi  deve 
deviare  dal  difegno,  e  dall' incominciato,  non  li  dico,  fal- 
vo  che  per  efière  la  ftrada  verfo  Settentrione  molto  più 
vicina  al  corpo  d' efla  Chiefa ,  che  non  dimoftra  la  detta 
pianta,  fecondo  la  quale  i  bracci  d'effe  Chiefa  faterebbero 
molto  più  in  fuori,  che  non  capifce  la  detta  ftrada,  che 
fi  poffono  accorciare  gli  fteffì  bracci ,  e  non  paffare  più  in 
fuori  della  prima  linea  della  medelìma  ftrada  per  non  darle 
impedimento .  Né  fi  leverà  con  quefto  la  corrifpondenza  al 
refto  di  già  incominciato,  anzi  fi  feguirà  l'ordine,  e  la  difpo- 
fizione  dello  fteffo  ;  poiché  per  un  tale  accorciamento  non  fé  gli 
toglie  ,  che  fi  poffa  fare  il  tutto  liberamente ,  e  con  comodità . 

Della  facciata,  compiendola  fecondo  il  difegno  con  i 
due  ordini ,  e  col  reftringimento  accompagnato  da'  cartocci 
laterali  con  il  reflo  degli  ornamenti ,  che  fé  li  veggono,  de'  ' 
quali  n'è  fatta  una  gran  parte,  li  dico,  che  farà  decente, 
ed  affai  corrifpondente  al  reflo  della  Fabbrica .  Si  potranno 
però  variare  in  qualche  parte  i  finimenti  fopra  al  frontifpi- 
cio  per  non  fare  tanti  piedeftalli  uniformi ,  come  moftra  il 
difegno ,  ed  anche  lì  può  lafciare  di  faltare  tanto  in  fuori 
colle  due  colonne  rotonde  di  mezzo  come  moftra  lo  fteffo 
difegno .   Al  di  dentro  d' eflà  facciata  gli  d  deve  levare  il 

K.  re- 


74 
remenato  fpezzato  fopra  alla  cornice,  perchè,  oltreché  fi 
potrà  liberamente  fopra  alla  cornice  alzare  un  muro  d'una 
pietra  per  dare  maggior  adito  alla  ftrada  al  lungo  d'efia 
facciata  (  Ann.  ) ,  refterà  ancora  con  maggior  forza ,  e  fodez- 
za  il  di  fopra  della  medefima  cornice . 

La  volta  grande  co'fuoi  arconi  fi  dovrà  compire  feguendo 
l'incominciato,  e  molto  più  mi  piaciono  gli  sfondati  fatti  di 
nuovo  con  maggior  rifalto ,  che  non  i  primi  eh'  erano  principiati . 

L'alzato  di  fuori  co' due  ordini  come  nella  facciata  non 
fi  deve  fare  in  modo  alcuno,  perchè  leverebbe  quel  di  bello, 
e  graziofo ,  che  poffa  avere  la  facciata  .  Darebbe  anche  poca 
grazia  al  tutto  della  fabbrica  sì  perchè  farebbe  maggior  fron- 
tifpizio  per  il  tetto  della  Chiefa ,  come  perchè  anderebbe  in 
maggior  altezza  con  i  pilaftroni ,  ed  altro  fopra  alle  cappel- 
le ;  e  così  anche  la  Chiefa  piglierebbe  i  lumi  da'  lumi ,  e  la 
tribuna  remerebbe  con  minor  grazia  dentro ,  e  fuori .  Sicché 
ciò  facendoli  farebbe  di  fpefa  maggiore,  e  con  poco  profitto 
dell'opera.  Dovraffi  adunque  accompagnare  il  tutto  nel  pri- 
mo ordine ,  e  del  fecondo  non  fare  falvo  che  i  piedefralli , 
che  accompagnino  quelli  della  facciata  ,  da'  quali  ai  muro 
della  volta  fopra  agli  arconi  fé  gli  faranno  per  contrarlo  i 
contraforti  accartocciati ,  che  per  una  parte  faranno  fortezza 
alla  frefla  volta,  e  per  l'altra  faranno  corrifpondenza  a' car- 
tocci della  facciata.  Sopra  d'effi  piedefralli  fi  dovranno  fare 
o  palle,  o  piramidi,  o  qualche  altro  finimento  corrifpon- 
dente  al  refto .  Con  quefto  le  finefrre  remeranno  libere  ,  la 
luce  viva ,  e  fi  darà  grazia ,  ed  ornamento  al  tutto .  Non 
fi  leva  però  di  alzare  il  fecondo  ordine  fuddetto  fopra  agli 
accennati  piedefralli  negli  angoli  fopra  i  quattro  pilaftroni 
della  tribuna,  perchè  cosi  ricerca  e  l'ordine,  e  la  fortezza 
della  medefima  Chiefa.  Ciocché  è  per  compimento  di  quello, 
che  ora  mi  fovviene  intorno  alla  medefima  fabbrica. 

In  Novara  il  dì  i6.  Maggio  1583. 

ANNOTAZIONE. 

Per  quefta   ftrada   intendere  fi  deve  il  giro  della   cornice,   il  quale  nelle 
Chiefe  grandi  è  del  dovere,  che  per  comodo  maggiore,  fia  libero  dappertutto  . 

Lct- 


75 
Lettera  di  Martino  BaJJì  di  ringraziamento  quando  fu  eletto 
Architetto  del  Duomo  di  Milano . 

All'Ulnio,   e  Revmo  Arcivefcovo  di  Milano, 

ed  agl'Illufori,  e  M.  Rev.  Sig.ri  Deputati 

della  Fabbrica  del  Duomo. 

Martino  Badi. 

SE  gli  Antichi,  come  riferifee  Arinotele  (Illrao,  e  Rino 
Signore,  e  Voi  Illuirri ,  e  Molto  Rev.  Signori)  folevano 
fare  il  Tempio  delle  Grazie  in  capo  ad  una  ftrada  corrente, 
di  manierachè  camminando  vi  fi  percuotere  dentro,  e  fi  ri» 
tornale  addietro,  per  dimoftrare,  che  alle  grazie,  ed  a' fa- 
vori ,  che  fi  ricevono  di  ragione  vi  converrebbe  il  contrac- 
cambio in  quella  parte,  che  fi  può,  ancorché  coloro,  che 
danno,  o  favorifeono  non  lo  facciano  con  intenzione  di  ri- 
ceverne  il  contraccambio  ;  e  fé  niuna  cofa  agli  animi  nobili 
difpiace  tanto,  né  agli  orecchi  alcuna  voce  rende  cosi  mal 
fuono ,  come  le  voci  Ingratitudine ,  ed  Ingrato ,  è  ben  più  che 
ragionevole ,  che  io  pieno  d' ogni  affetto ,  e  di  difufato  amore 
me  ne  venga  ora  veloce  a  ringraziar  Loro  del  favore ,  e  della 
grazia  fattami  riputandomi  fenza  mia  faputa  degno  Soprain- 
tendente ,  ed  Architetto  della  Fabbrica  di  quefta  gran  mole 
del  noftro  Duomo,  nella  quale  per  molti  anni  fui  allevato, 
ed  ammaendato .  Quefti  fono  bene  favori  vivi ,  e  fegnalati , 
che  Loro  è  piaciuto  di  farmi  ;  faranno  però  legami ,  e  vin- 
coli d'amore,  che  terranno  me  perpetuamente  obbligato  a 
V.  S.  Illma,  e  Revraa ,  a  quefti  Signori  Deputati  alla  Fab- 
brica, e  finalmente  a  tutt'  i  dipendenti  da  loro,  e  da  effa. 
Ma  onde  incomincerò  io  a  renderli  la  minor  parte  di  quelle 
grazie ,  che  io  li  debbo  di  tanta  cortesia ,  poiché  Ci  fono  de- 
gnati d'amarmi  tanto  qual  io  mi  lìa  2  che  proporli  tanti  Va- 
lent'  uomini  quanti  ne  fono  in  quefta  noftra  Città ,  e  fuori , 
hanno  fatto  di  me  fòlo  elezione?  Che  altro  non  vuol  dire, 
che  l'avermi  collo  fcarpello  de' fuoi  nobiliffimi  ingegni  fcol- 

K  2  pito 


76 
pito  dentro ,  e  fuori  innanzi  a  tutta  la  Città .  E  per  picco- 
lo ,  o  baffo ,  che  io  mi  fia ,  da  qui  innanzi  apparirò  sì  gran- 
de ,  che  chi  non  avrà  veduto ,  o  udito  il  vero  farà  sforzato 
dal  pubblico  grido,  ch'Eglino  mi  hanno  dato  a  defiderare 
di  vedere  il  voftro  Baffi .  Voftro  veramente ,  perchè  per  in- 
nanzi non  vuole,  e  febben  voleffe  non  faprebb'effere  d'altri 
piucchè  di  V.  3.  Illma,  e  Revma  e  di  quello  Ven.  Capitolo 
della  Fabbrica  del  Duomo  ;  i  quali  mi  perdoneranno  fé  Loro 
fembraffi  di  ciò  troppo  ambiziofo  ,  mentrechè  cosi  è  forza , 
che  io  divenga  per  riconofcere  in  parte  l' animo  Loro  sì  no- 
bile ,  col  quale  fi  fono  degnati  privarfì  del  fuo  giudizio  in 
sì  gran  parte  per  farmi  tener  dal  mondo  tale,  qual' eglino 
mi  tengono.  M'ingegnerò  dunque,  operando,  d'innalzarmi 
feguendo  fempre  le  pedate  de'  buoni  antichi ,  e  de'  buoni , 
e  gran  maeftri  dell'Architettura  per  farmi  vedere  una  vol- 
ta, quale  mi  hanno  ritratto  a  V. S.  Illma,  al  Capitolo,  ed 
a  quefta  Città  noflra  ;  a'  quali ,  non  potendone  rendere  per 
ora  maggiori  grazie  ,  riverentemente  ne  prego  dalla  gran 
Regina  de' Cieli,  ad  onore'della  quale  fi  fanno  tutte  le  opere 
di  queffa  gran  mole ,  ogni  felice  fucceffo ,  e  ne  baccio  le 
onoratiffime  mani ,  offerendomeli  oggi  per  fempre . 
•      A' xxi ii.  Novembre  MDLXXXVIL 


SCRIT- 


SCRITTI   DI   MARTINO  BASsY 

INTORNO  AL  TEMPIO  DI  S.  LORENZO  MAGGIORE 
DI  MILANO  . 


Difcorfo  di  Martino  BaJJì  al  Capitolo  della  Fabbrica 
di  S.  Lorenzo  (  Ann.   i.) . 

CHe  maraviglia  farebbe,  Signori  Molto  Illufrri,  fé  fi  ve- 
deffe   il  Tempio  di  S.  Lorenzo  finito  fenza  fine ,  ruvi- 
nato  fenza  ruvina ,  e  caduto ,  o  guafto  fenza  fconciarfi 
una  fol  pietra  dal  fuo  luogo  ?  E  pur  fuccederebbe ,  e  farebbe 
vero  quando  dalla  prudentiffima  mano  di  quefto  Ven.do  Ca- 
pitolo dopo   l'avere  lafciato  fcorrere  ,  ed   isfogare   l'animo 
altrui  per  più  di  fei  mefi  non  fofle  eftinto  ,   ed   ammorzato 
il  fuoco  ,   la  di  cui  fiama  fi  è  dilatata  ,  e   fparfa  non  folo 
per  la  Città  noftra  ;  ma  per  V  Italia  fino  a  Firenze ,  a  Roma 
ed  altrove .  Prudente  mano  fu  quella  ,  che  con  tanta  pron- 
tezza ammorzò  ,   ed   efHnfe  le  fiame  del  fuoco  celefte  ,  che 
cadde  fopra  il  vecchio  Tempio  di  S.  Lorenzo  (Ann.  2.),   e 
non   le  lafciò  pattare  tant'  oltre  al  fuo  coperto  ,   e  tetto  di 
piombo ,  che  forfi ,  fé  pattato  più  in  anzi  foffè ,  non  farebbe 
reftato  tanto  tempo  in  piedi,  come  fi  vidde  dopo  l'eftinzio- 
ne  ;  ma   prudentiflima   farà  quella   del  Ven.do  Capitolo  ,  la 
quale  non  folo  eftinguerà  le  fiame  del  fuoco  ,  che  invifibil- 
mente  arde,  ed  avvampa  per  il  fottìo  de'  venti  contrari  all' 
Architetto  ,  ed  alla  Fabbrica  fletta  di  S.  Lorenzo  :  ma  in 
breve  'erigerà  ed  innalzerà  l'alto  pinacolo  ,  e   cupola  dell' 
ifteflò  Tempio  ,  la  quale  non  cederà  alla  paffata  né  di  bel- 
lezza ,   né  di   fermezza,   né   di   fplendidezza  ,  e  chiarezza; 
quantunque   nel   difegno   ftabilito  non  vi  fi  veda  veftigio  di 
fineftre .  Quindi  è  che  perciò  non  dovrà  quefto  Capitolo  at- 
tendere alle  cavillofe  oppofizioni  degF invidi,  e  malevoli  emu- 
li',  che  non  hanno  mancato   d'infìnuare  il  falfo  all' Illuftre 
Sig.  Dottore  mio  Signore  per  averne  eflì  Ja  cura  di  quefta 

Fab- 


78 
Fabbrica  ,  e   per  abbafTare  in  maniera  il  voflro  Architetto , 

che  fé  foflè  potàbile  ,  l'avrebbero  cacciato  fotto  terra  ,  e 
meffolo  in  efrrema  rovina  ;  com'  è  baftato  t'  animo  a  qual- 
cheduno  di  dircelo  in  nome  del  detto  Signore  .  Io  però  mi 
farei  anche  per  verità  indotto  a  credere,  che  que'  tali  di- 
ceffero  il  fallo,  quando  egli  ìteffo ,  ajutato  Tempre,  e  fomen- 
tato d'  altri  ,  non  averle  tanto  tempo  ,  e  con  tanta  iflanza 
fparfo  in  ogni  luogo  ,  che  S.  Lorenzo  cadrà  ficuramente  le 
fi  compirà  conforme  al  difegno  riabilito  ,  inoltrando  in  fua 
cafa  e  libri  ,  e  difegni  ,  e  menando  full'  opra  ,  e  fopra  la 
Fabbrica  non  folo  Ingegneri ,  Dottori ,  e  Muratori  ;  ma  an-  " 
cora  per  fino  di  quelli,  che  rafchiano,  ed  acconciano  i  cuoi 
a  pie  del  Tempio  ,  fprezzando  il  parere  ,  e  prendendo  col- 
lera con  chi  non  parlava  a  modo  fuo  ,  e  con  chi  non  ac- 
confentiva  alle  fue  propofle  fatte  non  dirò  per  zelo ,  né  per 
obbligo ,  eh'  egli  averle  alla  Fabbrica  come  uno  de'  Signori 
Preietti  ;  ma  iritato  ,  e  promoffo  ad  ira  per  alcune  mie  ri- 
fpofté  dategli  ,  com'  egli  fletto  mi  ha  fatto  lignificare  dal 
fuo  Tolomeo  inlidiatore  del  bene  altrui ,  e  feminatore  delle 
difeordie  tra  noi  .  Al  quale  però  tanto  creduto  non  avrei , 
fé  il  Sig-  Dottore  fleffo  non  averle  prefo  tanto  a  petto,  non 
dico  di  portare  i  difegni  a  Roma,  ed  altrove,  lignificando  s 
e  ricercandone  quello  ,  che  pili  gli  è  piaciuto  ;  ma  con  la 
follecitudine  di  giorni ,  e  di  notti  di  averne  ciò ,  che  final- 
mente fi  legge  nella  relazione  di  uno  dei  tre  Ingegneri  ci- 
leni ;  poiché  dagli  altri  due  elletti  da  quefto  Ven.  Capitolo 
liberamente  detto  gli  fu  ,  eh'  egli  aveva  tutto  il  torto  ,  e 
che  perciò  attenderle  a'  fuoi  libri  ;  ond'  è  ,  che  di  loro  diffe 
poi  quello,  che  fra  poco  udiranno.  Men  male  però  farebbe 
fiato,  fé  folamente  con  quefle  follecitudini  appartenenti  alla 
Fabbrica  di  S.  Lorenzo  egli  aveffe  col  fuo  veemente  modo 
di  dire  prefo  ad  inlinuare  male  di  me  alle  genti  credule  , 
che  io  ,  e  gì'  intelligenti  avuto  non  avreffimo  occaiione  di 
dire  ,  che  fono  mere  perfecuzioni  contro  di  me  ;  ma  ufeito 
di  più  dai  termini  del  convenevole  ,  del  fuo  meftiere  ,  e 
della  cura  come  Deputato  della  detta  Fabbrica  qua,  e  là  è 

ito 


79 
ito  cenfurando  le  opere  mie  in  Duomo  ,  in  S.  Fedele  ,   al!* 
Rofa  ,  a  S.  Celfo  {Ann.  3.),  ed  altrove,  ancorché  poco  però 
itato   gli  ila  creduto  ,   come  da  tanti   mi   fu  riferito  .    Ma  , 
per  eflèr   breve,   e   perchè   fine   mio   non  è  di  dire  d'altri 
quello,  che  hanno  detto  di  me,  né  di  volere  ,  che  con  tal 
difcorfo   il    Ven.   Capitolo  refti   appagato  ,   non   iftarò  a  di- 
fcendere  alle  particolarità ,  che  fopra  tutte  le  opre  mie ,  ed 
in  tutt' i  fopradetti  luoghi  egli  abbia  detto,  folo  mi  ballerà 
il  dire,  che  forfè  da  principio   moflb   fi   farà   per   folo   zelo 
di  carità  ;  ma  che  poi  iritato  da  chi   fi  fa   in    progreffo  di 
tempo   per  le  parole  ,   e   per  i  fomenti  fopra  ennunciati  ,  e 
per   oftentazione    delle    fue   propone    prefe   a   punto   d'ono- 
re   abbia  per  qualfivoglia    firada    voluto   moflrare  che   folle 
vero  quanto  propoflo  aveva,  e  quanto  è  fiato  replicato  tante 
volte  m  quello  Capitolo  .    E  tanto  lo  credo  ,   e  fempre  più 
lo  crederò  quanto  meno  egli  fi  afierrà  dal  continuo  mal  me- 
nare alla  gagliarda  addoflò  all'opere  mie,  che  mercè  della 
Maeftà  Divina  ebbi    occalione   di    farne  molte  ,   ciocché  non 
potrò  io  cosi  dire  de' fuoi  fautori  (poiché  di  lui  non  accade 
parlarne ,  non  efièndo  fua  profeffìone  )   perchè  di  loro  poche 
opere  lì  vedono ,   e   quelle    fé  fi  aveffero   a  cenfurare  come 
fanno  le  mie,  vi  farebbe  da  dire  più  fopra  una,  che  io  fo, 
che  non   potranno  effì  con    ragione   dire   fopra   cotante   mie 
fabbriche  pubbliche,  e  private  ,  dentro,  e  fuori  della  Città, 
e  note  ad  ognuno.  Il  che  però  lia  Tempre  detto  più  per  ri- 
fpondere  con  buona  pace,   che  per  oftentazione.    Quindi  è, 
che  fpero  anche  di  moflrare,  e  condurre  a  fine  quefi' una  di 
S.  Lorenzo,   a  Dio  piacendo,   ed    a  quefto   Molto  Ulufire, 
e  Ven.  Capitolo,  dal   quale   fpero   per  quefla   volta   quella 
grata  udienza,  che  tante  altre  ha  prefiato  al  Sig.  Dottore, 
dopo   la  quale  ne  afpetto  ,  come  di    cofa    importantiffima, 
giuftizia,  e  non  altra  cofa.    Né  mi  diffido   perchè  qua  den- 
tro fiativi  parenti  dello  fieffo  Signore  :  mentre  anche  lui  (ietto 
pregato  avrei  ad  effere  prefente  quando  quella  foffe  fua  pro- 
feffìone,  e  fua  intelligenza,  e   tì.  foffe  del   pari  potuto  pro- 
porre, definire,  argomentare,  e  rifolvere.    Seguirò  dunque 

bre- 


>    So 

brevemente  nel  miglior  modo  ,  che  faprò  non  con  difegrci 
per  effere  io  Architetto ,  non  eiTendovi  chi  porla  d'  Architet- 
tura giudicare,  e  perchè,  acciò  le  cofe  andaffero  del  pari, 
e  mi  toflè  creduto  dovrei  parlare  di  Codici ,  o  di  Digefli  ; 
poiché  lafciati  quefti  da  parte  d'altro,  che  di  linee,  d'an- 
goli, e  di  legni  non  ha  mai  parlato  il  Sig.  Dottore,  e  più 
in  ciò  a  lui  lì  è  creduto ,  che  a  me  fteffo .  Ne  quello  im- 
porta altro,  fa  Ivo  che  dovendoli  altri  per  l'avvenire  conli- 
gliare  di  liti  non  più  da'  Giureconfulti ,  ma  da  Architetti, 
e  chi  d'Architettura  da' Giureconfulti,  e  non  più  da  Archi- 
tetti bifognerebbe  configliarfi;  fopra  la  qual  cofa  molto  avrei,* 
che  dire  con  una  bellirfima  comparazione  di  S.  Paolo  degli 
officj  di  ciafeun  membro  del  corpo,  e  con  un'  altra  fenten- 
za  di  Virgilio  ;  ma  perchè  parlo  a  Signori  prudentiffimi ,  che 
molto  più  fanno  di  me,  e  per  effer  breve,  come  ho  detto, 
le  tralafcierò  tutte:  dicendo  però  a  quefto  Ven.  Capitolo, 
che  fé  io  non  l'avelli,  come  l'avrò  fempre ,  per  giudice  giu- 
fliflimo  mi  avrei  a  dolere  di  molte  cofe ,  che  a  me  ,  ed  a 
molti  pajono  torti  manifeiìi  fattimi  in  quefto  negozio  ;  ma 
mi  ridurrò  folo  ad  alcuni,  che  l'onor  mio,  con  buona  pace, 
e  buona  grazia  di  tutti  mi  fpinge  ad  accennare  avanti  di 
concludere  quello,  che  mi  efibifeo  di  fare  per  aflìcurarne  gli 
animi ,  che  ftano  cefpitando  intorno  a  quella  Fabbrica  .  Il 
primo  fi  è ,  che  fé  al  principio  quando  diedi  il  memoriale 
avevano  per  fermo  ciò ,  che  diceva  il  Sig.  Dottore ,  perchè 
non  concedermi  la  licenza ,  e  lafciare  operare ,  a  chi  egli 
avea  di  già  promella  la  fabbrica  ?  e  non  avendomela  con- 
ceda perchè  non  addimandarmi  mai  falvo  che  per  quel  poco 
difeorfo,  del  quale  non  il  Ven.  Capitolo;  ma  altri  hanno 
fatta  1' anotomia ,  che  fi  fa?  non  ammettendo  fé  non  quello, 
che  loro  piaceva,  mentre  non  avevano  contradicenti ,  e  per- 
chè il  fuo  feopo  era  folamente  di  mettere  aflieme  e  fcritti , 
e  difegni  per  farne  un  libro  contro  di  me,  come  lo  fteiTo 
Sig-  Dottore  mi  fece  dire  dal  Tolomeo,  e  che  voleva  imitar- 
mi nella  difputa  fatta  per  me ,  ed  il  Pellegrino .  Il  fecondo 
fi  è,  che  quando  fecero  la  elezione  degl'Ingegneri,  fecondo 

che 


Si 
che  io  la  ricordava  per  il  mio  difcorfo,  non  addimand^.ron- 
no  mai  fé  io  vi  aveva  diffidenti ,  o  no  ;  ma  elefforo  chi  loro 
parve  ;  e  pure  di  più  a  chi  ha  detta  la  verità  non  hanno 
creduto  ,  anzi  non  ne  cercarono  nemmeno  la  relazione .  Il 
terzo  :  non  operarono  mai ,  che ,  effondo  tutti  infieme  gli 
eletti  fopra  l'opera,  io  mi  ritrovarli  a  dire  fé  non  altrettan- 
to di  quello,  che  tante  volte  loro  replicò,  ed  inculcò  il 
Sig.  Dottore,  almeno  quello ,  che  la  verità,  ed  il  fatto  mo- 
ftrava ,  e  moftra  ancora  a  tutti .  Quarto  :  perchè  fé  fi  tratta- 
va folamente  della  fermezza  de'pilafrri,  perchè  admettere  le 
tante  propone  concernenti  ad  altre  cofe  ?  le  quali ,  come  il 
capo  dell'Idra,  furono  prima  due,  e  poi  crebbero  a  dieci, 
e  poi  a  quindici  ,  e  Dio  voglia ,  che  oggidì  non  fiano  più 
di  venticinque  per  compirne  il  fopraddetto  libro .  Quinto  ;  e 
quefto  è  quello,  che  tutti  avanza,  cioè:  che  avendo  il  Ven. 
Capitolo  fatta  la  elezione  a  fuo  gufto ,  e  dopo  di  avere  det- 
to ,  che  fé  due  pareri  incontravano,  quelli  avrebbero  fegui- 
to,  e  non  l'altro  di  contraddizione;  ciò  non  ottante  cosi 
non  fi  è  fatto,  ed  anzi  non  folo  lafciano  di  ricercare,  e  di 
feguire  il  parere  del  morto  Alziato ,  eh'  è  uniforme  a  quello 
del  Seregno;  ma  feguono  l'opinione  di  chi  ha  ardimento  di 
dire ,  che  il  parere  del  Seregno  è  mio .  Dicono  però  quefti 
il  vero  in  quanto  che  egli  li  faccia  ficuri  della  fortezza , 
come  ho  fatto ,  e  farò  io  ;  ma  dicono  fallita  enormifìima , 
fiano  chi  fi  voglia,  volendo,  che  fia  mio  anche  il  dettato, 
torto  manifeftillìmo  ,  che  fi  fa  a  quel  . Valentuomo,  ed  al 
Capitolo  fleflò,  efìèndone  effo  fiato  l'elettore.  Che  fé  vor- 
ranno dire  lo  fteflò  di  quello  dell' Alziati,  perchè  è  unifor- 
me ;  anzi  perchè  ambidue  fono  andati  d' accordo ,  e  l' hanno 
fatto  uniforme  per  fottofcriverlo  affieme  ,  fé  la  morte  non 
avelie  interrotto  il  corfo  di  fua  vita  :  fé  ciò  vorranno  dire , 
a  me  faranno  fempre  maggiore  onore ,  perchè  due  Valent' 
uomini  come  loro  di  tanta  età  ,  efpenenza  ,  ed  integrità 
non  il  fono  Iafciati  corrompere  come  altri  ;  anzi  conofeiuta 
la  verità  hanno  detto  queir ifteflo,  che  io  ho  fempre  detto, 
avendo  elfi  avuto  oltre  alla  commiffìone  e  il  mio  difcorfo, 

L  e  il 


Si 
e  il  difegno,  e  quanto  in  ifcritto  è  mai  (lato  propoflo ,  ed 
oppoflo  contro  la  detta  Fabbrica  •  Però  non  fia  maraviglia , 
che  in  quello ,  come  nel  refto  dagli  emuli  al  folito  loro  fi 
parli .  A  tutto  però  come  Giudice  giuftiffimo  non  dovrebbe 
acconfentire  il  Ven.  Capitolo;  ma  anzi  perfeverare  nella  fua 
determinazione ,  giacché  oltre  gli  accennati  due  pareri  hanno 
anche  il  mio  ,  che  pure  dovrebbe  valere ,  volendo  mirare  con 
buon  occhio  e  me  ,  e  le  fabbriche  da  me  fatte ,  e  principal- 
mente quella  fteffa  di  S.  Lorenzo  ;  e  mentre  che  fopra  di 
effa  ho  il  fentimento  de'  più  Valent' uomini  operatori,  che 
fiano  nella  noflra  Città,  e  fuori  d'i  effa,  da' quali  era  più 
ragionevole ,  che  il  Capitolo  s' informarle  ,  come  da  uomini 
pratici,  i  quali  fìccome  fono  confumati ffimi  nell'arte  ,  fono 
anche  intrepidi  nel  rifpondere  a  qualfìvoglia  ,  che  parli  a 
fpropofito  di  detta  Fabbrica ,  eh'  egli  ha  il  torto ,  ed  i  quali 
faranno  fenrpre  prontiifimi  a  finirla  conforme  allo  riabilito 
difegno ,  ed  a  darne  tutte  le  ficurtà  bifognevoli .  Che  per- 
ciò intefo  queflo  da  Moniig.  lllmo,  e  Revmo  Arcivefcovo 
Capo  di  quella  Molto  llluftre  Congregazione ,  e  mio  Signo- 
re ,  vedendo ,  che  non  li  s' imponeva  fine  per  i  fuoi  termi- 
ni ,  e  che  non  fi  profeguiva  l' opera ,  ed  avendo  tal  certez- 
za, ha  mandato  l'ordine,  che  lì  fa  a  queflo  Ven.  Capitolo, 
innanzi  al  quale,  perchè  pare,  che  refti  ancora  dubbiofo,  e 
perpleffo  ne  vengo  io  ora  con  ogni  riverenza  per  levarli  ogni 
ibfpetto ,  e  per  accertarlo  con  quella  certezza  maggiore ,  che 
fare  li  porla  da  uomo  vivente .  Dico  adunque ,  e  prometto  , 
che  nel  termine  di  due,  o  tre  anni,  volendo  loro,  farò  io 
dare  compimento  alla  fleffa  fabbrica  fecondo  il  difegno  affìr- 
mato  da  chi  con  tanta  riverenza  parlar  li  dovrebbe ,  e  glie- 
ne darò  per  ficurtà  di  doverla  mantenere  illefa  uno,  o  due, 
o  più  anni,  non  dico  i  fuddetti  Valent'  uomini ,  e  Capi-mae- 
ftri ,  che  fi  fono  eiibiti  prontiflimi  ;  ma  Cavalieri  principa- 
lifììmi  di  quella  noilra  Città  intelligentiffimi  in  ogni  facoltà, 
e  molto  più  nell'Architettura,  come  li  vedrà  dalla  promef- 
f a ,  che  faranno,  lafciando  il  timore  negli  animi  di  chi  poco 
intende,  e  manco  opera,  o  faccia  operare.   Che  fé  qualche- 

duno 


s3 

duno  abbia  pure  in  animo  di  fcapricciarfi ,  e  di  volere,  che 

venga  un  Valentuomo  d'altronde  a  vedere,  e  giudicare  fo- 
pra  ciò ,  effo  lo  dovrebbe   fare  del    fuo  ,   porte  le  accennate 
cofe  ,  per  le  quali  il  Ven.  Capitolo   refterà  come  può  refta- 
re  ,  più  che  ficuro .    Io  nondimeno,  quantunque  per  la  prò- 
mefla  fatta ,  e  come  ficuriffimo  di  ciò ,  non  dovrei  pili  par- 
larne,  mi  eùbifco   prontiflimo  a  deporre  altrettanti   feudi  o 
cento,  o  ducento ,  o  quanti,   fecondo  ordinerà  quefto  Ven. 
Capitolo,  deporrà  quel  tale  per  doverne  fcapricciarlo ,  e  pa- 
gare le  fpefe  al  giudice  confidente   co'  danari   di   chi  perde- 
rà ;   giacché  effèndo  affìcurati  con  il  fuddetto  partito  non  è 
onefto ,   che  le  limoline  *fi  fpendano  a  capriccio  de'  partico- 
lari .  E  quando  quefto  Ven.  Capitolo  non  fi  rifolvi  alle  fud- 
dette  determinazioni;  poiché,    non  avendo  all'incontro  per- 
fone  capaci ,   non   mi  è  flato  lecito  di   inoltrare  la  fortezza 
della  Fabbrica  con   gli  argomenti   foliti   agli  Architetti  miei 
pari  ;  ma  folo  per  dimoftrazioni  pratiche ,  io  con  buona  gra- 
*zia,  e  permeffo  loro  li  proteflo,  che  quello  ,  che  non  han- 
no voluto  eglino  fare  in  darmi  licenza  ,  che  Io  farò  io  in  pren- 
dermela ,  e  che  da  qui  innanzi  lafcerò  fcapricciare  chi  vorrà 
intorno  alla  Aefia  fabbrica,   e  darò  campo   ( poiché  facile  e/i 
inventis  arìdere)   a  chi  è  fiata   prometta  la  cura  di  effa  Fab- 
brica ,  che  in  quella  fi  operi  il  meglio ,  che  faprà  ;  badando 
a  me  per  fcarico  dell' onor  mio,   e  di   chi  me  ne  diede  la 
cura  di  moflrare  al  mondo  e  in  difegni,  ed  in  ifcritto  quel 
tanto,   che.  già   altri  lì  fono  propofti  di   fare   contro   di  me 
per  farli  nominare,  e  per  avere  grido  di  quel,  che  non  fan- 
no. E  li  potrà  poi  d'indi  dire,   che  per  fuo  mezzo  li  fono 
abfentati  due  Architetti  Pellegrino  dalla  Fabbrica  del  Duo- 
mo, e  Martino  Baffi  dalla  Fabbrica  di  S.  Lorenzo;  alla  quale 
per  non  eflere  più  lungo  prego  da  N.  Sig.  ogni  felice,  e  per- 
fetto fine,  ed   a  quella  Molto  Illuftre  Congregazione  ogni 
felice  fucceffo . 


L  z  Let- 


s4 

Lettera  ài  Mirtino  Baffi  al  Sig.  Dott.  Guido  Mazzetta . 
Illuftre  Sig.  mio . 

SE  quando  l'anno  pattato  mi  motti  per  dar  contezza  nel 
Ven.  Capitolo  di  S.  Lorenzo  a  V.  S.  de'  dubbj  eh'  ella 
eccitava  intorno  alla  fabbrica  d'etta  Chiefa,  e  quando  dopo 
udii  lei  ragionare  di  empiture  de'  fianchi  ,  di  empiture  de' 
campanili ,  o  fiano  torri ,  e  di  accrefeimenti  de'  fecondi  co- 
lonnati per  la  tribuna  ,  ed  altre  fue  propofte  ,  avefs'  io  in- 
tefo  ,  e  creduto  quello  ,  che  ora  ragionandoli  nella  Corte 
Archiepifcopale  ho  di  lei  udito  accertare  ,  che  cioè  a  fue 
fpefe  (atto  fegnalatiffimo .' )  voglia  far  fabbricare,  e  perfezio- 
nare la  volta  grande  della  cupola  d'etta  Chiefa,  non  folo 
non  mi  farei  affaticato  con  propofte ,  con  argomenti ,  e  con 
comparazioni  a  dimoftrare  al  Ven.  Capitolo  le  proporzionate 
corrifpondenze  ,  la  fermezza,  l'utile,  e  la  venuftà  d'etto 
Tempio  ,  e  che  quelle  fue  empiture  foffero  fovverchie  ;  ma 
avrei  di  fubito  al  valore ,  ed  alla  tanta  magnificenza  ,  e  li- 
beralità fua  ceduto  con  lafciarla  del  fuo  proprio  operare 
anche  a  modo  fuo  ,  come  ora  gli  proteffo  di  fare  :  poiché 
più  potrà  in  me  un  affetto  ardentifiìmo  dell'  utile  ,  e  bene 
pubblico  ,  e  dell'  onore  fuo  pubblico  ,  e  privato  ,  che  quel 
poco  di  grido  ,  che  da  ciò  me  ne  fotte  mai  per  dovere  ,  o 
potere  avvenire .  E  pur  troppo  mi  accontenterò  anche  ,  che 
l'opera  al  fegno  ,  che  fi  ritrova  parli  per  me,  e  iì  vegga, 
come  fta  ,  fenza  che  V.  S.  ed  altri  fenza  molte  altre  voci 
procurino  il  mio  oftracifmo  dalla  cura  d'etta  fabbrica,  alla 
quale  non  folo  non  mi  moftro  ,  o  mofrrerè  mai  contrario 
(tuttoché  per  l'obbligo,  e  riverenza,  che  io  tengo  alle  fan- 
tiffime  otta  di  chi  me  ne  diede  la  cura  farei  obbligati fiìmo  a 
non  ritirarmene  per  qualsivoglia  accidente  ,  che  vi  fi  inter- 
ponette ,  e  maggiormente  farei  obbligato  per  la  confermazio- 
ne dell'  Illmo  ,  e  Revmo  Arcivefcovo  mio  Signore  ,  e  Pa- 
drone); ma  mi  efibifeo  prontiffimo  alla  confermazione  ,  e 
convalidazione  d'  un  tanto  bene ,  e  pubblico ,  e  privato .  Né 

di*- 


85 
dubiti  V.  S.  punto  ad  andare  innanzi  appertamente  con  i  di- 
segni ,  che  occultamente  apparecchia  per  averne  pareri  an- 
che di  fuori  ;  perchè  operando  V.  S.  del  fuo  ,  non  folo  i 
difegni,  ma  l'opra  ifteffa  chi  vi  dovrà,  o  potrà  ragionevol- 
mente ofìare  ?  L'Architetto  forfè,  che  deiìdera  un  tale  com- 
pimento ?  Non  certo  ;  anzi  fé  io  voleffi  non  potrei  per  la 
bafTezza  di  flato  ,  e  di  fortuna  .  Forfè  vi  oderà  il  Capitolo 
Ven.  perchè  ve  ne  fiano  degli  altri ,  che  vogliano  compete- 
re ,  e  concorrere  a  fare  Io  fteiTo  del  fuo  ?  Né  anche  quefto 
farà  per  la  concorrenza  di  grotta  fomma  .  Adunque  gli  do- 
vrà contraddire  Pillino,  e  Re  vino  Arcivefcovo  ,  fotto  la 
cura  del  quale  fi  edificano  tutte  le  Chiefe  ;  ma  ne  pure  quefto 
orlerà  a  V.  S.  né  a  così  fanto  propofito  ;  anzi  fapendolo 
(come  di  corto  lo  faprà  per  mio  memoriale)  ne  pregherà 
V.  S.  a  non  mancare .  Non  vi  effendo  adunque  chi  orli  non 
dovrà  V.  S.  per  modo  alcuno  mancare,  come  non  mancherà 
di  favorirmi  col  redo  di  que'  Signori  del  Capitolo  allora 
quando  piglierò  da  loro  in  ifcritto  la  licenza  ,  e  gli  addi- 
manderò  per  le  fatiche  ,  e  ferviti!  mie  pallate  quel  tanto  , 
che  dal  giudo  ,  e  buon  governo  fuo  farà  giudicato  per  bene  ; 
chiedendogli  perdono  fé  per  la  battezza  dell'  ingegno  mio 
non  ho  faputo  oprare  cofe  maggiori ,  e  di  maggiore  lor  gu- 
fto  ,  e  foddisfazione  .  Da  V.  S.  in  particolare  né  afpetterò 
il  mio  picciol  difegnetto  a  lei  di  poco  gufto ,  e  di  poco  gio- 
vamento ,  perchè  non  fé  ne  avrà  a  fervi  re ,  ed  a  me  di 
tanto  contento  ,  quanto  può  apportarmi  un  primo  fchizzo 
di  così  famofo  Tempio  ,  alla  quale  rettelo  di  quefto  ,  e  di 
qualiìvoglia  altra  cofa  ,  che  o  in  favore  ,  o  con  tra  ,  ed  in 
qualunque  tempo  ,  modo  ,  e  forma  poffa  trattare  ,  e  fucce- 
dere  obbligatiffimo;  perchè  fpogliato  di  pafiìone  mi  promet- 
to ,  che  Io  farà  fempre  con  zelo ,  e  con  affètto  piucchè  gio- 
vevole a  quella  Ven.  Fabbrica,  e  ad  onore  di  Dio,  e  della 
gloriofa  Madre  fua  Santiiììma,  delle  di  cui  grazie,  e  favori 
ien' è  di  già  riedificato  quel  tanto  ,  che  fi  vede  (Ann.  4.): 
il  fine  ,  e  compimento  del  quale  piaccia  a  Sua  divina  Mae- 
ftà  ,  che  ,  come  li  è  detto  ,  il  finifca  a  fpefe  di  V.  S.  Illu- 

ilre, 


86 
ftre  ,   alfa  quale  prego  con  ogni  affètto  la  confermazione  di 
cosi  fanto  piopolito,  bacciandogli  le  onoratimene  mani. 

Di  Cafa  mia  in  Milano  quello  di  iS.  Dicembre    1589. 

Rifpofta  del  Dott.  Mazzenta . 

Magnifico  come  fratello  onorando  . 

AVeva  quafi  deliberato  di  non  rifpondere  alla  fu  a  ,  e  di 
lafciare  ,  che  il  tempo  moflrafle  la  verità  del  fogno  , 
eh'  ella  fìnge  avere  fentito  nel  Arcivefcovado  ,  cioè  che  io- 
moffo  da  divina  infpirazione  voleffi  a  mie  fpefe  far  finire  la 
tribuna  di  S.  Lorenzo  ;  cofa  tanto  difpare  alle  mie  deboli 
forze  .  Nondimeno  acciò  ella  ceffi  di  dare  memoriali  contro 
di  me  fondati  fopra  limili  invenzioni  ,  ed  anche  di  pigliarli 
a  giuoco  quello  ,  che  io  forfè  infpirato  da  Noflro  Signore 
per  fervigio  della  gloriofa  Vergine  ,  e  per  debito  mio  ,  gli 
protellai  di  dubitare  ,  ho  voluto  prima  provocato  alla  fua 
dar  rifpofta  col  mandargli  i  capi ,  i  quali ,  com'  ella  fcrive , 
hanno  fatto  elìtare  non  folo  me  poco  intelligente  in  limile 
profelfione  ;  ma  uomini  in  quella  feienza  di  grandilfimo  giu- 
dizio ,  e  pratica  .  Gli  mando  dunque  prefuponendo ,  che  non 
fi  dimenticherà  di  mettere  in  efecuzione  quelle  parti  ,  le 
quali  lì  ricercano  da  Vitruvio  nel  buono  Architetto  ,  e  che 
come  maellro  delle  proporzioni  ,  e  filofofo  modererà  gli  af- 
fetti dell'  animo  ,  e  le  calde  palfioni  ,  che  moflra  nella  fua 
lettera  ;  immaginandomi  ancora  ,  che  farà  tanto  fedele  nel 
conlìgliare ,  e  piacevole  nel  foddisfare  a  quelle  dimande  quanto 
fi  rjchiede  ad  un  Architetto  amico  della  Pietà,  e  Religione 
Criftiana  •  Quanto  ,  che  io  deiìderi  Tofiracifmo  fuo  ,  anche 
quello  dev'  ellere  comento  fuo  ,  com'  è  il  primo  non  poten- 
doli ciò  congetturare  da  alcuna  mia  azione  ;  fé  forfè  non  fi 
recarle  ad  ingiuria  il  cercare  io  di  confìgliarmi  d'ordine  del 
Capitolo  per  fgravio  comune  fopra  i  difegni  di  S.  Lorenzo: 
il  che  non  pollò  penfare ,  perchè  s' ella  gli  tiene  per  ficuri  , 
e  fedeli  con  l'efempio  di  Filippo  intorno  alla  cupola  di  Fi- 
renze , 


87 
renzc  ,  dovrebb'  egli  iftantemente  pregare  il  Capitolo  ,  che 

gli   facefle  vedere,   acciò   tutt' i   famoii    Architetti   d'Italia 
follerò  teflimonj  del  valore  ,  e   dell'  accutezza  dell'  ingegno 
fuo.  S'ella  non  gli  tiene   per  buoni  ,   né  degni  d'eflère  ve- 
duti ,  non  credo  meno ,  eh'  ella  lìa  di  sì  cattiva  intenzione , 
che  non  gli  correggere  .  Ma  fé  dubita  forfè ,  che  in  qualche 
parte  gli  fia  oppollo ,  vuole  ella   dunque  ,  che   per  iì   poco 
interefie  fi  dia  bando  al  fervigio  di  Dio,  e  della  Beata  Ver- 
gine ,  all'  utile  pubblico ,  e  privato ,  a  tanta  fpefa  ,  a  tanta 
opera,  a  tante  elemoiine ,  e  finalmente  all'onore  di  Monn>. 
Il  Imo   Arcivefcovo  ,   e  di   tanti  Nobili  Deputati  a  cosi   Pio 
Luogo  ?   Non   folo  dunque   non    devo  procurare  ,    come  mi 
fcrive  ,   che  gli  fia   data   licenza  ,   e   mercede   avanti    dia   i 
dilegui  finiti,  e  ficurtàper  ciò ,  che  poteffe  accadere  ;  ma  ad 
ogni  mio  potere  devo  infra  re  ,   che  fi  confultino  quelli  dife- 
gni  in  onore  ,  ed  utilità  di  quello  Tempio  confacrato  a  così 
gloriofo  Martire ,  ovvero  rinunciare  tal  cura  .  Né  anch'  ella 
deve  alterarti  in  cosi  pio  fervigio  fenza  cagione,  poiché  non 
lo  confentono  le  fopradette   ragioni,  ed  è  onefio ,  che,  non 
avendo  ella  mai  meffo  in  efecuzione  opera  tanto  grande  ,  fi 
contenti  ,   che  piuttoflo  fi  retti  licuro  col  parere  di   molti  , 
che  dubbiofo   col    fuo  folo  ,   tanto  più  ,   che  in  altre  opere 
difficili  ha   voluto   anch'  ella    far  conofeere   il    giudizio   fuo 
{Ann.  5.).  Si  deve  ancora  ricordare  quanti   anni  iia   reflata 
imperfetta   la   Cupola  di  S.  Pietro  di  Roma  meglio   fondata 
di  quella  (  Ann.  6.  ) ,  non  avendo  mai  levato  il  timore  a  chi 
prefumeva  di   porre   in  volta  li  gran  machina  l'autorità  di 
Michelagnolo   prencipe   degli   Architetti  ,  di  Bramante  ,   di 
Antonio  S.  Gallo,  e  d'altri. 

I.  Si  dubita  fé  gli  otto  pilaftri  per  ellere  folo  once 
trentatre  nella  fua  maggiore  grofìèzza  faranno  ballanti  a  fo- 
flenere  tanta  machina  ,  tanto  più  ,  che  fono  di  potenza  di- 
funita  per  la  quantità  degli  angoli ,  ed  efìèndo  già  rovinata 
minor  machina  fopra  i  medefimi  pilaitri . 

II.  Se  l'arcone  per  eflere  largo  folo  once  33.  ballerà. 
per  fofknere   l'impofta  ,   ed   il   refto  della    tribuna  ,    tanto 

più. 


38 
più  ,  che  le  torri  ,  che  contrattano  Tono  fracide  ,  e  marcie . 

III.  Se  non  avendo  detta  tribuna  oppofizione  alcuna  , 
la  quale  contratti  al  fuo  centro  per  diritta  linea  potrà  chia- 
marli lì  cura  . 

IV.  Se  il  pofare  gli  angoli  dell'  ottagono  della  tribuna 
fopra  il  voto  dell'arco,  e  fuori  del  diritto  del  pilaftro  iia 
cofa  non  folo  lecita  per  le  regole  d' Architettura  ,  ed  ufata 
da^li  antichi  ,  e  dai  buoni  moderni  ;  ma  ancora  poco  peri- 
coìofa  ,  e  fé  abbia  decoro  ,  ancorché  iia  ttata  ufata  da'  barbari  . 

V.  Se  le  due  mefolette  potte  fopra  gli  archetti  poflàno 
fottenere  la  foffitta  di  quella  projettura ,  la  quale  va  a  tro- 
vare  la   faccia  dell'  ottagono  ,   anzi  la  importa  fletta  della 

Tribuna . 

VI.  Si  dubita  fé  la  Chiefa  abbia  da  effe  re  ofcura   non 
avendo  altro  lume  ,  che  dalla  lanterna  ,  e  da  certe  poche  ■ 
finettrelle  fotto  i  portici,  e  fé  fia  bene  il  fare  un  ordine  di 
finettre  grandi  fopra  il  cornicione  . 

VII.  Se  quetta  volta  ,  la  qual'  è  di  brazza  40.  di  dia- 
metro ,  ed  alta  a  proporzione  (  Ann.  7.  )  batterà  farla  grotta 
once  15.,  o  18.,  computando  un'ordine  di  mezze  colonne, 
che  ha  da  caminare  di  fuori  per  fottenere  il  tetto ,  come  fi 
vede  difegnato . 

Vili.  Se  fia  meglio  farla  di  terzo  acuto  ,  ovvero  di 
quarto ,  ovvero  di  mezzo  tondo ,  e  fé  fi  voglia  fare  doppia , 
ovvero  femplice . 

IX.  Se  il  ceppo  gentile  pietra,  della  quale  è  edificata 
quetta  Chiefa,  per  edere  di  patta  d'arene  si  poco  confolida- 
ta,  che  in  alcuni  pezzi  fi  frange  colle  dita  ii  polla  chiamare 
pietra  viva ,  e  per  confeguenza  fé  foftenga  il  doppio  della 
cotta . 

X.  Si  defidera  fapere  fé  in  quetto  Tempio  vi  fia  quella 
purità,  grandezza,  fodezza ,  maeftà ,  ed  euritmia  antica,  la 
quale  li  richiede  dalle  regole;  poiché  fi  vede  l'ordine  fuo 
variato  ,  fi  veggono  capitelli  fopra  capitelli  con  cartelle  in 
mezzo  fopra  i  pilaftri  del  portico  fuperiore ,  cornici  doriche 
intagliate  fenza  triglifh,  e  dove  vi  fono,  fi  veggono  metti 

fuori 


s9 

fuori  degli  angoli  ,  ed  altre  cofe ,  le  quali  ,  per  eflère  di 
nuova  invenzione,  fi  dubita  fé  fi  portano  ufare  fecondo  l'ar- 
bitrio dell'  Architetto ,  ovvero  fé  facciano  ,  che  le  opere  di 
Romane  diventino  Barbare  . 

In  tutti  quelli  dubbj  fi  ricerca  il  parere  fuo  con  il  "  di- 
legno  ftabilito.  E  faeendo  fine  li  prego  da  Noftro  Signore 
lunga  fallite. 

Di  cafa  alli  23.  di  Dicembre  1589. 

Altra  Lettera  ài  Martino  BaJJi  al  Sig.  Dott,  Guido  Mazenta . 
Illuftre  Sig.  mio  oflerv."10 

POichè  non  devono ,  né  poflòno  mancare  in  V.  S.  que'  re- 
golati affetti,  eh'  ella  dice  ,  e  che  ci  ammaeftra  Vitru- 
vio ,  e  che  nelF  uno ,  e  nell'  altro  dovranno  maggiormente 
eflère  per  il  confeguimento  di  quello  fantirtìmo  Giubileo , 
non  dubito  punto,  che  V.S.  non  debba,  e  porta  conofeere, 
'e  giudicare  in  che  ci  moviamo  con  ragione,  e  fi  rifondia- 
mo aflèrtatamente ,  e  dove  no .  E  per  incominciare  colle  fue 
parole  dico  :  fé  V.  S.  o  il  Ven.  Capitolo  conofee ,  che  nell' 
operar  mio  intorno  alla  Fabbrica  del  gloriofo  S.  Lorenzo 
fia  buono,  perchè  non  mi  lafcia  condurre  l'opera  al  com- 
pimento della  cornice  per  compararla  poi  con  la  fabbrica  di 
S.  Pietro?  e  che  mentre  fi  folle  dato  compimento  all'intor- 
no dalla  cupola  in  giù  li  poteva  coll'efempio  de'  Filippi,  e 
d'altri  averne  que' pareri,  che  più  li  forte  piaciuto,  oltre  a 
quel  poco  di  difeorfo ,  che  li  promifi  di  fare ,  e  per  il  quale 
moftrarono  tutti  di  rertarne  contenti.  Ma  fé  l'operare  mio 
non  li  piace,  perchè  non  darmi,  e  V.  S.  procurarmi  la  li- 
cenza dal  Ven.  Capitolo  fenza  volermi  fegnare  al  mondo  co' 
fuoi  difegni  per  poco  amico  del  ben  pubblico  co  fa  contra- 
riirtìma  alle  azioni ,  e  penfieri  miei  ?  Eppure  mi  fi  doveva 
fare  intendere  o  l'uno,  o  l'altro  termine.  Quanto  poi  a' dieci 
dubbj,  o  dimande,  che  V.  S.  fa,  e  de' quali  finora  non  era 
mai  venuto  all'individuo  le  dico,  o  che  fono  fufeitati  da 

M  altri , 


9Q 
altri,  o  da  Lei  fola.  Se  da  altri,  da  quegli  {rem"  V. S.  n'ha 

da  procurare  la  chiarezza  per  renderne  certo  il  Capitolo , 
dal  quale ,  com'  Ella  dice ,  ha  avuta  tal  cura .  Se  da  Lei 
fola ,  fa  bene  a  cercarne  la  certezza ,  come  che  da  fé  dica 
non  eflere  atta  a  ciò  ;  ma  non  fa  già  bene  a  dimandarla  a 
me,  che  per  qualsivoglia  buona  rifoluzione,  che  le  faceilì 
non  mi  darebbe  credenza,  come  ha  moftrato,  pigliando  la 
firada  incominciata,  fenza  volere  faperne  da  me  alcuna  cofa 
come  farebbe  flato  dovere  ,  non  tanto  perchè  foffi  1'  Archi- 
tetto :  quanto  che  fono  fempre  flato  fervi tore  a'  fuoi  Mag- 
giori,  ed  a  Lei  fteiTa ,  oltre  PefTer  pure  ancora  cittadino 
milanefe .  Potrà  però  V.  S.  da  altri  Cittadini,  ed  Architetti, 
mentre  che  ve  ne  fono  di  valenti  nella  noftra  Città,  averne 
quello,  che  defidera  ;  quando  non  voglia  con  il  compattò  in 
mano  far  vedere,  ch'Ella  fola  Ila  a  tutti  gli  Architetti  fu- 
periore  per  averne  l'idea  dell'Architetto  defcritta  da  Vitru- 
vio,  colla  quale  va  difcernendo  le  cofe  barbare  dalle  roma- 
ne. Alla  correzione  delle  quali  (giacché  non  vuole  avere 
detto  di  farne  la  cupola  del  fuo)  potrà  e  dare  ficurtà ,  e 
quanto  da  me  ricercherebbe  ;  poiché  tanto  li  fpiace  quella  me- 
fchina  fabbrica  con  quefro  fventurato,  e  baffo  Architetto; 
che  nondimeno  quale  egli  fi  fia  farà  fempre  prontiffimo  a 
quanto  comanderà  il  Ven.  Capitolo  ,  quando  V.  S.  fi  vo- 
glia accontentare  di  effer'  Ella  ancora  uno  de'  Signori  Pre- 
fetti ,  e  non  l' Architetto  ;  che  così  facendoli  non  vi  è  dub- 
bio alcuno,  che  l'opra  non  riefca  con  quel  perfetto  fine, 
che  ogni  buon  Cittadino ,  e  buon  Criftiano  deve  defiderare . 
Con  il  qual  fine  le  baccio  le  onoratiflìme  mani . 
Di  cafa  ai  25.  Dicembre  1589.    - 


I 


Rifpcjìa  del  Dott.  Mazzema. 

Magnifico  come  fratello  onorando. 

L  foverchio   amore  di   fé  fteflb  sforza  fovente  l'uomo  a 
prometterfi  non  folo  oltre  lo  fiato  fuo  ;  ma  anche  ad  in- 

ter- 


9» 

terpretare  finiflramente  ciò,  che  non  ad  onta,  ma  per  uti- 
lità ,  ed  onore  fuo  gli  vien  detto  :  il  che  molto  bene  ho 
comprefo  dalla  fua .  Imperocché  fé  non  è  flato  il  desiderio 
di  rifentimento  qual  appetito  l'ha  mofTo  nel  giorno  di  Na- 
tale a  dare  sì  frettolosa  rifpofla  alla  mia  lettera?  nella  quale 
con  molta  modeftia  l'onorava  del  titolo  di  confultore,  trat- 
tandoli di  una  caufa  e  fua  ,  e  di  Dio.  Ma  poiché  veggo, 
fi  sforza  di  fare ,  che  il  fervigio  di  Dio ,  il  quale  è  la  caufa 
fuperiore  fia  inferiore  alla  fua,  e  vuole,  che  l'Architetto  Ila 
fopra  i  Deputati ,  e  che  nifluno  fapia ,  né  parli  d'  Architet- 
tura fuorché  egli ,  e  mi  tratta  da  tale ,  che  per  e  Aerini  ne- 
gato dallo  flato  mio  di  eflere  Architetto,  perciò  non  abbia 
giudizio  di  conofeere  in  altri  molte  cofe  affai  meglio ,  eh' 
effi  per  fé  non  l'hanno  fapute  ritrovare,  ho  prefo  tanto  di- 
fpiacere ,  quanto  maraviglia  dalla  fua  ,  invece  della  quale 
afpettava  piuttoflo  difegni  fondati  fopra  ragioni  aritmetiche, 
che  duelli  di  tal  guifa,  e  tanto  più,  che  da  tre  anni  in  qua 
il  capitolo  fempre  gli  ha  fatto  iflanza  ,  che  daffe  in  ifcritto 
quel  fuo  difeorfo,  del  quale  alcuni  non  reftarono  foddisfatti, 
e  nondimeno  mai  fi  è  potuto  vedere .  Che  fìa  bene  il  finire 
Ja  fabbrica  fino  al  cornicione,  e  poi  compararle  ad  altre, 
credo  io,  che  fé  i  dubbj  eccitati  un  pezzo  fa  faranno  tenuti 
fenza  fondamento,  e  la  confulta  avrà  deliberato ,  che  meriti 
di  eflere  finita ,  allora  fi  potrà  finire  ;  altrimenti  farebbe  fu» 
perfluo  il  porre  mano  a'  difegni  per  farli  vedere  dopo  il  bi- 
fogno ,  come  fi  è  fatto  nel  modello ,  il  quale  non  fi  è  mai 
finito  per  non  eflerfi  potuto  avere  i  difegni  da  lui  (Ann.  8.). 
Quanto  che  io  vadi  difeernendo  le  cofe  barbare  dalle  roma- 
ne, queflo  è  piuttoflo  al  contrario;  poiché  le  barbare  pur 
troppo  da  fé  flette  fi  fanno  conofeere ,  e  contrattano  infieme 
in  una  fabbrica  grande  i  membri  piccioli  ;  né  io  ho  mai  letto 
preflò  buoni  Autori ,  né  fi  trova  per  efempio  buono  antico , 
o  moderno,  che  la  forma  magnifica  con  la  tenue  lì  mefcoli, 
né  la  fminuzzata,  e  confufa  con  la  pura,  e  foda ,  le  quali 
fono  avverfarie,  e  pofte  all'incontro,  né  fi  è  trovato  mai, 
che  uno  ftecco  foflenga  un  monte  ,  né  una  mefoletta  una 

M  a  gran 


92 

gran  molle  ad  ufo  de'  Tedefchi ,  i  quali  fecando ,  e  confon- 
dendo ogni  cofa  infieme  hanno  voluto  non  folo  lafciar  da 
parte  la  gravità  dell'Architettura,  la  quale  è  conformarli 
con  la  naturale,  e  vera;  ma  abbracciando  ancora  la  poco 
verosìmile  fi  fono  dati  in  preda  alla  licenza  poetica,  e  pit- 
torefca.  Ch'Ella  fia  irata  fempre  della  cafa  noftra  ,  e  de' 
noftri  Maggiori ,  e  che  fia  Cittadino  milanefe ,  appunto  per 
quefto  mi  ha  dato  maggiore  confidenza  di  conferire  feco  ciò, 
che  fi  ricerca  al  pubblico  ornamento  della  Patria  noftra,  ed 
alla  utilità  di  quefta  Chiefa  ;  tanto  più ,  che  io  fono  fem- 
pre ftato  intereflàto  nella  grandezza,  ed  onore  de'  Virtuosi , 
e  particolarmente  della  fua  propria  perfona  ;  di  maniera  che 
dopo  il  fervigio  di  Dio  ,  per  il  quale  dobbiamo  operare 
quanto  poffìamo ,  non  che  ,  quando  fa  bifogno  ,  pigliare  il 
compaffo  in  mano,  com'  Ella  feri  ve ,  ftimo  il  maggior  de- 
bito quello  della  Patria,  de' parenti,  ed  amici,  col  qual  de- 
bito feco  ancora  protefto  di  reftarne  obbligato  ;  purché  fi 
contenti  di  effere  V  Architetto  folo ,  e  non  fopra  il  Priore , 
Deputati,  e  tutto  il  Capitolo  infieme.  Della  ficurtà ,  che 
mi  ricerca  lafcio  la  rifpqfta  a  lui,  afficurandola ,  che  per 
fuggire  gl'inconvenienti  nel  rifponderli  mi  fono  attribuito 
meno  ardire,  e  libertà  di  quello,  ch'egli  abbia  ufato  nel 
provocarmi .  Noftro  Signore  Io  confervi . 
Di  cafa  alli  26.  di  Dicembre  1589. 

Memoriale  di  Martino  Bajft  <*'  Deputati  della  Fabbrica 
di  S.  Lorenzo . 

Molto  Illuftri  Signori . 

NOn  fi  dovranno  le  Signorìe  Voftre  Illuftri  maravigliare, 
che  io  con  quefto  mio  memoriale  me  ne  venga  ora  con 
ogni  forta  di  riverenza  a  chiedere  licenza,  e  ben  fervito 
delle  opere  fatte  d'ordine  di  quefto  Ven.  Capitolo  intorno 
alla  Fabbrica  del  gloriofo  S.  Lorenzo,  quando  intenderanno, 
che  l'Illuftre   Sig.  Guido  Mazenta   uno   de'  fuoi  Colleghi, 

e  Pie- 


93 

e  Prefetto  di  efia  Fabbrica,  moflò  da  zelo  fantiflìmo  (che 
altrimenti  non  può  effère)  fi  è  lafciato  intendere  di  volere 
che  la  volta  grande  della  Cupola  iìa  fabbricata  a  fue  fpefe , 
e  per  confeguenza  a  fuo  guffo ,  e  volere ,  com'  è  ragione- 
vole ,  e  come  credo ,  che  quefto  Ven.  Capitolo  con  molta 
ragione  gliene  abbia  forfi  dato  licenza;  poiché  ha  di  già  in- 
cominciato ad  affaticarli  a  fare  difegni  per  mandare  fuori , 
ed  averne  pareri  ftranieri .  Che  perciò  ho  io  per  ogni,  debi- 
to, e  riverenza  fcritta  una  mia  al  detto  Signore,  (copia  della 
quale  ne  mando  col  prefente)  dal  quale,  lodando  più,  che 
poflo  un  tanto  animo ,  ne  chiedo  licenza ,  e  li  prego  ogni 
felice  fucceflo ,  come  da  effe  li  può  vedere .  E  per  non  efière 
più  lungo . 

Supplico  ancora  queflo  Ven.  Capitolo,  come  ne  fuppli- 
co  per  un  altro  mio  1'  Uliao  ,  e  Revrao  Arcivefco  mio  Si- 
gnore, che  lìa  fervito  non  folamente  a  non  difforre  il  detto 
Signore  da  un  tale  propofito  ;  ma  di  ajutarlo ,  e  favorirlo 
lafciandolo  operare  a  fuo  guffo ,  e  con  un  ben  fervito  a  me 
in  ifcritto ,  e  quel  tanto  in  danari ,  che  li  parerà  ragione- 
vole per  la  fervitù  parlata  darmene  libera  licenza,  e  perdo- 
nando alla  baflèzza  di  queflo  mio  ingegno,  che  non  abbia, 
al  fegno,  che  fi  vede  ora  ridotta  la  fabbrica,  faputo  oprare 
cofe  migliori ,  ed  alla  bafTa  mia  fortuna ,  per  la  quale  non 
abbia  io  potuto  efìbirmi  a  fare  così  gran  mole  del  mio,  che 
favorendomi  almeno  della  licenza  gliene*  refferò  obbliga- 
tiflìmo . 

Queflo  dì  18.  Dicembre  1589. 

Memoriale  di  Martino  Baffi  all'  lì 'imo ,  e  Revmo  Arcivefcovo 
di  Milano  Gafpau  Vifconte . 

Illnio,  e  Revfùo  Signore. 

T  'Avere  io  intefo  in  quefla  fua  corte  l'efibizione  ,  che 
■*-*  deve  avere  fatta  Pllluftre  Sig.  Guido  Mazenta  uno 
de'  Signori  Prefetti ,  che  V.  S.  Illma  deputò  alla   fabbrica 

del 


94 

del  gloriofo  S.  Lorenzo ,  di  volere  de'  Tuoi  danari  far  com- 
pire la  cupola,  odia  volta  maggiore  d'effo  Tempio,  ed  a 
fuo  gufto  :  per  il  qual  affare  procura  di  far  difegnare  da' 
pittori  milanefì  per  mandare  fuori  ad  averne  altri  pareri , 
mi  ha  fatto  entrare  in  penderò ,  che  forfè  lo  poteffi  io  col 
volere  operare  conforme  agli  ordini ,  e  difegni  riabiliti  an- 
che per  V.  S.  Illraa  diftorre  da  cosi  fanto  penfìere ,  e  che 
perciò  fìa  meglio  per  il  ben  pubblico  e  privato  ritirarmi  dalla 
cura  di  effa  fabbrica  ;  come  per  una  mia  indirizzata  ad  effo 
Signore ,  e  per  un  memoriale  allo  lìeflb  Ven.  Capitolo  lì  leg- 
ge,  conforme  a'  quali  vengo  ancora  a  V.  S.  Illma,  e  Rma, 
che  mene  confermò  la  cura . 

Supplicandola  fia  fervita,  per  non  deviare  detto  Signore 
da  opera  fegnalatiffima ,  ed  utiliffima  al  medefimo  Tempio, 
a  concedermi  licenza  con  fua  buona  grazia ,  e  con  foddisfa- 
zione  del  Capitolo  di  ritenermi  dall' imprefa,  alla  quale 
prego  quel  felici/lìmo  fine,  che  ogni  buon  Criftiano,  e  buon 
Cittadino  deve  deliderare .  E  per  effere  cofa  ragionevole  la 
fpero  ficuramente  da  V.  S.  Illma ,  e  Revuia ,  alla  quale  baccio 
Je  facrate  mani . 

Qjefto  dì        di  Dicembre  1589. 

Difcorfo  di  Martino  Bajjì  al  Capitolo  della  Fabbrica 
di  S.  Lorenzo . 

Molto  Uluftri  Signori . 

COm'  è  T  animo  mio  prontiffimo,  Signori  molto  Illuftrì ,  non 
folo  ad  ubbidire  a  quello ,  che  con  tanta  amorevolezza 
per  foddisfazione  degli  animi  loro  mi  viene  ricercato  intorno 
alla  Fabbrica  del  gloriofo  martire  S.  Lorenzo  ;  ma  ad  ogni 
altra  cofa  poffibile  per  compiacerli  :  così  voglia  Iddio  ,  e 
me  ne  predi  la  grazia  ,  che  io  poffa  con  quel  poco  valore , 
che  mi  ritrovo ,  poiché  non  ho  quel  molto ,  che  desidererei , 
foddisfarli  in  ifcritto  per  compimento  di  quanto  di  già  loro 
ne  dirli  in  quefto  Ven.  Capitolo  ,  e  molto  Illuftre  Congre- 
ga- 


91 

gaiione,  alla  quale,  ancorché  di  miglior  fcrittore  di  me  av- 
rebbe  bifogno  per  reftarne  accertata  ,  ed  accurata  onnina- 
mente,  non  mancherò  però  di  dirne  liberamente,  e  con  fin- 
cerità  quel  poco  ,  che  faprò  ,   tenendo  per  fermo  ,  che  in 
vece  di  maggior  compimento  accetteranno  quel  vivo  affètto, 
col  quale  ho  infin  qui  operato ,  e  con  il  quale  mi  fono  loro 
fempre  moftrato ,  ed  ora  più  che  prima  mi  moftro  prontifii- 
mo  .   Onde  per  non  effere  lungo  dirò,   che,  fé   fi  deve  dar 
qualche  compimento  a  quanto  defiderano ,  mi  fia  lecito  dire 
alcune  cofe ,  le  quali  fi  potrebbero  anche  tralafciare ,  come- 
che  da  molti   fi  fappiano  ;  ma  pure  ferviranno  a  loro  per 
maggior  chiarezza  del  fòggetto ,  a  me  per  definizioni ,  ed  a 
tutti  infieme  per  poffulati ,  e  per  comuni  nozioni ,  e  faranno 
quelle  .   Che  il  Tempio  vecchio  di  S.  Lorenzo  ,    che  rovinò 
era   dell'  ifteffa   forma  ,  che  iì  va  rifacendo  ,  era  fopra  gli 
fleffi  fondamenti ,  i  quali  non  fi  fono  alterati  ;  aveva  gli  otto 
pilaftri  fenza  aggiunta  di  lefene ,  o  rifalti ,  e  fatti  parte  di 
ceppo ,  e  parte  di  cotto ,  gli  arconi ,  e  le  volte  de'  quattro 
femicircoli  fatti  unitamente  ,  e  delle  ffeffe  materie  ,   la  cu- 
pola di  pietre  cotte  foffenuta  dagli  accennati   quattro   arco- 
ni ,  e  negli   angoli  da  molti  Archetti  l'uno  fopra   l'altro, 
che  fporgevano  in  aria  uno  più  dell'  altro,  nel  modo  che  fi 
veggono  ancora  quelli  della  Chiefa  di  S.  Ambrogio  ;  e  che 
con  tutto  ciò  non  cadde  (come  forfè  alcuni   s'immaginano) 
né  per  debolezza  de'  fuddetti  Archetti  in  aria  ,   né  per  de- 
bolezza  degli  otto   pilaftri  ,   né   per  debolezza  degli    arconi 
grandi  ;  ma  folo  rovinò  (  come  per  relazione  d' Ingegneri  pe- 
riti di  quefta  Città,  che  ancora  vivono,  e  come  dall' elletto 
fu  addotta  la  caufa  da  giudizio!!  ) ,  perchè  le  volte  dei  femi- 
circoli furono  fabbricate  unitamente  ,  e  conteffe  affìeme  eoa 
i  quattro  arconi  ,   al  foftentamento  delle   quali   vi   erano   le 
colonnette  delle  logge  fuperiori  ;  ed  avendo  il  tempo  corro- 
fo,  e  confumato  i  capitelli  delle  colonnette  della  loggia  fo- 
pra la  porta  ,  i  quali  ,  per  non  effervifì  provveduto  ,  come 
fu  avvertito,  finalmente  cadendo  tirarono  appreflò  e  la  vol- 
ta, e  l'arcone  come  cofe  unite,  e  la  cupola,  che  vi  ap- 

pog- 


96  ■     ....   -         ■• 

poggiava  fopra  :  la  quale  lafsò  però  in  piedi  tutt'  i  pilaftri , 
parte  delie  due  volte  laterali  ,  e  tutta  la  volta  ,  ed  arcone 
del  femicircolo  fopra  l' altare  ,  i  quali  tutti  fi  fono  disfatti 
a  forza  di  fcarpelli  dopo  l'efferlì  lafciati  in  piedi  molto 
tempo  dopo  la  fuddetta  rovina .  Lafcio  ora  da  parte  le  po- 
che chiavi ,  ed  i  pochi  incatenamenti  ,  che  vi  fi  trovarono  ; 
perchè  non  è  cos'i  tanto  tempo  ,  che  ogni  uomo  meglio  di 
me  non  fé  ne  polla  ricordare .  Si  dovranno  anche  ricordare , 
che  la  cura  della  riedificazione  d'eiìò  Tempio  fu  data  da' 
Signori  Prefetti  di  quel  tempo  a  M.  Giovanni  Cucco  Inge- 
gnere ,  il  quale  >adoperatovili  per  molti  giorni  intorno  a' 
due  pilaftri  verfo  la  porta,  rifacendogli  colla  femplicità,  colla 
quale  gli  ritrovò  quando  gli  fece  disfare ,  e  forfè  perchè  non 
piace  ffe  tal  nudità ,  o  per  qualfivoglia  altra  cagione  fui  dagli 
fteflì  Signori  ,  che  ancora  vivono  ,  incaricato  di  tal  cura  ,. 
alla  quale  innanzi  che  ponefiì  mano  feci  partecipi  i  medefi- 
mi  Signori  di  più  d'un  difegno  dell'alzato  della  Chiefa  ; 
poiché  dalla  pianta  non  iì  volevano  per  niun  modo  partire, 
alcuno  de'  quali  fu  per  empire  ,  ed  ornare  gli  angoli  verfo 
i  campanili ,  per  dividere  i  femicircoli  in  tre  campi  foli,  per 
fare  un  veftibulo  di  colonnati  innanzi  alla  porta  ;  ed  altri 
per  lafciare  i  cinque  campi  ,  che  ii  fono  efeguiti  ,  per  ag- 
giungere le  lefene  ,  che  gli  iì  veggono  ,  per  far  un  portico 
innanzi  alle  porte,  com'  è  principiato,  e  finalmente  per  fare 
la  cupola  di  otto  faccie  eguali ,  come  fu  con  maturo  difeor- 
fo ,  e  confulta  non  folo  accettato  da'  fuddetti  Signori  ;  ma 
accettato  anche  ,  approvato  ,  ftabilito  ,  e  fottoferitto  dalla 
fanta  memoria  del  Cardinale  Borromeo ,  e  da!  M.  R.  Monfig. 
Moneta  prefetto  alle  fabbriche  delle  Chiefe  dentro  ,  e  fuori 
della  Città,  col  parere  del  quale  s'aggiunfe  la  cornice  fo- 
pra i  pilaftri  ,  che  non  era  nel  difegno  ,  come  dalla  copia 
coli'  ordine,  e  decreto  accennato,  che  colla  prefente  mando 
potranno  chiaramente  vedere  ;  dal  qual  difegno ,  decreto ,  e 
parere  non  mi  fono  nell'  operare  infin  qui  partito  ,  né  mi 
partirò  ne  in  dire  ,  né  in  fare  quel  molto  ,  che  fopra  di 
eifa  cupola  fi  potette  variatamente  3  e  diverfamente  discorre- 
re?* 


-  97 

re  ,  ed  operare  fé  dall'  Illmo  ,  e  Revrno  Arcivefcovo   non 

farò  con  altro  decreto  comandato  .    Che  fé  da'  fondamenti , 

e   pianta  vecchia  mi  folli  dipartito,  incomincerei  dalle  parti 

abituali  dell'  Architetto  ,   dall'  ordine  ,  dalla  difpofizione  ,  e 

dalle  altre  parti  da  fé  fole  ,   e  comparate  ;    ma  per  ciò  ,   e 

per  brevità  gliene  dirò  .folamente   quel    folo   della    fermezza 

previa  all'utilità,   che'  mi  parrà  efpediente   per  foddisfarli, 

lafciando  ,   che  la  venuftà  quale  ella  fi  fia  fi  vegga  in  fatto; 

-  poiché  non  fi  può  efla  nafcondere  agli  occhi  de'  riguardanti 
fnel  modo,  che  fi  nafconde  Ja  fermezza.  E  per  averne  qual- 
che lume  dilli  altre  volte ,  ed  ora  replico ,  che  due  caufe 
principali  potrebbero  in  tempo  effettuare  rovina  alla  fabbri- 
ca .  Una  per  la  gravezza  materiale  del  pefo  all' ingiù,  quan- 
do la  forma,  e  materia  del  refiffente  non  fuperaflè  il  foprap- 
poftovi  di  forza.  L'altra  dal  moto  laterale,  o  d'archi,  o 
della  cupola  quando  non  avellerò  i  refiftenti ,  e  gì' incatena- 

'  menti  bifognevoli .  \ 

Per  incominciare  dunque  da  quello  all'  ingiù  fi  potrà 
(oltre  quello,  che  praticamente  dirò  più  di  fotto)  difcor- 
rere  teoricamente  in  quefto   modo  (  Ann.  g.  )  :   Se  è  lecito  il 

_-  fare  i  cinque  ordini  di  colonnati  indiftintamente  di  qualfivo- 
glia  materia  di  pietre  cotte,  di  ceppi,  pietra  d'Angera, 
mearoli,  e  d'altri  marmi,  e  minerali  co'  fuoi  intermedi  ar- 
chi ,  logge,  ed  altro  uno  fopra  l'altro  o  diminuiti  per  fefqui- 
quarta  proporzione,  o  fatti  nella  ftefla ,  comparando  il  pri- 
mo a  tutt'  i  foprappofti  in  un  modo  farebb'  eflo  agli  altri 
in  proporzione  di  z.-t  in  circa,  e  nell'altro  in  quadrupla; 
fé  ciò  è  lecito,  e  refifte  longhifiimo  tempo,  ed  effendo  dal 
cotto  al  ceppo  dupla  proporzione  in  refìftenza ,  al  primo 
modo  potrebbe  quefto  reiiftere  a' fuoi  fovrappofti  in  propor- 
zione di  4.?  ,  e  nel  fecondo  in  ottupla ,  perchè  non  dovrà 
ancora  reiiftere  all'  ifteflò  pefo  febbene  non  follerò  colonnati , 
e  logge  i  foprappofti  ?  Ma  fé  il  pefo  del  foprappofto  a'  pila- 
ftri  di  S.  Lorenzo  fatti  di  ceppo  sì  di  muri ,  come  di  cu- 
pola, ed  altro  farà  di  tripla  proporzione,  come  ogni  me- 
diocre ingegno  lo  potrà  calcolare  3   come  non  dovranno  gli 

N.  flefli 


fletti  pilaftri  refifterli  lunghittìmo  tempo,  fé  lungo  tempo  re- 
merebbero ad  altro  pefo  o  in  quadrupla,  e  più ,  o  in  ottu- 
pla come  fopra  fi  diflè?  A  quello  refitterebbero  i  detti  pila- 
fin  quando  foftero  colla  prima   femplicità  ,   e   nudità,   onde 
maggiormente   lo    dovranno   fare   per  gli   accrefcimenti    loro 
fatti  de'  rifalti  ,   ed    anche  perchè  con  quegli  archi ,   che  li 
collegano  inlieme  non  dimoftrano  più  di  eflere  feparati  l'uno 
dall'altro  come  prima;  ma  mottrano,  che  il  tutto  fìa  unito 
come  muro  forato  folo  per  comodità;  eppure,  come  ditti  di 
fopra,  la  cupola  vecchia  non  cadde  per  quelli  pilaftri .    Ag- 
giungo nondimeno  di  più,  che  gli  ttetti  pilaftri  fi  potrebbero 
conlìderare  in  due  modi ,  o  compiti  a  uno  per  uno  rifpetto 
a  tutta  la  fabbrica,   o   pure    a  parte    per  parte  di  ciafcuno 
feparatamente  per  eflere  comporti  di  più  pezzi .    Se  fi  conli- 
dereranno  come   un    fol   comporto   ne   rifulterà  la  refiftenza , 
e  forza  fua    in   tutto  come   fi  è  detto   fuperiormente  ;   fé  a 
parte  per  parte,  o  vogliam  dire  a  corfo  per  corfo  fi  vedrà, 
che  il  primo  corfo  in  terra  refirterà  anche  in  cinquantupla , 
e  più  proporzione ,   il  fecondo  in  meno ,   il  terzo  ancora  in 
meno ,  e  così  fucceffivamente  nel   modo  che  fucceflivamente 
refirterà  in  cinquantupla ,   ed  anche  maggiore  proporzione  il 
primo  corfo  di  pietre  cotte  al  piede  di  un'  alta  torre  a  tutto 
il  pefo,  che  vi  foprarta ,  che  pure,  come  fé  ne  vede  l'efem- 
pio  in  molti  luoghi, durano  le  centinaia ,  e  le  migliaia  d'anni. 
Né  altrimenti  dovrebbero  fare,  e  refirtere  uno  de'  medefimi 
pilaftri  confideratolo  come  un  fol  pezzo ,  ed  un  folo  refluen- 
te .  E  quando  fi  volefle  ancora  difcendere  ad  una  prova  pra- 
tica,  chi  impedirebbe  di  averla,  fé  ad  un  pilaftrello  piccolo 
proporzionato,  e  corrifpondente  al  grande  di  fito,  di  forma, 
di  materia ,  di  numero  ,   e  di  pefo  vi  il  foprapponerte  tanto 
pefo,  e  nella  proporzione,  che  ci  pareffe  per  vederne  l'efpe- 
rienza  in  poco  tempo,  e  dall' effetto,   che  ne  fuccedeffe  ar- 
gomentare poi  praticamente  al  minore   pefo   della  Fabbrica, 
ed  al   maggior  tempo,  che  follerò  per  dovere  refittere  gli  ac- 
cennati pilaftri  al  pefo  da  fovrapporli  ;   falvo   fé   non  fi  vo- 
lefle dire,  che  non  vi  forte  la  proporzione  nella  quantità  ma- 
te- 


99 

teriale ,  e  remittente  ?  eh'  è  nelle  quantità  continue ,  e  enfere- 
te ,  ne'  tempi,  moti,  fuoni ,  ed  altro;  il  che  farebbe  falfo. 
Della  maggior  gravezza  all'  ingiù,  che  poffa  avere  la  cupola 
negli  angoli ,  dove  prima  vi  erano  gli  archetti  mi  dovrebbe 
badare  il  dire  ,  che  maggior  reilìdenza  farà  la  linea  curva 
incominciata  fopra  alla  cornice,  che  finifee  uguale  agli  ar- 
chi, che  non  facevano  gli  archetti  vecchj  in  aria  l'uno  fo- 
prappodo  all'altro,  e  che  maggior  fporgimento  in  aria  fanno 
la  Cupola  di  S.  Pietro  di  Roma,  ed  altre,  che  non  nafeo- 
no  col  fuo  circolo,  ovvero  ottagono  perfetto  da  terra,  lìc- 
come  non  fi  è  potuto  in  quello  Tempio ,  dovendoli  reggere 
come  fi  è  fatto  dalla  pianta,  e  da'  fondamenti  vecchj.  E  di 
più  non  reiterò  di  ricordar  loro ,  che  non  folo  in  quella  parte 
caricano  in  aria  limili  cupole  ;  ma  nelle  altre  tutte  ancora 
hanno  gravezza  perpendicolare  in  aria  in  ogni  centro  di  por- 
zione ,  e  fegmento  della  linea  curva ,  che  forma  le  fteffè  cu- 
pole ,  come  ci  ammaeftra  Archimede  ;  eppure  tutte  quelle 
parti  concatenate ,  unite ,  e  concentriche  lì  reggono ,  come 
(ì  vede  in  tanti  efempj .  E  perchè  potrebbe!!  ancora  dire, 
che  andando  la  fabbrica  più  alta  della  vecchia  per  quanto 
importano  le  altezze  delle  cornici ,  che  prima  non  elideva- 
no, perciò  farà  maggior  carico  a' pilaflri ,  lì  potrebbe  anche 
rifpondere ,  che  rifpetto  agli  ornamenti  de'  rifalti,.4lla  ma- 
teria più  foda,  ed  alle  cofe  dette  di  fopra,  tal' aggiunta  fa- 
rebbe di  poca  gravezza  a'medefìmi  pilaftri,  i  quali  potendo 
refiftere  in  ottupla  ,  renderanno  con  tuttociò  fé  non  in  tripla 
proporzione  all'  altrui  forza ,  come  fi  vedrebbe  anche  cari- 
cando confufamente  uno  degli  fteffi  pilaftri  colla  materia  ne- 
ceffaria  a  coftruire  la  cupola,  e  frattanto,  che  fi  attenderle 
a'  reliftenti  all'intorno  fé  ne  vederebbe  V effètto  nell'opera 
ideila .  Per  la  feconda  parte ,  cioè  per  il  moto  efpulin  o  Ci 
potrebbe  dire ,  che  gli  archi  grandi ,  e  piccioli  non  poflono 
cedere  per  gì'  incatenamenti  apparenti  ,  e  nafeodi ,  e  per  i 
foprarchi  incominciati ,  e  per  i  muri ,  che  loro  contraitano 
in  retta  linea  formando  il  quadrato,  che  ferra,  e  racchiude 
tutta  la  fabbrica 3  e  formanti  le  torri,  o  fiano  campanili, 

N  z  che 


I0O 

che  fi  hanno  a  riedificare  non  folo  per  la  parte  ove  faranno 
guade,  ma  ancora  in  tutto  il  reftante  fino  all'altezza  della 
cupola  per  aflicurarne ,  ed  abbellirne  al  di  fuori  la  fabbri- 
ca, come  dal  difegno  riabilito  fi  vede;  onde  perciò  non  po- 
tranno gli  archi  cedere,  e  dar  luogo.  Come  non  dovrà  ne 
anche  cedere  la  cupola  ben  fabbricata  ,  e  ben  collegata ,  che 
farà  ;  perciocché  avrà  maggior  moto  ,  odia  gravezza  all'  ingiù 
concentrando!!  meglio,  che  efpulfivo,  o  all' infuori:  iìccome 
dall'efempio  delle  cupole  fabbricate  in  Milano ,  e  fuori  fé 
ne  può  reftare  ficuro ,  le  quali  tutte  hanno  il  principio ,  e 
le  imporle  loro  fu  all'alto  ,  e  lontano  da'  refillenti ,  e  con- 
traili ,  e  pure  non  fanno  efpulilone  ;  e  tra  le  altre  dalla  cu- 
pola della  Paifione,  delle  Grazie,  di  S.  Vittore,  di  S.  Celfo 
qui  in  Milano,  e  meglio  di  fuori  dalla  Cupola  di  Noftra 
Signora  di  Loreto,  da  quella  di  Firenze,  e  da  quella  di 
S.  Pietro  in  Roma,  che  fono  le  maggiori  d'Italia,  dove  fi 
veggono  le  impofle  loro  in  tant' altezza  fopra  a'  tetti  re- 
care ferme,  e  fode  fenza  le  fuddette  efpulfioni . 

Il  che  lia  per  compimento  di  quel  poco ,  che  occafio- 
Kalmente  mi  è  fovvenuto  per  compiacergli  intorno  ad  effo 
TempiG  ;  poiché  quel  di  più  per  maggior  foddisfuzione  loro 
lo  potranno  avere  e  nella  noftra  Città,  e  fuori  da  tanti  uo- 
mini valenti,  che  oggidì  vivono,  col  faldo  parere  de'  quali, 
e  con  quello  poco  difcorfo  gliene  prego  da  Nortro  Signore 
©gni  felice  fucceflò  bacciando  a  loro  le  onoratiffime  mani . 

In  Milano  ai  5.  di  Gennajo  1590. 


Dubbj  oppq/Ti  al  BaJJi  intorno  alla  Cbìefa  dì  S.  Lorenzo . 

PRimo  .  Si  dubita  fé  gli  otto  pilaftri  per  edere  folo  once  3 3, 
nella  fua  maggior  grodèzza  faranno  badanti  a  fodenere 
tanta  macchina,  tanto  più,  che  fono  di  potenza  dilùnita , 
e  discontinua  per  la  quantità  degli  angoli  ,  ed  edèndo  già 
rovinata  minor  macchina  fopra  i  medelimi  piladri . 

II.  Se  l'arcone  per  edere  largo  once  33.  ballerà  per  fo- 
lle- 


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fìenere  l'importa,  ed  il  reflo  della  tribuna,  tanto  più,  che 
le  torri,  che  contrartano  fono  fracide ,  e  marcie. 

III.  Se  non  avendo  la  tribuna  oppofizione  alcuna ,  la 
quale  contrarli  al  fuo  centro  per  diritta  linea  potrà  chia- 
marli ficura . 

IV.  Se  l'appoggiare  gli  angoli  della  tribuna  fopra  al 
voto  dell'arco,  e  fuori  del  diritto  de'  pilartri  fia  cofa  non 
folo  lecita  per  le  regole  d'Architettura,  ed  ufata  dagli  an- 
tichi ,  e  da'  buoni  moderni  ;  ma  ancora  poco  pericolofa ,  e 
fé  abbia  decoro  ancorché  fìa  fiata  ufata  da'  barbari . 

V.  Se  le  due  mefolette  porte  fopra  agli  archetti  porta- 
no fortenere  la  foffltta  di  quella  projettura,  la  quale  va  a 
trovare  la  faccia  dell'ottagono,  anzi  l'importa  rteffa  della 
tribuna . 

VI.  Si  dubita  fé  la  Chiefa  abbia  da  ■effe re  ofcura  non 
avendo  altro  lume,  che  dalla  lanterna,  e  da  certe  poche 
finertre  fotto  a'  portici ,  e  fé  fìa  bene  il  fare  un  ordine  di 
finertre  grandi  fopra  il  cornicione  . 

VII.  Se  quella  volta  ,  la  quale  è  brada  40.  di  diame- 
tro, ed  alta  a  proporzione  ballerà  farla  grolla  nell' importa 
fole  once  15.,  o  iS.,  computando  un  ordine  di  colonne, 
che  ha  da  camminare  di  fuori  per  fortenere  il  tetto ,  come 
fi  vede  difegnato. 

VIII.  Se  lia  meglio  farla  di  terzo  acuto  ,  ovvero  di 
quarto ,  oppure  di  mezzo  tondo ,  e  fé  li  vuol  fare  femplice , 
o  doppia, 

IX.  Se  il  ceppo  gentile  ,   pietra  della  quale   è  edificata 
quella  Chiefa  ,  per  e  fiere  di  parta  d' arena  confolidata  ,   che  . 
in  alcuni  pezzi  fi  frange  colle   dita  fi  polla   chiamare   pietra 
viva ,  e  fé  per  confeguenza  fortenga  il  doppio  del  cotto . 

X.  Si  derìderà  fapere  fé  in  queflo  Tempio  vi  fìa  quella 
purità  ,  grandezza  ,  fodezza  ,  maeltà  ,  ed  euritmia  ,  la  quale 
fi  richiede  dalle  regole  ;  poiché  fi  vede  l'ordine  variato  ,  fi 
veggono  capitelli  fopra  capitelli  con  cartelle  in  mezzo  fopra 
i  pilaftri  del  portico  fuperiore ,  fi  veggono  i  fregi  delle  cor- 
nici doriche  fenza  triglirfi  ,  e  dove  il  veggono  fono  medi 
fuori  degli  angoli.  XL 


102 


XI.  Se  prefupponendo  \  che  un*  ordine  ne  poffa  portare 
quattro  parlando  di  logge,  ed  altri  edifìcj  sforati,  i  quali  ag- 
gravano perpendicolarmente,  i  detti  pilafrri  nella  forma,  che 
fono  li  portano  chiamare  di  ordine  proporzionato  ,  e  fé  il 
pefo  della  cupola  fi  poffa  paragonare  al  pefo  degli  altri  quat- 
tro ordini ,  e  fé  quefra  regola ,  la  quale  ha  luogo  nel  pefo , 
che  aggrava  per  retta  linea  colla  debita  diminuzione  fi  poffa 
adattate  al  pefo  ,  che  aggrava  obbliquamente  ,  e  fpinge  dal 
centro  alla  circonferenza. 

XII.  Se  lìa  meglio  girare  la  cupola  in  tondo   perfetto  , 
ovvero   in   ottagono  ,   ftandochè  gli  angoli  dell'  ottavo   non' 
nafcono  da  terra . 

XIII.  Se  Parco  morto  fìnto  per  levare  il  pefo  all'  ar- 
chetto ,  ed  alle  foffitte  pofi  fopra  le  lefene  ,  le  quali  li  fup- 
pongono  edere  grande  aggiunto  alli  pilallri,  e  folienere  gran 
parte  della  cupola  ,  ovvero  fé  appoggino  fopra  il  voto  degli 
arconi  con  pericolo  di  farli  cedere  in  fuori  ,  e  fcatenare  la 
fabbrica  . 

XIV.  Se  gli  otto  lati  delle  torri ,  li  quali  moftrano  tutti 
di  aprirli  nella  parte  oppofta  agli  arconi  cedino  per  altra 
caufa ,  che  per  il  pefo  d'elfi  arconi,  e  fé  la  larghezza  delle 
fteflè  torri  ila  oppoiìzione  badante  agli  archi . 

XV.  Se  il  pefo  della  cupola  nuova  fia  eguale  al  pefo 
della  cupola  vecchia  dal  cornicione  in  fu  ,  ovvero  fenza  pa- 
ragone ila  di  molto  maggior  pefo  la  nuova  si  riguardo  alla 
materia  di  eh'  è  fabbricata ,  come  all'  altezza  ,  ed  alle  mafie 
di  ceppo ,  che  fporgono  fuori  fopra  gli  archetti . 

Rifpqfìa  di  Martino  Baffi  a'  dubbj  eccitati . 

QUefti  dubbj  in  verità  meritano  grandiffima  riprenfìone 
perchè  non  fiano  dagli  autori  di  elfi  flati  eccitati  da 
principio  innanzi  che  la  fabbrica  foffe  tanto  avvanzata ,  men- 
tre a  quefto  tempo  non  fono  a  propoiito  ,  non  volendoli  di 
nuovo  diRruggere ,  e  riedificare  il  Tempio  .  Dimoftrano  an- 
che grande  temerità  in  quelli  3  che  gli  hanno  propodi  ,  li 

quali 


quali  tanto  prefutnono  di  fapere  intorno  a  quella  fabbrica  , 
che  fi  dimenticano  dell'  onore  altrui  ,  e  del  loro  proprio  ; 
poiché  a  guifa  del  volgo  ignorante  non  giudicano ,  né  fanno 
giudicare,  fé  non  delle  cote  apparenti,  e  fottopofle  al  fenfo 
efteriore  ;  che  pure  piaceffè  a  Dio  ,  che  conofceffero  anche 
quelle  ,  mentre  non  farebbero  incorri  a  volere  tacciare  un 
Cardinale  Borromeo  di  Santa  memoria ,  i!  quale  con  buonif- 
fima  confulta  approvò  il  difegno  della  Fabbrica  ,  fecondo  il 
quale  fi  è  operato  ,  e  fi  dovrà  per  riverenza  di  un  tanto 
uomo,  e  per  l'onore  dell'Architetto  terminare  tutta  l'ope- 
ra ,  lafciando  da  parte  tutte  le  cicalene ,  e  proporle  fatte  da 
chi  poco  intende  fuori  di  tempo  ,  e  fuori  di  luogo  ,  ed  an- 
che con  poco  ordine  ;  poiché  volendo  parlare  della  fermezza 
con  due,  o  tre  capi  al  più  fé  ne  poteva  fpedire  :  eppure  vi 
fi  è  mefcolato  e  ornamenti  ,  ed  altro  per  confondere  il  tut- 
to .  Ciò  non  oftante  feguendo  il  modo  proporlo  per  capi  fi 
rifponde  nel  modo  feguente ,  oltre  a  quello,  che  fi  potrebbe 
rifpondere  un  poco  meglio  e  dell'ordine,  e  della  difpoiizio- 
ne ,  e  delle  altre  parti,  che  ci  ammaeftra  Vitruvio,  quando 
fi  vedeffero  le  dette  propofte  fatte  da  intelligenti ,  e  non  da 
riprenfori ,  o  da  malevoli . 

I. ,  e  II.  Sarebbe  di  biafimo  grandiffimo  al  Capitolo  di 
S.  Lorenzo ,  che  ha  fatto  operar  tanto  tempo  ,  ha  veduto  i 
pilaflri ,  e  gli  arconi  di  oncie  33.,  e  che  pure  fapeva  ,   che 
non  volevano  crefeere   da   fé   medefimi    fé  dubitando  ,   come 
fi  fa,  non  aveffe  fatto  vedere  que' pilaflri ,  ed  arconi  s'erano 
l'ufficienti  ,  o  no  .   E  fé  fi  rifponderà  ,  che  fi  è  fidato  dell' 
Architetto  vi   fi   replicherà   per  qual   cagione    non  lì  ha   da 
fidare  anche   addeffo  ,   e  lanciarli   compir  l'opera.   E'  forfì 
meno  valente  di  quello  ,  che  fu  da  principio?  Nò  certo  ;  e 
perciò  dovrebbe  badare  a  cavarlo  d'ogni  dubbio  ,    non   che 
le  prove  ,  e  dimoflrazioni  ,   che  gli  ha  meffo  innanzi  .   Ma 
oltre  a  ciò  dico,  che  i  pilaflri,  ed  arconi  tutti  di  fodi  cep- 
pi ,  e  ferizzi ,  e  non  come  dicono  di  fracida  arena  fono  fuf- 
ficientiffimi  a  reggere  il  tutto,  come  d'altri  uomini  valenti, 
oltre  al   mio  giudizio  ne  ho  degna  relazione  .  Delle  torri  , 

ficco- 


104 

fìccome   per  il   difegno  ftabilito   vanno  rifatte  ,   ed   ornate  » 
perciò  non  accade  rifpondervi  altro. 

III.  Chi  non  vede ,  che  la  tribuna  ha  le  debite  oppolì- 
zioni  dal  tetto  in  giù  e  de'  portici ,  e  muri  nel  Tuo  giro ,  e 
fuori  di  quello  dai  tre  tempietti  ,  uno  de'  quali  va  rifatto 
per  Battifterio  ,  ed  innanzi  alle  porte  dal  portico  ,  che  fi 
farà  oltre  al  contralto  delle  quattro  torri  ;  che  perciò  dando 
i  detti  contrafli  giù  nel  fermo  ove  è  bifogno  non  accade  con- 
traltare nelT  aria  fopra  ai  tetti  colla  medelinu  cupola  ,  la 
quale  avrà  maggior  moto  di  gravezza  all'  ingiù  ,  che  efpul- 
fivo  ,  come  non  lì  vede  ne  anche  contratto  da'  tetti  in  fu' 
in  niflun'  altra  cupola  d'Italia,  che  tante  fé  ne  veggono. 

IV.  Quello  capo  non  meriterebbe  rifpotta  ;  poiché  chi 
lo  propone  dimoltra  avere  veduto  poco  a'  fuoi  giorni  ,  ed  • 
operato  meno  .  Pure  fé  gli  dirà  ,  che  vadi  a  riguardare  le 
cupole  tonde  tutte  in  aria  colla  lor  bafe  eccetto  che  nei 
quattro  (termini  fopra  gli  arconi:,  e  che  in  quella  piglj  il 
compattò  in  mano,  e  vegga  per  poco  fé  può  formare  l'otta- 
gono [efatto  ,  che  non  venga  fopra  l'arcone  .  E  purché  fi  a 
forte  come  li  ricerca,  che  cofa  importa  L'effere  l'angolo  in 
aria  ,  o  fopra  V  arcone  fé  per  neceffità  non  può  venire  al- 
trove ?  Anche  la  natura  maettra  di  tutte  le  cofe  non  ha 
fatto  tutte  le  fue  opere  fopra  i  fuoi  diritti  ,  anzi  ne  ha 
fatto  in  aria  come  i  rami  agli  alberi,  il  mento,  ed  il  nafo 
a°li  uomini  ,  e  molte  altre  cofe  ,  le  quali  febbene  non  na- 
fcano  dalla  pianta  di  terra,  pure  futtittono,  come  pure  fuffì- 
flerà  anche  quella  cupola  non  ottante  gli  accennati  angoli 
fopra  gli  archi . 

V.  Chi  falla  i  principi,  e  fegue  folo  i  fuoi  capricci  non 
fa  ne  anche  vedere  quale  cofa  fia  per  ornamento ,  come  fono 
quelle  mefole,  e  cofa  iia  per  fortezza;  e  chi  tende  folamente 
alle  accufe  non  parla  mai  di  quel  molto  di  buono  ,  ed  ele- 
gante ,  ma  di  quel  poco ,  che  al  fuo  occhio  guaito  pare  gua- 
ito .  Che  fé  fotte  detto  con  buon,  zelo  ,  que'  tali  parlereb- 
bero anche  delle  varietà ,  ed  ornamenti  accrefeiuti  con  buo- 
niiìimo  giudizio  3  che  abbracciano  ,  legano  }  ed  unifeono  il 

tutto 


tutto  infieme.  Che  perciò  potranno  levar  l'occhio  dalle  me-. 
Tolette  Te  loro  difpiaciono  ,  e  volgergli  ove  loro  difpiace ,  che 
le  cofe  abbiano  le  debite  corrifpondenze ,  ed  ove  non  vi  ab» 
biano  occatione  di  cenfurare. 

VI.  Dubbio  poco  avvertito ,  poiché  fi  tratta  di  fortez- 
za ,  ed  ora  fi  parla  di  luce  .  Ma  pure  per  dar  luce  dico  , 
che  il  voto  di  mezzo  della  cupola  batterebbe ,  oltre  le  fine- 
ftre  già  fatte  abbailo  ad  illuminare  la  Chiefa  ,  come  fi  vede 
dalla  Rotonda  di  Roma  ,  che  non  ha  altro  ,  che  la  luce 
dalla  cupola ,  e  che  pure  è  chiara  non  ottante  che  fia  brac- 
cia 71.  di  diametro.  E  quando  iì  volerle  accrefcere  lume  non 
fiancheranno  maniere  di  farlo  fenza  partirli  anche  dal  dife- 
gno  ftabilito  ,  come  dall'  Architetto  ifteflb  ,  o  per  dir  me- 
glio dall'  opera  lo  vedranno  lafciandolo  operare  a  lui. 

VII.  La  grolfezza  baderà  quella  ,  che  parrà  all'  Archi- 
tetto ,  al  quale  fi  ha  da  lafciare  la  libertà  delle  mifurc  ,  e 
degli  ornamenti . 

Vili.  E'  meglio  farla  conforme  al  difegno  ftabilito,  cor- 
rifpondente  al  quale  fi  è  di  già  fabbricato  il  reftante,  e  non 
andar  divagando  volendoli  mutar  forma  co'  pochi  danari  , 
che  fi  hanno,  colli  quali  fia  meglio  compire  l'incominciato. 

IX.  Il  ceppo  è  di  forza  maggiore  del  cotto  nella  pro- 
porzione ,  che  è  più  grave  del  cotto ,  il  che  colla  efperienza 
fi  può  vedere  .  Né  credo  ,  che  quello  così  fracido  fi  ponga 
in  opera  ,  mentre  farebbe  poca  avvertenza  de'  muratori  ,  e 
manco  cura  di  quel  fopraftante  pagato  per  quefto  effetto  fé 
ve  lo  lafciaflè  porre. 

X.  La  grandezza  fi  vede ,  per  la  fodezza  già  fi  è  det- 
to,  che  è  di  buon  materiale,  per  la  maeftà,  o  venuftà  ,  ed 
euritmia  fi  dice  ,  che  conforme  alia  pianta  vecchia  ,  dalla 
quale  non  fi  è  deviato  vi  ha  tutto  quello  ,  che  può  avere 
e  di  ordine ,  e  di  difpofizione ,  e  di  euritmia  ,  e  di  fimetrìa , 
e  di  decoro  ,  e  di  diftribuzione  fecondo  la  potfìbilità ,  che 
fi  ebbe  da  principio  dalle  elemoiine  per  la  fteifa  fabbrica 
{Ann.  io.). 

XL  La  proporzione  nafee  dalla  comparazione  ;  perciò 

O  quaode 


lo5 

quando  fopra  ali i  pilaftri  vi  fi  fofTe  voluto  fare  gii  altri  or- 
dini fi  farebbero  fatti  corrifpondenti  agli  medefimi  pilaftri  , 
ed  archi  ,  ed  in  quel  cafo  avrebbero  fatto  la  fua  relìftenz* 
a°li  altri  quattro  ordini  »  Che  il  pefo  poi  aggravi  o  per- 
pendicolarmente, o  altrimenti  farà  fempre  lo  ftelfo  in  quanto 
farà  pefo  foprappoflo  a  forza  che  relitta  ,  purché  il  pefo  vi 
fi  mantenga  fopra .  Che  fé  il  pefo  delle  cupole  doveflfe  eflere 
tutto  a  piombo,  quello  che  cammina  in  aria  vedo  il  centro 
non  farebbe  foftenuto  da  co  fa  alcuna  per  effer  fuori  della 
fua  linea  centrale  ,  eppure  dall'  effètto  delle  cupole  fi  vede 
il  contrario ,  cioè,  che  tutto  anche  in  aria  vien  portato  da' 
pilaftri . 

XII.  In  quanto  alla  fortezza  farà  fempre  più  in  aria  la 
cupola  circolare,  che  l'ottangolare,  e  perciò  più  fermo  l'ot- 
tagono ,  che  il  circolo .  E  dovendoli  partire  dal  difegno  fta- 
bihto  bifognava  dipartirli  al  principio  degli  arconi  ,  che  al- 
lora l'angolo,  che  per  neceffità  li  fa  dell'ottagono  fi  fareb- 
be levato  per  farla  circolare  .  Però  non  vi  eflendo  dubbio 
nella  fortezza  dovrà  reftare  come  fi  vede,  e  come  fi  è -detto. 

XIII.  Quanto  più  appoggeranno  fopra ,  e  contro  gli  ar- 
coni, tanto  più  contratteranno  con  elfi,  che  anche  per  gì' 
incatenameli  vivi ,  e  morti  non  potranno  cedere .  E  già  fi 
replica  tanto  della  fortezza ,  che  e  foverchio. 

XIV.  Gli  otto  lati ,  ed  anche  gli  altri  delle  torri  già 
fi  è  detto,  che  fecondo  il  difegno  vanno  rifatti,  ed  il  ce- 
dere ,  che  fanno  è  contrario  a  quello ,  che  fu  giudicato  per 
li  propotti  dubbj ,  perchè  quel  poco  fedo,  che  li  vede  tra  il 
vecchio,  ed  il  nuovo  è  caufato  dall' ifteflo  nuovo  aggiunto, 
che  calla ,  e  non  fpinge,  e  non  dal  vecchio  (  Ann.  1 1.  ) . 

XV.  Perchè  poco  importa ,  che  il  pefo  vecchio  fia  uguale 
al  nuovo,  mentre  fi  fa ,  che  è  fabbricato  di  materiale,  come 
fi  è  detto ,  atto  a  foftenere  maggior  pefo  affai  ,  perciò  non 
accade  dubitare  né  di  fporgimenti  di  cornici ,  né  di  orna- 
menti,  che  fono  il  compimento,  e  la  perfezione  della,  fab- 
brica, fenza  i  quali  ietterebbe  come  prima  nudifìima,  e  po- 
vera .  Onde  perciò  fi  dovrà  lafciar  operare  fecondo  io  riabi- 
lito 


107 
Iito  difegno,  e  da  chi  l'ha  ridotta  al  termine,  che  fi  vede,, 
fecondo  il  quale  non  fé  ne  può  fperare,  che  perfetto  fine, 
fperandofi  tutto  il  contrario  da  coloro,  che  vorrebbero  di- 
ftruggere  per  riedificare.  Eccetto  che  quefU  tali  non  volef- 
fero  operare  del  fuo  per  non  moftrarfi  malevoli  nella  ripren- 
fione  delle  cofe  fatte  da  altri ,  mentre  in  tal  cafo  fi  potreb- 
bero poi  lafciar  operare  a  fua  voglia . 

Par  tre  degV  Ingegneri  Ambrogio  Alzìati ,  e  Vicenzo  S  eregni 
[opra  la.  Fabbrica  di  S.  Lorenzo , 

Molto  Illuftri  Signori .. 

PEr  non  mancare  a  quanto  dalle  SS.  VV.  Illuftri  ne  viene 
ricercato  intorno  alla  Fabbrica  di  San  Lorenzo  ,  ed 
a' dubbj  eccitati,  diciamo  che  dopo  avere  lette  e  confiderate 
tutte  le  fcritture  ,  e  dopo  di  avere  unitamente  viiìtata  con 
diligenza  la  fteflà  Fabbrica  a  parte:  per  parte  fino  al  termi- 
ne ,  che  fi  trova  al  prefente ,  e  dopo  di  avere  confiderato  il 
difegno  mandatoci,  e  che  fu.  altre  volte  ftabilito ,  e  fotto- 
fentto  dalla  fanta  memoria  del  Cardinale  Borromeo ,  iiamo 
venuti  nel  feguente  parere,  cioè: 

Che  avendo  noi  ritrovati  gli  otto  pilaftri,  che  prima 
erano  parte  di  cotto ,  e  parte  di  ceppi  ora  fabbricati  tutti 
di  ceppi,  e  feri  zzi ,  e  gli  arconi  de'  femicircoli  ,-  che  prima 
erano  di  cotto,  e  contefti  colle  fcodelle,  ora  fono  fatti  Impa- 
rati,  e  di  ceppi,  e  fé  ri  zzi  ;  e  ficcome  prima  non  vi  erano 
chiavi  di  ferro  né  apparenti,  né  nafeofte,  ora  vi  faranno  e 
chiavi  apparenti,  e  chiavi  morte,  offìa  legami,  e  archi  mor- 
ti, e  negli  angoli,  o  iiano  faccie  picciole-  tra  i  pilaftroni , 
ove  ora  {\  fono  aggiunte  le  lefene,  da  prima  camminavano 
gli  fteffi  pilaftri  fu  diritti  fenza  unirli,  infino  al.  principio 
della  cupola,  ove  con  molti  archetti  di  cotto  ft  attaccava- 
no infieme  in  aria  portando-  fuori  quella  parte  di  cupola, 
che  ora  fi  porta  fuori  con  l'archetto  picciolo,  e  con  i  fo- 
pra  archi  nafeofti  colle  facciate,  giudichiamo  tutta  effa  Fab- 

O  z.  brica,. 


xo8 
brica ,  ed  ogni  fua  parte  atta ,  gagliarda ,  e  forte  per  dover 
reggere,  e  portare  lungamente  tutto  il  pefo,  e  cupola;  che 
vi  va  fatta  fopra  fecondo  il  difegno  già  fìabilito,  per  il 
quale  fi  vede  anche  ,  che  le  torri  vanno  rifatte ,  ed  ornate 
per  contrario ,  ed  accompagnamento  del  tutto .  E  ftando 
ne' termini  del  già  fatto,  e  del  da  farfi  fecondo  il  medefimo 
difegno  non  fi  ha  da  dubitare  in  alcun  modo  della  Fabbri- 
ca, la  quale  oltre  a  quello,  che  fi  è  detto,  e  che  fi  vede 
fopra  terra  ha  anche  fotto  terra  i  fondamenti  vecchj  faldi , 
e  ficuriffimi  ,  che  è  quanto  loro  poffiamo  dir;e  intorno  alla 
fortezza  d'effò  Tempio  conforme  al  già  riabilito .  Che  quan- 
do fi  voleffè  alterare,  o  mutare  in  parte  e  V opera,  e 'I  di- 
fegno non  vi  farebbe  dubbio,  che  non  vi  il  poteffer®  fare, 
e  accrefeere ,  e  diminuire  molte  eofe  variatamente  ,  come 
farà  forfè  anche  fiato  propofto  da  principio  innanzi  allo  fta- 
bilimento,  ed  in  quel  caio  fi  avrebbe  poi  avuto  anche  oc- 
chio ,  e  riguardo  a'  dubbj  propofti ,  i  quali  in  cofa  già  fatta 
in  gran  parte  poco  poffono  avere  luogo .  Pure  per  non  man- 
care di  dirne  anche  fu  quelli  qualche  cofa,  rifponderemo 
brevemente  per  numeri  come  fono  fiati  propofti . 

Primo.  II.  III.  Diciamo,  che  per  eflère  fabbricati  di 
ceppi,  e  ferizzi  la  groffezza  di  once  33.,  che  è  la  fteffa  mi- 
fura ,  che  prima  era  di  cotto ,  e  ceppi  folamente ,  come  fu- 
periormente  fi  è  detto,  è  baftante  a  reggere,  e  foftenere  il 
tutto  facendoli  fecondo  il  difegno  fiabilito . 

IV.  Non  nafeendo  l'ottagono  in  terra  ,  cosi  è  lecito 
l'appoggiare  il  fuo  angolo  fopra  l'arco,  mentre  per  neceffità 
non  può  effere  altrove ,  come  è  lecita  la  circonferenza ,  ed 
i\  pofamento  delle  cupole  rotonde  tutte  in  aria,  falvo  che  a 
mezzo  de'  quattro  archi  ,  come  fi  vede  a  Santa  Maria  di 
San  Celfo ,  alle  Grazie ,  a  San  Vittore ,  ed  a  San  Pietro  di 
Roma  ,  la  quale  è  pure  brazza  30.  di  diametro  di  più  di 
quella  di  San  Lorenzo ,  e  nondimeno  non  tocca  fuorché  a 
mezzo  gli  arconi,  ed  il  retto  del  circolo  della  cupola  è  tutto 
in  aria  a  viva  forza,  e  per  neceffità . 

V.  Le  mefole  non  fono  pofie  per  fornimento,  né  fanno 

al- 


I09 
altro,  che  apparenta,  e  quando  non  piacefiero  dopo  finiti 
la  fabbrica  fi  potrebbero  levare,  nel  modo  che  fi  potrebbero 
levare  e  cornici ,  e  capitelli ,  e  qualsivoglia  rifalto ,  che  noa 
fanno  altro  che  ornamento . 

VI.  Sarebbe  anche  chiara  colla  fola  apertura  della  cu- 
pola, come  n'abbiamo  l'efempio  nella  Rotonda,  offia  Pan- 
teone  di  Roma .  Ma  pure  quando  fi  voleffe  accrefcere  altra 
luce,  vi  è  la  maniera  fenz'  alterazione  del  difegno. 

VII.  Sarà  arbitrio  dell'Architetto  ,  e  non  fé  gli  hanno 
a  legare  le  mani  nelPoperare  {Ann.  n.) . 

Vili.  Si  è  già  detto ,  che  è  meglio  operare  conforme  al 
difegno . 

IX.  Già  fi  fa ,  che  il  ceppo  è  di  doppia  forza  del  cot- 
to, e  quello,  che  non  è  buono  non  s' ha  da  porre  in  ope- 
ra ,  e  farebbe  errore  de'  muratori  ponendovelo  ,  e  non  dell' 
Architetto . 

X.  Si  dice ,  che  ha  quello ,  che  può  avere  in  fuo  effe  re 
data  la  forma,  o  pianta  antica,  e  trattandoli  di  opera  fatta, 
e  non  da  farli . 

XI.  E'  chiaro  per  i  capi  i.,  2.,  3.,  e  per  quel  di  più, 
che  fuperiormente  fi  è  detto . 

XII.  Chi  non  vede,  che  la  cupola  rotonda  fopra  l'ot- 
tagono remerebbe  molto  più  in  aria,  che  l'ottagono  (tetto, 
oltreché  non  converrebbe. 

XIII.  XIV.  Si  vede  dall'opera  fteffa ,  e  delia  fortezza 
fi  è  parlato  abbastanza  ;  e  quello ,  che  dimofìra  avere  cedu- 
to è  il  nuovo,  e  non  il  vecchio,  tuttoché  il  vecchio  andrà 
rifatto,  come  li  è  detto  fuperiormente. 

XV.  Dovrebbe  baftare  ciò,  che  abbiamo  detto,  cioè, 
che  tutta  la  fabbrica  farà  ficura ,  e  forte  ;  pure  vi  aggiu- 
gneremo ,  che  a  noi  farebbe  più  facile  il  farla  compire ,  che 
il  farle  mutar  forma  effendo  la  fabbrica  tanto  avanzata  come 
fi  vede  .  Il  che  fìa  per  compimento  del  parer  noflro  ,  col 
quale  bacciamo  le  onoratiffime  loro  mani ,  pregandoli ,  che 
perdonino  alla  brevità  noftra  nel  dire  ,  perchè  fogliamo  più 
operare ,  e  far  più  co'  fatti ,  che  non  fappiamo  proporre  eoa 
parole ,  e  col  menare  la  penna .  Al 


1 1.» 

Al  Vcn.  Capitolo  della  Fabbrica  di  S.  Lorenzo 


M< 


Martino  Baffi. 

'Óflo  (Signori  M.  Illufori,  e  Rev.11')  da  quel  vivo  affèt- 
to, che  in  me  fu,  e  fempre  farà  ardenti  (fimo  di  ve- 
dere ,  che  le  opere  di  quello  gran  Tempio  di  S.  Lorenza 
procedano  con  quell'ordine,  con  quella  iicu rezza  ,  e  con 
quella  felicità,  che  gli  fu  da  chi  l'incominciò  a  riedificare, 
dalle  SS.W.  M.  111.,  e  da  me  fempre  deiìderata,  fono  ora 
di  nuovo  venuto  alla  prefenza  loro  per  farli  più  che  certi , 
che  la  fabbrica  d'elio  Tempio  non  folo  non  cederà  di  ficu- 
rezza ,  e  di  venuftà  al  Tempio  vecchio  ;  ma  che  lo  patterà 
di  gran  lunga  e  per  l'una,  e  per  l'altra,  e  più  lo  forpaf- 
ferà  di  chiarezza,  e  di  ricchezza  d'ornamenti  ,  come  dalla 
parte  già  fatta  lì  può  vederne  l'efempio,  e  maggiore  li  lì  può 
fperare  riducendola  a  perfezione  come  lì  deiìdera  .  Ed  ancor- 
ché poterli  io  dire ,  ed  aggiugnere  alcune  cofe  al  parere , 
che  loro  ne  diedi  in  ilei itto  dopo  il  mio  memoriale,  de' 
quali  non  ne  ho  mai  fentito  altro  ,  e  che  molto  più  potetti 
dire,  e  confutare  le  cofe,  che  li  fono  fparfe  dentro.,  e  fuori 
della  noftra  Città  intorno  al  medelìmo.  Tempio;  non  eflendo 
il  mio  fine  altro,  che  di  volere  quello,  che  vuole,  e  deiì- 
dera quello  Ven.  Capitolo  intorno,  alla  fortezza  d'effo  Tem- 
pio, non  Marò  ad  infailidirli ,  né  a  perdervi  fopra  tempo, 
fapendoiì  al  lìcuro ,  che  da'  Signori  di  quello  Ven.  Capitolo 
fono  fiate  fatte  le  diligenze  per  zelo  di  carità ,  e  per  defi- 
derio  di  vederne  la  fabbrica  co' maggiori  ornamenti  poffibili; 
febbene  da  qualche  emulo  fuori  de'  Signori  Deputati ,  e  fuori 
del  Capitolo ,  detiderofo  forfè  di  intrometterli ,  o  di  atten- 
dere ,  ed  operare  effo  intorno  a  quella  Fabbrica ,  fi  fiano 
veduti  pareri  difeordi ,  dilegui  fenza  elfere  ricercati ,  e  lì  lìa 
udito  il  primo  grido  oppollo  falfamente  di  debolezza  ad  effa 
fabbrica,  colle  altre  circoftanze,  che  fi  fanno,  e  che  do- 
vrebbero però  efTere  reflate  eftinte ,  e  fopite  per  il  contenu- 
to delle  due  relazioni  concordi  de'  due   vaienti  Architetti 

Al, 


Ili 

Alziati ,  e  Seregno  eletti  da  quello  Ven.  Capitolo ,  appreffo 
del  quale  fi  veggono ,  e  fi  leggono  le  accennate  relazioni 
(Ann.  13.);  Per  corroborazione  delle  quali  ne  vengo  ora  io 
con  ogni  riverenza  offerendomi  loro  di  levarne  il  timore,  o 
fofpetto  a  chiccheffia  ne'  tre  medi ,  che  feguono ,  acciocché 
conforme  alla  mente  di  Monfig.  Ilìnio ,  e  Revmo  Àrcivefcovo 
fi  pofTa  liberamente  feguitare  alla  perfezione ,  e  compimento 
d' efTo  Tempio . 

Nel  primo  modo  (non  però  per  oftentazione  d'altro, 
che  della  verità  ,  ne  per  volermi  moftrare  al  mondo  maggiore 
di  quello ,  che  io  fia  ;  ma  piuttoflo  per  onore  di  quello 
Ven.  Capitolo,  acciocché  fi  veda  quale  lia  il  fuo  Architetto) 
mi  offro  a  mettere  fuori ,  ed  a  fouenere  co'  primi  Architet- 
ti,  che  vivono  tutte  quelle  conclufioni  teoriche,  e  pratiche, 
che  poffono  afficurare  gli  animi  dubbioli  della  fermezza  del 
Tempio . 

Nel  fecondo  ,  prometto  che  efponendofì  le  cedole  ,  e  for- 
mandofi  i  capitoli  per  il  compimento,  non  folo  avranno  Capi- 
maeflri  ,  ed  uomini  valenti ,  intelligenti ,  e  concorrenti ,  che 
fi  eiibiranno  a  farlo ,  ma  daranno  licurtà  di  mantenerlo  dopo 
fatto  tutto  il  tempo,  che  vorrà,  e  ricercherà  quella  Molto 
Illuftre  Congregazione . 

Nel  terzo ,  ed  ultimo  modo  mi  offro  prontiffimo  per 
due ,  o  tre  anni  avvenire  a  dar  loro  compita  la  ftefla  fab- 
brica,  e  per  ficurtà  darò  uno  de' principali  Cavalieri  di 
quefta  noftra  Città  Signore  intelligcntifilmo  in  Architettura, 
ed  in  ogni  altra  facoltà.  Né  folo  prometterò  a  compirla, 
ma  di  mantenerla  uno,  o  più  anni  come  da  loro  farà  giu- 
dicato. E  per  non  avermi  a  ritirare  da  qualunque  degli  ad- 
dotti principi  5  oltre  averli  fpiegati  a  viva  voce  gli  ho  nielli 
ora  anche  in  ifcritto,  acciò  quelli,  che  dicono,  che  non  lo 
farei,  fuorché  in  parole ,  poffano  vedere  ,  che|  ho  l'animo  più. 
di  fatti,  che  di  parole  ,  e  che  ho  fempre  avuto  più  a -cuore 
l' utile  delle  fabbriche  fatte  ad  onore  dì  Dio ,  e  de'  fuoi 
Santi,  e  l'onore  de' Signori  Prefetti  ad  effe,  che  qualfivc- 
glk  utile,  o  onore,   che  da  quelle  potefli  io  -mai  fperare, 

■o  ave-     L 


Ili 

o  avere.  Che  perciò  mi  rimetto  in  tutto,  e  per  tutto  dop^ 
avere  fatto  loro  quefte  efibizioni  alla  giuftiifima  fentenza ,  e 
determinazione  di  quefta  Molto  Illuftre,  e  Rev.da  Congrega- 
zione ,  alla  quale  come  fuo  Architetto,  e  fervitore  faccio 
riverenza . 

Quello  dì  13.  Agofto  1590. 

Al  Molto  Magnifico   Sig.  Martino  Baffi  Architetto 
della  Fabbrica  di  S.  Lorenzo . 

« 

Onorando  Sig.  Martino . 

Acciocché  V.  S.  abbia  notizia  della   ordinazione  ultima-* 
mente    fatta  d'ordine  di   Monlig.  Illmo,  e   Revfho  in 
materia  della  Fabbrica  della  Chiefa  di  S.  Lorenzo  Maggiore 
di  Milano  gli  fé  ne  manda  la  copia   d' stfà  del  tenore,  che»,' 
fegue  : 

1591.  Die  Veneris  22.  menjìs  Munii ,  mane. 

CjOnciofiachè  a'  giorni  paflati  fonerò  fiati  eccitati  alcuni 
dubbj  intorno  alla  fortezza  della  fabbrica  della  Chiefa  di 
S.  Lorenzo  Maggiore  di  Milano,  e  che  fopra  ciò  fi  fiano 
avuti  molti  difcorfi ,  e  pareri ,  ed  anche  fopra  ciò  fiano  fiate 
fatte  molte  convocazioni,  ed  ordinazioni  capitolari,  ed  efien- 
dofi  poi  anche  partecipato  il  tutto  con  Monfig.  Ili  ino ,  e  Rino 
Arcivefcovo ,  e  fuo  Vicario  Generale  con  pregare  S.  S.  Illfna, 
e  Revma  ,  che  refiafie  fervita  di  ordinare  quanto  fi  avene 
da  fare  per  profeguire  in  efia  fabbrica  ad  effetto,  che  non 
refiafie  imperfetta  ,  o  dubbiofa  in  qualche  parte  .  Perciò 
d'ordine  di  S. S.  Illrna,  e  Revrha  fattoli  convocare  per  vi- 
glietti  il  Capitolo  de'  M.  Illuftri,  e  Rev.'1'  Signori  Deputati 
di  efia  Ven.  Fabbrica,  fi  fono  congregati  nel  luogo  folito  di 
Capitolo  porto  fopra  la  Cappella  di  San  Sifio  i  M.  Illuftri, 
e  Rev.di  Signori  Annibale  Brivio  Priore  ,  Gabriello  Pionni 
Arciprete 3  ed  Ottavio  Torniello  Canonico  di  San  Lorenzo, 

Pro- 


JI3 
Profpero  Vifconti ,  Gio.  Battila  Arconati ,  Danefe  Crivello^ 

e  Carlo  del  Conte  tutti  Deputati  della  Ve:..  Fabbrica  fud- 
detta  alla  prefenza  dell'  Uluftre,  e  Molto  Rev.  Sig.  Vicario 
Generale  Bernardino  Mora,  dove,  avuto  riguardo  a  quanto 
conviene  y  dopo  lunga  confulta,  difcorfo,  e  coniiderazion» 
finalmente  fi  è  venuto  in  parere  comune ,  e  concorde ,  come 
anche  il  fuddetto  Monfig.  Vicario  ha  detto  effere  mente  di 
Monfig,  Mino,  e  Revrao  Arcivefcovo ,  che  febbene  per  le 
ragioni  addotte  dal  Perito  ,  ed  Architetto  ordinario  della 
■Fabbrica  l'egregio  Mef.  Martino  Baffi  approvate,  e  confer- 
iate da  altri  Periti ,  ed  Architetti  pubblici  fi  potefTe  perfe- 
verare  nella  fabbrica  d'effa  Chiefa  conforme  al  difegno,  che 
già  fu  fatto  in  tempo  della  Santa  Memoria  dell'  Illmo 
Sig.  Cardinale  di  Santa  PrafTede ,  e  da  S.  S.  Illràa  fegnato, 
ed  approvato  fenza  pencolo,  né  timore  di  ruina,  o  di  altra 
nota,  o  taccia  quanto  al  decoro,  ed  a' lumi,  maffime  colle. 
offerte  ,  che  il  medefimo  Architetto  ha  fatto  in  ifcritto  : 
riente  di  meno,  trattandoli  di  cofa  tanto  importante  per  il 
fervizio,  e  culto  di  Dio,  e  per  onore  pubblico  della  Città, 
e  che  ogni  picciol  fofpetto ,  e  dubbio,  che  reffi  nell'animo 
d'alcuni  può  apportare  gran  pregiudizio,  e  detrimento  alla 
elemolina  ordinaria  ,  nella  quale  confitte  il  fondamento,  e 
progreffo  di  effa  Fabbrica  ,  e  perchè  non  fi  tratta  di  inte- 
refie  alcuno  de' particolari,  ma  folo  della  ììeffa  fabbrica,  la 
quale  dipende  dall'arbitrio,  e  difpofizione  di  Monfig.  Mino 
Arcivefcovo  ,  e  de'  Signori  Deputati  ,  dichiarando  prima, 
che  quanto  a  loro  reftano  quieti ,  e  foddisfatti  di  tutto  quello 
iì  è  fatto,  e  fabbricato  finora  con  molto  giudizio,  e  pru- 
denza di  chi  ne  ha  avuto  la  cura,  ed  il  penfiero,  e  parti- 
colarmente dell'accennato  Ingegnere  ed  Architetto  Baffi,  per 
maggior  foddisfazione  di  chi  dubita,  e  per  levare  ogni  forta 
di  fcrupolo,  e  di  difficoltà  dall'animo  di  ciafcuno 

Hanno  ordinato ,  che  fi  debba  fare  ,  ed  aggiungere ,  o 
diminuire  ad  eflà  fabbrica  tutto  quello  ,  che  farà  giudicato 
espediente  per  maggiore  fua  fortezza  ,  e  perpetuità  fenza 
avere  riguardo  a  fpefa3  né  a  dilazione  alcuna»  e  che  a  quello 

P  effetto 


H4 

effetto  il  medefimo  Architetto  ordinario  riconofca,  penfi,  e 

confulti  bene  egli  la  forma ,  ed  il  modo ,  che  fi  porla  tenere 
per  perfeverare  nella  fabbrica  con  maggior  Scurezza,  e  for- 
tezza, febbene  a  lui  parerle  abbondante,  e  fovverchio .  Av- 
vertendo fempre  a  fare ,  che  riefea  con  piti  lume  vivo ,  e 
maggior  decoro,  che  fìa  potàbile,  e  riferifea  quanto  prima 
a  Monfìg.  Illilio  Arcivefcovo,  ed  al  Capitolo  per  darne  poi 
1?  ordine  opportuno . 

Signat.  BERNARDINUS  MORA  Vicarius  Generalis . 

E  pertanto  V.  S.  farà  fervita  in  conformità  di  effa  or- 
dinazione di  riconofeere,  confultare ,  e  penfare  la  forma ,  ed 
il  modo,  che  fi  porla  tenere  per  perfeverare  nella  fabbrica 
come  fopra,  e  quanto  prima  riferire  a  Monfìg.  Illmo,  ed  al 
Ven.  Capitolo  acciò  fi  poffa  ììabilire,  ed  ordinare  ciò,  che 
farà  bifogno .   Il  Signore  la  feliciti . 

Dalla  Fabbrica  di  S.  Lorenzo  fuddetta  il  dì  i  o.  Aprile  1 591. 
Di  V.  S. 


Come  fratello 
Annibale  Brivio  Priore,' 


Molto  Illuftre,  e  Rev.(1°  Sig.  Vicario  Generale. 

S Ebbene  per  le  ragioni ,  ed  efibizioni  ,  che  di  già  feci ,  e 
Je  quali  furono  approvate,  e  confermate  da  altri  Archi- 
tetti pubblici  di  quefta  Città  di  Milano  il  potrebbe  ficura- 
mente,  e  fenza  fofpetto  di  rovina  perfeverare  nella  fabbrica 
della  Chiefa  di  S.  Lorenzo  conforme  al  difegno  ftabilito  dalla 
Santa  Memoria  dell' Illmo  Cardinale  di  Santa  Praffede  ,  e 
confermato  dall'  Illmo  Arcivefcovo;  nondimeno  comandando- 
mi V.  S.  Illuftre  ,  e  M.  Rev.lla  col  confenfo  del  Ven.  Capi- 
tolo di  effa  Fabbrica ,  che ,  per  levare  ogni  piccol  fofpetto , 
o  dubbio,  che  poterle  reftare  nell'animo  d'alcuni  da'  quali 
perviene  la  elemofina  ordinaria  per  la  fleffa  fabbrica,  io  ri- 
conofca, e  cOnfulti  il  modo  per  perfeverare  al  compimento, 

e  per- 


e  perfezione  di  effe  fabbrica  con  maggiore  fortezza,  ancor- 
ché P aggiugnervi ,  o  fminuirvi  a  me  pareffe  abbondante,  o 
fovverchio,  non  ho  voluto  mancare  e  di  penfare,  e  di  con- 
fultare  con  Architetti  di  efperienza ,  di  fcienza,  e  di  valo- 
re, co' quali  (giacché  P aggiugnere  ,  o  accrefcere  fortezza  è 
meglio,  che  diminuire)  fono  reltato  concorde  di  riempire  i 
triangoli  al  contraffa  degli  arcani ,  accompagnandoli ,  come 
farò,  col  retto  degli  ornamenti  d' ella  Chiefa ,  non  reftanda 
di  fare  compire  prima,  e  porre  in  opera  la  cornice  incomin- 
ciata per  impoffa  della  tribuna,  alla  quale,  il  potrà  dar  or- 
dine quanto  prima  eflèndovene  di  già  graa  parte  lavorata» 
La  tribuna  ,  o  fìa  cupola  farà  pure  ottagona  fecondo  il  di* 
fegno ,  e  come  è  principiata ,  farà  di  terzo  acuto ,  avrà  otto 
fineftre,  che  farà  luce  fufHcientiffima ,  e  nel  refìo  lì  ornerà 
per  quello,  che  porterà  la  ftruttura  della  medefima  cupola  * 
Il  che  tutto  ho  voluto  dopo  confultato  riferire  a  V.  S. 
M.  III.  e  Rev. ,  ed  aL  fuddetto  Capitolo  in  conformità  della»- 
loro  ordinazione . 

Di  V.  S.  M.  111.  e  Rev. 


Sempre  per  fervìrlé 
Marcino  Balli  Architetto» 


1»  i  AN~ 


n6 

ANNOTAZIONI. 

An.no t.  i. 

QUefto  difcorfo  ben  non  fi  conofce  dove  vada  collocato  per   metterlo  in 
ordine  col  rimanente.  Io  ho  (limato  bene  a  porlo  da  principio  moftran- 
'do  elfo   l'ardore,   col  quale  fi  agitava   la  quefiione.    Credo   però,   che 
dal  Baili  non  fia  fiato  né  recitato,  né  prodotto-,   ed  é  verifimile,  che  prima 
di  tutto  l' addotto  fi  fieno  fatti  altri  fcritti ,  il  quali  dalle  ingiurie  dei  tempo 
ci  fieno  fiati  tolti. 

Annot  2. 

Molti  fono  i  pareri  degli  autori ,  che  fcriffero  del  Tempio  di  S.  Lorenzo 
circa  gl'incendj  (uccelli  rei  medefimo-.  Il  Moriggia  nel  lib.  7  cap.  18  delta 
Nobiltà  Milanefe  dice,  che  nell'  anno  1084  (uccellerò  molti  prodigi,  e  molte 
rovine,  fra  le  quali  in  Milano  venne  un  grandilfimo  incendio  in  quello  Tem- 
pio .  Secondo  il  medefimo  era  allora  tutto  ornato  con  lavori  di  mulaico  medi 
a  oroj  con  bronzi,  fregi ,  e  fiatue  diverfe,  tutte  le  quali  cofe  furono  diitrutte 
dall'incendio,  rimanendo  però  intatto  il  Tempio.  Il  Torri  nella  defcrizione 
di  Milano  afferifce  ,  che  dallo  fieno  incendio  fu  rovinato  anche  il  Tempio, 
ed  indi  poi  rifabbricato.  Il  Latuada  al  contrario  vuole,  che  l'incendio  noti 
fia  fegulto  l'anno  1084,  ma  l'anno  1071  nel  primo  Sabbato  di  Quarefima, 
lalciando  però  in  forfè  5  che  allora  il  Tempio  avelTe  ancora  tutti  que'  preziofi 
ornamenti .  Dice  poi ,  che  rifabbricato  da'  divoti  Cittadini  fu  di  nuovo  dan- 
neggiato dal  fuoco  nell'anno  n  19,  per  lo  che  fi  dovette  rialzare  di  nuovo. 
L'  erudito  P.  Grazioli  nella  fua  opera  :  De  pr.cciarts  Mediai  ani  ted'tfic'tts  porta 
i  fentimenti  di  molti  Autori ,  molti  de'  quali  tiene  per  falfi .  Egli  però  quan- 
tunque creda,  che  alcune  volte  fia  (lato  danneggiato  il  Tempio  antico,  vuole, 
che  non  fia  totalmente  fiata  rovinato  ;  che  anzi  fiafi  fempre  confervato  colla 
rnedefima  forma  coflmtta  al  tempo  de'  Gentili  fino  alla  fua  caduta  fucceffa 
ne'  tempi  del  Balli ,  dicendo ,  che  la  ragione  della  fi»uttura  non  gli  fembrava 
altrimenti  invenzione  di  alcun  tempo  barbaro,  ma  folamente  opera  di  vera 
Architettura  romana .  Conviene  però  credere  ,  che  quello  Autore  non  aveffe 
alcuna  cognizione  dell'interno  di  quello  Tempio;  Imperciocché  dagli  indici, 
che  ne  da  il  Baffi ,  il  quale  doveva  averlo  veduto  ,  fi  conofce  evidentemente 
che  l'interno  non  era  di  una  coftruzione  veramente  antica,  e  romana.  La 
fola  grande  nudità ,  e  mancanza  d'  ogni  forta  d' ornamenti ,  e  quegli  archetti 
dal  medefimo  Balli  defcritti  nel  i'uo  difcorfo  pofto  in  feguito  a'  fuoi  memo- 
riali ,  che  fcrvivano  di  peduccio ,  olfia  foflegno  alla  cupola  nelle  quattro  pic- 
cole faccie  fono  evidentifiimo  fegno  di  invenzione  barbara;  come  pure  evi- 
dente fegno  fono  varj  pezzi ,  e  pietre  vecchie  adoperate  nella  fabbrica  della 
nuova  Chiefa.  Le  ileffe  quattro  torri,  che  il  P.  Grazioli  affume  per  un  fon- 
damento della  fua  opinione  pare,  che  gliela  contrattino  non  fembrando  quelle 
per  verun  conto  opere  di  Romani  dominanti .  Onde  io  m' indurrei  piuttollo 
a  credere,  che  il  Tempio  caduto  al  tempo  del  Balli  (bile  un  Tempio  vera- 
niente  contratto  al  tempo  de'  barbari  agi  luogo ,  0  anche  fu  medelimi  fonda- 
in  enti 


ii7 

menti  di  tra  altro  antico,   e  magnifico,  die  tutti   gli  Autori   vogliono,   c'i* 
ivi  efiiteffe.    L'incendio  poi  accennato  dal  Baili  lo  crederei  piuttoilo  un  altra 
di  poco  momento  diverfo  da  quegli  accennati   da  altri  Autori ,    il  quale  per- 
chè forfè  accefo  da  qualche  fulmine,  è  fpiegato  col  nome  di  fuoco  celefie . 

Annot.  3. 

Delle  opere  fatte  dal  Baffi  in  S.  Fedele,  alla  Rofa,  ed  in  Santa  Maria 
prcffo  S.  Celfo  fé  ri  è  parlato  nella  fua  vita.  Circa  poi  alle  opere  da  lui  fatte 
nel  Duomo  è  chiaro,  che  di  effe  efitlere  ve  ne  devono  effendo  egli  (lato  fuo 
Architetto  in  circa  a  quattro  anni  ;  ma  quali  fieno  quelle  rior,  fi  poffono  in 
tatto  accertare.  Di  avere  difegnato  qualche  Altare  £e  ne  trova  appena  qual- 
che indicio  ne'  fuùi  fcTitti .  Egli  però  ha  difegnata  tutta  la  gran  Cappella 
della  B  V.  egregiamente  conformandola  col  gotico  del  Tempio .  L'  Autore- 
dei  Saggio  /opra  /' Architettura  Gotica  dice,  che  anche  il  Baffi  formò  un  di- 
fegno  delia  Facciata.  Il  Lattuada  dice  lo  fleffo  trafcrivendo  il  fentimento  da 
trn'  altra  picciola  (lampa,  nella  quale  fi  dà  notizia  degli  Architetti  ,  che  di- 
fegnarono  una  tale  facciata  ;  ma  ficcome  quelli  non  recano  alcuna  prova  della 
loro  afferzione ,  né  a  me  è  riufcito  di  trovarne ,  perciò  tutta  la  fede  rimanga 
appreffo  di  tali  Autori  - 

Annot.  4, 

Quella  immagine   della  B.  V.,  che   fi   venera   full' Aitar   maggiore  dì 
S.  Lorenzo  era  fiata  prima  dipinta   fu   di  un  muro   verfo  la  ftrada  ivi  vicina 
detta  della  Vetra;  Pofcia  (terminato  già  da  qualche  anno  il  noilro  Tempio) 
fu  con  folenne  proceffione ,  e  numerofo  concorlò  di  popolo  traiportata  in  quel 
luogo  più  degno  della  Chiela  dal  Cardinale    Federigo  Borromeo  allora  noilro 
Arcivelcovo  nel  giorno  29  di  Giugno  dell'anno   1626  a  riguardo  delle  grandi 
grazie,  che  ne  ottenevano  i  Fedeli,   i  quali  a  lei  ricorrevano.    La   prima  di 
quelle  avvenne   nell'anno  1585    il  dì  29    di  Giugno,   nel   qual  giorno  le  ne 
fa   ogni   anno   la   commemorazioae   per  mantenerne    indelebile   la   memoria  ; 
effendofi  in  tal  modo  manifeltamente  verificata  la  predizione   del  gloriolo  no- 
flro  S.  Carlo,  il  quale,  come  atteila  il  Giuliani  fcrittore  della  fua  vita,  men- 
tre fervorofamente  perfuadeva  a'  Milanefi  di  concorrere   con  abbondanti  limo- 
fine  alla   fabbrica   di   quello  Tempio,   promife,  che  Maria  Vergine   avrebbe 
fatto  un  miracolo  per  lbllecitare  il  perfetto  compimento   dtl   mede/imo.    Per 
lo  che  concorrendo  i  Cittadini,  e  i  Foreltieri   con   elemofine,   e  voti  a  vili- 
tare  quella  Immagine,  diedero  in  tal  guila  il  modo  di  fare  le  fpefe  neceflarie 
per  la  fabbrica.    Dalla  qualcofa  fi  vede   la  ragione,    perchè   il    Baili   abbia 
detto,  che  la  fabbrica  di   S.  Lorenzo  era  arrivata  a  quel  termine  mediante 
le  grazie  di  Maria  Vergine. 

Annot.  5. 

Qui   credo  ,   che  il  Mazenta  voglia   intendere  principalmente  il  parere 
dato  dal  Baffi  intorno  alla  Chiela  di  S.  Gaudenzio  di  Novara. 

An- 


Annot.  6. 

Io  due  fenfi  prendere  fi  pub  quella  propofizione  del  Mazenta  ..  Il  primo 
fi  è,  che  fia  in  generale  più  ficura  la  cupola  rotonda  ,  che  la  ottagona  fu  di 
una  bafe  quadrata;  ma  io  llimo,  che  in  un  tal  fenfo  non  folo  dagli  Archi- 
tetti ,  ma  da  chiunque  gli  farebbe  ampiamente  negata ,  rimanendo  fempre 
più  in  aria,,  e  lontana  de'  foltegni  la  cupola  rotonda,  che  la  ottagona.  II 
fecondo  fi  è  di  prendere  la  fua  proporzione  a  parità  di  circollauze ,  cioè,  che 
{piaga  veramente  di  più  la  cupola  di  Roma  della  nolba ,.  ma  avere  quella 
più  perfetta  difpofìziona  di  renitenze-  Per  rifpondere  a  ciò  adequatamente  la 
cola,  andcrehbc  molto-  più  al  lungo  di  quello,  che  poli',  attribuirli  ad.  una 
il-mVlice  nota.  Solo  dirb,  che  la  CuDota  di  S.  Pietro»  qualunque  ne  fia  (lata 
la  caufa  ,  cedette,  e  fi  apri  in-  vari  luoghi,  per  la  che  fu  neceffario  falciarla 
con  torti  catene  ;  laddove  quella  di  S.  Lorenzo  dal  fuo  incominciamento  fino 
a  quel!'  ora  non  ha  mai  dato  il  minimo  fegno  di  cedimento ..  L'  Autore  del 
Saggia  [opra  /' Architettura,  gotica  loda  il  Balli  net  rello  della  Gliela  ;  ma 
non  già  nella  Cupola ,  la  quale  vuole  difettofa  -  Egli  dice  così  :  E  fu  certa* 
mente  il  Ba!]i  un  eccellente  Architetto,  che  ci  la/ciò  varie  grandiofe  fabbriche 
in  Milano,  e  /opra  tutto  la  Chìefa  di  S.  Lorenzo,,  che  farà  fempre  guardata 
con  maraviglia ,  quantunque  non  fia  affatto  efente  da  qualfivoglia  difetto 
c£  Architettura  ,  come  per  ef empio  di  avervi  fatto  una  cupola  ottagona  di  lati 
venali  (oprar  una  bafe  di  otto  lati  difuguali  -  Ma  l'  Autore  di  quello  Saggio. 
veramente  fa  terrò  a  fé  fteffò,  e  fembra,.  che  voglia  diminuire  quella  fama^ 
e  quella  lode,  che  con  tanti  altri  fuoi  parti  fi  è  acquetata,  volendo  difettofa 
la  miglior  parte,  e  più  bene  iatefa,.  che  fa  la  maggiore  vaghezza  al  Tem- 
pio, e  più  onore  all'Architetto  fuo  inventore.  Il  valore  di  un  Architetto- 
non  fi  conofee  da  opere  facili  netta  invenzione,  e  nella  fua  efecuzione,  ma 
nelle  più  difficili;  purché  non  fieno  totalmente  ftravaganti,  e  lontane  dalla 
vera  idea  di  bellezza  conveniente  all'  Architettura  :  come  non  fono  né  quella 
Cupola  dì  S.  Lorenzo,  né  tante  altre  difegnate  da' più  celebri  Architetti  „. 
che  mai  fieno-  fioriti  al  mondo;  effendo  effe  il  più  maeftofo,  ed  il  più  ma- 
gnifkc  ornamento,  che  dare  fi  polla  ad  un  Tempio  fontuotb.  Io  avrei  te- 
nuto il  Baffi  per  un  bravo  Architetto  fé  aveffe  fatta  la  cupola  co'  lati  eguali 
a  quelli  detta  pianta  ;  ma  molto  più  valente  ora  lo  conofeo  per  averla  ideata 
come  è  al  preiente:  e  credo,  che  meco  converrà  chiunque  fi  fia  altro  di  qual- 
che bacai  gulto*  Di  fatti,  come,  dice  il  Serbo  £  Arch.  1. 4.  cap.  8-  )  -  n  Quelle 
„  coie,  che  fi  fanno  fecondo  il  comune  ufo  ancoraché  con  tutte  le  propor- 
„  ziarù^  e  mi  fere  fiati  fatte  fono  lodate-  sì,  ma  ammirate  non  giammai  ;  ma 
w  qoetìe  cole*  che  fono  inafitate,.  fé  faran  fatte  eoa  qualche  ragione  »  e  bea 
,,  proporzionate  faranno  non-  folamente  lodate  dalla  maggior  parte,  ma  am- 
.j,  mirate  ancora  ".  Ma  per  dimolìrare-  quanto  fia  foda  una  tal  fabbrica»  e 
come  bene-  furto  diftribuìte  te  refiilenze  produrrà  ia  fine  qualche  calcolo  fo- 
pra  io  sferzo  y,  ette  fe  quella  cupola  per  quaato  credo-  (ufficiente  fcegtìeado  1§ 
cale  piti  facili  per  la  maggior  brevità* 


Ab= 


il? 

Annoi.  7. 

Della  proporzione  dell'  altezza  delle  cupole  fin  ora  per  quanto  so  niltim 
autore  ria  parlato  ;  e  fé  io  mi  volcffi  accingere  a  parlarne  mi  converrebbe  for- 
mare un  non  picciolo  trattato  fu  molto  ferie  confiderazioni  fatte  intorno  alle 
più  belle ,  e  più  lodate  cupole ,  che  vi  fiano  »  11  dire  qualche  cofa  con  quelle 
■cònfiderazioni  da  me  fatte  fopra  alcuna  cupola ,  e  fopra  varie  notizie  ricavate 
farebbe  forfè  di  qualche  giovamento,  quantunque  dire  non  polla  tuttociò,  che 
li  dovrebbe  per  trattare  la  cofa  compiutamente  ;  ma  qui  non  mi  fembra  luogo 
adattato.  Nel  tefto  però  fi  ha  da  intendere  f  altezza  dell'  arco  in  terzo  acuto, 
la  quale  è  in  una  collante  proporzione  colla  larghezza,  cioè  come  'la  perpen- 
dicolare condotta  dal  vertice  di  uu  triangolo  equilatero  nella  fua  bafe  ,  alla 
bafe  iteiTa» 

Annot.  8. 

Io  non  fo  intendere,  come  quello  poffa  veriflcarfi  effendo  certifìimo,  esc- 
avanti di  dar  principio  alla  fabbrica  aveva  il  Baffi  prefentato  il  dilegno  ,  e 
quello  era  flato  accettato,  e  fottoferitto  da  S.Carlo.  Che  fé  il  Mazenta  pre- 
tendeva, che  egli  dalle  altri  dilegni  ,  o  altre  copie  dello  lìeffo,  poteva  bensì 
cercarli  per  grazia  ,  ma  non  per  obbligo  ;  tanto  più  attefe  le  circoilanze  di 
tanti  clamori ,  per  li  quali  forfè  il  £  affi  avrà  Itimato  bene  a  non  arrenderli 
alle  dimande. 

Annot.  9. 

Quello  difeorfo  è  fondato  fui   fuppofìo ,  che  egualmente  Ila  lecito  fabbri- 
care li  cinque  ordini  d'Architettura  uno  fopra  l'altro  di  cotto,  e  poi  di  ceppo. 
Siccome  poi  dalle  efperienze  latte  .dallo  Hello  autore,  le  quali  ritrovai  in  qual- 
che fuo  abbozzo,  il  ceppo  è  all'  incirca  U  doppio  pefante  delle  pietre  cotte, 
prefo  il  tutto  ragguagliatamente,  perciò  deduce,  che  il  primo  ordine  formato 
di  ceppi   portando   doppio  pefo  di   quello   formato  di  mattoni,  dovrà  quello 
anche  refillere  con  doppia  forza  di  quella,  e  fé  al  primo  ordine  di  ceppo  invece 
di  altro  pefo  pure  di  ceppi  vi  fi  foprapponetTe  un  fabbricato  di  mattoni,  quello 
potrà  edere  doppio  in  volume  di  quell'  altro  ,   e  fé  miflo  più  grande  a    pro- 
porzione.  In   tal  modo   poi  viene  il  Baffi  a  paragonare  ì  follegni   di  S.  Lo- 
renzo' fatti  di  ceppo  col  pefo    fopra   impoltoli  mirto  di  ceppi ,  e  mattoni  ,  e 
tutta  quella  fabbrica  con  altre  fatte  di  pietre  cotte.  Perla  qual  cola  lì  riduce 
a  dedurne  la  mifura ,  ed  il  pefo  di  tutta  la  fabbrica  con  penoiò  conteggio  per 
averne  le  rifultanze,  che  accenna  nel  fuo  difeorfo.  Quello  conteggio  farebbe/i 
pubblicato  fé  vi  fi  foffe  potuto  porre   qualche  ordine  ^   ma  effendo  talmente 
iregolaro ,  e  confufo  ,   come  -generalmente  fono  i  calcoli  ,  che  per  loro  foli 
fanno  quafi  tutti  li  grandi  uomini,  li  quali  appena  fi  accontentano  di  fcrivere 
nell'angolo  di  qualche  foglio  una  brevi  (li ma  memoria  per  confervarne  le  trac- 
ce ,  (limai  meglio  tralafciarlo  i  Ballerà  però  l'avere  ciò  accennato ,  perchè  av- 
vertendo anche  a  quello,  che  dice  il  Baffi  nel  primo  fuo  difeorfo,  cioè,  che 
non_  gli  f«  lecito  dimojhare  la  fortezza  della   fabbrica   togli    argomenti,  /oliti 
agli  Architetti ,  ma  folo  per  dimqfty azioni  pratiche  per  non  avere  alf  incontro 
.perfine  capaci  fi  vedrà  che  egli  parlava  s  ed  operava-  non  feaza  fondamento , 

e  che 


120 

e  che  anche  in  que*  tempi  fi  ragionava .  Anzi  fi  ragionava  di  cofe  forfè  piò 
importanti  di  quelle ,  falle  quali  ora  ,  fto  per  dire ,  fi  perde  il  cervello .  Ner 
noftri  tempi  fi  ufano  calcoli  per  le  fpinte  delle  volte,  e  refiitenze  de'foftegni, 
e  cofe  limili ,  quantunque  prefcindano  da  un  mare  di  circoilanze  pratiche  ira- 
poffibili ,  o  fommamente  difficili  ad  introdurli  in  elfi .  La  cognizione  poi  alfai 
foftanziale  della  natura  de'  materiali  poco  importa  r  che  fi  laici  a'  Ioli  operaj . 
Sono  di  giovamento  tali  calcoli  ,  è  veriffimo  ,  e  Dio  volefle  ,  che  da  tanti 
non  foffero  co^ì  alla  cieca  lprezzati  ;  ma  minor  male  farebbe ,.  che  non  fapen- 
do  quelti  fi  averterò  jtutte  le  altre  cognizioni ,  e  (1  operafle ,  come  fi  operava 
al  temro  del  Badi  ,  nel  quale  vediamo  ,  che  fenza  tali  calcoli  fi  fono  fatte 
tante  fabbriche  di  una  mirabile  fveltezza  ,  e  ficurezza.  Il  peggio  però  fi  è, 
clie  pochi  lànrso  e  l'uno  ,  e  l'altro  ,  e  molti  fi  fpacciano  iàpienti  in  tutto. 
De'  calcoli  de'  pefi  fatti  dall'  autore  fé  ne  ferviremo  però  quando  calcoleremo 
le  forze  fpingenti ,  e  relìfienti  ,  mentre  è  da  crederli ,  che  portano  elfere  più 
efatti  quelli  da  lui  fatti  di  quelli  ,  che  far  fi  potrebbero  aderto  tanto  per  le 
variazioni  de'  materiali,  quanto  per  dover  egli  avere  avuta  una  più  perfetta 
cognizione  delle  parti  componenti . 

Annot.  io. 

La  fcarfità  delle  elemofine  al  principio  della  fabbrica,  obbligò  lr Architetto' 
ad  efiere  parco  negli  ornamenti ,  e  ad  adattare  alla  fteffa  que'  materiali ,  che 
vi  erano  del  Tempio  dillrutto .  Per  lo  che  è  avvenuto ,  che  alcune  cofe  han- 
no del  difettofo,  le  quali  per  altro  non  tanto  facilmente  appaiono  all'  occhio 
di  chiunque.  Onde  è,  che  il  Baffi  oltre  l'ertere  compatibile  per  la  impolfibi- 
lità  delle  fpefe  meriterà  qualche  lode  per  avere  faputo  adoperare  que'  mate-, 
riali  mal  adattati  in  modo,  che  poco  fi  feopriffe  il  difetto»  Ma  poi  col  cre- 
feere  della  fabbrica  crefeendo  anche  le  limoline  fi  operava  con  maggiore  ipi— 
rito ,  e  così  fi  accrebbero  gli  ornamenti ,  e  la  fabbrica ,  e  principalmente  tutta 
la  cornice  lòpra  i  pilafiri.. 

Annot.  ii. 

Che  T afTerito  dal  nofiro  Autore  fia  vero"?,  me  pare  evidente,  conciofiachè 
quando  fi  fecero  tali  felìure  nelle  Torri  non  vi  era  altra  fpinta  ,  {doriche 
quella  de'  lemplici-  archi ,  i  quali  erano  incapaci ,.  nelle  circoftanze  ,  in  cui  fi 
trovavano,  a  produrre  il  menomo  moto  non  iòlo  nelle  Torri  ,  ma  neppure 
in  qualunque  altra  parte  ► 

Annot.   12. 

Il  volere  ,  come  fi  dice  ,  legare  le  mani  agli  Architetti  è  una  forte  ca- 
gione di  decadimento  della  buona  Archi tettuta  ;  perchè,  non  potendo  chi  co- 
nofee  d'avere  coli'  arte,  e  coli'  efperienza  arrichita  la  prepria  mente  di  qual- 
che capitale  lòifrire  di  soggiacere  a.  quelle  iìravagantirtìme  leggi  ,  che  tanti 
padroni  d'imporre  loro  prelùmono,  arriva  bene  fpeflo,  che  derelitta  la  buona 
Architettura  fi  veggauo  più  volte  eiàltate  moftruofe  opere  di  coloro ,  i  quali 
non  il  propréo.  onore ,  e  la  propria  fama ,  ma  bensì  un  vii  guadagno  per  fine 
ie  loro  frudj  fi  propongono ..  Il  padrone  deve  dirigere  la  fpefa ,  ed  il  difegno 
opera  fia  del  iòlo  Architetto., j  Perciò  le  io  pollo  pregare,  dirò  con  Daniele 

«Bar- 


121 

'„  Barbaro  (ne'  fuoi  comenti  al  Uh.  6.  cap.  io.  )  prego,  e  ri  prego  fpecialmente 
„  quelli  della  patria  mia  ,  che  fi  ricordino ,  che  non  mancando  loro  le  rie» 
„  chezze,  ed  il  poter  fare  cofe  onorate,  voglino  anco  provedere,  che  non  fi 
„  defideri  in  elfi  l'ingegno,  ed  il  fapere  ;  il  che  faranno  quando  fi  perfuade- 
M  ranno  di  non  fapere  quello  ,  che  veramente  non  fanno  ,  né  poflbno  fapere 
n  fenza  pratica,  fatica,  e  feienza.  E  fé  li  pare,  che  l'ufanza  delle  loro  fab- 
M  briche  li  debba  effer  maeftra  s'ingannano  grandemente,  perchè  infatti  è  troppa 
„  viziosa  ,  e  mala  ufanza  ;  e  fé  pure  vogliono  conceder  all'  ufo  alcuna  cofa , 
„  il  che  anch'  io  concedo  ,  di  grazia  fiano  contenti  di  lafciar  moderare  quell* 
„  ufo  da  ehi  fé  ne  intende,  perchè  molto  bene  con  pratica,  e  ragione  fi  pub 
„  acconciare  una  cofa  ,  e  temperarla  in  modo  ,  che  levatole  il  male  ella  fi 
fj,  riduca  ad  una  forma  ragionevole,  e  tolerabile  con  avvantaggio  dell'  ufo, 
„  della  comodità,  e  della  bellezza  ec.  Deve  il  padre  di  famiglia,  conofeendo 
M  quello ,  che  gli  fa  bifogno ,  dire  io  voglio  tante  ftanze ,  e  tante  abitazioni , 
„  quelle  per  me,  e  per  la  moglie  ,  quelle  per  i  figliuoli,  queft'  altre  per  i 
^  fervi ,  quell'  altre  per  la  comodità ,  e  poi  lafciar  allo  Architetto ,  che  egli' 
M  le  compartita,  e  pona  a  fuo  luogo  fecondo  l'ordine,  difpofizione ,  e  mifura, 
„  che  i\  conviene.  Saranno  4eifteffe  fecondo  il  voler  del  padrone,  ma  difpofte 
a„  ordinatamente  fecondo  i  precetti  dell'  arte  .  E  quando  fi  vedrà ,  che  riufeif- 
,n  chino ,  venirà  una  certa  concorrenza  tra  gli  uomini  di  far  bene  con  biafimo 
„  delle  loro  male ,  ed  invecchiate  ufanze  ,  e  conofeeranno ,  che  non  fi  nafee 
,T  Architetto  ;.  ma  che  bifogna  imparare  e  conofeere ,  e  reggerfi  con  ragione , 
„  dalla  quale  chiunque,  fidandoli  dello  ingegno  fuo,  fi  parte  non  conofee  mai 
^  il  beilo  delle  cofe  ,  anzi  ftima  il  brutto  bello,  ed  il  cattivo  buono  ,  ed  il 
„  mal  fatto  ordinato,  e  regolato.  Voglio  anco  efortare  gli  Architetti  ,  e 
tt  e  Proti,  che  non  vogliano  applaudere,  ed  aifentire  a'  padroni  ;  anzi  che  li 
„  dichino  il  vero  ,  e  li  configlino  bene  ,  ed  amorevolmente ,  e  che  penfino 
,>  bene  prima  ,  che  li  facciano  fpendere  i  danari  ,  perchè  così  facendo  vera- 
M  mente  meriteranno  laude  ,  e  nome  conveniente  alla  loro  profelfione .  te 
Quello ,  che  colle  parole  di  un  così  celebre  efpofitore  ho  detto  particolarmente 
circa  alle  cafe  private  lo  dico  anche  circa  a  qualunque  altro  edificio .  E  meco 
conviene  anco  il  Belidor,  le  parole  del  quale  tralafcio  per  non  effere  mag- 
giormente proliffo,  le  quali  però  ciafeuno  può  vedere  al  lib.  5.  cap.  io.  della 
Scienza  degli  Ingegneri  §.  le  ne  fau-rois  &c. 

Annot.    13. 

E'  da  faperfi  y  che  l'Architetto  Alziati  mori  avanti  di  confegnare  in 
ifcritto  il  fuo  parere,  il  quale  doveva  effere  fottofericto  anche  dall'Architetto 
Seregni .  Quindi  non  è  maraviglia  fé  il  Baffi  dice  trovarli  appreffo  il  Capi- 
tolo due  relazioni  concordi  ;  laddove  noi  non  ne  riportammo ,  che  una  fcritta 
a  nome  d'ambedue.  Imperciocché  l' Alziati  avendo  finito  di  vivere  prima  di 
fottoferivere  il  concorde  fentimento  ,  dovette  il  Seregni  darne  un  altro  net 
folo  luo  nome  ;  e  quello  dell'  Alziati  fu  confegnato  in  quel  modo,  che  fi 
trovava  dall'  Ingegnere  Pietro  Robbiati  fuo  cognato  ,  ed  erede  de'  fuoi  ma- 
muferiwi  con  lua  fede.   E  quello  poi  è  quello,  che  da  noi  fi  è  riportato. 


Breve 


ut 

Breve  calcolo  dello  sforzi  della  Cupola  di  S.  Lorenzo . 

|Er.  venire  ora  alla  ricerca  dello  sforzo  laterale,  e  della  fpinta ,  che  forte»- 
gono  i  pilallri  ,  ed  altre  parti  di  querta  Gliela  di  S.  Lorenzo  per  cauli 
degli  archi,  e  delle  volte  principali,  quali  fono  i  quattro  arconi,  che  fo- 
Oengono  la  cupola,  e  la  cupola  ftella  fi  fupponga ,  che  AB  (Fig.  i.  )  fiano  i 
due  pilallri  uniti,  in  un  angolo  della  Chiefa,  BDEC  fiano  i  due  femi  arco- 
ni, che  poggiano  fopra  gli  rteilì  pilaltri,  i  quali  fi  fono  delineati  ambidue  in 
faccia  con  direzione  oppolla,  quantunque  fieno  diretti  ad  angolo  retto,  per  me- 
glio comprendere  il  tutto  ;  G  C  E  fiano  i  rinfiancamenti  di  elfi  ,  e  per  E  M  I  L 
s  intenda  la  metà  d'un  lato  dell'  ottagono  dove  fi  ritrova  la  cornice  ,  ed 
L  I  N  la  metà  d' una  (accia  della  cupola  ,  che  carica  fopra  i  mezzi  archi  de- 
ferita.  CFPC  poi  fia  il  peduccio  l'opra  i  pilaflri  ,  che  riduce  l'ottagono  al 
perfetto,  e  ferve  a  follenere  la  cupola.  FHQ.P  fia  una  faccia  intera  dell' 
•ettagono  coperta  dal  cornicione  ,  ed  H  O  Q.  farà  un'  altra  faccia  della  cupola 
foftenuta  da'  pilaflri  ,  peduccio  ,  e  faccia  del  cornicione  ,  la  quale  anch'  effa 
sforzerà  contro  di  effi  per  rovefciarli.  Per  calcolare  dunque  tutto  lo  sforzo, 
che  devono  foflenere  i  renitenti ,  bifognerà  calcolare  primieramente  quello  , 
che  fa  ciafeuno  degli  archi  BCED,  e  poi,  ficcome  quelli  agifeono  con  di- 
rezioni non  paralelle,  né  direttamente  opporte,  ma  concorrenti  ad  angolo  ret- 
to, come ,  fi  vede  dalla  pianta,  e  perciò  formanti  unitamente  una  terza  dire- 
zione, la  quale  è  come  la  diagonale  di  un  quadrato  ,  i  di  cui  lati  efprimano 
la  direzione,  e  la  forza  de'  medefimi  archi,  così  per  avere  quefla  terza  forza 
fi  quadrerà  il  valore  di  uno,  indi  duplicato  fi  eflrarrà  da  elfo  la  radice  qua- 
dratale quefla  fpiegherà  la  forza  comporta  di  quella  de'  due  femiarchi ,  che 
Agifce  perpendicolarmente  contro  i  pilaflri .  D' indi  querta  fi  unifea ,  riducendo 
il  fup  momento,  colla  forza,  di  fpinta  della  faccia  della  cupoia  Q_H  O  ,  e 
così  fi  avrà  tutto  Lo  sforzo  della  cupola  contro  i  fuoi  folìegni .  Onde  fi  potrà 
poi  fpiegare  il  tutto  in  profilo  come  nella  Fìg.  z.  dove  A  B  è  il  pilartro , 
BCED  mezzo  l' arco ,  che  fi  fuppone  produrre  la  forza  comporta ,  N  il 
pefo  a  quello  foprapporto ,  ed  I  Q_0  il  profilo  della  faccia  della  cupola. 

Ma  per  cominciare ,  egli  è  da  avvertire ,  che  io  fuppongo  dividerli  qua- 
lunque arco  parte  in  preffione ,  e.  parte  in  fpinta ,  olfia  potertene  prendere  una 
parte  come  una  porzione  di  foilegno,  e  l'altra  come  fpingente  contro  di  que- 
llo ,  ed  edere  la  prima  alla  feconda  come  l' altezza  alla  ertenfione  di  un  fe- 
ìniarco,  ofiia  alla  femilarghezza  di  tutto  l'arco.  Dividendo  dunque  l'arco 
GHFE  (  Fìg.  3.)  in  due  parti  eguali  mediante  la  linea  DS  tirata  dal  fuo 
centro ,  la  porzione  GHST  farà  quella  da  alfumerfi  come  fortegno  ,  e  la 
porzione  T  S  F  E  quella ,  che  fpingerà  contro  il  foflegno ,  e  fpingerà  con  una 
direzione  R  Z  perpendicolare  alla  fezione  S  T ,  e  con  una  forza  proveniente 
dalla  gravità  propria,  e  della  marta  fovrappollagli . 

Confiderando  ora  nel  fortegno  il  vette  ricurvo  Q.BA  farà  Q_B  il  brac- 
cio, al  quale  è  da  applicarci  la  forza  fpingente  della  porzione  d'arco  TS  FÉ, 
e  B  A  quello  dove  applicherai!}  la  refiflenre.  Se  dunque  per  R  Z  fi  efprimerà 
Ja  forza  della  porzione  d'arco  STEF,  e  quella  fi  rifolva  nelle  due  ZV, 
VR.  farà    V  R  la  lorza  Ja  applicarli    al   braccio   Q.  B  «  Facciafi  C  B  =  a , 

RZ 


I25 

RZ  =  RD  =  6,  RV  =  RX  =  e,  farà  Q.B  =  *  +  r,  e  l'arco  SE 

3  ì        3 

con  tutto  il  pefo  foprappoftoli   fi  chiami  a  farà  b:  e  —  »•■-"-  ,  e  quefta  fi- 

S'j,         % 
gnificherà  la  forza  operante  ,  la  quale  moltiplicata  per  a  +  e  darà  1£1L_I_1L?L . 

per  il  total  momento  di  uno  de'  femiarchi  contro  il  fuo  foflegno .  Per  ridurre 
poi  ad  un  folo  i  momenti  di  ambedue  i  femiarchi ,  fi  quadrerà  1'  elpreffione  tro- 
vata ,   indi  duplicata ,  vi  fi  efirarrà  la  radice ,  e  cosi  Ci  avrà  il  momento  unito 

3  J  .    A 


t    /         2      2      <>    , 


di  ambo  i  femiarchi  contra  il  fuo  foftegno — y j~; 

Ora  conviene  trovare  la  fpinta,  che  fa  una  faccia  della  cupola  fopra  gli 
fteffi  pilaftri .  Sia  dunque  la  Fig.  4. ,  in  cui  A  B  C  G  è  il  profilo  de'  foftegni , 
e  GHFE  il  profilo  della  volta.  Si  divida  l'arco  in  L  nella  ragione  della 
fua  altezza  P  E  alla  larghezza  G  P  mediante  la  linea  I  D ,  e  così  la  porzio- 
ne G  H  I  L  farà  la  porzione,  che  formerà  fofiegno,  ed  LFFE  quella,  che 
fpingerà  colla  direzione  Q.N,  e  fpiegando  colla  medefìma  Q.N,  la  fua  forza 
affoluta  farà  quefta  alla  relativa  ,  offia  operante  come  QN  :  Q_Z  =DQ.:  Q_0. 
Facciafi  BR  =  i,Q.D  =  «,  Q.O=xMR  =/,  farà  BM  =  d  +/,  ed  il  pefo 

della   porzione    d' arco    LIFE    fia  —  rnt  farà  e  :  f~  rn    :    i—  ,   e  mol» 

e 

tiplicando   queft'  ultima  quantità   per   la   lunghezza   della   leva  B  M   avraffi 

jtjm  +  tfjn_  eguaje  ^  momento  della  porzione  L  I  F  E ,  offia  alla  fpinta, 

c 

che  efercita  una  faccia  della  cupola,  e  fommando  quefto   col   fuperiormente 

,'             ,       4/     i!    (i            3    6        4    6 
dfm     +  ffm    +1/    za    c   n  +4-JC   n  ~t  e   n 
trovato  avremo  iLL-~ —     P  1/     gr ; pel   me- 

mento totale ,  o  sforzo ,  che  devono  contrattare  i  foftegni . 

Per  ridurre  quefta  formola  in  numeri  prenderemo,  come  difli  in  altro  luogo  % 

le  mifure,  ed  i  pefi,  che  ci  lafciò  ri  Baffi.   Per  effi  dunque  fi  ha  a  =  27Ì 


o» 


* —  IO  ~  >  e  facendo  come  il  ferto  tutto   al   £110  dell'angolo  di  4J.0  ,  così 

b ac  fi  troverà  e  =7. 43.  Si  ha  in  oltre  d=  44  i  r  è  =40 i   m   circa  ,  e 

perchè  divifo  l'arco  G  E  in  L  in  ragione  di  E  P  :  GP  fi  ha  la  porzione  G  L  in 
circa  di  38..J  1 1  facendo  come  il  lieao  tutto  al  fèno  dell'  angolo  di  38.0  11'  cosi 
f  ad  /  fi  avrà  f—25.  04.  Per  trovare  i  pefi  mi  ,  ed  n\  egli  è  dafaperfi,  che 
il  Bs'fi  lafciò  fcritto,  che  un  quadretto,  offià  un  braccio  cubico  di  pietre  cotte 
pefava  in  circa  345  libbre ,  ed  uno  ceppo  640.  Quindi  eflfendo  la  Cupola  for- 
mata di  pietre  cotte ,  e  di  ceppi  troveremo  la  porzione  LIFE,   la  quale  è 

Q.2  in 


ii4 
in   circa  quadretti  Se  di  libbre  59320  =  f»3  .  Circa  il  valore  di  «"!  efleado  la 
porzione    d1  arco  T  E  F  S    (  Fig.  3.  )    di  braccia    cubici    29    di   ceppi   farà   d' 
libbre -  - 18560. 

La  porzione  di  rifianco  YSF  di  quadretti  in  circa  22Ì  farà  di  libbre         14400. 

La  parte  MNFO  dal  Baffi  fi  fa  di  quadretti  100  ,  o  fìano  iibbre        Ó4000. 

e  la  mezza  taccia  di  cupola  M  N  P  di  libbre  --- -       185125. 

e  fommando  quelle  quantità  avra/lì  ----.---..-_  «3=    ~T8oo8<;~~ 

3               3 
Quindi  farà  1 ^95593°-  53» 

216,            3     6         4     ft 
"    f   ^  +^ac    n  +  e   n    _  _  .  , =     9857171.  29. 

hi  "* 

n  ■} 

dfm*-\-ffm     -  -.-..„., -v»  -  V^=       719107.  46. 

e 
e  tutto   lo  sforzo 


# 


f/         -     -    *.-,  ^646         ,,     3     .    ~    3 

U      . £ ,      __ =     I05  56278.  75. 

Ora  egli  è  da  trovarfi  il  momento  della  resilienza ,  il  quale  fi  avrà  mol- 
tiplicando ciafeun  pefo  refiftente  nella  diftanza  della  linea,  che  cade  perpendi- 
colare dal  fuo  centro  di  gravità  full'  altro  braccio  del  vette,  dal  punto  d'ap- 
poggio. Quello  punto  d'appoggio  lo  ftabilifeo  dittante  dal  punto  A  (  Fig.  5. 4.  ) 
cioè  dalla  linea ,  che  è  comune  fezione  della  faccia  de'  pilaftri  verfo   il  centro 

della  Chiefa  col  piano  del  fuolo  braccia  2-i  come  fé  prendeffi  i  pilaftri  della 

groffezza  di  braccia  2- .  Circa  alla  qual,  cofa  non  credo  di  errare  per  la  ir- 
regolarità della  bafe  de'  medefimi  pilaftri  affumendo  una  leva  piuttofto  mino- 
re ,  che  maggiore  di  quella,  che  efattamente  forfè  effere  potrebbe.  Siccome 
dunque  il  Baffi  fece  la  porzione  ILFEG  (  Fig.  5.  )  di  libbre  105600  ,  e 
fuperiormente  abbiamo  polla  la  porzione  S  Y  F  di  libbre  14400  ,  ed  STEF 
di  libbre  18560  ,  perciò  farà  la  parte  ILYSTG,  che  fa  refiftenza  di  lib- 
bre 72640.  ,  e  duplicando  mentre  fi  calcola  la  forza  di  due  femiarconi  farà 
145280,  e  trovato  il  centro  di  gravità  W  della  ftelfa  figura  fi  vedrà ,  che  la 
linea   tirata   da  quefto  perpendicolare  alla  bafe  cadrà  in  un   punto  &   dillante 

dal  punto  d'appoggio  B  in  circa  braccia  i-f,e  perciò  il  momento  della  por- 
zione  ILYSTG  farà __,_._.__... -       242155. 

Il  pefo  de' due    pilaftri  è  di  libbre  576000,    che   moltiplicato  per 

— ~  ii.  dà  di   momento ... 720000. 

1  4 

Il  Peduccio  Q.T  U  S  (  Fig.4.  )è  di  libbre  2504005  B  a  è  la  circa 
bra.   2.-2 ,  onde  il  fuo  momento  farà  --.--.--..---.--      614400. 

i576555- 


li) 

l576533* 
UCGT,  che  è  i' altezza  del  cornicione  fi  è  di  libbre  256000., 

B  b  è  in  circa  bra.  ji.   Quindi  il    momento  farà  -  - -  -  -     960000, 

Dandoci  poi  il  Baffi  una  faccia  della  cupola  Fpiegata  per  G  H  F  E 
di  libbre  36G250  ,  ed  avendo  luperiormente  porta  la  porzione  L  I  FÉ 
di  libbre  39320  rimarrà   la  porzione  GHIL   di    libbre  326950, 

che  moltiplicate  per  B  e  di  bra. 4-  in  circa  daranno  di   momento     1471185 


4 


E  fommando  tutti  quefii  momenti  affieme  avremo 4007718. 

che  (piegherà  il  momento  della  refiilenza ,  che  fanno  i  foli  pilaftri ,  offiano 
foftegni  immediati .  Ma  lìccome  quelli  ibftegni  vengono  uniti  colle  torri  in 
angolo  del  Tempio  da  archi  polli  fulla  ftelfa  direzione  degli  arconi ,  la  forza 
de' quali  fi  è  calcolata,  così  quefte  torri  leniranno  pure  di  contrafto ,  e  rin- 
forzo a'  medefimi  Ibftegni .  Cercato  il  pelo  d'  una  torre  fin  fotto  al  finimento 
fuperiore,  o,  come  fi  dice,  cartello  lo  trovai  in  circa  di  libbre  1395524.  Ed 
effendo  quella  torre  fpinta  da  due  forze  eguali  con  direzioni  ad  angolo  retto 
fimili  a'  fuoi  lati  egli  è  chiaro,  che  il  centro  del  moto  farà  l'angolo  efte- 
riore  della  fieffa  torre ,  ed  il  braccio  della  leva ,   al  quale  va  applicato  il  fuo 

pefo  farà  la  metà  della  fua  diagonale ,  la  quale  è  in  circa  bra.  1 5  ì • .  Sarà  dun- 
que il  momento   di   refiftenza   delle   torri  eguale  a 10813757. 

che  fommato  col  momento  de'  foftegni  fopra   trovato  - -    4007718. 

fi  avrà .._.     14821469. 

che  fpiegherà  la  refiftenza ,  che  fanno  i  foftegni  uniti  colle  torri ,  la  quale  fi 
vede  molto  maggiore  dello  sforzo ,  che  devono  foftenere  .  A  tutto  ciò  fi  ag- 
giunga l'unione  di  tante  altre  parti  di  fabbrica  non  calcolate,  che  circondano 
tutto  il  Tempio  molto  maggiori  ,  e  più  operanti  ,  che  le  torri,  l'adefione, 
ed  il  grande  collegamento  delle  parti  così  in  piccolo  ,  come  in  grande  ,  e 
finalmente  anche  i  ferri,,  che  fervono  a  falciare,  e  legare  tutta  la  fabbrica, 
e  fi  comprenderà  quanto  fuperiore  fia  la  refiftenza  alla  fpinta  di  quello  bel 
Tempio  ;  e  quanta  lode  meriti  il  Baffi  nel  averlo  faputo  formare  in  modo  , 
che  le  refillenze  foffero  tanto  fuperiori  agli  sforzi  fenza  che  effe  facilmente 
faltaffero  agli  occhi  di  ciafeuno ,  e  così  rendeffe  maraviglia  anche  a  molti  non 
affatto  privi  di  cognizione  ,  i  quali  vedono  reggerli  una  così  gran  mole  tutta 
fpezzata,  e  traforata  con  sì  ampia,  ed  alta  cupola. 

Alcuno  forfè  vi  farà ,  che  domanderammi  perchè  nel  fare  quefti  calcoli 
io  non  abbia  fatto  ufo  del  metodo  di  M.  Belidor,  che  in  cib  comunemente 
fi  adopera;  al  che  io  rifponderò,  che  vari  dubbj,  ed  alcune  difficoltà  mi  nac- 
quero in  mente  intorno  di  effa,  le  quali  troppo  lungo  farebbe  il  qui  annove- 
rare, coficchè  riabilito  aveva  di  adoperare  un  altro  metodo.  Ma  avendo  co- 
municato il  tutto  col  non  mai  abbaftanza  lodato  Sig.  Dott.  Sebaftiano  Caa- 
terzani  Segretario  dell'Accademia  di  Bologna  molto  verfato  in  tali  materie, 
come  in  tutte  le  parti  della  Matematica  iublime,  cortefemente  egli  degnoffi 
di  mandarmi  intorno  a  ciò  le  fue  rifieffioni.  Per  le  quali  conofeendo,  che  a 

porre 


it6 

porre  in  qualche  chiarezza  la  materia  fi  richiedeva  un  più  largo  campo ,  e  piì» 
adattato  luogo ,  che  il  preferite  frimai  bene  per  ora  tralafciarli  ambidue ,  e 
fare  ufo  del  prefente,  il  quale,  quantunque  non  pofla  effere  immune  da  diffi- 
coltà ,  eflendo  però  il  più  vantaggialo  per  la  refiiìenza  dovrà  riufcire  anche 
il  più  licuro. 


IL     FINE 


Die  23.  ] antiarti  1771. 
ADM1TT ITUR. 
Joannes  Maria  Draconus  R.  R» 

a  5.  J  antiarti  1771. 

IMPRIMATUR. 

CAROLUS  COMES  DE  FIRMI AN. 


ERRORI. 


r*g. 

Un. 

i 

4 

11 

h 

7 

94 

intelliqenti 
foffrirfj 

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34 

16 

16 

v'  aveffe 

54 

SI 

vedere, 

49 

14 

orizzonti 

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34 

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il  quali 

119 

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CORREZIONI. 

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intelligente 
foffrirli 
s'  aveflTe 
vedere  ) 
orizzonti, 

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Mazcntr 


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B       ^^ 


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)RENZO 


"franco  bernardino  J^rrario  Jngeore  Cotfffò  scolpi 


PIANTA  DELLA  CHIESA  DI  S.  LORENZO 


SPACCATO  DELLA  CHIESA  DI  S.LORENZO 


J 


■■pii  ■    —   Ml-Wgrid 


rtrvA  pitc 


PROSPETTO  ESTERIORE  DELLA  GHIERA  DI  SL  LORENZO 


1 


ofilo 
'j  ianc 


A 
B 


i¥<~/    prospetto 
Primo    Orizzonte 


piano  evero   smusso  15 

I  P   w*0*5  ^^^   come  pialla  G 

I  KI 


Seconde  Orizzonte 

Linea  della  seconda  tfoiotusa  c& 

braccia    q 

L  M  l»l  fondo  cocciaio  addentro  JD  E  KG  piano  ossia  smusso  secondo 

laccres-auto  e  aitato   il  secon 
•-do    orizzonte 

restante  secondo  il 
primo 


nel  moc/c   che  si  nfroua  tonerà  ai  presente   ac/&fóata  per 
Mef   Pellegrino 


Nel  Pryi/o 
Hi   Fondo  del  marmo 

IP  Groatsez.a    c/c/  marma 
I  K  Piano     digradate 
L  M  Luoac  delle  paure 


sopra  il  digradato 


Profh 


Nel     Prospetto 
A     Orizzonte  ossia  punte  Ji  vista 
col  anale  è  diaradah  ti  piano 
B      Lineo  delta  disianza  di  braccia  re 
X)  C  Linea    piana   elei    marmo 
bfi  H  Linea  para/ella  a/la  piano 
^ht  termina   ti prono  diaraefato 


Net    Pro/7/0 
K  I    Primo   piano 
I  P     Secondo  piano  oc/ero  smusso 
I  H   fóndo  lasciate  tank  come  piglia 

Vanaolo 
V  P    Linea  del  fon  eie  cacctah  addentro 


Mei    prospetto 
Primo    Orizzonte 
Secondo  Drizzante 
Linea  della  seconda  t&Sfarma  ,1/ 
braccia    & 
FG piano  ossia  smusso  fecondo 
"*"  laarestiuio  e  aiasto   il  secon 
on&zonfì/ 

restanti?  se  con '/e   il 
fìnmo 


Secondo    cùseyno  nel  mede  de  «  ritnua  lopera  a/ pn-sentc  adattata  p 

Mcf  Pellegrino 


I 


A  C  ljnnarmo 
B  C  Pejh  °Jsia 

mez* 
D  Una 
EF  G  Fa 

I     Pc 
K    Ct 

Le  linee 
~héto  cri 

levato 
il  mar/ 


Le   tinte    occulte  diseanafìC 
il  piano  digradato  atttn- 
ofe* 

rimanente  per  se  e  chiet 


Tcrz 


ì  penpeftiua  nel  secondo   modo  proposto  dal  Bassi   per 


corrcaaere^  ti  detto   marmo 


Nel     Prospetto 
A  C  lirica    dal  primo    orizzonte  a/mezza  dell'opterà 
B  C  Perpendicolare    dui  seconda   onzzanle   nel 

mezzo    dell   onera 
O    Linea     della   disianza 


Nel  profilo 
Q  M  Primo  piano 
M  N  AUanaamenlb   de/ 

piano 
N  0    Fondo    elei  marmo 


K  F  G  H   Jtpacimento   che  dimestnj  di  dxarac/alc  ora  /e    Q^  P   Liiojo   delle  fiatire 

I    PansAetta 

K 

Lei 

tutto, 

lev 
il 


E  F<± 

Ferzo     diseono   ne/  moc/o   della-  prima     correzione  proposta   dal 23assi 


A  B  Ftnea  piana   del  marmo 
AC   B D  Lmce  onzziwfci  o/sia 

alt  orizzonte 
B  C  Linea  dello  distanza 
F     Panchetta   rastremo 
Q     Cortmaaaic 


Le  tinte   occtdte  disranano 
lì  piano  diarodatv  affm 


'imanente  per  se  e  ( 


Qyarfo  ed  ultime  diseano  di  pe/y/elfoa  nel  secondo   modo  proposto  dm  £assi   per 
correacrere~  il  detto   marmo 


A     Pianta 

B  Jnlercolunmo   s preponi  ori  alo 

D  Pezzi   di  pietra  neùjfeat 

E  &tanjy/$c  cltJ<rrro  a/le  colonne 

F  Chiaue  ai  j?erro  afa-  co/orma  a   colonna 

'  C  Frontispizio  a  fatte  /e  fa  cele 

H  l*ircw?ic/i 

K  Vallo 

Jj  resto  pet  se   <r"  curaro 


I 


A 


V 


Pianta  del  Baffntmj 

in   etto  J a  ce  e 


\  I 


A  Pianta 

xj  Jnterxolunmo   s preponi  ori  alo 

&  Pezzi  di  pietra  netfrro/ 

E  ^lcny4e  c/t  Jrr,  O  aì/r  colonne 

F  Chiaue   Ji  ferro  c/a  co/onna  a   colonna 

'  C  Frontttflizfo  a  tutte  /e 'facci? 

ff  PtrcwniA 

K  Volto 

J/  resto  pei   fc   e'  ettaro 


:J 


Ù 


a 


■ior& 

?*vL  rotti  oa!  oruBinò 
om  jjtr  fi  jéòiA. 


VII 


JvìefrZCLJlanta, del  Gora  superiore* 

A.  Lzr orline 


VII 


,  5) 


A 


B 


]\Yfjza  piatita  deJfo  juiro/o  j'viuit  M'opera  dtMtsRIkori) \ 

-j\.  ùolonnt,  l>i.  mezvto 
B  Filastrc  tn.  arconftremra, 
C  •  -intercolunni    di  mejpzo  inequaJt  coti,  cnudlis 

oe.ua  circorjlerervza. 
H.  Alture. 

I    Opa.jfo  per  le  scale. 
X.  Colonne  -aei  Tempia 
L.M-Zj/iee,c^£  risponhorw   dalle  colonne,  auu  ■ 

.  circonférenya  senja.  a/cun  incontro    2vfji/adtrt 
~N.  JLoj/a&  Jtiroporzioncutz, 


B  Jriani, rottiòa, gradui^- 
C  •  ^poM  per  Zi  sediA 


tidalo    da    Mef.  Pellcarino 


lei    Tempro 

Jel   Tempio 
e  rompono   u    piano 
?  a  <?/?//    come  oi(c///    cle//e  se  et ve 
e/     coro    con  it    sec///t  /jenc/cszfi 


#,.///•    JeUo    scura/o,  e  Jet  piani  interrotti,  e- pendii  nel Coro     di   sopra    guidalo    da     Me/.  Pel/tanno 


A      Colonne    nel    inezzo 

C      Loaoie   sproponaot  a/e  fra  d  parc/e,  e  le  cc/enrte 

D      Infercolunn;   di   mezzo  ineguem-  o>"    aae/lr    di 

circonferenza 
Il     Allure  l      Spazio  per  /e  sca/e 

0     M      Piano   de/lo    fcurolo 


K.  Colonne  del    Tempio 

P  Q_     Pitino    del   Tempio 

R  Gradi,    che  rompono   li    piano 

S  Plani  pene/e/;//    come  gue///    delle  scene 

T  Spalle    del    coro    con  1/    red/A  penderli 


Fianta  della  Celiata c/d/o kScujvIo 

...  / 

K-Colonne  dietro  off1-  *%■  (^'con^ren^cu^ 
JÒ-Co^rmc  interiori  ~òi Tncpj^  ede  drxDn/t  - 
C -Triangoli  cÀcpQ^àtra"&ro  eaua£i^ 
~D.7r>iango(jL  nd^Jòf-pagiQ  noer JL aScclA^ 


X 


y 

Pianta  del/a  Ce/la  dellempioJMàffliore.  c/enùv  della  quale  si  vede.  h~P/antaae//o  Scufvu) 

al  tutto  con  efiscL  corrispondente- 
h^Colonnc  dietro  aùk-foarcti  de/Thrupto  Minatore.    &  ~V  J'ifoslri  in,  cirainfkrtn^n,^- 

H-Cdonnt  interiori  óepo  Tèmpio  G-  dpa^f  ~òimc^Xù/coi  ci/wn/t - 

C  Triangoli  c/uupajiano peri  centrideA  a> ènne, —       ~A~       — : — ___,  ren%a-  tra  fora  eyuatfì— 

TSlTrtanyoù,  ne/jcrtipictto        *g£%^ttMÈGtiÉjÈÈ4j^Bt&ÉmÈtQSÉIfe     J-'Jpugio  per  Tii  Scali. 
SE  Co&rmeJd'e/jù  Tempietto  j,_y  §§«£-•  Coartine-  de/'A.'Triévna^J 


'a   se  e  or  c/o  i/  rvoc/o  /jropojfo    c/&/  /Basr/ 


faaaijr   Ternato 

fmpieiià 

onferenza 

mezzo    e   c/i    circonferenza 
a/i 
ya&ior    tempio 

re a/e 
wieffo  para/elio    ai    disopra 


\ 


u 


ln</i/o    de/  Tcnwèeffo     e   coro    superiori?  rtc/offo     a     rnaaotor  /orma    della  pasrafa 'pietnìa  secondò  // mo^/o  /jrojoctfo    c/c?/  £c/ss/ 


M 


N 

n 


R 


Paitirvenfo    de/  fcmpici      rnaacy/ore 
J  "bai     delle   /opyie 

Volta   di    mezza  più  a/fa  ddfe  /aperte 
come    e    dot/ere 
Scale   reHi/iree   ed  a  /iuc/o 
Piano   c/e/  coro    rettilineo    e  para/a/o 
al  piano    c/e/  tempro 


-pc 


B  Colonne   del    Afac/yror   Tempio 

C  Colonne   del  Tempietto 

F  Pilastri    w    arceij/erenza 

C  Irtcrco/u/inj  ai  mezzo    e  di    circonferenza 

tra    loro    uaua/l 

H  Altare    c/e/   rnaayior    tempio 

I  Spazio   per   le    re a/e 

K  siano     del  tempietto   para/elio    al   disopra 


1  i 


' 


A. 


• 


ZJjJeOTTjO  dello  Jcuro  lo  (Il  ver/ó  dklCOp& r^JaiìòL-  aceto  ali 
III.  "IflalCo^e  JfoTza.  Mor-one/OzrMe/:  ^PeJ^mzo  ■-*=*-<,